venerdì 24 maggio 2013

Recensione PAULETTE

Recensione paulette




Regia di Jérôme Enrico con Bernadette Lafont, Carmen Maura, Dominique Lavanant, Françoise Bertin, André Penvern, Ismaël Dramé, Jean-Baptiste Anoumon, Axelle Laffont, Paco Boublard, Mahamadou Coulibaly, Pascal N'Zonzi

Recensione a cura di peucezia

Film del 2012 diretto da Jérôme Enrico, "Paulette" è in arrivo da noi a fine stagione, dopo aver riportato in Francia un successo strepitoso, complice l'interpretazione magistrale di Bernadette Lafont, diva d'altri tempi ma capace di dare smalto ai suoi ruoli nonostante l'età non più verdissima.
Altro fattore di successo la tematica attuale trattata con toni da commedia, malgrado affronti situazioni non propriamente leggere.

Siamo alla periferia di Parigi, quella banlieue ormai territorio multietnico e abitato da una moltitudine di personaggi non sempre con occupazioni "pulite". La protagonista è un'anziana signora, vedova e un tempo proprietaria di un ristorantino con annessa pasticceria. Speculazioni sbagliate l'hanno portata a cedere l'esercizio a dei giapponesi e vivere con una magra pensione che non basta.
La povera donna, che ha maturato una profonda xenofobia vedendosi togliere antichi privilegi dai nuovi francesi colorati, malgrado un nipotino color caffè latte e un genero afrofrancese, munita di occhialoni scuri è costretta a recarsi ai mercati generali alla loro chiusura per prendere un po' di merce avanzata. Dopo l'ultima mortificazione però decide di reagire e riesce a dare una svolta alla sua esistenza, mettendosi a vendere dei dolci fatti in casa con ingredienti un po' fuori norma fino al lieto colpo di scena finale.

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giovedì 23 maggio 2013

Recensione MI RIFACCIO VIVO

Recensione mi rifaccio vivo


Regia di Sergio Rubini con Neri Marcoré, Emilio Solfrizzi, Pasquale Petrolo, Sergio Rubini, Vanessa Incontrada, Margherita Buy, Valentina Cervi, Gianmarco Tognazzi, Enzo Iacchetti, Bob Messini

Recensione a cura di BarbieXanax

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mercoledì 22 maggio 2013

Recensione MOLLY

Recensione molly


Regia di John Duigan con Elisabeth Shue, Aaron Eckhart

Recensione a cura di dubitas (voto: 8,0)

"Molly" è una commedia/dramma anni 90, firmata da John Duigan, che si ispira vagamente ad una storia vera per la costruzione del suo script e si rifà a vecchie pellicole del passato come "I due mondi di Charlie" (1968) oppure a romanzi come "The flower of Algernon".

Buck è un giovane ragazzo sulla trentina, che dopo aver perso i genitori, cerca di gestirsi con un lavoro. Ma la sua vita viene sconvolta dall'arrivo della sorella minore Molly, appena uscita da un istituto di cura che ha chiuso. Molly è affetta da ritardi mentali, infatti, pur avendo il corpo di una ventisettenne, ragiona come una bambina di tre anni, inoltre ha difficoltà a rapportarsi col mondo esterno, essendo affetta da autismo. Potete immaginarvi che grosso peso sia occuparsi di una come lei, soprattutto quando si è soli e non si ha nessuno su cui contare.

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martedì 21 maggio 2013

Recensione LA CASA (2013)

Recensione la casa (2013)




Regia di Fede Alvarez con Jane Levy, Shiloh Fernandez, Jessica Lucas, Lou Taylor Pucci, Elizabeth Blackmore

Recensione a cura di Carlo Baldacci Carli (voto: 4,0)

"Andrà tutto bene!"
Shiloh Fernandez

"Certo, come no!"
Carlo Baldacci Carli

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Recensione LA CASA

Recensione la casa




Regia di Sam Raimi con Bruce Campbell, Ellen Sandweiss, Hal Delrich, Betsy Baker, Sarah York, Philip A. Gillis

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,5)

1978. Il giovane regista in erba Sam Raimi, dopo una serie di cortometraggi amatoriali che hanno avuto un buon riscontro economico, decide di affrontare una prova più impegnativa ed insieme agli amici Bruce Campbell e Robert Tapert investire il ricavato in un altro cortometraggio di genere horror, intitolato "Within the woods". Il risultato ovviamente è molto amatoriale, tuttavia la pochezza evidente dei mezzi a disposizione non influenza la sostanziale riuscita del prodotto, caratterizzato dalla capacità tecnica inusuale del regista non ancora ventenne e dagli artigianali effetti speciali di Tom Sullivan, rozzi quanto si vuole ma straordinariamente efficaci
In questo cortometraggio sono già contenute in embrione tutte le idee che varranno successivamente sviluppate nel lungometraggio che costituirà l'esordio vero e proprio di Sam Raimi ed i sodali Campbell (nel ruolo di attore protagonista) e Robert Tapert in veste di produttore esecutivo. I tre fonderanno la Reinessance Pictures Ltd. e sotto questa etichetta nata dall'entusiasmo e dall'orgoglio tipico degli indipendenti inizieranno la faticosissima strada per la realizzazione di "Evil Dead".

Il budget raccimolato raggiunge intorno ai 350.000 dollari e la location principale della casa viene scelta poco oltre i confini con il Tennessee. La location in questione è alquanto disagiata per la troupe in quanto le riprese sono girate in inverno e nell'abitazione non è presente acqua corrente, né tantomeno il riscaldamento, rendendo le riprese alquanto faticose. I tempi di realizzazione previsti in sei settimane sforano per arrivare a oltre tre mesi, esaurendo il budget a disposizione e costringendo lo stesso Campbell ad ipotecare una proprietà di famiglia per trovare il denaro necessario per la fine delle riprese.
La fase di post-produzione durerà oltre un anno e mezzo per l'aggiunta degli effetti speciali fra cui l'uso della tecnica della stop motion per la decomposizione finale dei non morti e per girare anche le scene all'interno della cantina, dato che l'abitazione scelta da Raimi e Tapert per le riprese purtroppo non aveva una cantina a disposizione, costringendo il reparto tecnico della troupe a scavare una buca profonda due metri dove stazionava la Endelweiss. Inoltre curiosamente molte scene furono girate, come rivelò Tapert e come riportato anche nei titoli di coda, dai cosidetti "fake shemps" tra cuì lo stesso fratello di Raimi, Theodore. I "fake shemps" non erano che delle controfigure degli attori principali che giravano in assenza dei protagonisti alcune scene. La differenza non si nota granchè, perchè il trucco pesantissimo che dovevano indossare rendeva praticamente indistinguibili gli uni dagli altri.

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lunedì 20 maggio 2013

Recensione PASSAGGIO IN INDIA

Recensione passaggio in india




Regia di David Lean con Judy Davis, Peggy Ashcroft, James Fox, Alec Guinness

Recensione a cura di Egobrain (voto: 8,0)

"Passaggio in India" ("A passage to India" il titolo originale) è con certezza una tra le opere più celebri e lette di Edward Morgan Forster, scrittore inglese nato a Londra sul finire del diciannovesimo secolo.
Lionel Trilling, stimato critico letterario americano, parlava cosi dello scrittore inglese nel lontano 1943: "Per me E.M. Forster è l'unico romanziere che può esser letto senza sosta e che, dopo ogni lettura, mi da ciò che pochi scrittori sono in grado di darci dopo i nostri primi giorni di lettura, la sensazione di aver imparato qualcosa".

Chi ha letto qualcosa di Forster capirà subito la grandezza di tale autore. Le tematiche affrontate dallo scrittore lungo il corso della sua carriera letteraria sono delicatissime e di grande risonanza. In "Maurice" (opera pubblicata postuma) affiora il tema della omosessualità e del travaglio nella riconciliazione tra classi sociali diverse. In "Passaggio In India" è lampante invece l'inconciliabilità tra due culture profondamente distanti.
Facciamo un piccolo passo indietro per occuparci di quello che veramente ci sta a cuore, ovvero il cinema. In ambito cinematografico appena si pronuncia il nome di Forster automaticamente lo si associa al regista statunitense James Ivory.
Tre adattamenti, che vanno dall'anno 1985 fino al 1991, vedono alcune delle opere di Forster protagoniste della filmografia di Ivory. La prima trasposizione risale al 1985. "Camera con vista" (questa l'opera prima), conseguì un grande successo e vide l'assegnazione di ben tre premi Oscar: Migliore sceneggiatura non originale, Migliore scenografia e Migliori costumi.
Il secondo film venne alla luce due anni più tardi. "Maurice" si basa sul romanzo omonimo di Forster scritto nel 1917 ma uscito postumo nel 1971. Il film riscosse un enorme consenso e vide un allora giovanissimo Hugh Grant cimentarsi nel suo primo vero ruolo da protagonista.
La terza e ultima trasposizione risale al 1991, anno in cui Ivory chiuse la "trilogia" con "Casa Howard". Anch'esso, come "Camera con vista", vinse tre premi Oscar. Da sottolineare l'assegnazione del premio come Miglior attrice protagonista ad Emma Thompson.

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venerdì 17 maggio 2013

Recensione HACHIKO - IL TUO MIGLIORE AMICO

Recensione hachiko - il tuo migliore amico




Regia di Lasse Hallström con Sarah Roemer, Richard Gere, Joan Allen, Jason Alexander

Recensione a cura di dubitas (voto: 8,0)

"Hachiko - Il tuo migliore amico", diretto dal celeberrimo regista di "Chocolat" (2000), Lasse Hallström, è il riadattamento americano di "Hachiko monogatari", film giapponese degli anni '80 che si ispira ad una storia vera.

Hachi è un tenero cucciolo proveniente dalla regione del Tibet, sperduto in una stazione di treni fra la folla di persone che passano incuranti di lui. Un tizio però, Parker, docente universitario di musica, interpretato dal bravissimo Richard Gere, vedendolo se ne innamora e decide di portarlo a casa. Iniziano le ricerche per capire a chi appartiene l'animale e nel frattempo fra Hachi e Parker nasce un rapporto singolare, un'amicizia sincera e reciproca.
E' un amore incondizionato quello che prova il cane per il suo padrone. Un senso di fedeltà che lo induce a seguire le sue orme ovunque, dalla mattina presto quando si sveglia per andare a lavoro, alla tarda sera quando ritorna a casa. Hachi è quella presenza che dà gioia e affetto, senza pretese, senza voler niente in cambio.
Purtroppo quest' armonia quotidiana viene spezzata da un evento molto triste: la morte di Parker. Mentre la famiglia non si dà pace e si chiude in un silenzio drammatico e struggente, Hachi continua ad aspettare l'arrivo del suo padrone. Seduto sulla piazza principale vicino la stazione, lo aspetta paziente, con occhi attenti ma tristi, assistendo allo scorrere delle stagioni, degli anni e al via vai della gente che, avvolta da mille impegni, si dimentica quasi di lui.

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