lunedì 30 dicembre 2013

Recensione LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG

Recensione lo hobbit - la desolazione di smaug




Regia di Peter Jackson con Martin Freeman, Benedict Cumberbatch, Ian McKellen, Evangeline Lilly, Luke Evans, Richard Armitage, Elijah Wood, Orlando Bloom, Cate Blanchett, Hugo Weaving, Christopher Lee, Andy Serkis, Ken Stott, Graham McTavish, Lee Pace, Stephen Fry, Billy Connolly

Recensione a cura di Luke07

Dopo essersi unito alla compagnia di Thorin Scudodiquercia ed essere venuto in possesso di un misterioso anello magico, il viaggio dello hobbit Bilbo Baggins prosegue attraverso l'incontro con il mutaforma Beorn, gli elfi silvani di Bosco Atro e l'arciere Bard di Pontelagolungo. L'intera compagnia vedrà però messa a dura prova il proprio coraggio quando, giunta alla Montagna Solitaria, si trova di fronte il terribile drago Smaug.

La sensazione che Peter Jackson fosse un mago era già balenata nella mente di molti alla visione della trilogia de "Il Signore degli Anelli", ma pochi avrebbero scommesso sulla reale necessità di suddividere in ben tre film un libro che conta poco più di trecento pagine. Nemmeno i più ottimisti e sfegatati fan del regista neozelandese si sarebbero mai aspettati quello che invece oggi è di fronte agli occhi di tutti, perché Peter Jackson ha compiuto il miracolo. Certo, manca ancora un frammento per completare il mosaico ed esprimere un giudizio esaustivo, ma quel "Racconto di un ritorno" promette fin da ora di chiudere epicamente un cerchio aperto oltre dieci anni fa.

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mercoledì 18 dicembre 2013

Recensione I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY

Recensione i sogni segreti di walter mitty




Regia di Ben Stiller con Ben Stiller, Kristen Wiig, Sean Penn, Adam Scott, Kathryn Hahn, Shirley MacLaine, Patton Oswalt, Terence Bernie Hines, Adrian Martinez, Kelly Southerland

Recensione a cura di JackR

Walter Mitty (Ben Stiller) si occupa dell'archivio fotografico di Life Magazine, è segretamente innamorato della sua nuova collega, Cheryl (Kristen Wiig), e ha un problema: sogna ad occhi aperti così intensamente che si disconnette dalla realtà. Non ha mai viaggiato, non ha mai fatto nulla di straordinario, avendo soffocato precocemente i suoi talenti e i suoi progetti per aiutare la famiglia in difficoltà dopo la scomparsa del padre. Le sue fughe dalla realtà sono il rimedio per una vita di rimpianti, ma di fatto sono peggiori del male, perché lo rendono ancora più introverso e difficile. Quando Life Magazine arriva all'ultimo numero cartaceo, il fotografo Sean O'Connell (Sean Penn) invia un telegramma in redazione, con istruzioni precise per la foto di copertina. Incredibilmente, il negativo della foto prescelta è stato rimosso dal rullino inviato a Walter, che per salvare la copertina e il posto di lavoro, decide di rintracciare Sean e, forse, finalmente, aprirsi alla vita...

"I sogni segreti di Walter Mitty" è l'ennesimo, vano, tentativo di Ben Stiller di espiare la famosa scena del gel per capelli in Tutti Pazzi per Mary. Il ruolo che gli ha spalancato le porte di Hollywood e gli ha permesso di realizzare i suoi progetti personali pesa ancora come un macigno, costringendolo a strafare continuamente, da un lato per essere sempre e comunque altrettanto divertente, dall'altro per dimostrare di non essere demente come le sue migliori gag.
Il potere onestamente guadagnato e meritato con una vita dedicata al cinema, come regista, attore e produttore, mostra sempre il suo lato oscuro nei progetti, cui Stiller sembra tenere di più, quelli in cui investe il proprio capitale economico, artistico e umano. Come "Tropic Thunder", "I Sogni Segreti di Walter Mitty" è un incredibile spreco di talenti, mezzi ed effetti speciali per raccontare una storia che aveva bisogno di tutt'altro registro, regista e forse anche attore protagonista. Il delirio di onnipotenza - o almeno la mancanza di un confronto e un controllo - si manifesta in una durata eccessiva, in una fotografia completamente sbagliata (perché sembra tutto uno spot?), una sceneggiatura senza un vero centro e un casting poco equilibrato.

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lunedì 16 dicembre 2013

Recensione HUNGER GAMES: LA RAGAZZA DI FUOCO

Recensione hunger games: la ragazza di fuoco




Regia di Francis Lawrence con Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Liam Hemsworth, Josh Hutcherson, Sam Claflin, Philip Seymour Hoffman, Jena Malone, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Maria Howell, Donald Sutherland, Willow Shields, Jeffrey Wright, Bruno Gunn, Paula Malcomson, Amanda Plu

Recensione a cura di Luke07

Dopo il successo di "Hunger Games", Katniss Everdeen è ormai diventata una celebrità.

Lei e Peeta sono sopravvissuti, ma la paura che qualcosa possa ancora succedere alla sua famiglia la divora. Durante il Tour della Vittoria, Katniss sperimenta la realtà degli altri distretti, realizzando di aver contribuito a fomentare l'odio contro il regime di Capitol City. La ragazza di fuoco è confusa, ha innescato una scintilla e ora non sa come gestirla, teme per i suoi affetti e vorrebbe soffocare il suo desiderio di rivolta, ma dentro di sé sa che non si può tornare indietro e che tutto sta per cambiare.

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giovedì 12 dicembre 2013

Recensione STILL LIFE (2013)

Recensione still life (2013)




Regia di Uberto Pasolini con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Neil D'Souza, David Show Parker, Michael Elkin, Ciaran McIntyre, Tim Potter

Recensione a cura di The Gaunt

Uberto Pasolini non ha molti film al suo attivo come regista, solamente due: l'esordio "Machan" e appunto "Still life" presentato alla 70esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, dove ha conseguito il premio come migliore regia. E' più nota la sua attività di produttore che ha avuto il suo apice di successo mondiale, di critica e di pubblico, con "Full Monty" di Peter Cattaneo. Una serie numerosa di premi, ed inoltre arricchiti dalle nomination agli Oscar nelle categorie importanti: film, regia e sceneggiatura originale.
Il suo esordio dietro la macchina da presa con "Machan" riprendeva a grandi linee la storia di "Full Monty", solo che gli squattrinati organizzati era stati trasferiti dall'Inghilterra al contesto povero dello Sri Lanka. Riuscire a costituire una squadra fittizia di pallamano per poter ottenere un visto per l'Europa e una volta giunti sul posto darsi alla clandestinità nelle varie nazioni europee. Come detto, pur avendo chiaramente delle caratteristiche derivative con "Full Monty", la pellicola era comunque di fattura più che dignitosa.

John May è un impiegato del comune incaricato di ricercare eventuali parenti di persone che sono morte da sole. Se non riuscirà nell'intento dovrà provvedere alla sepoltura, organizzando il funerale, e scrivendo un elogio. Un lavoro molto accurato che non è molto gradito ai suoi superiori, viste le spese che il comune deve sostenere. Infatti durante un periodo di tagli al personale, il suo posto è in cima alla lista e prima del suo trasferimento vuole giungere al termine del suo ultimo compito.
"Still life" rispetto alle due pellicole citate in precedenza non gioca le sue carte sul versante dell'ironia pura. Certamente non è un elemento di cui questa pellicola è carente, tuttavia l'approccio che utilizza il regista italo-inglese è molto più serio, perché "Still life" in fondo parla della morte o almeno di un certo modo di morire: morire da soli.
Pasolini ha sottolineato alle conferenze stampa e nelle varie interviste rilasciate alla Mostra del Cinema di Venezia il fenomeno di questo sensibile aumento di persone che vengono trovate senza vita all'interno dei propri appartamenti dopo giorni o settimane dal decesso. Nessuno si accorge di nulla, nessuno si fa delle domande di questa mancanza, tanto meno in molti casi gli stessi parenti, quasi a dimostrare uno scollamento evidente del tessuto familiare, presente nella maggior parte dei casi all'interno delle civiltà occidentali. Esemplificativa in questo senso è la telefonata verso un signore chiamato Radley, che non vuole saperne di presenziare al funerale (pagato dallo Stato) di suo padre che ha come cognome Radulovitz. Per rancore o per vergogna di un passato da immigrato o figlio di immigrati, si è portati quasi a rinnegare le proprie origini e di conseguenza molti tessuti familiari diventano più deboli fino ad essere recisi.
Molte volte all'interno della cronaca dei quotidiani capita di leggere notizie di questo tipo e non succede una volta ogni tanto. Può sembrare assurdo, ma non è certo una scoperta di oggi che all'interno di condomini grandi come alveari umani accadano fatti del genere. La gente muore e nessuno si accorge di nulla come se all'interno di tali agglomerati le persone siano invisibili l'uno dall'altro. Sia in caso di presenza o in caso di assenza.
Emblematico è tutta la sequenza iniziale di questo film con la celebrazione di un funerale. L'elogio un po' stentato del sacerdote, una musica di sottofondo, solo una persona presente che osserva come tutto vada per il verso giusto. Questa stessa persona la vediamo solitaria seguire il feretro fino alla sua sepoltura.
John May, questo è il suo nome, è un semplice impiegato del comune a cui viene affidato l'incarico della ricerca di parenti proprio nei casi spiegati in precedenza, ma nella maggior parte delle volte scopre che o non ci sono parenti stretti o amici del defunto rintracciabili o che quest'ultimi non possono e soprattutto non vogliono avere nulla a che fare con tali persone. Il comune si sobbarca la spesa per il funerale che John May prepara nei più piccoli particolari.
"Still life" è costruito fondamentalmente su questo personaggio con cui è facile avere una forte empatia grazie alla straordinaria interpretazione di Eddie Marsan, ottimo caratterista del cinema inglese, dal viso riconoscibilissimo e particolare, che ha avuto, insieme allo stesso Pasolini alla proiezione in Sala Grande circa dieci minuti di standing ovation, a dimostrazione dell'ottimo lavoro effettuato e dall'emozioni che ha saputo suscitare questo singolare personaggio.

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mercoledì 4 dicembre 2013

Recensione VIAGGIO SOLA

Recensione viaggio sola




Regia di Maria Sole Tognazzi con Margherita Buy, Stefano Accorsi, Fabrizia Sacchi, Gian Marco Tognazzi, Alessia Barela, Lesley Manville, Carolina Signore, Diletta Gradia

Recensione a cura di peucezia

Tornata dietro la macchina da presa dopo il documentario "Ritratto di mio padre" girato nel 2010, Maria Sole Tognazzi si guarda un po' alle spalle e si sofferma dopo "L'uomo che ama" su una persona sola e amareggiata dalla vita.
Margherita Buy alias Irene è una post quarantenne che svolge un lavoro decisamente atipico e forse persino invidiabile: è una ispettrice alberghiera che ha l'incarico di viaggiare per valutare gli hotel e i resort di lusso di tutto il mondo. Il ruolo che occupa è a prima vista affascinante visto che le consente di godere degli agi e delle comodità di strutture eleganti e lussuose, ma di fatto la donna è sola e rassegnata a un destino da zitella perché la sua occupazione stride con i rapporti umani e soprattutto con una relazione sentimentale duratura.
La donna ha un legame con un suo ex, ormai amico di una vita, a sua volta in crisi perché sta per diventare padre, e ha un rapporto controverso con una sorella sposata e madre che è sicuramente meno rigida nella gestione delle relazioni umane ma è al contempo tremendamente distratta.

La storia, che si divide tra le immagini quasi propagandistiche di strutture alberghiere a cinque stelle sparse per il mondo e la città di Roma, si regge quasi completamente sulla Buy che ancora una volta interpreta una donna problematica anche se meno nevrotica rispetto ad altre volte.
Gli altri personaggi sono ridotti a comparse e persino il protagonista maschile Stefano Accorsi, che all'inizio sembrava promettere buoni sviluppi, rimane una semplice ombra.
Di certo le figure maschili della pellicola non sono positive: Accorsi, padre quasi per caso, ricorre alla sua ex per un conforto, mentre il cognato di Irene interpretato da Gianmarco Tognazzi è un marito e padre tenero e affettuoso ma nel contempo anche timoroso di perdere i suoi punti di riferimento.

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martedì 3 dicembre 2013

Recensione CIMITERO VIVENTE

Recensione cimitero vivente




Regia di Mary Lambert con Michael Lombard, Dale Midkiff, Fred Gwynne, Brad Greenquist, Denise Crosby

Recensione a cura di carsit (voto: 7,5)

Quando si parla di horror, è impossibile non imbattersi nella figura di Stephen King.
King è notoriamente un prolifico autore che deve la sua notorietà per moltissimi romanzi, i quali hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.
King non ha introdotto variazioni o grandi novità all'interno di questo genere, ma è riuscito ad offrire una sua particolare qualità che spesso manca nelle storie d'orrore: lo spessore psicologico dei personaggi che si muovono nella vicenda. L'autore riesce a dare vita ai suoi protagonisti; sono caratterizzati in maniera così sopraffina e realistica che potrebbero benissimo esistere.
Questo fattore non è da trascurare o da sottovalutare, e non a caso King è uno scrittore di successo.
L'autore del Maine delinea personalità praticamente perfette, ed attraverso queste riesce spesso a far passare anche interessanti approfondimenti su temi notoriamente difficili da trattare (per esempio: infanzia, violenza sui bambini, schizofrenia, sesso, morte).
Proprio sull'ultimo tema "Pet sematary" trova il suo cardine principale e riesce a proporre anche alcune idee molto interessanti.

L'incipit iniziale è molto semplice:
Louis Creed, un medico, si trasferisce nel Maine perché ha accettato un'offerta di lavoro in una scuola. Con lui ci sono la moglie Rachel, ed i figlioletti Ellie e Gage.
La casa non ha nessun tipo di infestazioni e/o maledizioni particolari, come si potrebbe erroneamente pensare. Conosceranno Jude Mitchell, un simpatico anziano che abita a cinquanta metri da loro e con cui instaureranno una solida e genuina amicizia.
Eppure in questo luogo c'è un elemento disturbante, c'è un qualcosa di inquietante che ambisce la morte dei vivi e che non tarderà a manifestarsi. Quando Victor Pascow (uno studente della scuola) morirà tragicamente per un incidente, Louis sarà costretto a confrontarsi con una realtà più grande di lui. E sarà Jude il portavoce di questo oscuro segreto: dietro la loro casa, ad un paio di chilometri di distanza, risiede un cimitero, "Pet sematary" viene chiamato, e gli abitanti del villaggio seppellivano i loro animali quando questi incontravano la morte.
Ma secondo una leggenda, un'indefinita e pericolosa entità (il Wendigo, mitica creatura dei nativi americani) ha donato al cimitero il potere di resuscitare i morti quando questi sono seppelliti nel luogo maledetto. Per Louis è molto difficile credere ad una leggenda di questo genere, ma molto presto dovrà ricredersi.

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