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giovedì 25 luglio 2013

Recensione WOLVERINE: L'IMMORTALE

Recensione wolverine: l'immortale




Regia di James Mangold con Hugh Jackman, Brian Tee, Hiroyuki Sanada, Hal Yamanouchi, Will Yun Lee, Rila Fukushima, Tao Okamoto

Recensione a cura di JackR

In seguito alla tragica morte di Jean Grey (Famke Janssen), Logan (Hugh Jackman) ha abbandonato l'identità di Wolverine e vive isolato dal mondo, tormentato dagli incubi e dal rimorso. Yashida (Hal Yamanouchi), un ex ufficiale giapponese ormai in punto di morte, che Logan aveva salvato dal disastro nucleare di Nagasaki, invita Logan a Tokyo per un estremo saluto. Giunto al capezzale del vecchio amico, Logan scopre che Yashida vuole anche ripagare il suo debito: le tecnologie messe a punto dalle sue industrie possono privare Wolverine del fattore rigenerante e regalargli una vita normale, la vecchiaia e la morte. Logan rifiuta e nella notte Yashida muore. Al funerale la Yakuza tenta di rapire Mariko (Tao Okamoto), la giovane nipote di Yashida. L'intervento di Wolverine è risolutivo, ma le ferite riportate non guariscono più come prima...

I continui riferimenti agli eventi di "The Last Stand", la presenza di Jean Grey e la collocazione temporale delle vicende fanno di "Wolverine - L'immortale" il sequel diretto del film di Brett Ratner, proprio come "Iron Man 3" è a tutti gli effetti più il sequel di "Avengers" che quello di "Iron Man 2". E' un concetto che può destare qualche perplessità se non si ha confidenza con le logiche dei fumetti Marvel, ma è fondamentale per giudicare obiettivamente il film. La lunga scena contenuta nei titoli di coda consolida tale tesi: a tutti gli effetti, essa è un teaser trailer per il capitolo successivo, ovvero "Days of Future Past", il film del 2014 che farà convergere le timeline dei primi tre X-Men e di "X-Men: L'Inizio" (alla faccia delle palesi incongruenze tra le due).

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lunedì 11 marzo 2013

Recensione IL GRANDE E POTENTE OZ

Recensione il grande e potente oz




Regia di Sam Raimi con Mila Kunis, James Franco, Rachel Weisz, Michelle Williams, Abigail Spencer, Joey King, Zach Braff, Martin Klebba, Ted Raimi, Bill Cobbs, Tony Cox, Tim Holmes, Toni Wynne, Dennis Kleinsmith, Ron Causey, Steve Forbes, Wayne Brinston, Phillip Huber

Recensione a cura di JackR

Oscar Diggs (James Franco), illusionista di un circo ambulante, sogna di lasciare il grigiore del Kansas e diventare un grande uomo, ma si accontenta di adescare giovani donne ingenue e allestire spettacoli di magia. Costretto a scappare dalle ire del forzuto del circo, Oscar viene trascinato da un ciclone ad Oz, dove la strega Theodora (Mila Kunis) lo accoglie come il Mago che, secondo la profezia, sarebbe arrivato da lontano per reclamare il trono del regno. Oscar, affascinato dalla bella strega e dalla promessa del tesoro reale, decide di stare al gioco, seduce Theodora e le promette di farla regina.
Giunto alla città di Smeraldo, Oscar incontra Evanora, reggente al trono di Oz e sorella di Theodora, che lo informa che esiste una prova da superare: rubare e distruggere la bacchetta della Strega Cattiva, bandita dalla Città di Smeraldo per aver ucciso il vecchio re. Pur riluttante, Oscar acconsente e - giunto in presenza della strega - scopre che Evanora non ha detto tutta la verità e che le cose ad Oz non sono come sembrano. Nel frattempo Theodora, accecata dal dolore per l'inganno di Oscar prende una terribile decisione…

Nel 1939 la Warner Bros. adatta il libro di L. Frank Baum "The Wonderful Wizard of Oz" in un musical destinato a diventare leggendario: "The Wizard of Oz", con Judy Garland, è uno dei capolavori immortali del cinema e in America, dove è divenuto parte integrante della cultura popolare, al pari di Elvis Presley e "Star Wars", la sua eredità si manifesta in continui revival - su tutti, il musical "Wicked" - una produzione sconfinata di gadget a tema, citazioni e omaggi in diverse altre opere (l'ultima, in "", quando Capitan America afferma di aver colto la citazione sulle Scimmie Volanti).
L'adattamento della Warner presenta sostanziali modifiche alla storia e ai personaggi e l'iconografia del film è diventata, nella cultura popolare, quella definitiva, sostituendo quella originale di Baum come accaduto forse solo nel caso di "Biancaneve" di Walt Disney.

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mercoledì 18 luglio 2012

Recensione BIANCANEVE E IL CACCIATORE

Recensione biancaneve e il cacciatore




Regia di Rupert Sanders con Kristen Stewart, Chris Hemsworth, Charlize Theron, Ian McShane, Sam Claflin, Toby Jones, Nick Frost, Ray Winstone, Bob Hoskins, Eddie Marsan, Lily Cole, Vincent Regan, Dave Legeno

Recensione a cura di JackR

La malvagia Regina Ravennah (Charlize Theron) deve uccidere giovani donne per mantenere intatta la sua bellezza, mentre la legittima erede al trono Biancaneve (Kristen Stewart) è rinchiusa nella torre più alta del castello. Ravennah scopre che l'unico modo per rimanere giovane per sempre è uccidere proprio Biancaneve, che nasconde il potere di spezzare l'incantesimo che la mantiene giovane. Biancaneve riesce però a scappare e Ravennah ingaggia un riluttante Cacciatore (Chris Hemsworth) per inseguirla nella foresta incantata, dove i suoi poteri non hanno effetto. Il Cacciatore decide però di allearsi con Biancaneve e detronizzare Ravennah. Ai due si aggiungono otto nani fuorilegge e quel che resta dell'esercito fuggito dal castello quando Ravennah prese il potere uccidendo il Re, padre di Biancaneve. Tra i pochi rimasti fedeli al Re c'è anche William (Sam Claflin), infallibile arciere ed amico di infanzia di Biancaneve, fino a quel momento ignaro del fatto che Biancaneve fosse ancora viva. La battaglia finale è alle porte, ma la Regina uccide Biancaneve con una mela avvelenata... Basterà un bacio per svegliarla in tempo per guidare l'esercito contro Ravennah?

Gli archetipi mitici hanno la forza di rinnovarsi per riproporsi in epoche e culture diverse. Se "Biancaneve e i Sette Nani" di Walt Disney (1937) è e resta la versione "ufficiale" del ventesimo secolo, c'è ancora tempo per assegnare lo scettro del ventunesimo. Solo quest'anno, in un vero e proprio clima di revival (o assenza di originalità che dir si voglia), ben tre adattamenti della fiaba dei Fratelli Grimm sono comparsi proponendo altrettante varianti moderne della figura di Biancaneve: dopo la serie "Once Upon a Time" e la variazione "soap" del "Mirror Mirror" di Tarsem Singh, è la volta di "Biancaneve e il Cacciatore" di Rupert Sanders, che rielabora la vicenda in salsa teen/fantasy. Tratto comune a tutte e tre le iterazioni del personaggio, il non essere più una indifesa innocente alla mercé della Regina Cattiva, bensì una figura risoluta ed indipendente, in grado di combattere - anche fisicamente - per ciò in cui crede. Un modello di donna certamente più adatto a risuonare nell'animo del pubblico femminile contemporaneo. Anni di femminismo e battaglie sociali non lasciano impermeabili neppure i luoghi comuni delle fiabe, ed è giusto così.

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lunedì 25 giugno 2012

Recensione X-MEN: CONFLITTO FINALE

Recensione x-men: conflitto finale




Regia di Brett Ratner con Patrick Stewart, Hugh Jackman, Halle Berry, Famke Janssen, Ian McKellen, Rebecca Romijn-Stamos, Kelsey Grammer

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 7,5)

"X-Men: conflitto finale" è il terzo capitolo di una saga iniziata nel 2000 dal regista Bryan Singer che in questo terzo capitolo lascia il posto a Brett Ratner (regista della trilogia di "Rush Hour") per poter dirigere il kolossal "Superman returns". Nessun rimpianto, considerando che l'ottimo lavoro di Ratner fa balzare questo terzo capitolo di X-Men al primo posto per qualità e bellezza.

La razza mutante ormai non è più un segreto per l'uomo, la si conosce e la si teme. Quindi la ditta farmaceutica Worthington Labs, comandata da Warren Worthington II, crea una "cura": un potente siero in grado di arrestare il gene dei mutanti facendoli tornare (o diventare) "normali". Worthington è spinto da un forte interesse personale visto che suo figlio Warren Worthington III è un mutante. L'introduzione della cura come medicina scatenerà la furia dell'Alleanza guidata dal rancoroso Magneto che giura per l'ennesima volta vendetta contro il genere umano. A limitare i danni ci penseranno gli X-Men capitanati dal professor Xavier.

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venerdì 4 maggio 2012

Recensione BATMAN - IL RITORNO

Recensione batman - il ritorno




Regia di Tim Burton con Danny DeVito, Michael Keaton, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 8,5)

Per Tim Burton, dopo il successo di "Batman", realizzare un seguito fu una cosa altamente scontata. Ma nella prevedibilità, il mitico regista statunitense riesce a regalare un ottimo sequel sorprendendo tutti.

Perchè Burton sorprende con questo seguito? Beh, si vedrà dopo, iniziamo col dire che così come iniziò il primo, inizia questo secondo. Marchio della Warner Bros e theme di Danny Elfman in una versione alternativa che ci accompagnerà per tutto il prologo.

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giovedì 12 aprile 2012

Recensione BATMAN

Recensione batman




Regia di Tim Burton con Jack Nicholson, Michael Keaton, Kim Basinger, Jack Palance, Robert Wuhl

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 10,0)

Per la trasposizione cinematografica del personaggio più dark della storia del fumetto, ci voleva il regista più dark del cinema, Tim Burton.

Il film di Burton ha un inizio dal sapore epico che da il via alla pellicola in maniera accattivante grazie alla bellissima theme di Danny Elfman, il tutto trova la sua massima espressione nei fotogrammi finali dei titoli di apertura del film, dove abbiamo lo stemma di Batman che invade tutto lo schermo e la musica di Elfman che sfocia nella sua cadenza finale.

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venerdì 2 dicembre 2011

Recensione SUPERMAN

Recensione superman




Regia di Richard Donner con Marlon Brando, Gene Hackman, Christopher Reeve, Ned Beatty, Jackie Cooper, Glenn Ford, Trevor Howard, Margot Kidder

Recensione a cura di antoniuccio (voto: 10,0)

Ideato sul finire degli anni '30 da due studenti nordamericani (uno statunitense e l'altro canadese), già sulle pagine dei fumetti della DC Comics, Superman incarnava un misto perfetto di ideali, forza e mistero, che in brevissimo tempo fece breccia nel cuore degli americani.
Produrre, scrivere e dirigere il film su un personaggio intoccabile, costituiva una vera sfida. Il precedente creato dalla serie televisiva, resa celeberrima dall'attore George Reeves che rappresentò per i giovani dell'epoca un vero e proprio idolo, costituiva un muro insormontabile. Il rischio di un flop di quelli che rovinano per sempre una casa cinematografica era reale e per molto tempo il progetto attese in un cassetto.

Come più volte accade, per demolire antiche paure, a volte, occorre un outsider: per Superman ve ne furono due, provenienti – per l'epoca – davvero da un altro mondo; Aleksander e Ilya Salkind erano padre e figlio russi (sebbene Ilya fosse nato nel Messico), e non possedevano tutto questo timore reverenziale verso il personaggio. Si rivolsero a Richard Donner, il quale, con carta bianca, diede un taglio personalissimo alla storia da trasferire sul grande schermo.

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martedì 10 agosto 2010

Recensione HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE

Recensione harry potter e la pietra filosofale




Regia di Chris Columbus con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Maggie Smith, Richard Harris, Alan Rickman, Ian Hart, Tom Felton

Recensione a cura di julian (voto: 7,5)

Milioni di persone in tutto il mondo staranno ancora ringraziando quel fatidico giorno del 1990, quando una giovane venticinquenne di Bristol prese un treno Manchester-Londra dopo un fallimentare tentativo di cercar casa nel paese del fidanzato.
E' durante quel viaggio infatti, interrotto bruscamente da un guasto al motore, che, nel bel mezzo della campagna inglese, è nato improvvisamente Harry Potter così come lo conosciamo oggi: un timido occhialuto maghetto orfano, solo al mondo.
Tutta la genesi del fenomeno Harry Potter è una storia troppo lunga da raccontare, ci basti solo sapere com'è andata a finire: le avventure del maghetto, scartate da ben tre case editrici, sono diventate un best seller mondiale e la squattrinata Joanne Kathleen Rowling (la ragazza di cui sopra), costretta a "scroccare" cappuccini al cognato per poter scrivere in pace, è diventata più ricca della regina d'Inghilterra.

L'altra storia, quella del film, comincia sette anni più tardi, quando la Warner Bros decide di investire la risibile cifra di un milione di dollari (considerando come andrà a finire) per acquistare i diritti del romanzo.
Quando la fama di Harry inizia ad aumentare, il progetto pian piano prende corpo; vengono fuori subito nomi grossi: l'onnipresente Spielberg non ci pensa su due volte, anzi comincia già a fantasticare, a organizzare, a farsi venire idee. La prima è quella dell'attore protagonista, che secondo i suoi programmi doveva essere Haley Joel Osment, il bimbo prodigio che avrà gloria per Il "Il sesto senso" e "A.I. - Intelligenza artificiale". Naturalmente però le decisioni non spettano affatto a lui.
Quando i produttori riferiscono a Joanne, convinti che il suo consenso sia solo una formalità, ecco che la madre del maghetto fa valere la sua autorità, alla faccia delle regole e dei trucchi di marketing: no! Joanne vuole che il cast sia composto da tutti inglesi, uno sceneggiatore inglese che sottostia alla sua volontà e ambientazioni inglesi.
Riavutisi dal colpo, i produttori riescono comunque a fare un grande acquisto: Chris Columbus, di fatto unico componente della troupe non nato nello United Kingdom; in effetti nella clausola di J.K. non si faceva menzione di regista inglese. Con un inghippo bello e buono si riesce dunque a trovare un timoniere esperto per il film, uno che ci sa fare coi bambini, sia direttamente sul set coi baby attori, sia indirettamente al cinema con i giovani ed esigenti spettatori, forte delle esperienze con "Mrs. Doubtifire" e "Mamma ho perso l'aereo".
Il lavoro sporco tocca invece a Steve Kloves, incaricato di scrivere la sceneggiatura, sempre con la vigile guida dell'autrice.

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mercoledì 17 febbraio 2010

Recensione EDWARD MANI DI FORBICE

Recensione edward mani di forbice




Regia di Tim Burton con Johnny Depp, Winona Ryder, Dianne Wiest, Anthony Michael Hall, Vincent Price

Recensione a cura di pompiere (voto: 9,0)

Un anziano inventore (Vincent Price) dà vita a un ragazzo chiamato Edward (Johnny Depp) ma muore prima di finirlo, lasciandogli delle forbici al posto delle mani.
Rimasto incompiuto, il giovane riceverà la visita di Peg (Dianne Wiest), una rappresentante Avon, che si recherà al maniero dove vive e deciderà di invitarlo a casa sua, situata nel sobborgo confinante, per salvarlo dalla solitudine.
Ben presto le vicine curiose cercheranno di conoscere meglio il "Frankenstein" di turno che intanto si invaghirà, a suo modo, di Kim (Winona Ryder), la figlia di Peg.

I titoli di testa si presentano ai nostri occhi mostrando un incipit colorato e vertiginoso alla maniera di alcuni temi cari al Saul Bass hitchcockiano. La scenografia definisce da subito, in modo molto concreto, l'impalcatura narrativa attraverso meditati componenti architettonici: il castello gotico riflette l'indole intricata, disordinata e asociale di Edward, mentre le case del ridente villaggio, colorate in varie tonalità pastello coi loro giardini perfettamente spianati e innaffiati, provano l'uniformazione sociale dei loro abitanti e la loro simulata indipendenza.
Quelli di "Edward mani di forbice" sono giardini messi in rilievo da motivi e valenze già conosciute in "Velluto blu" di Lynch: all'apparenza ideali per essere sfruttati dai bambini come parco giochi o perfetti come luogo tranquillo di rigenerazione, anche il verde burtoniano è simbolo di un'America (preferibilmente provinciale) ingannevole che nasconde in profondità realtà spaventose, tormentate e violente.
La denuncia è rivolta all'assillo tutto stelle e strisce votato alla ricerca dello stile di vita perfetto, vagamente condizionato da modelli televisivi. Un'ideologia che tende a mantenere fuori dai giochi anche gli storici "nemici" di colore (l'unico cittadino di pelle nera è un poliziotto che simpatizza subito con Edward, comprendendo la sua condizione) e della quale si percepisce l'indubbia decadenza, se non l'immutabile distanza.

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venerdì 22 gennaio 2010

Recensione IL CORVO

Recensione il corvo




Regia di Alex Proyas con Brandon Lee, Michael Wincott, Ernie Hudson, Rochelle Davis

Recensione a cura di Zero00 (voto: 8,0)

Era il febbraio del 1989 quando la Caliber Press editrice1 pubblicò il primo numero di una nuova serie a fumetti americana dal titolo "The Crow" ("Il Corvo"), destinata fin da subito a scatenare l'interesse dei maggiori appassionati di fumetto alternativo e non della nazione.
L'autore dell'opera, James O'Barr, aveva disegnato le prime tavole del suo capolavoro nel 1981, durante uno stanziamento a Berlino con il corpo dei Marines, di cui faceva parte.
"The Crow" fu la risposta del fumettista alla difficile situazione personale che stava vivendo in quegli anni e che lo aveva proiettato in uno stato mentale fatto di depressione e frustrazioni.
Poco prima dell'uscita dell'ultimo capitolo, però, la Caliber fu costretta a sospendere la pubblicazione della miniserie per problemi finanziari.
Fu la casa editrice Tundra, di Kevin Eastman (l'autore di "Teenage Mutant Ninja Turtles"), a rieditare l'opera nel '91, questa volta completa di "Morte", l'ultimo tassello rimasto inedito2.
Negli anni seguenti "Il Corvo", fu rimaneggiato, rieditato e completato da nuove tavole a colori e in bianco e nero.

"Grigio e disperato, forte come l'acciaio ma fragile dentro, il corvo ride sotto un lampione, il sorriso spettrale di chi è vissuto e morto e vive ancora..."

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martedì 10 novembre 2009

Recensione SUPERMAN II

Recensione superman ii




Regia di Richard Lester con Gene Hackman, Christopher Reeve, Ned Beatty, Jackie Cooper, Sarah Douglas, Margot Kidder, Jack O'Halloran, Valerie Perrine, Susannah York, Marc McClure

Recensione a cura di antoniuccio (voto: 8,0)

"Superman II" costituisce un tutto unitario con il "Superman – the movie" diretto da Richard Donner, il quale aveva dato una precisa impronta alla storia iniziata con i fumetti delle avventure di Nembo Kid.
E' attraverso la visione di Donner, infatti, che la storia cinematografica iniziata con un canuto ma sempre affascinante Marlon Brando (Jor-El) che propone le accuse contro il ribelle Terence Stamp (Generale Zod) e che termina con la loro cacciata dalla Terra, può avere ampiamente seguito.

Superman è la quintessenza del sogno americano, rappresenta in carne ed ossa il concetto che ogni cosa sia possibile, perfino che un uomo possa volare. Non a caso, il costume dell'uomo di acciaio è blu e rosso come i colori della Stars and Stripes, l'amata bandiera degli States, e il robusto giovanotto che lo indossa rappresenta il prototipo di figlio che ogni famiglia desidera.
Con Superman l'America si fabbrica il mito che millenni di storia inesistente non le hanno permesso di creare: in una terra priva dei Cavalieri della Tavola Rotonda occorreva quantomeno superare il gap in termini di stupore, unicità e meraviglia.
Come ogni cavaliere senza macchia e senza paura, l'uomo di Krypton nutre e dà vita a ideali di purezza, onestà, saggezza, lealtà, sacrificio, altruismo: doti che non hanno alcunché di umano e che al crepuscolo del millennio possono riunirsi solo in un essere proveniente da un altro mondo.

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mercoledì 18 febbraio 2009

Recensione RITORNO AL FUTURO PARTE III

Recensione ritorno al futuro parte iii




Regia di Robert Zemeckis con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Mary Steenburgen, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Elisabeth Shue

Recensione a cura di JackR

"Ritorno al futuro parte III"comincia esattamente dove la parte II finisce: Marty è intrappolato nel 1955 dopo che Doc è stato colpito da un fulmine nella Delorean ed è stato trasportato nel 1885. Solo il Doc del 1955 può aiutare Marty a tornare nel presente.
Al cimitero di Hill Valley, nei pressi del quale è sepolta la Delorean lasciata dal Doc del 1885 per Marty, Marty e Doc scoprono che Doc, nel 1885, è stato ucciso da "cane pazzo" Tannen, uno dei più spietati e pericolosi criminali della zona, antenato di Biff, pochi giorni dopo aver scritto la lettera per Marty. Invece di tornare al presente, dunque, Marty decide di correre in soccorso dell'amico in pericolo. Giunto nel 1885, però, buca il serbatoio della Delorean, rendendo impossibile il viaggio di ritorno per mancanza di carburante.
In una Hill Valley che sta costruendo la torre dell'orologio Marty ha la possibilità di tenere in braccio il suo bisnonno neonato ed incontrare "cane pazzo" Tannen. Messo al corrente della situazione, Doc comincia ad ingegnarsi per trovare il modo di portare la Delorean a 88 miglia all'ora, velocità a cui avviene il salto temporale, e scongiurare il proprio assassinio. Nel frattempo, i due salvano da morte certa Clara Clayton, la nuova insegnante di Hill Valley ma Doc finisce per innamorarsene, al punto di decidere di rimanere nel vecchio west con Clara.
Una volta riportato Doc alla ragione in una curiosa inversione di ruoli rispetto ai precedenti capitoli, i due decidono di dirottare un treno e spingere la Delorean fino alla velocità desiderata.
I ripetuti incontri con "cane pazzo" Tannen alterano la storia nuovamente. Marty riesce a salvare la vita di Doc, mettendo pericolosamente in gioco la propria. La mattina della partenza Marty dovrà sfidare a duello Tannen. Salire sulla Delorean al momento giusto sarà tutt'altro che semplice.

La parte II e la parte III della trilogia in realtà sono due atti di un unico film, quindi giudicarli separatamente è piuttosto complicato, soprattutto nel caso del terzo film, che comincia in medias res. Non è questa però la debolezza del terzo atto, sebbene una visione che prescinda da quella degli altri due capitoli - anche per chi li conosce bene - risulta fortemente indebolita, in quanto priva della tensione accumulata dal ritmo delle vicende del secondo capitolo.
Gli unici salti temporali, infatti, sono all'inizio ed alla fine. La stessa cosa, in effetti, accade nel primo capitolo ma ovviamente le dinamiche sono ben diverse e i due film non sono paragonabili. Rispetto al secondo capitolo, però, il ritmo ed il numero dei viaggi, nonchè le implicazioni spazio-temporali, diminuiscono drasticamente. Se fosse un unico film, si direbbe che la prima parte ha un ritmo forsennato, la seconda è sostanzialmente statica.
Il terzo capitolo ha infatti un ritmo molto più lento e l'ambientazione del vecchio west offre pochi spunti per paradossi e gag come accade per i precedenti capitoli nei quali, per forza di cose, le situazioni intricate e divertenti sono molte di più.
Il futuro ultra tecnologico e gli anni '50 del rock and roll già di per sé offrono ambientazioni affascinanti e molti spunti per una commedia, indipendentemente dalla tematica del viaggio nel tempo, al contrario della Hill Valley dell'ottocento. C'è spazio per qualche siparietto divertente ma niente in confronto alle situazioni geniali viste nei primi due episodi, anche perchè per la prima volta il viaggio non riguarda l'epoca vissuta da Doc e dalla famiglia McFly, ma un più "comune" salto temporale di un secolo.
Quel che distingue "Ritorno al futuro" dagli altri classici del viaggio nel tempo è proprio l'intuizione di visitare epoche molto prossime, in un senso e nell'altro, a quella di partenza, rendendo possibili situazioni interessanti come conoscere i propri genitori da ragazzi o vedere il proprio futuro. "Ritorno al futuro parte III" tralascia quest'aspetto per concentrarsi su una storia diversa, in un'epoca casualmente scelta come scenario finale.

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martedì 17 febbraio 2009

Recensione RITORNO AL FUTURO PARTE II

Recensione ritorno al futuro parte ii




Regia di Robert Zemeckis con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Elisabeth Shue

Recensione a cura di JackR

Il grandissimo successo di "Ritorno al futuro" rese inevitabile girare un seguito. Il finale sospeso del primo episodio, però, rese altrettanto inevitabile ripartire esattamente da quel punto, definendo in qualche modo i binari della continuazione della trama. Inoltre, come è noto, Crispin Glover (George McFly nel primo episodio) venne estromesso dal cast, rendendo necessario eliminare George dagli episodi successivi: ecco perchè, ad esempio, nel 1985 alternativo George è addirittura morto.

Alla fine del primo film, in un colpo di scena finale, Doc torna dal futuro e riparte immediatamente portando con sé Marty e Jennifer in una missione per salvare la loro famiglia sulla Delorean volante.
"Ritorno al futuro parte II" comincia esattamente da qui: Doc, Marty e Jennifer arrivano nel 2015, trent'anni nel futuro, per cercare di impedire a Marty Junior (Micheal J. Fox), copia esatta di suo padre ma molto meno sveglio, di cacciarsi nei guai. Mentre Marty e Doc portano a compimento la missione, Jennifer, svenuta, viene portata dalla polizia nella casa che, nel 2015, condivide con Marty. La missione di recupero di Jennifer consente però ad un ormai decrepito ma mai domo Biff Tannen, di sottrarre la Delorean senza che Marty e Doc se ne accorgano.
Tornati nel 1985, Marty e Doc si accorgono che c'è qualcosa che non va: Biff è diventato il padrone di Hill Valley, la città è devastata e senza legge, George è stato ucciso e Lorraine è sposata con Biff. Doc scopre cosa è avvenuto: Il vecchio Biff è tornato indietro nel 1955 e ha consegnato ad un giovane se stesso un almanacco con tutti i risultati sportivi dei successivi cinquant'anni (che aveva comprato Marty ma che Doc gli aveva fatto gettare), alterando la storia. Il giovane Biff, scommettendo sempre sul risultato esatto, è diventato in questo modo ricco e potente.
L'unico modo di rimettere le cose in sesto è quello di tornare nel 1955 e sottrarre al giovane Biff l'almanacco, cercando di interferire il meno possibile con gli eventi di quel periodo, onde evitare disastrosi paradossi temporali. Incredibilmente, il vecchio Biff ha scelto di tornare nel 1955 negli stessi giorni in cui Marty aveva vissuto il suo primo viaggio nel tempo. Nel 1955 ora ci sono due Marty McFly e due Doc Brown e Hill Valley non è poi così grande...

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