giovedì 1 marzo 2012

Recensione THE HUMAN CENTIPEDE 2 - FULL SEQUENCE

Recensione the human centipede 2 - full sequence




Regia di Tom Six con Laurence R. Harvey, Ashlynn Yennie, Dominic Borrelli

Recensione a cura di marcoscafu

Come si può superare con un secondo capitolo una storia tanto geniale e rivoltante a livello di stomaco quanto "The Human Centipede"?

Le regole dei film horror e dei loro seguiti ce le ha illustrate per bene il buon Wes Craven in "Scream 2" quindi inutile stare qui a dilungarci, ciò che va detto per Tom Six, creatore e regista dei due artropodi, è che dopo l'incredibile invenzione del primo, riesce con piccole intuizioni a sorprenderci di nuovo anche nel secondo. Facciamo un passo indietro per capire la faccenda. "The human centipede" è la storia del dottor Heiter, interpretato da un immenso Dieter Laser (e con sto nome lui ha già vinto tutta la vita), che di punto in bianco decide di accoppare tre persone e unirle tra loro in modo da creare una sorta di, appunto, centipiede umano.

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mercoledì 29 febbraio 2012

Recensione QUASI AMICI

Recensione quasi amici




Regia di Olivier Nakache, Eric Toledano con François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot, Clotilde Mollet, Alba Gaïa Kraghede Bellugi, Cyril Mendy, Christian Ameri, Grégoire Oestermann, Joséphine de Meaux

Recensione a cura di peucezia

Film francese, titolo originale "Les intouchables" (Gli intoccabili) alludendo alla priorità riservata a certe categorie sociali, "Quasi amici" è l'ennesima commedia d'oltr'alpe che declina l'amicizia virile tra due uomini molto diversi tra loro, tematica molto amata dai francesi a giudicare dalla buona quantità di film sull'argomento. Stavolta non si tratta di una storia verosimile, ma veritiera in quanto gli sceneggiatori hanno tratto ispirazione da reali accadimenti, tanto che le ultime inquadrature ci mostrano i veri protagonisti della vicenda (un ricco aristocratico e il suo badante di origini algerine).

Philippe e Driss (François Cluzet e Omar Sys) apparentemente non hanno nulla in comune: il primo è un miliardario costretto alla sedia a rotelle per un grave incidente sul parapendìo, paralizzato dal collo in giù ma vulcanico e pieno di vita interiore, l'altro è un giovanottone pieno di salute, costretto a campare di espedienti e con il sussidio di disoccupazione, di primo acchito grezzo e pigro, ma in realtà sveglio e di buoni sentimenti.
Le loro esistenze si incrociano quando Philippe, in cerca di un assistente a tempo pieno a causa della sua gravissima disabilità, durante un colloquio di selezione, prende immediatamente in simpatia Driss e lo assume, pur consapevole di scegliersi un aiutante non qualificato, né referenziato. Si capirà in seguito che non è pietà quella che cercava, ma complicità e un pizzico di trasgressione.
Driss e Philippe dopo qualche momento di reciproca minima diffidenza, imparano a capirsi sostenuti dalle donne di casa, delle fedeli e inflessibili impiegate di Philippe, e ben presto iniziano a bighellonare per Parigi correndo a perdifiato in Maserati, inseguiti da pattuglie di poliziotti; si donano reciprocamente emozioni per quanto di meglio ciascuno possa offrire all'altro (Driss regala a Philippe un compleanno indimenticabile, Philippe ricambia con un'esperienza mozzafiato sul parapendìo). Poi Driss inizia Philippe al fumo di "erba", che sembra dare gran sollievo ai dolori notturni di cui è vittima il ricco infermo.

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martedì 28 febbraio 2012

Recensione SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE

Recensione sherlock holmes: gioco di ombre




Regia di Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Kelly Reilly, Geraldine James, William Houston, Eddie Marsan, Gabrielle Scharnitzky, Paul Anderson, Shonn Gregory, Affif Ben Badra

Recensione a cura di Fiaba

Si aprono le vorticose danze di questo sequel a 100 all'ora con l'Irene Adler di Rachel McAdams, ambasciatrice portatrice di pena per conto dell'oscuro Moriarty. Il nemico di turno ha la faccia malmostosa di Jared Harris (talentuoso bazzicatore delle serie tv americane, una su tutte "Fringe"), cervello criminale da mad man, causa potenziale di una crisi d'Europa e ambita conseguenza di un traffico d'armi infallibili, giocatore di scacchi come ogni superkattivo che si rispetti.

Quella che era la protagonista femminile del film precedente ha, stavolta, breve vita sullo schermo, cede il passo ad una meno incisiva e molto folkloristica Noomi Rapace/Simza, zingara scaltra e seducente solo nelle note di sceneggiatura. Tuttavia, della Adler non si esclude un ritorno (dopotutto plausibile in un mondo caleidoscopico dove Holmes sopravvive ad una – letterariamente leggendaria - caduta in un dirupo, che per Arthur Conan Doyle sarebbe stato un amaro dejà vu); anche se come coprotagonista ci basta e avanza Jude Law, l'affascinante dottore (entrambi nella coppia sono interscambiabili braccio e mente), estremamente a suo agio nel ruolo brillante e baffuto di Watson.

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lunedì 27 febbraio 2012

Recensione TUTTI PER UNO

Recensione tutti per uno




Regia di Richard Lester con Ringo Starr, George Harrison, Paul McCartney, John Lennon

Recensione a cura di JackR

John, Paul, George e Ringo, assieme al nonno di Paul e ai due manager Shake e Norman sono diretti ad una registrazione per uno show televisivo. Alla routine degli assalti dei fan e dell'indisciplina dei quattro si aggiunge il perfido nonno di Paul, che tenta in tutti i modi di seminare zizzania e far sciogliere il gruppo, puntando soprattutto sull'evidente insicurezza di Ringo. A pochi minuti dalla diretta, Ringo non si trova più...

La leggenda narra che dopo la prima, non entusiasmante, audizione al cospetto di George Martin negli studi di Abbey Road, il leggendario produttore abbia esposto ai quattro giovani Beatles (ancora privi di Ringo Starr) i limiti della loro esibizione.
La sua grande educazione gli impose poi di chiedere ai quattro se qualcosa non avesse convinto loro. George Harrison, neanche vent'anni, prese la parola ed all'uomo che poteva spalancargli la strada del professionismo o rimandarlo a suonare nei locali rispose "La tua cravatta".
Lo show improvvisato che seguì fu - a quanto sembra - decisivo: musicisti grezzi, ma dotati di personalità fuori dal comune e di un senso dell'umorismo travolgente, i Beatles conquistarono Martin e il resto è una storia che non accenna a finire.

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venerdì 24 febbraio 2012

Recensione HYSTERIA

Recensione hysteria




Regia di Tanya Wexler con Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Felicity Jones, Rupert Everett, Jonathan Pryce, Tobias Menzies, Gemma Jones, Anna Chancellor, Sheridan Smith, Kate Linder

Recensione a cura di marcoscafu (voto: 6,0)

"Forma di nevrosi tipica delle donne caratterizzata da vari disturbi psichici e da sintomi sensoriali e motori quali eccitabilità, irritabilità, accessi nervosi, depressione, angoscia"

Secondo la psichiatria ottocentesca l'isteria era descritta in queste poche righe. Il dottor Robert Dalrymple (Jonathan Pryce, "I pirati dei caraibi") è il maggior esperto londinese di medicina femminile per quanto riguarda tale patologia. Siamo negli anni Ottanta dell'Ottocento e molte sono le casalinghe, ma non solo, che a lui si rivolgono per un "massaggio manuale" che allevi i loro disturbi. Troppe per un uomo solo e sulla sessantina.
Arriva in suo aiuto il giovane Mortimer Granville (Hugh Dancy, "I love shopping"), dottore dai saldi principi morali e totalmente dedito al giuramento di Ippocrate ma sfortunato nei rapporti lavorativi, costantemente messo alla porta dai suoi datori.
Accolto a braccia aperte dall'anziano Dalrymple e soprattutto dalla giovane figlia Emily (Felicity Jones, "Like crazy"), di cui diviene ben presto il fidanzato, è invece preso come oggetto di scherno e battibecco dalla figlia maggiore Charlotte (Maggie Gyllenhaal, "Crazy heart"). Caratteri opposti per le due sorelle: "figlia modello" che suona il pianoforte e dedita alla frenologia la giovane Emily, paladina delle donne povere o senza tetto e in aperta contrapposizione al padre la più grande Charlotte.

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giovedì 23 febbraio 2012

Recensione NATALE IN CASA CUPIELLO

Recensione natale in casa cupiello




Regia di Eduardo De Filippo con Eduardo De Filippo, Pupella Maggio, Luca De Filippo, Lina Sastri

Recensione a cura di elio91 (voto: 9,5)

"Tommasì... te piace 'o presebbio?"

"Natale in Casa Cupiello", chi non la conosce? Persino chi ha visto al massimo due minuti di una qualunque altra commedia eduardiana (o chi non ha proprio mai visto niente) sa chi l'ha scritta e alcune delle frasi più famose.  Miracolo, prima della bravura di Eduardo, poi del teatro e infine della cattiva maestra per eccellenza, la televisione, che ha portato questa famosissima commedia agrodolce nelle case degli italiani, prima in una versione in bianco e nero del 1962, poi in quella diventata famosa a colori del 1977 (e spendo due parole per lodare tutto il cast, specie una Pupella Maggio strepitosa e un Luca De Filippo indimenticabile, su Eduardo non vale la pena spendere altre parole). Amata forse per quell'aria di familiarità che ogni personaggio riesce ad incarnare, grazie al nucleo familiare allo sbando, eppure tanto veritiero, formato da un vecchio sognatore (un antieroe eduardiano), una moglie con cui è perennemente in contrasto e un figlio mamo e "delinquentello" che la madre protegge come una chioccia. Andiamo però con ordine.

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mercoledì 22 febbraio 2012

Recensione IO SONO. STORIE DI SCHIAVITU'

Recensione io sono. storie di schiavitu'




Regia di Barbara Cupisti con -

Recensione a cura di Mimmot

Profezia
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame.
Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio
....
Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo.

P.P. Pasolini, da "Alì dagli occhi azzurri"

Circa quaranta anni fa Pier Paolo Pasolini profetizzava che molto presto ondate di profughi africani, sulle ali di un sogno di libertà e di riscatto, avrebbero intrapreso un lungo viaggio e sarebbero arrivati qui da noi nella speranza di raggiungere l'Europa: la loro "terra promessa".
La profezia si è avverata, è sotto gli occhi di tutti. Sono i figli di quell'Alì dagli occhi azzurri, sono i figli dei poveri del nostro tempo e vengono dalle guerre che non finiscono mai.
A loro, ai loro indicibili viaggi, al loro arrivo nel nostro paese, alle loro difficili condizioni in cui sono costretti a vivere, è dedicato il film-documentario "Io sono - Storie di schiavitù", che la regista Barbara Cupisti ha presentato all'ultimo festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano.

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