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lunedì 30 gennaio 2012

Recensione FANTASIE DI UNA TREDICENNE

Recensione fantasie di una tredicenne




Regia di Jaromil Jires con Jaroslava Schallerova, Helena Anyzova, Petr Kopriva, Jirì Prymek, Jan Klusàk

Recensione a cura di Compagneros

«Ho scritto questo libro per amore del mistero delle vecchie narrazioni, delle superstizioni e dei libri romantici scritti in caratteri gotici che mi balenarono un tempo davanti agli occhi senza permettermi di scoprire il loro contenuto. [...] Mi rivolgo a quanti, di tanto in tanto, si soffermano come me sul mistero di certi cortili, di certi sotterranei, di certi villini e sul mistero degli intrichi della mente intorno a ciò che è arcano. Se riuscirò, con questo mio libro, a evocare in loro quei sentimenti rari e preziosi che mi hanno costretto a scrivere un racconto che rasenta il ridicolo e la futilità, sarò soddisfatto.»
Viteszslav Nezval – Prefazione di Valerie a Tyden Divu

"Valerie a Tyden Divu", più noto come "Valerie and her Week of Wonders", in Italia è stato tradotto in: "Le Fantasie di una Tredicenne". Si tratta di un film del 1970 ed è il terzo lungometraggio del regista ceco Jaromil Jires, ispirato all'omonimo romanzo del connazionale Viteszslav Nezval (1900-1958). Sarebbe stato certamente più opportuno applicare la letterale traduzione adoperata per l'edizione italiana del libro di Nezval: "Valeria e la settimana delle meraviglie".
Jaromil Jires (1935-2001) è stato tra i maggiori esponenti della Nova vlna, la nouvelle vague cecoslovacca.
Si tratta di un film di matrice surrealista difficilmente catalogabile, è una sorta di fiaba nera (così definiva il suo romanzo Nezval) dalle tinte gotiche, caratterizzata da accese sfumature erotiche, il tutto accompagnato dalla gradevolissima colonna sonora di Lubos Fiser.

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giovedì 15 dicembre 2011

Recensione ROMA

Recensione roma




Regia di Federico Fellini con Fiona Florance, Peter Gonzales, Pia De Doses, Anna Magnani, Britta Barnes, Renato Giovannoli, Elisa Mainardi, Paola Natale, Alberto Sordi, Federico Fellini, Alvaro Vitali, Gore Vidal, Marcello Mastroianni

Recensione a cura di elio91 (voto: 8,5)

ROMA SECONDO FEDERICO

Quante volte Fellini ha ritratto Roma e in quante maniere diverse! Si potrebbe quasi accusarlo di smentirsi nelle varie visioni che ha dato della sua città d'adozione: Roma dei poveracci e delle puttane disilluse, rappresentate dalla gracile Cabiria che ne passa di tutti i colori ma che resiste stoica e sorride alla vita; Roma mondana dei paparazzi e della Dolce Vita, con la Ekberg che tenta Marcello invitandolo a raggiungerla nella Fontana di Trevi, con Cristo a fare un volo con l'elicottero su tutta la città; e infine Roma, nella sua totalità. Manco a dirlo, questa è la Roma secondo Fellini.
Vale la pena partire dalle varie locandine scelte per il film: su quasi tutte campeggia un donnone enorme, statuario, dalle forme esagerate e lo sguardo che guarda lontano, chissà dove. Una prostituta che rappresenta Roma, concetto forte ma che il regista ripete più e più volte nello stesso film. O ancora, in un'altra celebre locandina causa di molte controversie con i moti femministi, vi è una donna carponi con varie mammelle, come un ibrido della Lupa capitolina.
Comunque la si veda, non è un caso che per Fellini la rappresentazione della sua Roma sia una donna, madre e prostituta. Perché Roma è tutto, eterna contraddizione inspiegabile e spinta erotica della fantasia, affascinante proprio per questo suo respingerti pur se mai completamente, ma che non ti accoglie del tutto; città che non si può liquidare con semplicità. Fellini la può ritrarre senza essere distaccato e nelle sue mille contraddizioni e travestimenti perché l'ha conosciuta da estraneo, dopo essere scappato dalla provincia romagnola. Il suo è un trattato quasi antropologico filtrato da una furiosa fantasia d'artista, ritratto di una città mitica che diventa ancora più reale attraverso la messa in scena della palese finzione (concetto fondamentale per capire il Fellini post "Otto e mezzo").

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venerdì 15 ottobre 2010

Recensione IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA

Recensione il fascino discreto della borghesia




Regia di Luis Buñuel con Stéphane Audran, Michel Piccoli, Delphine Seyrig, Milena Vukotic, Bulle Ogier, Jean-Pierre Cassel, Paul Frankeur, Fernando Rey

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 10,0)

"Compiuto il lavoro di interpretazione, ci accorgiamo che il sogno è la realizzazione di un desiderio".
Sigmund Freud, "L'interpretazione dei sogni"

Sette personaggi sono al centro del film. Don Rafael (Fernando Rey, un'icona di Buñuel) è un ambasciatore dell'immaginaria repubblica di Miranda. Suoi amici sono Thévenot (Paul Frankeur) e il più giovane Sénéchal (Jean-Pierre Cassel); i tre sono complici in un giro di importazione di cocaina, perennemente intimoriti di essere scoperti e arrestati. Probabilmente inconsapevoli di questo traffico illecito, le mogli degli ultimi due, la signora Thévenot (un'austera Delphine Seyrig) e la signora Sénéchal (una gelida Stéphane Audran).
La signora Thévenot tradisce il marito con Don Rafael.
I signori Thévenot sono sempre accompagnati dalla giovane parente Florence (Bulle Ogier). In lei si ravvisano segni della generazione più giovane (e alienata) di questa alta borghesia: ha un debole per l'anticonformismo (ma in modo totalmente snob e vuoto di senso), ed è disinibita con l'alcool (senza reggerlo).
Alla compagnia si aggiunge un vescovo (Julien Bertheau), che chiede e ottiene di essere assunto come giardiniere dai Sénéchal; a lui, proprio in qualità di vescovo, non si può negare un posto a tavola.

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giovedì 9 settembre 2010

Recensione PINK FLAMINGOS

Recensione pink flamingos




Regia di John Waters con Mink Stole, Mary Vivian Pearce, David Lochary, Divine

Recensione a cura di pompiere (voto: 8,5)

La terra dei sogni è scomparsa: al posto di sfavillanti e brulicanti città dai territori bonificati, sosta una roulotte scassata e scialba che si compiace del suo giardino fatto di galline finte e di fenicotteri rosa in plastica, conficcati nello spoglio e arido terreno. E' la prima messa in scena allucinata di un film difforme, da ogni punto di vista, che diventerà celebre per l'estetica smodata e a suo modo leggendaria.

Speditamente bollato come volgare e solitaria icona degli emarginati gay, John Waters descrive bene i ghetti ma non è portato alla segregazione di se stesso, né a designazioni formali che sfocerebbero con la sclerotizzazione di un personaggio così dinamico, mobile, multiforme e decisamente pensante. Tanto da prestare la sua caustica voce a brevi introduzioni per alcune scene del film: un ammiccamento e una richiesta di partecipazione a chi sta assistendo allo spettacolo.

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venerdì 30 aprile 2010

Recensione TODO MODO

Recensione todo modo




Regia di Elio Petri con Gian Maria Volontè, Franco Citti, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 9,0)

"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati e quivi accusati di una quantità sterminata di reati... "
Pier Paolo Pasolini

E' il 28 agosto 1975 quando Pier Paolo Pasolini invocava un processo pubblico alla Democrazia Cristiana, appena qualche mese prima di essere barbaramente ucciso all'Idroscalo di Ostia in circostanze piuttosto controverse.
Sempre nello stesso anno la Democrazia Cristiana si trovava in grosse difficoltà dovute all'esito negativo prima delle elezioni politiche, che segnavano una fortissima avanzata del Partito Comunista, e dalla cocente bocciatura del referendum sul divorzio al quale alcuni grossi nomi, come quello di Fanfani, avevano investito molto per poi rimanere a bocca asciutta.

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venerdì 5 febbraio 2010

Recensione CADAVRES

Recensione cadavres




Regia di Erik Canuel con Patrick Huard, Julie LeBreton, Sylvie Boucher

Recensione a cura di Anna Maria Pelella (voto: 6,5)

Ray è in auto con sua madre mentre lei si toglie la vita con un colpo di pistola. Lui decide di abbandonarne il corpo nella palude lungo lo strada e poi telefona a sua sorella Angie. Lei accorre in casa di Ray e lo obbliga a recuperare il corpo della madre. Ma da quel momento in poi la situazione si complicherà molto velocemente.

Ray è un tipo strano. Ha un rapporto piuttosto conflittuale con sua madre. Quindi nessuna meraviglia se scarica il suo corpo, dopo che la donna ha dichiarato la sua intenzione e messo in atto il suo suicidio, lungo la strada che i due stavano percorrendo in auto. Ma sua sorella ha da ridire sul fatto che la genitrice non avrà una degna sepoltura e costringe Ray a recuperarne il corpo. Solo che quello che i due tirano su dalla palude appartiene invece a un brutto ceffo in posa rigida da motociclista. Ci piace pensare che sia caduto dalla moto e morto così.
Ma non conserveremo a lungo quell'idea. Intanto perché, mentre i due sono impegnati a seppellire il motociclista nella cantina di casa, due punk si presentano alla porta con un tappeto dentro cui sostengono di aver adagiato le spoglie terrene della mamma. In cambio chiedono il corpo del motociclista, che gli viene prontamente restituito. Poi arriva la polizia, proprio mentre i punk stanno recuperando dalle tasche del cadavere alcune bustine che contengono qualcosa che potrebbe interessare il poliziotto, il quale sta bussando alla porta alla ricerca di alcuni maialini. E inoltre il tappeto, portato appena in tempo giù in cantina per la cerimonia di inumazione, non custodisce le spoglie di mamma, ma quelle di una ragazza che Ray conosceva bene.
E via così...

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mercoledì 9 dicembre 2009

Recensione ANCHE GLI UCCELLI UCCIDONO

Recensione anche gli uccelli uccidono




Regia di Robert Altman con Bud Cort, Sally Kellerman, Shelley Duvall, Michael Murphy, René Auberjonois, Stacy Keach

Recensione a cura di A. Cavisi

Brewster, un ragazzo che vive ai margini in un rifugio antiatomico, sogna di riuscire a volare costruendosi delle ali artificiali; ad aiutarlo, una bionda misteriosa. Insieme, si faranno protagonisti di una serie di omicidi ai danni di persone che si frappongono alla realizzazione del loro obiettivo.
A sconquassare ulteriormente le cose arriveranno un detective molto scrupoloso e una ragazza che si innamorerà e farà innamorare Brewster.

Grande apologo sul tema della libertà dalle restrizioni sociali e dalla società americana, come sempre al centro delle critiche e dei dileggi del regista, "Anche gli uccelli uccidono" (orrendo titolo italiano di "Brewster McCloud"), è una particolarissima pellicola che attraverso la metafora del volo, inteso in senso letterario e traslato, ci restituisce uno spaccato storico-sociale davvero molto interessante. Come un moderno Icaro, infatti, il protagonista sogna di poter spiccare il volo e abbandonare il mondo nel quale vive, ma dal quale non si sente accettato, così come dimostra la sua stramba abitazione che lo tiene quasi perennemente nascosto dal resto del genere umano, fatta eccezione per una misteriosa ed inquietante femme fatale che sembra guidarlo e aiutarlo nei suoi strambi intenti.

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martedì 15 settembre 2009

Recensione NESSUNA FESTA PER LA MORTE DEL CANE DI SATANA!

Recensione nessuna festa per la morte del cane di satana!




Regia di Rainer Werner Fassbinder con Kurt Raab, Margit Carstensen, Helen Vita, Volker Spengler

Recensione a cura di pompiere (voto: 7,0)

Forse il film più watersiano di Fassbinder, sicuramente quello più clownesco, sopra le righe, orrido e putrido come nella migliore tradizione trash di John Waters.
I personaggi seguono i loro istinti animaleschi nel loro rapportarsi con gli altri e nel modo di accoppiarsi sessualmente, senza regole precise ne' diritti di 'precedenza'. Tra escrementi (solo evocati e non mostrati), mosche morte donate come fossero dei regali preziosi, uova sputate in faccia, rifiuti in bella vista, sesso disordinato e anticonvenzionale, urla continue e membri in erezione, trionfano le ingiurie gratuite e un po' di cattivo gusto.

Il periodo durante il quale viene realizzato "Nessuna festa per la morte del cane di Satana" è, per molti versi, un momento di ricerca stilistica, compreso com'è tra i melodrammi e le storie di donne dell'ultima fase. Fassbinder si fa' più insolito rispetto ai suoi standard.

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venerdì 13 giugno 2008

Recensione ANCHE I NANI HANNO COMINCIATO DA PICCOLI

Recensione anche i nani hanno cominciato da piccoli




Regia di Werner Herzog con Hertel Minkner, Erna Gschwendtner, Gerhard Maerz, Gerd Gickel, Helmut Döring

Recensione a cura di amterme63 (voto: 8,5)

"Siamo stufi di lottare contro la bestia che è dentro di noi".

In uno dei periodi più "ottimistici" della storia dell'umanità, all'inizio del Secolo dei Lumi (il '700), uscì una delle opere letterarie più aspre e critiche nei confronti dell'Umanità mai scritte: "I viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift.
Usando una veste comico-satirica e lo sfasamento dei punti di vista (la società vista dal punto di vista dei nani o dei giganti), Swift riusciva a fare vedere la natura umana con occhi disincantati, rivelandola come profondamente irrazionale e quasi animalesca.

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giovedì 15 maggio 2008

Recensione FASTER PUSSYCAT, KILL! KILL!

Recensione faster pussycat, kill! kill!




Regia di Russ Meyer con Stuart Lancaster, Susan Bernard, Lori Williams, Haji, Tura Satana

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,5)

Il cinema indipendente americano non può non includere un cineasta, a suo modo particolare, come Russ Meyer.
La sua passione per il cinema si manifestò fin da giovanissimo, quando vinse un premio per giovani registi dilettanti; successivamente, durante la Seconda Guerra mondiale, fu aggregato in Europa al seguito del Generale Patton, realizzando filmati durante la sua avanzata verso la Germania nazista: materiale molto interessante, visto che fu usato come riprese di repertorio anche nella omonima pellicola di Franklin J. Schaeffner "Patton, generale d'acciaio".
Dopo la guerra si indirizzò verso produzioni commerciali, perlopiù filmati industriali, che affinarono la sua tecnica documentarista e che furono per Meyer un'ottima palestra di lavoro per un genere che lo stesso regista apprezzava.
Il primo approccio verso i "nudies" (film a carattere erotico) avvenne nei primi anni '50 con fotografie di pin-up in pose molto osè ed i primi cortometraggi, con protagoniste avvenenti spogliarelliste.
L'esperienza non fu tra le più felici, anche se redditizia: il regista si discostava nettamente dalla filosofia di questo tipo di film. Si trattava sopratutto di pellicole molto banali con storielle sempliciotte, utili soltanto a stuzzicare l'appettito dell'americano medio benpensante, senza che quest'ultimo si scandalizzasse eccessivamente per ciò che aveva visto. Meyer invece premeva per un approccio molto scanzonato e divertente, ma inserendo al contempo, spingendo molto sul grottesco e sulle fantasie morbose, anche una certa dose di violenza.
Ovvio che tali pellicole erano ritenute troppo oltraggiose per i produttori del tempo, intimoriti da prodotti potenzialmente invendibili, così Russ Meyer si dedicò alla sua carriera di fotografo dove si fece un nome molto importante fino ad essere nientemeno che il fotografo dei paginoni centrali di Playboy, la rivista di Hugh Hefner.
Dopo il suo debutto cinematografico vero e proprio nel 1959 con "The immoral Mr. Tease", si entra nel periodo migliore della carriera del regista americano, con una serie di film girati in bianco e nero.
"Lorna" fu il primo di questa serie, continuando con "Mudhoney", "Motorpsycho" e appunto "Faster, Pussycat! Kill! Kill!".

Tre provocanti ballerine, Varla, Rosie e Billie, scorrazzano sulle deserte strade americane con le loro automobili sportive. Un ragazzo, con la sua fidanzata, si ferma vicino alle loro auto e le sfida per una corsa. Sconfitto in maniera scorretta da Varla, il ragazzo prova a difendere la sua donna aggredita dal trio. Lottando con lei il giovane non ha speranza ed è ucciso; Linda invece, la fidanzata, viene rapita dalle tre.
Ad una stazione di benzina le ragazze si accorgono di un vecchio paralitico e del suo grande figlio scemo, entrambi molto ricchi; con una scusa riescono ad entrare nella loro fattoria, ma il carattere difficile dell'anziano, armato di fucile, le mette in guardia. L'uomo intuisce che la giovane è loro vittima e nonostante non ci sia fiducia, decide ugualmente di invitarle tutte a pranzo, con il secondo scopo di poter dare la ragazza proprio al grande figlio scemo. Poco dopo Linda riesce a fuggire, e nel deserto incontra un uomo al quale racconta la verità. Questo la riporta alla fattoria perché l'uomo è Kirk, il secondo figlio dell'anziano paralitico.
La giovane sequestrata riesce però a fuggire nuovamente, inseguita dal vecchio, dai suoi figli e da Varla.
Dopo diverse peripezie, la povera Linda riuscirà però ad avere la meglio sui propri aguzzini ed a fuggire via.

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lunedì 19 giugno 2006

Recensione E LA NAVE VA

Recensione e la nave va




Regia di Federico Fellini con Freddie Jones, Barbara Jefford, Peter Cellier, Norma West

Recensione a cura di Giordano Biagio

Il film è del 1983. Narra le vicende di un gruppo di artisti, prevalentemente dedicati al canto lirico e alla musica, che si ritrovano in un viaggio per mare. Lo scopo della crociera è di compiere la cerimonia funebre di una famosa cantante lirica. Durante il viaggio la cantante defunta rimane protagonista incontrastata nei discorsi dei personaggi del piroscafo.
Coloro che l'hanno conosciuta, amata e frequentata, provano a definirne alcune particolarità. Parlando di lei tradiscono anche aspetti delle proprie personalità che appaiono sensibili ai problemi umani ma animate anche da forti passioni professionali e desideri inconfessabili.

Fellini costruisce aspetti filmici di queste personalità portandole su un piano dal tono brillante e giocando sui processi di identificazione che una figura di genio come la defunta cantante poteva attivare. Sullo schermo immaginifico della nobile cantante lirica scomparsa i personaggi della nave tracciano pensieri, riflessioni, ricordi ricchi di enigmi e curiosità biografiche che daranno alla narrazione un andamento a tratti grave ma spesso anche gioioso e sorprendente.
Quando la nave Gloria N. arriva nei pressi dell'isola Greca di Erimo le ceneri della cantante scomparsa, Edmea Tetua, vengono posate su un cuscino, sistemato con cura sul bordo delle ringhiera del ponte, lasciando che il vento a lei familiare potesse disperdere gli ultimi segni tangibili della sua esistenza. Erimo era il luogo nativo della famosa cantante lirica.

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venerdì 31 marzo 2006

Recensione IL DOTTOR STRANAMORE

Recensione il dottor stranamore




Regia di Stanley Kubrick con Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn

Recensione a cura di Antonio Cocco

"Il dottor Stranamore": ovvero come il mondo imparò a "preoccuparsi" e ad amare Kubrick.
Solo un giovane regista spregiudicato, ma dotato di genio immenso, poteva realizzare una commedia nera sulla distruzione della terra, proprio mentre il pianeta rischiava davvero di saltare in aria sotto la minaccia atomica... ovvero in piena guerra fredda.
La pellicola è un inno alla pace e una critica feroce alla follia e all'incompetenza dei politici, resa a mo' di satira pungente che smaschera la sufficienza e l'arroganza dei governanti americani e russi, richiamando quegli scenari catastrofici a cui siamo andati vicini quando la guerra fredda sembrava preludere alla terza guerra mondiale.
La sceneggiatura è studiata nei dettagli e rende la trama coinvolgente fino all'ultimo, tenendo lo spettatore con il fiato sospeso.

Jack Ripper, paranoico generale anticomunista, prende una decisione estrema: ordina alla sua flotta aerea di sganciare le bombe atomiche sul territorio russo, in modo da risolvere la situazione d'empasse a favore degli USA.
Il presidente degli Stati Uniti, all'oscuro dell'insano gesto del suo generale, tenta con gran difficoltà di annullare l'ordine, giacché il generale Ripper, pur di non rivelare il codice segreto che revocherebbe il suo comando, si toglie la vita.
E' assolutamente necessario impedire un attacco atomico, poiché questo innescherebbe il tanto temuto ordigno russo chiamato "fine del mondo", che si attiverebbe automaticamente in caso di bombardamento americano distruggendo gran parte del pianeta.
Gli aerei sono tutti richiamati, tranne uno, che riesce ad evitare i missili russi che cercano di abbatterlo e porta a compimento la sua missione.

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