lunedì 29 marzo 2004

Recensione L'AMORE RITORNA

Recensione l'amore ritorna




Regia di Sergio Rubini con Sergio Rubini, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Giovanna Mezzogiorno, Mariangela Melato

Recensione a cura di Hans

Peccato dover dare un giudizio poco più che sufficiente a questo film, sinceramente mi aspettavo molto di più.
Innanzitutto credo fosse lecito aspettarsi molto non fosse altro che per l'esercito di grandi attori reclutati per il cast. Davvero imponente il numero di interpreti così preparati e così bravi per un film dagli ottimi spunti ma di un così scarso spessore. Mi dispiace dirlo ma nel film sembra mancare del tutto la sostanza. La mia non è una critica alle idee, anzi: le storie raccontate sono tante (mi spingo fino a dire che sono troppe) ma sono tutte analizzate in maniera troppo frettolosa. Capisco che in un'ora e mezza forse non era possibile fare di più, ma i caratteri sono solo abbozzati. Rubini poteva ottenere un risultato certamente più soddisfacente concentrandosi solo sulla metà delle vicende che ha messo in scena.

Sono tanti gli esempi che si possono riportare: c'è l'assistente gay del protagonista a cui sono dedicate due o tre scene, ma di cui, permettetelo, non gliene può fregare di meno a nessuno (non perché sia gay, intendiamoci, ma perché ai fini del narrato è solo un orpello inutile).
Stessa sorte per la storia della sorella (sempre del protagonista) e della ex moglie (una fantastica Buy). In entrambi i casi il regista fa due rapidissime incursioni nelle loro vite indugiando su alcuni dettagli che vanno ben oltre a quanto possa riguardare il personaggio principale, senza che ciò contribuisca in minima parte ad arricchirne la storia.
Stessa conclusione anche per le vicende dei componenti della troupe impegnata nelle riprese del film che sempre il nostro protagonista deve interrompere e da cui scaturisce tutta la trama (la presenza di Mariangela Melato, non fosse che è proprio la Melato, è del tutto ininfluente).
Per non parlare dell'attuale fidanzata interpretata da una brillantissima Mezzogiorno: una starlette capricciosa innamorata del protagonista. Volendo avrebbe potuto essere un grande personaggio... ma purtroppo non lo è.

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venerdì 26 marzo 2004

Recensione PAYCHECK

Recensione paycheck




Regia di John Woo con Ben Affleck, Uma Thurman, Aaron Eckhart, Michael C. Hall, Emily Holmes, Colm Feore, Paul Giamatti, Kathryn Morris, Joe Morton

Recensione a cura di niko

In cambio di grandi quantità di denaro Michael Jennings lavora per società di alta tecnologia e tutto quello che fa per queste viene cancellato dalla sua memoria, fino al giorno in cui qualcuno tenta di incastrarlo, ma non si ricorda il perché. Per risolvere l'enigma dispone solamente di una busta contenente oggetti apparentemente insignificanti e la sua donna, di cui, però, non ha memoria.

Mediocre. Iniziamo col dire due cose. La prima è che questo tipo di film non è adatto a John Woo, come ha lui stesso ammesso. La seconda è che il progetto è stato preso da quest'ultimo quando il film era già in lavorazione da parte di un altro regista che è stato silurato dalla produzione senza troppi complimenti.

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giovedì 25 marzo 2004

Recensione NON TI MUOVERE

Recensione non ti muovere




Regia di Sergio Castellito con Sergio Castellito, Penelope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Marco Giallini

Recensione a cura di peucezia

Un casco da motociclista pieno di pioggia, una ragazza distesa per terra e intorno gente che le presta i primi soccorsi.
Questa la prima drammatica scena.
Attoniti, gli spettatori si trovano a seguire la dinamica dei soccorsi: alla ragazza vengono tagliati i capelli, buttati impietosamente sul pavimento dell'ospedale, viene spogliata e intubata, ancora col sangue raggrumito sulle tempie e ormai ridotta a un essere incapace di reagire.
Sotto la pioggia scrosciante mentre la ragazza dell'incidente è sottoposta ad un intervento, una misteriosa donna con delle scarpe rosse e i capelli cortissimi si siede e aspetta.

L'inizio è angosciante, lascia lo spettatore avvinto e getta bene le basi per il proseguimento di questo film "familiare" scritto e voluto fortemente dalla coppia Mazzantini-Castellitto (la scrittrice autrice del libro che ha ispirato la pellicola si regala una comparsata alla maniera di Hitchcock nel finale).
Per chi ha letto il libro i confronti sono inevitabili; sicuramente Castellitto è stato fedelissimo.
Stesso linguaggio tecnico nelle scene mediche, stessa compostezza, solo qualche piccola licenza poetica: la scena del balcone quando lui innaffia le piante in maniera poco ortodossa.

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mercoledì 24 marzo 2004

Recensione CATERINA VA IN CITTA'

Recensione caterina va in citta'




Regia di Paolo Virzì con Margherita Buy, Sergio Catellitto, Alice Teghil

Recensione a cura di peucezia

Virzì prosegue il filone inaugurato con "Ovosodo" e proseguito con "My name is Tanino". Anche in questa pellicola lo spettatore è preso per mano dalla protagonista che fa da voce narrante e spiega cosa accade nel corso della storia.
Ironicamente si potrebbe sottotitolare il film "l'educazione di una giovane" perché il filo rosso che lega la vicenda è sempre lo stesso delle altre due pellicole: una adolescente che si affaccia alla vita e viene a contatto con altrettante delusioni e disillusioni. Se in "Ovosodo", forse la prova migliore di Virzì, si sceglieva di accompagnare il protagonista dalla nascita all'ingresso nella vita lavorativa secondo lo stile dei Bildungsromans ottocenteschi e in "My name is Tanino" è il viaggio all'estero a segnare l'iniziazione del protagonista, qui si accompagna la tredicenne Caterina per tutto un anno scolastico quello che porterà la ragazzina al superamento dell'esame di licenza media e quindi alla prima scelta importante della sua vita.

Interessante lo sguardo sul mondo decadente della scuola (già analizzato anche in "Ovosodo").
La scena iniziale si apre infatti con Castellito professore annoiato in una scuola di provincia che sfoga il suo malanimo davanti ad una platea di studenti del tutto apatici interessati solo a fuggire allo squillo della campanella liberatrice.
Castellitto interpreta un ruolo che potrebbe anche ricordare alla lontana tante interpretazioni di Sordi: il piccolo arrampicatore che cerca di occupare nella società un posto che non gli spetta per casta e che non esitaper questo a rendersi ridicolo e a perdere la dignità. Memorabili le discussioni affrontate nella classe frequentata da Caterina e la spiegazione qualunquista su persone di destra e di sinistra data da un suo compagno di classe.

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martedì 23 marzo 2004

Recensione THE MAJESTIC

Recensione the majestic




Regia di Frank Darabont con Jim Carrey, Laurie Holden, Martin Landau, Jeffrey DeMunn, Bruce Campbell

Recensione a cura di _Orion

Ingiustamente accolto come un fiasco ai botteghini nonostante l'indiscutibile bravura di Jim Carrey come protagonista e la bellezza della storia, "the Majestic", è la terza perla infilata nella collana cinematografica di Frank Darambot, che dopo i fasti de "Le ali della libertà" e "Il miglio verde", (candidato per entrambi all'oscar), ritorna con un film dall'insolito tema. Certo con questo non sto parlando, del tema della perdita della memoria o di equivoci in ambito d'identità, ma del Maccartismo, ovvero dell'ottusa caccia al comunismo che nel dopo guerra invase gli USA.

Frank Darambot, dirige una sceneggiatura scritta da Michael Slogane, con un cast di attori che renderebbe spettacolare qualsiasi copione, (Jim Carrey, Martin Landau, Bob Balaban, Allen Garfield, Brent Briscoe, Jeffrey DeMunn (attore prediletto da Darambot), Ron Rifkin, James Withmore) e accende la cinepresa sull'America post bellica nel periodo in cui la caccia al "rosso" era spietata e senza scampo ed investì in maniera particolare il mondo del cinema. Fra le vittime illustri possiamo citare personaggi del calibro di John Huston, Joseph Losey, Charlie Chaplin (che dovette andare in esilio) ed anche il mitico Humprey.

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lunedì 22 marzo 2004

Recensione L'AMORE TRADOTTO

Recensione l'amore tradotto




Regia di Sofia Coppola con Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris, Akiko Takeshita, Ryuichiro Baba, Catherine Lambert, Yutaka Tadokoro

Recensione a cura di peucezia

Un po' fuorviante nel cotitolo italiano anche se non del tutto fuori luogo, (Amore tradotto come traslato di condotto, in quanto i due protagonisti si innamorano o sono sul punto di farlo perché indotti o condotti dallasituazione in atto) il film minimalista al punto giusto narra della affinità elettive di dueanime perse nella solitudine della fredda Tokyo.

All'inizio il film assume le vesti di un documentario su usi e costumi della capitale nipponica, abbondano infatti le inquadrature sui giovani in trance davanti ai videogiochi ipertecnologici nonché i soliti stereotipisui tipici convenevoli in uso tra i giapponesi e ci sono lunghe scene silenziose con i protagonisti alla scoperta di questa città moderna e antica nello stesso tempo.
Murray non brilla certo per espressività ma forse è proprio la sua fissità a rendere meglio il suo stato d'animo di uomo stranito ed estraneo, deluso da tutto e apatico ad ogni possibile modifica della sua vita.
La regista cade nello stereotipo anche quando fa tradurre "Guardi verso la telecamera" una frase lunghissima pronunciata dal regista dello spot pubblicitario, sicuramente una trovata che potrà soddisfare i palati facili ma che comunque vuole ingenuamente rendere il titolo originario e cioè la difficoltà oggettiva di capire il prossimo se ci si deve affidare a una traduzione. La satira contro la televisione giapponese prosegue quando il protagonista accetta di intervenire come ospite in un popolare quiz. L'espressione del malcapitato e l'atteggiamento di chi lo circonda contribuisce a rendere il disagio di Murray e anche il disappunto per ilgrado di insipienza dei programmisti nipponici (da quale pulpito poi?).

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venerdì 19 marzo 2004

Recensione CHE NE SARA' DI NOI

Recensione che ne sara' di noi




Regia di Giovanni Veronesi con Silvio Muccino, Violante Placido, Giuseppe Sanfelice, Elio Germano, Valeria Solarino, Enrico Silvestrin, Katy Luoise Sanders, Myriam Catania

Recensione a cura di fromlucca

E' buona regola per un film partire "a bomba", catturare cioè subito nei primi minuti l'attenzione dello spettatore distratto, con una scena forte che carpisca e conduca per mano all'interno della storia.
C'è anche una nuova tendenza per pubblicizzare i film, che vuole dismettere il classico trailer di pochi secondi, e che invece si prefigge di far vedere (scaricabile anche da internet) i primi 10 interi minuti del girato di un film. Si lascerà così lo spettatore in sospeso con la sola soluzione, per risolvere le sue curiosità, di andare al cinema.
Ad Hollywood molti sceneggiatori stanno già pensando le future sceneggiature con dei primi 10 minuti al fulmicotone. E questo certo non è cosa scontata per ogni film (avrebbero intrigato solo i primi 10 minuti di 2001 Odissea dello Spazio, con gli scimmioni?). E forse questo nuovo aspetto, non sarà nemmeno la fortuna del cinema...

Questa divagazione iniziale, solo per dire che il film di Veronesi, risponde a tutti questi canoni.
Il suo inizio cattura ed intriga per forza: due bei giovani stanno facendo l'amore appassionatamente, con primissimi piani, ma lei ad un certo punto si alza e se ne va... con tutti i dubbi che questo scatenerà nel ragazzo (il bravissimo giovane Muccino, fratello del regista di "L'ultimo Bacio").
Come la partenza, il film è poi tutto costruito con episodi solidi, che faranno vedere il film in agilità, ma che non credo aggiungono nulla di innovativo alle strutture con cui si pianifica un film. Bei seni e fondoschiena di ragazze, bellissimi panorami estivi, bei sorrisi sbarazzini o bronci adolescenziali, piscine, barche, ecc..

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mercoledì 17 marzo 2004

Recensione JACKIE BROWN

Recensione jackie brown




Regia di Quentin Tarantino con Pam Grier, Samuel L. Jackson, Robert Forster, Bridget Fonda, Michael Keaton, Robert De Niro, Michael Bowen, Chris Tucker, Lisa Gay Hamilton, Tom 'Tiny' Lister Jr., Hattie Winston, Denise Crosby, Sid Haig

Recensione a cura di niko

Una donna, precisamente una hostess si ritrova invischiata in una storia di soldi e droga che coinvolge non solo lei, ma una serie di personaggi i quali cercano di fregarsi gli uni con gli altri.

Quattro anni dopo lo strepitoso successo mondiale di Pulp Fiction Quentin Tarantino torna al cinema con quest'opera. Ma ci torna per poco, perché in realtà la pellicola al botteghino è stata un vero disastro tanto da essere ritirata dopo poche settimane. Le masse che erano accorse per vedere il nuovo film del regista prodigio ne hanno decretato il fallimento etichettandolo come brutto, partorito da un autore troppo giovane, drogato dall'enorme successo ottenuto con il predecessore. Ma in realtà Jackie Brown è veramente un grande film, un altro capolavoro, diametralmente distante anni luce dal precedente ma nello stesso tempo molto simile. Tarantino decide di non fare un semplicistico seguito di Pulp Fiction, rischiando molto, ma la pellicola è veramente splendida, un favoloso noir che ti trascina per le quasi tre ore di proiezione diretto magistralmente, con grande classe, con alcune parti memorabili, come il piano sequenza finale, o quello iniziale. Anche qui sono presenti tutti gli elementi del cinema di Tarantino, grande ironia, bella storia, attori superbi; Samuel L. Jackson, ormai un punto fermo, un'icona dei suoi film è veramente grande, sforna una prestazione sublime, di poco superiore a quella di Pam Grier la protagonista femminile regina della blaxploitation. Le loro prove sono accompagnate da una cerchia di illustri comprimari che forse definire tali è alquanto riduttivo, Robert De Niro, Bridget Fonda, Robert Foster, per citarne solo alcuni.

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mercoledì 10 marzo 2004

Recensione BIG FISH - LE STORIE DI UNA VITA INCREDIBILE

Recensione big fish - le storie di una vita incredibile




Regia di Tim Burton con Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange, Alison Lohman, Helena Bonham Carter, Steve Buscemi, Danny DeVito

Recensione a cura di fromlucca

Su questo film di Tim Burton si è scritto molto. Personalmente lo trovo un film entusiasmante e fuori dal comune, una storia che deve anche trovare tempo per "decantare" nello spettatore, appena uscito dal cinema.
Non ero prima di Big Fish un estimatore del regista, se pur riconoscevo nel suo modo di fare cinema un tocco personalissimo, tendente a tonalità "gotiche, scure, favolistiche".
Un tocco perso forse solo in alcuni episodi come "Il Pianeta delle scimmie" (non fosse per la biondona Estella Warren, ricordo il film molto vagamente).

Big Fish, riprende una storia simile al premiato "Le invasioni barbariche", anche esso un gran film, dai grandi temi, ma sicuramente trattati in maniera più esplicita che nel film di Tim Burton.
Un padre di famiglia è morente, e al suo capezzale accorrono i suoi cari: moglie figlio, ecc...
Il contrasto tra padre e figlio è presente in entrambe i film e fa da filo conduttore.
Edward Bloom, il padre protagonista in Big Fish, ripercorre la sua vita narrandola con storie fantastiche, come ha sempre sostenuto, in cui non si percepisce dove realtà e fantasia hanno un confine. Il figlio, che lo ascolta, è invece nauseato dai racconti del padre subiti fin dall'infanzia, dove si susseguono giganti, pesci sproporzionati, streghe, azioni militari impossibili, ecc...

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lunedì 8 marzo 2004

Recensione AGATA E LA TEMPESTA

Recensione agata e la tempesta




Regia di Silvio Soldini con Licia Maglietta, Giuseppe Battiston, Emilio Solfrizzi, Claudio Santamaria, Marina Massironi, Giselda Volodi, Monica Nappo, Ann Eleonora Jørgensen, Remo Remotti, Carla Astolfi, Elena Nicastro, Mauro Marino, Silvana Bosi, Andrea Gussoni

Recensione a cura di peucezia

Il tema della ricerca della propria identità già affrontato in "Pane e Tulipani" ritorna in questa nuova pellicola di Soldini.
Qui alla ricerca del nuovo sè stesso è un uomo: l'architetto Gustavo (Emilio Solfrizzi) che viene a sapere improvvisamente di essere stato adottato. Ma altri temi e altre vicende si intrecciano in questo film.
Agata la protagonista vive protetta nella sua libreria accanto ai suoi amati libri autentici coprotagonisti del film ma l'amore è in agguato con il volto di un giovane frequentatore della libreria.
L'altro protagonista è Romeo (Beppe Battiston) cialtrone dal cuore buono innamorato della moglie disabile ma anche delle belle donne e anche lui con un sogno: costruire un vivaio.

Solare e coinvolgente nella girandola di avvenimenti ora comici ora drammatici il film si regge molto sull'ottima prestazione dei tre protagonisti fratelli d'elezione Maglietta, Battiston e Solfrizzi.
Colpisce la scelta del colore sempre molto caldo, i protagonisti sfoggiano sempre abiti molto colorati e anche gli abiti (Romeo è un rappresentante di indumenti) hanno una parte importante del film.
Bravissima la caratterista che interpreta il ruolo dell'anziana geometra capace di esprimersi quasi esclusivamente con il gergo delle lettere commerciali.

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martedì 2 marzo 2004

Recensione ABC AFRICA

Recensione abc africa



Regia di Abbas Kiarostami con Abbas Kiarostami, Seyfolah Samadian

Recensione a cura di fromlucca

Un affermato regista iraniano, Kiarostami, nel bel mezzo dell'Africa a filmare, in Uganda per la precisione...

La prima domanda che balza in testa: perché il regista iraniano, che ha infiniti spunti per raccontare la sua terra, anche essa tanto lontana dall'occidente, tanto misteriosa, gira un documentario in un atro continente, come l'Africa?
Per chi c'è stato, sa che questa terra ha qualcosa di magico e forse comprenderebbe meglio l'eventuale risposta che il regista ci darebbe; per chi invece mai è stato in Africa questo film-documentario colpirà maggiormente al cuore e allo stomaco, troverà l'eventuale risposta che spero non farà risultare la visione finale come pietosa, anzi darà l'idea di forza, solidarietà, anche allegria al ritmo di musica.

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