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venerdì 19 settembre 2014

Recensione SI ALZA IL VENTO

Recensione si alza il vento




Regia di Hayao Miyazaki con -

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 10,0)

"Perché realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto?"
Pasolini-allievo di Giotto, nell'ultimo episodio del "Decameron"

"Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere:
'Non tentare di volare troppo in alto', e mi sono chiesto
se non si potesse interpretarla in un modo diverso:
'Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide'
".
Stanley Kubrick

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venerdì 28 marzo 2014

Recensione MR. PEABODY E SHERMAN

Recensione mr. peabody e sherman




Regia di Rob Minkoff con -

Recensione a cura di JackR

"Ogni cane dovrebbe avere un bambino"

Mr. Peabody, cane geniale, premio Nobel, eminente diplomatico e scienziato di fama internazionale vive con suo figlio adottivo Sherman, per il quale ha costruito il Tornindietro, una Macchina del Tempo che consente ai due di visitare i momenti salienti della storia dell'umanità e viverli in prima persona. Durante il primo giorno di scuola, Sherman è vittima del bullismo di Penny, una compagna di classe gelosa dell'inevitabile bravura del bambino con la Storia. Penny accusa Sherman di essere un cane come suo padre, lo aggredisce fisicamente e Sherman la morde. L'assistente sociale minaccia quindi Mr. Peabody di togliergli la custodia di Sherman e, per rimediare, Peabody invita Penny e la sua famiglia a cena. Per far colpo su Penny, Sherman la fa salire sul Tornindietro, con conseguenze inaspettate...

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mercoledì 5 marzo 2014

Recensione THE LEGO MOVIE

Recensione the lego movie




Regia di Phil Lord, Christopher Miller con -

Recensione a cura di JackR

Quando Emmet, un comune, anonimo operaio LEGO, trova il misterioso "pezzo forte" nel cantiere dove lavora, viene scambiato per il "prescelto" e coinvolto nella lotta segreta tra Mastri Costruttori, paladini della creatività e Lord Business, che vuole raggiungere l'ordine definitivo incollando il mondo di mattoncini. Con l'aiuto di un manipolo di Mastri Costruttori indisciplinati, tra cui Batman e un astronauta LEGO anni Ottanta di nome Benny, Emmet dovrà trovare un modo per impedire la realizzazione del folle piano di Lord Business, e sprigionare tutta la creatività che ha dentro...

Non era facile avere fiducia in un progetto del genere. Un film ispirato a un brand commerciale nasce sotto la cattiva stella del richiamo pubblicitario e della sfacciata strategia di marketing. Gli esempi recenti e non, sono molteplici e tutti negativi. Inoltre, se il brand in questione è LEGO (per i non esperti: non sono "i" LEGO, non sono "le" LEGO e non si scrive "Lego"), risulta davvero arduo trasferire i punti di forza dell'esperienza ludica in un film: costruire con i mattoncini è un'esperienza creativa, sensoriale, libera, divertente - privarla della sua componente interattiva e "analogica" poteva essere deleterio e certamente era il grande problema che un progetto di questo genere poneva agli autori. Da qualche anno, il gruppo LEGO si è aperto al licensing (incorporando e rielaborando intelligentemente franchise come Star Wars e i supereroi Marvel e DC) e al multimedia, quindi un lungometraggio cinematografico non era esattamente un salto nel buio, sebbene un conto sia realizzare un corto con il logo Star Wars o DC, un conto esporsi in prima persona con una storia originale.

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mercoledì 22 gennaio 2014

Recensione FROZEN - IL REGNO DI GHIACCIO

Recensione frozen - il regno di ghiaccio




Regia di Chris Buck, Jennifer Lee con Serena Rossi, Serena Autieri, Enrico Brignano, Kristen Bell, Idina Menzel, Ciarán Hinds, Massimo Lopez

Recensione a cura di Jellybelly (voto: 4,5)

Signore e signori, buonasera! Anche quest'anno, come da tradizione, la Disney è lieta di offrirvi lo spettacolo di Natale per grandi e piccini! Riderete, piangerete e vi innamorerete con il nuovo, imperdibile classico "Frozen - Il regno di ghiaccio"! E per l'occasione avrete non una, ma ben due principesse da aggiungere alla vostra collezione di bamboline! Accorrete, mamme e papà, portate i vostri bimbi a godersi uno spettacolo che si preannuncia indimenticabile!

Questi sono - più o meno - i toni del battage pubblicitario che ha accompagnato l'uscita dell'ultimo classico Disney al cinema. Toni entusiastici che si ripetono ormai stancamente anno dopo anno. Solo che da ormai parecchio tempo (dai tempi di "Pocahontas", per lo più) a questi toni trionfalistici (ed al connaturato marketing selvaggio) non corrisponde la qualità che sarebbe lecito aspettarsi, salvo rarissime eccezioni. E dire che la Pixar aveva sparigliato le carte già da tempo, mostrando come il matrimonio tra qualità e successo al botteghino fosse non solo possibile, ma addirittura particolarmente fecondo. Ma andiamo per ordine.

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giovedì 16 gennaio 2014

Recensione CAPITAN HARLOCK

Recensione capitan harlock




Regia di Shinji Aramaki con Yû Aoi, Ayano Fukuda, Arata Furuta, Kiyoshi Kobayashi, Haruma Miura, Toshiyuki Morikawa, Shun Oguri

Recensione a cura di JackR

Gli esseri umani, dopo aver tentato di colonizzare lo spazio, hanno scatenato una guerra ("ComeHome") per il possesso del pianeta madre, ormai incapace di accogliere i miliardi di abitanti che desideravano farvi ritorno. L'accordo noto come "Gaia Sanction" ha posto fine alle ostilità decretando la Terra un posto sacro e inviolabile. All'esercito di Gaia si oppone fieramente da oltre un secolo Capitan Harlock, temuto pirata immortale, ricercato in tutto lo spazio. Yama si arruola sull'Arcadia, la nave fantasma di Capitan Harlock alimentata dalla misteriosa ed inesauribile Dark Matter, ma - proprio come Harlock - nasconde un terribile segreto...

Di Capitan Harlock esistono diverse versioni. La prassi, nel Leijiverse, è che ogni volta la storia venga raccontata in modo diverso, e che a rimanere costante sia ciò che i personaggi rappresentano. Questa versione tridimensionale riprende elementi dalle precedenti incarnazioni, citandole e omaggiandole con garbo, per raccontare una storia diversa - che però non convince del tutto. Ci sono due problemi di fondo: il primo, la tendenza dei lungometraggi giapponesi a perdere progressivamente di coerenza narrativa e privilegiare la ricerca della poetica al rispetto della logica interna, contravvenendo soprattutto alla prassi di non introdurre nuovi elementi nella trama nell'atto finale, che poi si allunga eccessivamente (vedi anche: Il castello errante di Howl, Kyashan, Akira, Steamboy...). Pretendere uno svelamento e una conclusione chiara significa non conoscere l'attitudine dell'animazione nipponica e - obiettivamente - è un problema non completamente imputabile al film, sebbene l'effetto di questo modus operandi sia un insieme di punti oscuri o elementi che risultano forzati e inesplicabili. Senza stilare un elenco, che sarebbe lunghissimo  e inopportuno, valga come esempio il fatto che il finale stesso sia basato con uno strano deus ex machina che lascia una sensazione di totale incompiutezza. D'altra parte, lo stesso Leiji Matsumoto è famoso per non aver mai curato molto l'aspetto della coerenza delle sue opere, privilegiando l'evocatività e la poetica.

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venerdì 27 settembre 2013

Recensione PORCO ROSSO

Recensione porco rosso




Regia di Hayao Miyazaki con -

Recensione a cura di G.S.Nikita

Sesto lungometraggio di Hayao Miyazaki, maestro indiscusso dell'animazione giapponese, "Porco Rosso" è una favola che non delude. Ambientato in Italia nel 1929, anno della grande depressione, il film ha come sfondo la crisi e il fascismo, senza che questi diventino mai il suo punto focale.

Protagonista è Marco Pagot, abile aviatore, rimasto vittima di un maleficio che lo ha condannato ad assumere le sembianze di un maiale antropomorfo. Ex eroe di guerra, ha lasciato l'aeronautica e adesso è ricercato dalla polizia segreta fascista. Sulla sua testa pende un mandato di cattura per non collaborazione antistatale e (tra l'altro) per il crimine d'essere un maiale di sfrontata indolenza. Continua però a volare sul suo idrovolante rosso, perché "un maiale che non vola è solo un maiale", dice. Si guadagna da vivere come cacciatore di taglie, ma non fa uccisioni.
Per sfuggire a Porco le varie bande di malfattori creano l'"Alleanza dei Pirati del Cielo" e assoldano un pilota americano, tale Donald Curtis, perché lo affronti. Quando i due si scontrano, l'idrocaccia vermiglio, già bisognoso di manutenzione, ha la peggio. Il nostro maiale si reca quindi a Milano dalla ditta Piccolo SPA per le riparazioni. Qui incontra Fio, giovane nipote del proprietario e ingegnere provetta. Sarà lei ad occuparsi dell'idrocaccia, e deciderà di seguire Porco nelle sue avventure sull'Adriatico.

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venerdì 30 agosto 2013

Recensione CATTIVISSIMO ME 2

Recensione cattivissimo me 2




Regia di Pierre Coffin, Chris Renaud con Al Pacino, Jason Segel, Steve Carell, Kristen Wiig, Max Giusti, Arisa, Neri Marcorè

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 7,5)

Ritorna Gru nel nuovo film d'animazione prodotto dalla Illumination Entertainment (casa di produzione anche del primo episodio).

Oggi il nostro protagonista è un uomo ben diverso da quello conosciuto nel primo film, non è più il super cattivo che tentò di rubare la luna. Ma bensì uno straordinario padre di famiglia che occupa le sue giornate ad organizzare feste e a prendersi cura delle sue tre bambine : Margo, Edith e Agnes.

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mercoledì 7 agosto 2013

Recensione TURBO

Recensione turbo




Regia di David Soren con Snoop Dogg, Paul Giamatti, Bill Hader, Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson, Michelle Rodriguez

Recensione a cura di JackR

La vita di Teo (Ryan Gosling), giovane lumaca col pallino delle auto da corsa, cambia radicalmente quando un curioso incidente realizza il suo più grande sogno: essere in grado di correre a velocità incredibile (più altri optional... automobilistici). Teo (o Turbo, come preferisce farsi chiamare) viene però cacciato insieme al fratello Chet (Paul Giamatti) dalla comunità in cui vive e si ritrova nel furgone di Tito (Micheal Pena), venditore di Tacos sempre a caccia di nuove idee per dare una svolta al business di famiglia. I poteri di Turbo accendono le speranze di Tito: la lumaca più veloce del mondo può essere il modo giusto per attirare clienti. Turbo, felice di aver trovato qualcuno che finalmente crede nelle sue potenzialità, ha un piano: vincere la 500 Miglia di Indianapolis. Iscrivere una lumaca alla corsa non si rivela però un'impresa facile...

Un giorno, probabilmente, l'approccio DreamWorks all'animazione CGI sarà studiato come un vero e proprio genere. A parte l'exploit iniziale di "Shrek", infatti, la formula consolidata che ha portato vagonate di soldi nelle casse dello studio si è basata sulla semplicità della narrazione, il casting, gli inside-joke e un target di riferimento dichiaratamente infantile. I risultati, dal punto di vista della qualità, non sono stati sempre all'altezza degli incassi, anzi: per ogni "Dragon Trainer" ci sono almeno uno "Shark Tale" e uno "Shrek Terzo". "Turbo", fortunatamente, ricade nel novero dei film riusciti.

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mercoledì 24 luglio 2013

Recensione RUGHE

Recensione rughe




Regia di Ignacio Ferreras con -

Recensione a cura di JackR

Emilio e Miguel sono compagni di stanza in una casa di riposo per anziani. Emilio, ex direttore di banca, è appena arrivato, portato dal figlio che non vuole più occuparsene, e Miguel, che invece non ha nessuno, si offre di fargli da cicerone, introducendolo alle varie attività dell'istituto e presentandogli gli altri ospiti. Miguel, pur avendo l'antipatica tendenza a sfruttare gli ospiti meno lucidi per sottrar loro del denaro, si rivela prezioso per Emilio quando i sintomi dell'Alzheimer iniziano a manifestarsi ed Emilio corre seriamente il rischio di finire al piano di sopra, dove ci sono gli ospiti che hanno bisogno di assistenza continua...

Film come "Rughe" ("Arrugas") dimostrano le potenzialità dell'animazione, sottolineando che gli unici limiti sono quelli imposti dalla fantasia degli autori, sempre più impigriti dalle meraviglie tecniche dell'era digitale. Paradossalmente, il genere che per eccellenza è associato ad un pubblico infantile si dimostra il più adatto a raccontare la storia di un anziano che scivola lentamente nell'incubo dell'Alzheimer. Il film di Ignacio Ferreras, che riprende lo stile ed il character design dell'omonima opera a fumetti di Paco Roca da cui è tratto, è costato due milioni di euro e non ha goduto di una distribuzione internazionale adeguata, confinato principalmente al circuito dei festival. Non deve aver aiutato lo stile essenziale, una veste estetica lontanissima dai canoni contemporanei della computer grafica, scarna e bidimensionale, probabilmente limitata anche dal budget. Tali limiti sono però immediatamente superati: è sufficiente la prima scena a rivelare che Ignacio Ferreras è in grado di usare tutti i vantaggi dell'animazione per raccontare la storia di Emilio. La transizione dall'ufficio della banca nella testa di Emilio alla realtà è sufficiente a catturare l'attenzione dello spettatore per non lasciarla più.

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giovedì 31 gennaio 2013

Recensione FRANKENWEENIE

Recensione frankenweenie




Regia di Tim Burton con -

Recensione a cura di JackR

Victor Frankenstein vive con i genitori e l'amatissimo cane Sparky nella placida cittadina di New Holland. Appassionato di scienze e cinema, ma introverso e poco socievole, viene incoraggiato dal padre a praticare il baseball. Durante una partita, Sparky insegue una palla battuta da Victor ed è investito da un'automobile. Dopo una dimostrazione dell'effetto dell'elettricità sul sistema nervoso animale durante una lezione di scienze, Victor, disperato per la perdita di Sparky, decide di provare a resuscitarlo mettendo in pratica tutte le sue conoscenze scientifiche. Sparky torna effettivamente in vita, ma ben presto le cose si complicano: i vicini iniziano a sospettare qualcosa mentre i compagni di classe di Victor scoprono il geniale esperimento su Sparky e decidono di replicarlo, per vincere il concorso di scienze scolastici. Gli effetti sono catastrofici...

Tim Burton e John Lasseter condividono una parte singolare del loro cammino artistico: entrambi sono stati licenziati in tronco dalla Disney a metà degli anni ottanta, per le loro idee innovative e poco allineate. Mentre la Disney tentava di uscire dall'empasse di quel periodo, le voci fuori dal coro venivano epurate. Oggi Lasseter, le cui "idee malsane" hanno portato alla nascita della Pixar, è rientrato con il ruolo di Chief Creative Officer. A Tim Burton, che pure sembra aver superato gli anni migliori, sono affidati progetti importantissimi: il sequel/remake di "Alice in Wonderland" del 2010, e il prossimo "Maleficent", prequel live-action con Angelina Jolie sulla strega de "La Bella Addormentata". La cosa singolare è che il licenziamento di Burton fu dovuto ad un cortometraggio (live-action) in bianco e nero girato nel 1984 su un bambino (Barret Oliver, visto nel ruolo di Bastian ne "La Storia Infinita") che rianimava il suo cane deceduto, una rivisitazione sui generis di Frankenstein intitolata "Frankenweenie", che alla Disney fu ritenuta non appropriata per i bambini e un imperdonabile sperpero di capitali aziendali. A trent'anni di distanza, "Frankenweenie" è il nuovo lungometraggio, stavolta animato in stop-motion e in 3D, che Tim Burton dirige proprio per la Disney.

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mercoledì 9 gennaio 2013

Recensione RALPH SPACCATUTTO

Recensione ralph spaccatutto




Regia di Rich Moore con -

Recensione a cura di JackR

Il lavoro di Ralph consiste nell'arrampicarsi sui palazzi provocando un gran numero di danni ed impedire che Felix Aggiustatutto riesca a raggiungerlo. Ralph è il cattivo di un classico arcade da sala giochi, "Felix Aggiustatutto", ultimo superstite insieme a "Pac-Man" degli arcade anni ottanta in una moderna sala giochi, insoddisfatto della propria condizione e desideroso di provare a se stesso ed agli altri personaggi di poter essere, almeno per una volta, l'eroe. Contro ogni regola del mondo dei videogiochi, Ralph abbandona il proprio gioco e va in cerca di gloria nello sparatutto in prima persona "Hero's Duty", innescando una serie di eventi che mettono a repentaglio tutti i personaggi e i giochi dell'arcade. Finito per caso nel mondo di "Sugar Rush" (un gioco di corse ambientato in un mondo fatto di dolci) Ralph conosce Vanelope, che vorrebbe correre ed avere anche lei la sua chance di essere protagonista. Il Re Candito, sovrano del mondo di "Sugar Rush", non ha alcuna intenzione di permetterle di gareggiare...

Accompagnato dall'incantevole cortometraggio "Paperman", "Ralph Spaccatutto" ("Wreck-It Ralph") continua la tradizione dell'animazione Disney, ma mai come questa volta un lungometraggio prodotto dagli studi di Burbank si allontana dal solco tracciato sin dal 1937 da Walt Disney con "Biancaneve e i Sette Nani". Pur essendo infatti un film decisamente riuscito sotto tutti i punti di vista, ciò che manca a "Ralph Spaccatutto" è l'essenza della magia Disney. L'ambientazione contemporanea, il tema tecnologico, l'uso della computer grafica e i riferimenti metacinematografici ne fanno infatti un film a metà tra Pixar e DreamWorks, che dalla prima eredita (oltre ad una innegabile analogia con il concept di "Toy Story") la volontà di narrare una storia autentica e la capacità di caratterizzare i personaggi principali, mentre dalla seconda la capacità di integrare nel film numerosi elementi della cultura popolare (in particolare, la cultura video ludica) ed un umorismo che ammicca più agli adulti che ai bambini.

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venerdì 16 novembre 2012

Recensione MANO NELLA MANO

Recensione mano nella mano




Regia di Valérie Donzelli con Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, Valérie Lemercier, Eric Lartigau, Philippe Laudenbach, Béatrice De Staël, Katia Lewkowicz, François Rollin

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 9,0)

Che talento incantevole ha la giovane regista francese Valérie Donzelli. Dopo il grande successo di critica (internazionale) e di pubblico (in Francia) del suo "La guerra è dichiarata" (2011), la giovane transalpina torna a fare centro con il suo terzo lungometraggio, "Main dans la main", in concorso al festival del cinema di Roma 2012, incentrato anch'esso su opportunità e contraccolpi dei meccanismi di incontro e rottura dei legami affettivi. Applauditissimo dal pubblico al festival, sentiamo che questa perla avrà molta gloria ben al di là della cornice festivaliera.
"Main dans la main" ha le carte in regola per essere riconosciuto come un capolavoro della cinematografia francese contemporanea. La sua veste formale è quella di una commedia, caratterizzata da un inequivocabile french touch, intrisa di freschezza deliziosa, che strizza l'occhio a Buster Keaton e a Jacques Tati prescindendo dalla malinconia di entrambi.
La pellicola ha un andamento rapido e brioso, che si avvale di frequenti cambi di ritmo e invenzioni. E la Donzelli ha una capacità di svariare nei toni che sa di maestria consumata.

La pellicola mette in scena due personaggi che, non appena si imbattono l'uno nell'altra, vengono presi da quella che sembra una misteriosa patologia per cui non riescono a staccarsi l'uno dall'altra. Questa improvvisa "relazione" ha, come effetto collaterale, quello di mettere in crisi l'esclusività, totalizzante, con la quale entrambi vivono la relazione con un particolare "partner": Joachim con la propria sorella, Hélène con un'amica molto intima.
Di colpo, Joachim ed Hélène, loro malgrado, e senza in verità attrazione fisica, non possono fare a meno di stare assieme, compiere gli stessi gesti, di volta in volta imponendo l'uno all'altra le proprie azioni e decisioni.
E' un'invenzione visiva ricca, sullo schermo, di potenzialità strepitose. Ma si tratta di un assunto rischiosissimo. Infatti – viene da chiedersi non appena il bizzarro fenomeno si verifica – come farà la regista a reggere il film su questa buffa trovata, che potrebbe non tardare molto a rivelarsi stucchevole? E invece ce la fa; non diventa stucchevole. Il film è in continua ed esilarante evoluzione; l'intelligenza dello sviluppo drammaturgico è scoppiettante. Si avvale, in alcuni punti, di un ricorso (immaginifico) a una voce narrante, a un primo livello per imprimere decisi cambi di ritmo e procedere in avanti nella storia, ma a un secondo livello ciò imprime al racconto un'ulteriore prospettiva, straniata e "terza" fra personaggi e spettatore. E' lì che tra l'altro, inevitabilmente, il pensiero va un po' anche a Truffaut.

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Recensione LAPUTA: CASTLE IN THE SKY

Recensione laputa: castle in the sky




Regia di Hayao Miyazaki con -

Recensione a cura di Fulvio Baldini aka peter-ray (voto: 8,0)

"Laputa - Il Castello nel Cielo" è il terzo film di animazione diretto da Hayao Miyazaki, ed è il primo ufficialmente lanciato dallo Studio Ghibli, fondato dallo stesso regista insieme a Isao Takahata ("Una tomba per le lucciole") e Yasuyoshi Tokuma. Tuttavia, ciò che ha permesso alla mente creativa del regista di fondare lo studio è il successo del suo film precedente "Nausicaä della Valle del Vento", tratto da un omonimo manga. Con ogni probabilità, "Laputa" è un'opera precedente in termini di concepimento; lo si può intuire sia dalla caratterizzazione dei personaggi, che per lo stile dei disegni del tutto simili ai protagonisti della serie anime TV del 1978 "Conan - Il ragazzo del futuro" dello stesso Miyazaki.

Sheeta è una giovane ragazza tenuta in ostaggio in un dirigibile dagli agenti segreti del governo. Improvvisamente, un gruppo di pirati dell'aria irrompe nell'aeronave. La giovane tenta di approfittarne per fuggire colpendo l'agente del governo con una bottiglia vuota.
Successivamente tenta di uscire dal finestrino del dirigibile, ma, inseguita da uno dei pirati intenzionato a catturarla, scivola e cade nel vuoto. Durante la caduta, dal ciondolo che indossa, scaturisce una misteriosa luce azzurra che, avvolgendola, la fa galleggiare nell'aria fino ad atterrare dolcemente tra le braccia del giovane Pazu, un ragazzo orfano che si stava recando al lavoro in miniera. Pazu, finito il turno, ancora incredulo ed emozionato per quanto accaduto, si prende premurosamente cura della ragazza priva di sensi, portandola nella sua umile capanna.
La mattina seguente, al risveglio, i due iniziano a socializzare trovando, fin da subito, una forte intesa. Sheeta, ancora stordita, sembra non ricordare granché del suo passato, ma Pazu intuisce che la stanno inseguendo a causa del ciondolo dal misterioso potere, pertanto, decide di aiutarla a fuggire, intraprendendo una lunga e appassionante avventura.

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