mercoledì 11 marzo 2015

Recensione THE GERMAN DOCTOR

Recensione the german doctor




Regia di Lucía Puenzo con Alex Brendemühl, Florencia Bado, Natalia Oreiro, Diego Peretti, Elena Roger, Guillermo Pfening, Ana Pauls, Alan Daicz

Recensione a cura di Giordano Biagio (voto: 7,5)

Patagonia 1960. Il medico criminale tedesco Josef Mengele, ex nazista, famoso scienziato, rifugiatosi in Argentina dopo la sconfitta tedesca della seconda guerra mondiale, esercita sotto mentite spoglie la professione di veterinario. Delle sue vecchie ossessioni naziste, tra le quali la credenza nella necessità della manipolazione genetica e l'informazione medica per migliorare le caratteristiche fisiche ed estetiche della razza umana, gli è rimasto nella mente molto, sufficiente per indurlo, in segreto, ad eseguire su alcune persone malate esperimenti terapeutici assai azzardati in cui i pazienti rimangono del tutto ignari dei grossi rischi provocati dal trattamento.
Nel 1960 la sottocultura nazista ben presente in Mengele continua attraverso il cinismo terapeutico a mietere vittime, in questo caso in Argentina.
Mengele conosce bene alcune nozioni di base, tecniche e metodologiche della ricerca genetica e biochimica acquisite 18 anni prima, ma è poco aggiornato sulle scoperte scientifiche più recenti, inoltre è affetto da una sorta di ideologismo-mistico strutturale, nevrotico, patologico, che invade tutta la sua psiche sconfinando nella paranoia, due aspetti che tendono a fargli sopravvalutare nell'immediato la portata della terapia che potrebbe mettere in atto con l'ausilio delle sue nozioni.

Il pericolo di essere riconosciuto nella sua vera identità lo costringe nelle relazioni alla prudenza: Mengele imposta un dialogo con le persone del tutto banale e compiacente, il suo aspetto interiore è sempre freddo, lucido, dominato da disistima e odio verso le etnie in parte diverse dalla sua come ad esempio quella argentina.

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lunedì 9 marzo 2015

Recensione PANE E BURLESQUE

Recensione pane e burlesque




Regia di Manuela Tempesta con Laura Chiatti, Sabrina Impacciatore, Edoardo Leo, Michela Andreozzi, Giovanna Rei, Caterina Guzzanti, Marco Bonini

Recensione a cura di peucezia

Grazie al concreto sostegno della film commission pugliese, nel 2014 coprotagonista di molte pellicole nostrane e non, la regista Manuela Tempesta sceglie di ambientare a Monopoli una fiaba moderna, curiosa ed originale, che però, come tutte le fiabe che si rispettino, ha il vizio di essere un po' sospesa sul piano temporale.

I protagonisti, per la maggior parte non autoctoni, riescono molto bene a fingersi indigeni, probabilmente complice un dialogue coach particolarmente ispirato. In particolare Edoardo Leo, finora associato a Roma capitale, sfoggia un accento da fare invidia.

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mercoledì 4 marzo 2015

Recensione BIRDMAN

Recensione birdman




Regia di Alejandro Gonzalez Inarritu con Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts, Andrea Riseborough, Zach Galifianakis, Amy Ryan, Merritt Wever, Natalie Gold, Joel Garland, Clark Middleton, Bill Camp, Anna Hardwick, Dusan Dukic, Carrie Ormond, Kelly Southerland

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 7,5)

Il fantasma dell'opera.

Nel proliferare di pareri e opinioni su "Birdman", film ammirato e disprezzato in egual misura per un unico vero motivo di fondo (l'autocompiacimento evidente di un regista ambizioso), non mi pare sia stato molto notato l'aggancio ad uno dei più celebri musical in scena a Broadway da decenni: "Il fantasma dell'opera". Eppure Iñarritu lo mette ripetutamente sotto gli occhi, facendo svolgere tutto il suo film nel teatro che fronteggia quello in cui si rappresenta il musical, la cui icona (la maschera azzurrina del fantasma) è posta più volte in evidenza nel corso del film. Il protagonista di "Birdman" Riggan Thomson si muove nel suo teatro attraverso labirintici cunicoli, come il fantasma nel romanzo di Leroux da cui il musical è tratto1. Entrambi - Thomson/Birdman e il Fantasma dell'opera - sono alle prese con la definizione di un capolavoro artistico nei sotterranei di un teatro; i superpoteri ereditati da Birdman di cui Thomson vorrebbe disfarsi fanno il paio con quelli di cui a volte si serve il fantasma; infine entrambi, nell'ultima scena, si volatilizzano, e il loro svanire è come il marchio della loro inafferrabilità di fondo.

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venerdì 27 febbraio 2015

Recensione LE LEGGI DEL DESIDERIO

Recensione le leggi del desiderio




Regia di Silvio Muccino con Silvio Muccino, Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli, Carla Signoris, Paola Tiziana Cruciani, Luca Ward, Carlo Valli, Gianni Ferreri, Aurora Cancian, Vitalba Andrea, Giorgia Cardaci, Bebo Storti, Annamaria Giromella

Recensione a cura di marcoscafu

Giovanni Canton (Silvio Muccino, "Il cartaio" e "L'ultimo bacio") è il life coach del momento, uno di quei trainer motivazionali che spingono ad ottenere il massimo dalla vita. A lui si rivolgono, tra gli altri, Ernesto Colapicchioni (Maurizio Mattioli, "Fratelli d'Italia" e "Nel continente nero") e Luciana Marino (Carla Signoris, "Ex" e "Happy family"), oltre a Matilde Silvestri (Nicole Grimaudo, "Liberi" e "Baaria"), che viene scelta da Canton stesso come sfida personale. La "sfida" consiste nel trasformare queste tre personalità sopite, represse, da dottor Jekyll a mister Hyde nel giro di pochi mesi. Nel particolare: Ernesto dovrà raccogliere le soddisfazioni che merita in ambito lavorativo, Luciana dovrà trovare il coraggio di pubblicare i suoi romanzi erotici e rivelarsi ai propri familiari per questa dote tenuta da sempre nascosta, e infine Matilde dovrà cambiare il suo carattere mite e dimesso per diventare la "dominatrix" che farà finalmente innamorare il suo capo, Paolo Rubens (Luca Ward, "Buona giornata"), uomo già sposato che la sfrutta come amante riempiendola delle solite promesse mai mantenute. Tra cambiamenti sofferti e difficili bugie, non solo le tre cavie, ma anche il loro occulto regista arriveranno alla serata finale del giorno di San Valentino con tanti punti di domanda da risolvere.

Si prenda uno dei peggiori cani urlanti di Hollywood, ad esempio Tom Cruise, lo si ponga in uno dei suoi personaggi meno convincenti, ad esempio il T.J. Mackey di "Magnolia", lo si privi di quelle tre o quattro scene in cui il suddetto quadrupede, per qualche miracolo, riesce ad indurre lo spettatore a non recitare il calendario con scopo terapeutico, mischiare e versare freddo: il risultato è Silvio Muccino che spara una serie di fesserie motivazionali (già fastidiose per definizione, a prescindere da chi le dice), in un film che alla pellicola di Paul Thomas Anderson non può nemmeno avvicinarsi nemmeno negli scaffali puzzolenti di qualche videoteca di San Basilio (nota zona dell'entroterra romano non propriamente definibile di élite).

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venerdì 20 febbraio 2015

Recensione ITALIANO MEDIO

Recensione italiano medio




Regia di Maccio Capatonda con Maccio Capatonda, Herbert Ballerina, Lavinia Longhi, Barbara Tabita, Rupert Sciamenna, Gabriella Franchini, Francesco Sblendorio, Rodolfo D'Andrea, Matteo Bassofin, Anna Pannocchia, Ivo Avido, Nino Frassica

Recensione a cura di ilSimo81 (voto: 8,0)

Che senso ha difendere ciecamente certi valori, quando tutto il resto del mondo sembra perdersi in una indifferente superficialità?
E' questa la disillusione che frana addosso a Giulio Verme, uomo estremamente rispettoso degli altri e dell'ambiente, che non riuscendo a combattere le sue battaglie decide di arrendersi, subendo lo stile di vita che una società svuotata ha cucito addosso all'italiano medio. La via gli viene suggerita dal vecchio amico Alfonzo Scarabocchi: una pastiglia in grado di ridurre l'uso effettivo del cervello al due per cento.

Il 2015 ha ripagato la curiosa e annosa attesa dei fan di Maccio Capatonda, finalmente approdato per davvero sul grande schermo col suo primo film, "Italiano medio".
La sfida decisiva per Maccio era innanzitutto una questione di tempi: una metodologia comica avvezza alla durata di uno sketch, o tutt'al più di una puntata di serie televisiva (vedi le stagioni di "Mario"), avrebbe retto la dilatazione temporale imposta dal lungometraggio? Troppo grande il rischio di deludere, rivelandosi una comicità da trailer inopportunamente annacquata, oppure appiattendosi in un antologico polpettone di tormentoni divertenti ma già visti.
"Italiano medio" ha vinto questa sfida?

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giovedì 15 gennaio 2015

Recensione AMERICAN SNIPER

Recensione american sniper




Regia di Clint Eastwood con Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Kyle Gallner, Navid Negahban, Keir O'Donnell, Max Charles, Brando Eaton, Brian Hallisay, Sam Jaeger, E.R. Ruiz, Eric Close, Owain Yeoman, Marnette Patterson, Cory Hardrict, Chance Kelly, Chance Kelly, Leonard Roberts, Eric Ladin, Emerson Brooks, Evan Gamble, Assaf Cohen, Tim Griffin, Sammy Sheik, Robert Clotworthy, Reynaldo Gallegos, Zack Duhame

Recensione a cura di lastmik (voto: 8,0)

Seguendo le orme di altri ben noti capolavori bellici, da "Salvate il soldato Ryan" al più recente "The Hurt Locker", Clint Eastwood mette in scena la vita del cecchino americano Chris Kyle, considerato il più letale della storia militare americana. Dalla prima scena, in cui veniamo catapultati in piena guerra, si passa gradualmente attraverso un flashback alla ricostruzione della vita precedente del soldato. Si succedono così sullo schermo i momenti della sua giovinezza che lo porteranno gradualmente alla scelta di arruolarsi. Sin da piccolo viene educato dal padre ad essere un "cane pastore", come vengono da lui definite le persone che guidano e proteggono le altre.
Dio, patria e famiglia, sono queste le tre forze che tengono in piedi il suo mondo. Durante l'addestramento conosce la moglie con cui si sposerà proprio nel giorno in cui gli verrà data la notizia della sua prima missione in Iraq. A questo punto Eastwood ritorna al momento iniziale, uno dei più intensi di tutto il film. ll cecchino, ancora vergine di uccisioni, deve decidere tra l'uccidere un bambino armato di granata o rischiare di mettere in pericolo l'intera squadra di marines. Viene così subito annunciata l'atrocità della guerra per quanto riguarda entrambe le parti coinvolte, senza mezze misure. Da qui in poi Kyle diventerà un vero e proprio mito per i compagni militari, non sbagliando un colpo e salvando la vita di molti compagni.

Il regista compie sul protagonista un'analisi su due fronti, da una parte l'eroe di guerra apparentemente invulnerabile soprannominato "la leggenda", dall'altra l'uomo che non riesce più ad uscire dagli incubi dovuti all'esperienza bellica, incubi che lo tormentano dentro a tal punto da non poter più fare a meno del campo di battaglia. Kyle mano a mano che trascorre il tempo diventa incapace di scindere la guerra dalla sua vita personale, il peso delle morti e degli uomini che non è riuscito a salvare gravano su di lui, come un macigno ormai divenuto troppo pesante da consentigli di vivere una vita come gli altri. Ed è così che ogni volta che torna a casa dalla guerra rimane sempre più condizionato da essa, non riuscendo più a fare il marito ne tanto meno il padre. A simboleggiare questa discrepanza sono i momenti in cui Chris e la moglie tentano di comunicare via telefono mentre Kyle è appostato sul campo di combattimento, in cui per loro è sempre impossibile terminare la conversazioni.
La guerra si prende tutto ed è invasiva nella vita di entrambi. Da una parte l'uomo di guerra che vive la realtà quotidiana come un qualcosa privo di qualsiasi utilità, dall'altra la moglie a cui lo scontro ha portato solamente angoscia e solitudine. Una delle scene che segna più di tutte il cambiamento di Kyle alla vista del regista è nel momento in cui il cecchino incontra il fratello che sta per rientrare in patria dalla sua prima missione in Iraq. Quest'ultimo è ormai sfinito e ripudia la guerra definendola uno schifo e l'unica risposta che riesce ad ottenere è lo sdegno dell'altro, il quale ormai non è più solamente un cane pastore, ma è arrivato al punto da disprezzare chi non è come lui.
Un altra scena fondamentale è sicuramente quella dello scontro finale. Durante la guerra a Kyle viene contrapposto il cecchino siriano ex olimpionico Mustafa, letale e apparentemente invulnerabile, che diventerà la spina nel fianco dei Marines e l'obiettivo primario dell'americano, fino a diventarne una vera e propria ossessione. E lo diventa a tal punto che, nell'ultima battaglia, Kyle spara al rivale da una distanza di 2 km, con un altissimo tasso di rischio, nonostante questo comprometta irrimediabilmente la missione, mettendo in pericolo la vita di tutti i suoi compagni.

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martedì 13 gennaio 2015

Recensione MAI COSI' VICINI

Recensione mai cosi' vicini




Regia di Rob Reiner con Michael Douglas, Diane Keaton, Sterling Jerins, Barbara Vincent, Paloma Guzmán, Frances Sternhagen, Frankie Valli, David Aaron Baker

Recensione a cura di peucezia

Rob Reiner confeziona una commediola agro-dolce sulla terza e prima età e chiama al suo cospetto l'ex musa di Woody Allen, la trasgressiva e ancora affascinate Diane Keaton e l'ex sex-addicted Michael Douglas, nel ruolo di un apparente orso pronto a sciogliersi, quando entra in contatto con la vita meno finta, condotta fino a quel momento, dopo la perdita dell'amata consorte.

Storia così così che si fa forte di alcune categorie commercialmente importante negli States e cioè gli anziani, che hanno come bandiera i due protagonisti e i bambini, che sono rappresentati dalla deliziosa e un po' malinconica Sterling Jeris, nel ruolo della nipote di Douglas.

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