martedì 21 ottobre 2014

Recensione RAZZABASTARDA

Recensione razzabastarda




Regia di Alessandro Gassman con Alessandro Gassman, Giovanni Anzaldo, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Matteo Taranto, Madalina Ghenea, Michele Placido

Recensione a cura di peucezia

Opera prima da regista di Alessandro Gassman, che si regala il ruolo del protagonista, il film "Razzabastarda" è la rielaborazione di una pièce teatrale nord americana, "Cuba and his Teddy bear", ambientato nei sordidi sobborghi delle città americane e nel mondo degli immigrati ispanici.
Nella rielaborazione italiana, prima teatrale e successivamente adattata al grande schermo, il personaggio principale è un romeno che, dietro l'attività precaria di sfascia carrozze, nasconde una non redditizia di pusher.

Roman (Gassman), devoto alla Madonna nera, vive in Italia, nei bassifondi di una città laziale da ormai trent'anni. Il suo unico bene è il figlio Nicu, diciotto anni e tanta vergogna per le sue origini, che tenta di nascondere agli amici e alla ragazza. Il suo unico amico, un outcast di origine pugliese, Geco, tenta di mediare nella travagliata relazione padre-figlio.
Roman vorrebbe il meglio per suo figlio detto "Cucciolo", ma il ragazzo subisce il perverso fascino di un tossico filosofeggiante, che lo trascina in una chute à l'enfer destinata alla tragedia finale.

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venerdì 3 ottobre 2014

Recensione THE LOOK OF SILENCE

Recensione the look of silence




Regia di Joshua Oppenheimer con -

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,5)

Indonesia 1965: un colpo di stato militare rovescia il governo di Sukarno e pone al comando il tenente-Generale Suharto. Un colpo di stato favorito dalle potenze occidentali, Stati Uniti in primis, timorosi di una deriva comunista del governo in carica, visto gli approcci verso nazioni come Unione Sovietica e Cina. Nelle fasi successive, come in tanti colpi stato, ci fu un repulisti generale, purghe che colpirono svariati apparati dello stato in funzione anticomunista e soprattutto fra la popolazione civile con la soppressione di partiti e sindacati.
Questo è un resoconto scarno ed essenziale degli avvenimenti accaduti in Indonesia tra il 1965 ed il 1966, non dissimili da altri. Le dinamiche dei colpi di Stato prevedono sempre delle fasi standard e, agli occhi della gente comune, si tende a non fare eccessive distinzioni. Fino a pochi decenni fa notizie di questo tipo erano talmente all'ordine del giorno che non ci si faceva più caso. Nazioni africane soprattutto, asiatiche o sudamericane erano spesso coinvolte in avvenimenti di questo genere. Comunicati e qualche servizio di telegiornale che cadevano nel dimenticatoio nel giro di pochi giorni e avanti con il prossimo golpe.
Se ci scusate una piccola digressione personale, le nostre conoscenze sugli avvenimenti dell'Indonesia durante quei giorni si limitano a poco più di questo. A livello cinematografico inoltre l'immediato "prima e dopo colpo di Stato" fornirono lo sfondo per il bel film di Peter Weir, "Un anno vissuto pericolosamente", storia di un giornalista inviato nel paese asiatico proprio a ridosso di tali avvenimenti.

Conoscenza appunto superficiale, fino a quando un documentarista texano, trapiantato in Danimarca, Joshua Oppenheimer, non decide di recarsi in Indonesia per descrivere le condizioni di lavoro ai limiti della schiavitù dei braccianti che raccolgono olio di palma per conto di una compagnia belga. Da questo punto in poi Oppenheimer ci porta dentro un tremendo dietro le quinte di quegli avvenimenti. Ci ridesta da quell'indolente torpore con una forza tale da lasciare senza parole.
Perché "The Act of Killing", prima parte di questo dittico sull'Indonesia, che comprende appunto "The Look of Silence", fa vivere quell'orrore nella maniera probabilmente peggiore da digerire: raccontato direttamente dagli assassini e torturatori, pedine di quel regime che in nome dell'anticomunismo misero nel calderone ogni opposizione al nuovo ordine costituito, comunista e non. Il risultato finale è una cifra non ancora definita, ma verosimilmente intorno al milione di persone, che vennero massacrate e giustiziate senza pietà e senza processo, portatori - sempre secondo il regime - di valori privi di morale e dunque elementi pericolosi per il bene della nazione. Male impersonificato che doveva essere eliminato e che questi assassini e torturatori hanno compiuto con incredibile solerzia. Nessuna ombra di pentimento o rimorso in queste persone che, anzi, vivono una vita agiata nell'impunità e nel rispetto di quello che hanno fatto, perché dopotutto la storia viene scritta dai vincitori di quella che fu una guerra civile. Sono celebrati come eroi e come tale si comportano, nella piena convinzione di aver fatto il proprio dovere.
The "Act of killing", uno dei migliori documentari degli ultimi vent'anni almeno, tra i suoi aspetti scioccanti ha proprio questa capacità di racconto senza alcun tipo di filtro, di convivere una terribile e forzata empatia con queste persone. Inoltre, altro grande merito, è quello di essere in grado di travalicare lo stesso genere documentaristico, di farsi metafilmico attraverso finzione e realtà. Innumerevoli sono gli spunti e le riflessioni di un capolavoro di questa portata, utili anche per leggere alcuni aspetti di "The Look of Silence", seconda parte di questo documentario storico sull'Indonesia di quegli anni.

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martedì 30 settembre 2014

Recensione LE DUE VIE DEL DESTINO

Recensione le due vie del destino




Regia di Jonathan Teplitzky con Colin Firth, Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Jeremy Irvine, Hiroyuki Sanada, Sam Reid

Recensione a cura di peucezia

Gli appassionati del genere bellico avranno sicuramente visto e apprezzato il mitico "Il ponte sul fiume Kwai," tratto da un romanzo autobiografico di Pierre Boulle e imperniato sulla costruzione di una tratta ferroviaria tra Birmania e Thailandia da parte di prigionieri delle armate del Commonwealth e degli Stati Unit,i durante la seconda guerra mondiale, nel breve periodo che vide in superiorità il Giappone.

Scopo della pellicola: sottolineare le condizioni disumane in cui vivevano i prigionieri di guerra, che tentavano malgrado tutto di mantenere viva la loro forza d'animo.

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venerdì 19 settembre 2014

Recensione SI ALZA IL VENTO

Recensione si alza il vento




Regia di Hayao Miyazaki con -

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 10,0)

"Perché realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto?"
Pasolini-allievo di Giotto, nell'ultimo episodio del "Decameron"

"Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere:
'Non tentare di volare troppo in alto', e mi sono chiesto
se non si potesse interpretarla in un modo diverso:
'Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide'
".
Stanley Kubrick

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giovedì 18 settembre 2014

Recensione AMATA IMMORTALE

Recensione amata immortale




Regia di Bernard Rose con Gary Oldman, Jeroen Krabbé, Isabella Rossellini, Johanna ter Steege, Valeria Golino

Recensione a cura di peucezia

Ispirato a una lettera d'amore misteriosa indirizzata a una donna senza nome indicata come "amata immortale" e rinvenuta tra i carteggi del grande Ludwig van Beethoven alla sua dipartita, il film inizia appunto con la morte del musicista e con la ricerca febbrile da parte del suo amico ed amministratore Anton Schindler della donna a cui l'artista avrebbe scritto una lettera tanto appassionata.

Tra scene in flashback e altre successive alla morte di Beethoven, l'intento della pellicola è di dare una panoramica della vita del musicista tedesco, sempre scontroso e controcorrente, che tuttavia seppe lasciare un segno tra le donne che ebbero la ventura di conoscerlo e che fu profondamente e morbosamente legato al nipote, figlio di un suo fratello deceduto per tubercolosi ancor giovane.

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martedì 16 settembre 2014

Recensione THE GIVER - IL MONDO DI JONAS

Recensione the giver - il mondo di jonas




Regia di Phillip Noyce con Brenton Thwaites, Jeff Bridges, Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Taylor Swift, Katie Holmes, Cameron Monaghan, Odeya Rush, Emma Tremblay

Recensione a cura di marcoscafu

Esiste un luogo, in un tempo futuro, in cui le persone non hanno memoria degli eventi passati, non hanno sentimenti come amore, odio, paura o dolore, non hanno guerre, non hanno animali e non hanno nemmeno più la capacità di vedere il mondo a colori. Le famiglie sono composte secondo compatibilità, ognuna con un figlio maschio ed una figlia femmina.
Questo posto è governato da un consiglio di Anziani che durante la Cerimonia dei 12 assegna ad ognuno il lavoro che avrà per il resto della vita a seconda delle doti. Jonas (Brenton Thwaites, "Oculus - il riflesso del male" e "Maleficent") ha un dono speciale, quello di "sentire", grazie al quale viene nominato come prossimo "accoglitore", ossia l'unico nella comunità ad avere accesso alla memoria storica del mondo che gli viene trasmessa dal "donatore" (Jeff Bridges, "Tron" e "Il grande Lebowski").
La progressiva conoscenza degli eventi induce Jonas alla decisione di non sottoporsi più alle iniezioni mattutine volte a inibire i sentimenti, cosa che gli farà pian piano riacquistare la capacità di vedere i colori e di portare ad un livello superiore la sua amicizia con la bella Fiona (Odeya Rush, "L'incredibile vita di Timothy Green"). L'ultima goccia sarà la comprensione della pratica chiamata "congedo": in pratica un omicidio legalizzato, che verso il neonato Gabriel è visto come pura follia dall'ormai "risvegliato" Jonas. La decisione è presa: arriverà al limite dei confini del paese per liberare la memoria di tutti e ridare il libero arbitrio.

In principio era Ray Bradbury col bellissimo "Fahrenheit 451". Dal lontano 1953 in molti hanno attinto da quella meravigliosa idea del mondo-senza-libri. In pochi l'hanno omaggiata nel modo dovuto. Questa pellicola del pur capace Phillip Noyce ("Il collezionista di ossa", "Giochi di potere", "Sotto il segno del pericolo", "Furia cieca", ecc...), rientra purtroppo nella seconda categoria.
"The giver - Il mondo di Jonas" è uno di quei film che, mentre le immagini scorrono sullo schermo, riescono ad emozionare facendo leva su un'ottima fotografia e una grandissima capacità da parte del montaggio di scegliere le sequenze nel modo più toccante. Un esempio su tutti: per spiegare il concetto di coraggio all'accoglitore, Jeff Bridges tramite contatto delle mani comunica, tra le altre, la famosa scena del ragazzo cinese che durante la rivolta in piazza Tienanmen si parò davanti a dei carri armati per fermarli. Applausi. O lacrime. In ogni caso bravo.
Inoltre accanto ai due protagonisti girano anche comprimari di tutto rispetto. Ad iniziare dall'eterna Meryl Streep ("Kramer contro Kramer" e "La mia Africa") nei panni del capo degli Anziani, passando per la bellissima Katie Holmes (Joey Potter di "Dawson's Creek" e "Batman begins") che interpreta la madre di Jonas, e infine Alexander Skarsgard (Eric di "True Blood" e "Melancholia") ovvero il padre del ragazzo. Un cast importante, il livello di recitazione non cala mai, sono tutti credibili e arrivano al punto senza troppi fronzoli. E Katie in tailleur nero e tacchi alti vale sempre il prezzo del biglietto.

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mercoledì 30 luglio 2014

Recensione THE SACRAMENT

Recensione the sacrament




Regia di Ti West con Joe Swanberg, AJ Bowen, Gene Jones, Kentucker Audley, Amy Seimetz, Donna Biscoe, Millie Wannamaker

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,0)

Ti West, classe 1980, è un autore abbastanza sconosciuto ai più e più noto agli appassionati del cinema horror, di cui il nostro sicuramente conosce a menadito il genere e dove è verosimile ipotizzare che sia cresciuto fin dalla più tenera età a pane e horror. Sconosciuto ai più perché le sue pellicole non hanno mai trovato una distribuzione italiana adeguata e dire che, dato lo stato attuale di crisi del cinema horror, un regista come West meriterebbe qualcosa in più di una striminzita distribuzione home video o semi clandestina proveniente dalle ampie lande del web.
Indubbiamente West è un regista particolare, quasi di nicchia anche nell'ambito del genere horror in cui fino adesso è stato confinato, ma possiede abbastanza personalità per imporre il proprio stile e nei limiti del possibile, capace di non farsi influenzare da fattori esterni e puramente commerciali (solo beghe contrattuali impedirono a West di ritirare il proprio nome dal sequel di "Cabin Fever", da lui disconosciuto dopo estenuanti vicissitudini produttive).

Fin dai suoi esordi il regista americano ama in maniera particolare giocare con i generi, a volte seguirli, altre sovvertire i suoi cliché e giocare molto sulle aspettative dello spettatore, come nello splendido "House of the Devil", esempio lodevolissimo nel ricreare quelle atmosfere inquietanti tipiche degli horror anni settanta e decennio successivo.
Ma è con "The Innkeepers" che West alza molto la posta in gioco e, sia pure nelle sue imperfezioni che dietro ad un gioco citazionistico di "Shining", scopre le proprie carte di un cinema ingannevole e sfuggente, che dietro la maschera apparente di una tipica ghost story da film horror, nasconde la sua vera natura di thriller psicologico molto raffinato e da un certo punto di vista realistico. Un film che si fonda sulla forza della suggestione psicologica, ai limiti del plagio, dove la protagonista viene manipolata dalla sua stessa immaginazione. E gli spettatori con lei.
Suggestione e manipolazione sono alla base di "The sacrament", film presentato nella sezione Orizzonti della 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, creando una certa freddezza alla sua proiezione come se ci si trovasse di fronte a qualcosa che sembra una cosa ma che in realtà non è.

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