mercoledì 16 aprile 2014

Recensione NOAH

Recensione noah




Regia di Darren Aronofsky con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Logan Lerman, Douglas Booth, Emma Watson, Julianne Moore, Ray Winstone, Anthony Hopkins

Recensione a cura di lastmik

Darren Aronofsky, regista newyorkese classe 1969, dopo aver diretto con successo alcuni film come "The Wrestler" e "Il Cigno Nero", ottenendo un discreto seguito da parte della critica, si butta a capofitto in un'impresa che assomiglia più ad una montagna da scalare senza protezioni: costruire sulla storia biblica di Noè un kolossal holliwoodiano. Dare vita ad una storia di cui la Genesi da voce solo per poche pagine (dal capitolo cinque al nove) fornendo pochissimi spunti descrittivi e narrativi non è certo impresa semplice, oltretutto se quello che ne esce fuori è un film della durata che supera le 2 ore. Se in più si ci aggiunge il peso dell'argomento trattato dal punto di vista teologico e le conseguenze di rendere commerciale ed accessibile a tutti una storia del genere, difficilmente se ne esce fuori senza avere le ossa rotte.
Provateci voi a mettere d'accordo credenti, praticanti, atei, indecisi in un colpo solo. E forse questa risulta essere l'unica giustificazione, non da poco, alle tante scelte intraprese dal regista più, o meno, discutibili.

Quindi cosa ne esce fuori?

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martedì 15 aprile 2014

Recensione ALLUCINAZIONE PERVERSA

Recensione allucinazione perversa




Regia di Adrian Lyne con Tim Robbins, Elizabeth Peña, Danny Aiello, Matt Craven, Pruitt Taylor Vince

Recensione a cura di carsit (voto: 7,5)

"Jacob's ladder" è un film del 1990 girato da Adrian Lyne, regista conosciuto per pellicole che si discostano notevolmente da film di genere drammatico.
"Flashdance", "Attrazione fatale", "9 settimane e mezzo" sono i successi suoi famosi, eppure fa un certo effetto accostare il nome di questo regista ad "Allucinazione perversa".
La traduzione italiana non rende assolutamente merito ad un film che in verità è molto più sfaccettato e complesso di quanto sembri.

Il proseguimento della lettura potrebbe svelare alcune tematiche ed alcuni colpi di scena chiave che rovinerebbero la visione del film.

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lunedì 14 aprile 2014

Recensione OCULUS

Recensione oculus




Regia di Mike Flanagan con Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, Katie Parker, Kate Siegel, Miguel Sandoval

Recensione a cura di marcoscafu

Kaylie e Tim hanno una promessa da mantenere. Una promessa fatta da piccoli. Distruggere quello specchio che, 10 anni prima, è stato la causa della follia dei loro genitori. La notte in cui i coniugi Russell morirono segnò infatti la vita dei due fratelli, in particolar modo del più piccolo, Tim, che si ritrovò la mano armata della pistola del padre. Da quella tragedia, per 10 anni, il ragazzo rimase in cura dallo psicologo del carcere ed ora i suoi fantasmi sono spariti, lasciando posto alla certezza di essere stato lui, di suo pugno, ad uccidere il genitore, senza alcun intervento di forze maligne.

Kaylie, durante i 10 anni di detenzione del fratello, ha cercato di non perdere mai di vista lo specchio, fino a poterlo riavere tra le mani per mantenere la promessa. Ma convincere Tim che ormai ha una visione estremamente concreta di quella notte, non è semplice.
I due ragazzi, nella vecchia casa dei genitori e davanti al misterioso oggetto, iniziano ad avere prove tangibili della versione di Kaylie dopo ore di registrazioni con telecamere e computer collegati in rete. Piante appassite di colpo, luci fulminate e soprattutto l'incredibile filmato di loro due che, in stato di totale incoscienza, muovono oggetti a difesa dello specchio.
Il piano di Kaylie che già ne conosce i trucchi è comunque studiato nei minimi particolari: una sorta di àncora appesa al soffitto, azionata da un timer, allo scadere del tempo previsto lo frantumerà in mille pezzi. Tim inoltre non può più negare l'evidenza, inizia a ricordare e rivivere in maniera anche fisica la notte di 10 anni prima, e si convince ad aiutare la sorella a distruggere lo specchio.
Ma ormai, forse, è già tardi.

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venerdì 11 aprile 2014

Recensione CAPTAIN AMERICA - THE WINTER SOLDIER

Recensione captain america - the winter soldier




Regia di Anthony Russo, Joe Russo con Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Robert Redford, Hayley Atwell, Cobie Smulders, Emily VanCamp, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Toby Jones

Recensione a cura di JackR

A due anni dagli eventi narrati in "Avengers", i rapporti tra Capitan America (Chris Evans) e lo SHIELD guidato da Nick Fury (Samuel L. Jackson) sono sempre più tesi. L'ideale di libertà e giustizia che guida il Capitano si scontra quotidianamente con i compromessi e le strategie messe in atto dal consiglio Mondiale di Sicurezza presieduto da Alexander Pierce (Robert Redford), di cui lo SHIELD è il braccio operativo.
Un agguato alla vita di Nick Fury porta alla luce un piano dell'Hydra per la conquista del mondo e svela a Capitan America l'esistenza di Winter Soldier, un sicario sovietico superumano le cui operazioni sono state registrate per settant'anni.
Con l'aiuto della Vedova Nera (Scarlett Johansson) e del nuovo alleato Falcon (Anthony Mackie), Capitan America deve sventare il piano dell'Hydra e svelare il mistero del Soldato d'Inverno, che sembra collegato incredibilmente al suo passato nella Seconda Guerra Mondiale...

Il progetto cinematografico della Marvel sta procedendo verso la conclusione della "Fase Due", che terminerà nel 2015 con "Avengers: Age Of Ultron", in cui saranno nuovamente riuniti tutti i personaggi che in questi due anni sono stati protagonisti dei propri "a solo" cinematografici. Dopo "Iron Man 3" e "Thor: The Dark World", tocca a Capitan America tornare sul grande schermo in solitaria. Se negli altri due casi gli eventi narrati erano diretta conseguenza di "Avengers", più che dei rispettivi capitoli precedenti, "Captain America - The Winter Soldier" tenta una strada un po' diversa, quella dell'autoconsistenza. I compromessi sono tanti ed evidenti: l'impianto estetico deve registrarsi per essere coerente con quello degli altri film (per cui il cambio di regia si nota solo marginalmente e non ci sono mai sorprese a livello visivo), i "ganci" a capitoli precedenti e successivi sono parte integrante della storia - benché stavolta meno fastidiosi del solito - e la sceneggiatura fa di tutto per permettere a Chris Evans di passare più tempo a volto scoperto che in costume, per effetto dell'accresciuto potere mediatico (un po' come successo ancor più spudoratamente in "Iron Man 3" con Robert Downey Junior).

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mercoledì 9 aprile 2014

Recensione STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI

Recensione storia di una ladra di libri




Regia di Brian Percival con Sophie Nélisse, Geoffrey Rush, Emily Watson, Ben Schnetzer, Nico Liersch, Barbara Auer, Rainer Block, Oliver Stokowski, Matthias Matschke, Heike Makatsch, Sandra Nedeleff, Hildegard Schroedter, Gotthard Lange

Recensione a cura di Mimmot

8 - 30 - 7 - 12 sono i numeri che accompagnano il successo letterario del romanzo, scritto dall'australiano (di madre tedesca e padre austriaco) Markus Zusak: "La bambina che salvava i libri".
8 sono i milioni di copie vendute.
30 le lingue in cui il romanzo è stato tradotto.
7 gli anni di militanza nella classifica dei migliori bestseller di tutti i tempi del New York Times.
12 i premi letterari vinti in tutto il mondo.

Colpito dal potere della storia narrata, che guardava ad eventi così drammatici attraverso una prospettiva nuova, il regista della serie televisiva di culto "Downton Abbey" Brian Percival, ha tratto da quel romanzo, nato dalle esperienze vissute dai genitori dello scrittore durante il nazismo, il film "Storia di una ladra di libri", il cui tema forte si incentra sul potere delle parole e della fantasia e sulla loro capacità di nutrire lo spirito.
Sono questo potere e queste capacità che intuisce la piccola Liesel Meminger, una bambina di circa 10 anni quando "ruba" il suo primo libro. Siamo alle soglie della Seconda guerra mondiale, la Germania è già totalmente assoggettata alla follia del Führer, un Hitler senza scrupoli intento a mettere in piedi le barbarie più atroci mai concepite dalla mente umana.
La piccola Liesel, una bambina di circa dieci anni, è su un treno assieme alla madre e al piccolo fratellino, diretta verso una nuova vita, verso una nuova famiglia, totalmente ignara del fatto che di lì a poco sarebbe finita sotto l'occhio vigile di un narratore d'eccezione, l'angelo della Morte, la voce fuori campo che l'accompagnerà e ci accompagnerà per tutto il film.
Quando Liesel arriva nel piccolo paese alle porte di una grande città per conoscere i nuovi genitori, la vita le ha già mostrato la parte peggiore di sé; nel lungo tragitto verso la destinazione ha visto morire il fratellino, destinato come lei ad essere adottato, e si è dovuta separare repentinamente dalla madre, costretta a scappare dalla Germania perché ebrea e comunista.
Fu proprio durante la sepoltura del fratellino che Liesel "rubò" il suo primo libro: "Il manuale del becchino", un libriccino dimenticato, o forse perso, sotto la neve dal custode del piccolo cimitero vicino ai binari della ferrovia. Liesel non ci pensa due volte, lo raccatta e decide di portarlo con sé, anche se non sa leggere e quindi incapace di decifrarne il contenuto.
All'arrivo nel piccolo villaggio la mamma è costretta ad abbandonarla per non farle correre gli stessi rischi che sta correndo lei e ad affidarla una coppia senza figli, i coniugi Hubermann, decisi ad adottarla per cercare di ottenere qualche assegno di mantenimento per poter finalmente mangiare. Traumatizzata dal clima di terrore, scossa per la tragica morte del fratellino e impaurita per l'abbandono della madre, Liesel fatica ad ambientarsi alla nuova situazione con i genitori adottivi.
Hans e Rosa Hubermann sono però delle brave persone, anche se Rosa apparentemente è eccessivamente burbera e severa ed anche irritabile. Hans invece è un brav'uomo, con il suo carattere gioviale e gentile entra subito in sintonia con lei e riesce in breve a conquistare la sua fiducia.
La presenza del partito nazista diventa però sempre più vessatoria e opprimente, le facciate degli edifici pubblici si ricoprono di bandiere con le svastiche, mentre comincia la distruzione di negozi ebraici e stelle gialle vengono dipinte sui frontoni di porte e finestre.
Tutto sembra buio e triste per Liesel, che non riesce ad ambientarsi nella nuova famiglia e viene derisa dai compagni di scuola (la chiamano "la scema") perché non sa né leggere né scrivere.
Nonostante ciò ama moltissimo la lettura ed è proprio papà Hans, con cui ha stabilito un rapporto di sincero affetto, che le trasmette l'amore per i libri e la cultura e nelle lunghe notti insonni è lui che le insegna a leggere il suo primo libro, quel Manuale del becchino trovato il giorno del funerale del fratellino, ed è sempre lui a scrivere per lei un abbecedario sui muri della cantina.

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giovedì 3 aprile 2014

Recensione COMPLICI DEL SILENZIO

Recensione complici del silenzio




Regia di Stefano Incerti con Alessio Boni, Giuseppe Battiston, Jorge Marrale, Florencia Raggi, Víctor Hugo Carrizo

Recensione a cura di peucezia

1978: Argentina. E' l'anno dei mondiali, anzi del Mundial, come si imparò a chiamarlo allora, fortemente voluto dal governo dittatoriale del paese sudamericano come propaganda e che vide l'Italia al quarto posto e l'Argentina campione del mondo, con un giovanissimo Maradona ancora non noto ai più.

Ma "Complici del silenzio" non è un film sul calcio, solo per pochi fotogrammi si percepisce che nel paese si sta svolgendo una manifestazione così importante, occasione per portare ai "confini del mondo", come affermò alla sua elevazione a pontefice l'argentino Bergoglio, i due giornalisti sportivi italiani quasi quarantenni protagonisti della vicenda.

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martedì 1 aprile 2014

Recensione LA LUNA SU TORINO

Recensione la luna su torino




Regia di Davide Ferrario con Walter Leonardi, Manuela Parodi, Eugenio Franceschini

Recensione a cura di JackR

La "città sul quarantacinquesimo parallelo" (Torino) è il teatro delle vite un po' disperate di Ugo (Walter Leonardi), immaturo quarantenne che sta dilapidando l'eredità che gli ha consentito di vivere finora senza lavorare, Maria (Manuela Parodi), agente di viaggio alla ricerca del Principe Azzurro e Dario (Eugenio Franceschini), studente poco convinto di Lettere. Tra passatempi bizzarri e tensioni sentimentali irrisolte, lo sfratto di Ugo (che ospita Maria e Dario) diventa lo stimolo per cercare un modo più autentico di vivere e uscire finalmente dalla routine e dalla mediocrità.

"(...) la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio."
"La Luna su Torino", secondo il regista Davide Ferrario, prende a cifra stilistica la leggerezza di Calvino e come riferimento esplicito quella di Leopardi, che forse unico prima di Calvino aveva avuto la stessa capacità di coniugare profondità di pensiero, innovazione e agilità di scrittura. Troppa ambizione, per un piccolo film italiano. Ferrario, che pure non è un esordiente, carica del peso della leggerezza calviniana un'opera che non ha sufficiente respiro per non sembrare l'ennesimo inconcludente ritratto di un'Italia che non esiste nella realtà, raccontando un precariato emotivo e sociale poco credibile (perché sulle spalle di personaggi poco credibili) credendo di alleggerire il minestrone con una cornice fiabesca che aggiunge solo entropia. Togliere peso non vuole dire mai togliere senso, ma è proprio quello che avviene con i personaggi de "La Luna su Torino".

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