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mercoledì 18 dicembre 2013

Recensione I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY

Recensione i sogni segreti di walter mitty




Regia di Ben Stiller con Ben Stiller, Kristen Wiig, Sean Penn, Adam Scott, Kathryn Hahn, Shirley MacLaine, Patton Oswalt, Terence Bernie Hines, Adrian Martinez, Kelly Southerland

Recensione a cura di JackR

Walter Mitty (Ben Stiller) si occupa dell'archivio fotografico di Life Magazine, è segretamente innamorato della sua nuova collega, Cheryl (Kristen Wiig), e ha un problema: sogna ad occhi aperti così intensamente che si disconnette dalla realtà. Non ha mai viaggiato, non ha mai fatto nulla di straordinario, avendo soffocato precocemente i suoi talenti e i suoi progetti per aiutare la famiglia in difficoltà dopo la scomparsa del padre. Le sue fughe dalla realtà sono il rimedio per una vita di rimpianti, ma di fatto sono peggiori del male, perché lo rendono ancora più introverso e difficile. Quando Life Magazine arriva all'ultimo numero cartaceo, il fotografo Sean O'Connell (Sean Penn) invia un telegramma in redazione, con istruzioni precise per la foto di copertina. Incredibilmente, il negativo della foto prescelta è stato rimosso dal rullino inviato a Walter, che per salvare la copertina e il posto di lavoro, decide di rintracciare Sean e, forse, finalmente, aprirsi alla vita...

"I sogni segreti di Walter Mitty" è l'ennesimo, vano, tentativo di Ben Stiller di espiare la famosa scena del gel per capelli in Tutti Pazzi per Mary. Il ruolo che gli ha spalancato le porte di Hollywood e gli ha permesso di realizzare i suoi progetti personali pesa ancora come un macigno, costringendolo a strafare continuamente, da un lato per essere sempre e comunque altrettanto divertente, dall'altro per dimostrare di non essere demente come le sue migliori gag.
Il potere onestamente guadagnato e meritato con una vita dedicata al cinema, come regista, attore e produttore, mostra sempre il suo lato oscuro nei progetti, cui Stiller sembra tenere di più, quelli in cui investe il proprio capitale economico, artistico e umano. Come "Tropic Thunder", "I Sogni Segreti di Walter Mitty" è un incredibile spreco di talenti, mezzi ed effetti speciali per raccontare una storia che aveva bisogno di tutt'altro registro, regista e forse anche attore protagonista. Il delirio di onnipotenza - o almeno la mancanza di un confronto e un controllo - si manifesta in una durata eccessiva, in una fotografia completamente sbagliata (perché sembra tutto uno spot?), una sceneggiatura senza un vero centro e un casting poco equilibrato.

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giovedì 17 gennaio 2013

Recensione VITA DI PI

Recensione vita di pi




Regia di Ang Lee con Suraj Sharma, Rafe Spall, Irrfan Khan, Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon

Recensione a cura di Paolo Ferretti De Luca aka ferro84 (voto: 8,0)

Da qualche anno, tra i grandi autori del cinema contemporaneo, sembra essere tornato di moda il soggetto dell'indagine teologica. Raramente si è riusciti a produrre film compiuti sull'argomento soprattutto quando più che soffermarsi su questioni religiose, si è preferito spingersi su concetti escatologici o metafisici. Forse l'unico esempio di film capace di affrontare in modo esaustivo argomenti tanto spinosi è stato "2001 Odissea nello spazio" mentre ultimi esempi di cinema di genere li abbiamo avuti con "The Tree of life" di Terrence Malick o "The Fountain" di Aronofsky. Se Malick si interrogava più su questioni di morale, "The Fountain" cerca un punto d'unione della metafisica trascendentale con risultati non sempre all'altezza delle aspettative.
Yann Martel con il romanzo "Vita di Pi" è riuscito dove in molti hanno fallito, ovvero, depurando il suo romanzo da qualsiasi speculazione religiosa o di morale, ha scelto una storia semplicissima a valore altamente simbolico per provare a dare la risposta al quesito più vecchio del mondo: "Dio esiste?".

Vincitore premio Brooker Prize del 2002, adottato come libro di testo nelle scuole canadesi, "Vita di Pi" ha venduto circa 9 milioni di copie diventando uno dei più grandi best seller planetari degli ultimi anni.
Premesso che il libro di Yann Martel non entrerà nella storia della letteratura mondiale ma al massimo potrà ritagliarsi un posticino sugli scaffali di qualche libreria, Martel riesce a confezionare un dignitosissimo romanzo grazie ad alcuni felici intuizioni. "Vita di Pi" è un romanzo che si caratterizza per essere una perfetta fusione di storie già raccontante da autori come Edgar Allan Poe ("Storia di Arthur Gordon Pym") nonché di Moacyr Scliar in "Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante" richiamato addirittura dall'autore nel testo dell'opera. Senza contare che le storie di naufragi né è piena la letteratura, da Robison Crusoe passando per i romanzi di Salgari, si può concludere che "Life of Pi" è una perfetta fusione di romanzi già scritti a cui vi si aggiunge però grande metafora esistenziale.
Martel, pur provando a suggerire più di quello che dice, rinuncia a qualsiasi speculazione su questioni di morale o di valore ma, tramite la semplicità della sua storia, riesce a presentare gli aspetti più duri della realtà e la speranza, che abbiamo tutti, che esista qualcosa di buono che ci guidi.

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mercoledì 14 novembre 2012

Recensione ANTARCTICA

Recensione antarctica




Regia di Koreyoshi Kurahara con Ken Takakura, Tsunehiko Watase, Matsako Natsume

Recensione a cura di Fulvio Baldini aka peter-ray (voto: 9,0)

"Antarctica", titolo originale "Nankyoku Monogatari", (Storia del Polo Sud), è un film giapponese del 1983 basato su fatti realmente accaduti. Il film racconta la drammatica storia di un gruppo di cani di razza Husky, abbandonati in Antartide durante la seconda spedizione dell'Anno Geofisico Internazionale del 19571.

La pattuglia è guidata principalmente da tre scienziati: un geologo, Akiro Yoshioda, un metereologo, Kenjiro Oji e un medico, Yuko Osaki. L'unico mezzo di trasporto in quelle gelide terre è costituito da quindici cani da slitta, allenati a resistere a temperature estreme. Arriva la data del passaggio di consegna con la seconda squadra di scienziati, ma le condizioni atmosferiche impediscono l'operazione che sarebbe dovuta avvenire direttamente alla base Showa2.
I cani vengono legati a una catena per impedirgli di scappare fino all'arrivo dei sostituti. Per non correre rischi il gruppo viene trasportato da un aereo a gruppi di tre persone su una nave rompighiaccio. Le condizioni meteorologiche peggiorano e la nave si incaglia, pertanto, non potrà raggiungere la base. L'ammiraglio della nave annuncia agli ufficiali, sottoufficiali e tutti i membri della spedizione che ogni tentativo di lasciare il secondo gruppo di studi alla base è fallito, dunque, decide di interrompere e chiudere la spedizione stessa. Yoshioda e Oji si oppongono e chiedono di andare in soccorso dei cani rimasti incatenati, ma l'autorizzazione ad andare non viene concessa in quanto, oltre alle proibitive condizioni atmosferiche, non c'è abbastanza carburante, rimasto appena sufficiente per garantire il rientro a tutto l'equipaggio.

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venerdì 28 settembre 2012

Recensione L'AMORE E IL SANGUE

Recensione l'amore e il sangue




Regia di Paul Verhoeven con Rutger Hauer, Jennifer Jason Leigh, Tom Burlinson

Recensione a cura di Fulvio Baldini aka peter-ray (voto: 7,5)

In un luogo non ben definito dell'Europa occidentale, nell'anno 1501, il nobile Arnolfini, cacciato dalla sua città, tenta di riconquistarla ingaggiando a supporto dell'esercito capitanato da Hawkwood un gruppo di mercenari a cui promette il saccheggio delle famiglie più ricche per 24 ore.
In questa prime sequenze vengono già introdotti e accennati alcuni dei principali personaggi della vicenda. Tra le file mercenarie vi sono Martin e la sua allegra compagnia di tirapiedi che comprende un farneticante cardinale, la sua compagna Celine, la prostituta Polly, gli amanti Miel e Orbec e i guerrieri Kars e Summer, inoltre viene introdotto un ulteriore protagonista che vestirà i panni del figlio di Arnolfini, l'aspirante scienziato Stephan.

Si avverte il lettore che la recensione di qui in avanti contiene spoiler; si suggerisce di interrompere la lettura qualora non si sia visto il film.

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venerdì 21 settembre 2012

Recensione INDIAN - LA GRANDE SFIDA

Recensione indian - la grande sfida




Regia di Roger Donaldson con Anthony Hopkins, Lana Antonova, Juliana Bellinger, Chris Bruno, Martha Carter, Jessica Cauffiel, Jessica Cauffiel, Campbell Cooley

Recensione a cura di pompiere (voto: 6,0)

Burt Munro (Anthony Hopkins) è un anziano neozelandese un po' eccentrico. Vive a Invercargill (da scrivere con una sola "elle" se non si ha abbastanza inchiostro), città vera che racconta di una storia vera avente inizio da uno dei punti più a sud del mondo. Oltre a conservare gelosamente una serie invidiabile di pistoni, da lui direttamente prodotti e lavorati, Burt si ingegna per costruire qualcosa di importante intorno a una moto che tiene gelosamente custodita.

Mentre è tutto preso nelle sue frenetiche e incessanti attività di ricomposizione, Burt prepara il thè con l'acqua dove mette a raffreddare i pezzi meccanici, fa pipì sulla pianta di limone causa prostata indebolita, si taglia le unghie usando un flessibile e gestisce i suoi rapporti con la comunità in modo allegro e spensierato. Intanto accumula i risparmi della pensione per destinarli a un viaggio da fare insieme alla fedele Indian Scout del 1920, gloriosa moto a pedali dell'esercito. Il proposito di Munro è quello di battere il record di velocità di categoria con cilindrata inferiore a mille centimetri cubici. Ma la vecchiaia incombe e il percorso verso gli Stati Uniti del 1963 è lungo.

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venerdì 23 marzo 2012

Recensione HUGO CABRET

Recensione hugo cabret




Regia di Martin Scorsese con Chloe Moretz, Asa Butterfield, Sacha Baron Cohen, Ben Kingsley, Jude Law, Ray Winstone, Christopher Lee

Recensione a cura di pompiere (voto: 6,0)

"Hugo Calibré" (Cabret, nel titolo serio) è l'ultima fatica cinematografica di Martin Scorsese; un autore che non è sceso quasi mai a compromessi con la sua arte, mettendo tutto se stesso all'interno di opere spesso scomode, radicali, intime, romantiche, violente e/o fortemente politiche e sociologiche. Stavolta lo spunto è il racconto illustrato di Brian Selznick (il cognome non vi giunga nuovo, dato che si tratta del nipote del ben più noto produttore e sceneggiatore David) e la storia è quella di un orfano dodicenne (Hugo Cabret, appunto) che vive nella stazione di Montparnasse nella Parigi degli anni '30, ricostruita da Ferretti/Lo Schiavo prendendo in prestito gli esterni della Gare du Nord e l'orologio della Gare d'Orsay.

Perché, or dunque, sfregiare la pronuncia e il significato del bel titolo originale per trarre informali considerazioni? Perché per guadagnarsi una promozione a tutto campo nel desolato panorama odierno della cinematografia ci si aspetta sempre qualcosa di inedito e coraggioso, soprattutto dal regista italoamericano; il quale invece si è qui adagiato su una soluzione di comodo, prendendo in prestito le meraviglie suscitate dalla nascita della settima arte, mescolandole con le moderne e fantastiche soluzioni tecnologiche, per dar luogo a "fantastiglie" buone per tutti i palati.

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martedì 28 febbraio 2012

Recensione SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE

Recensione sherlock holmes: gioco di ombre




Regia di Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Kelly Reilly, Geraldine James, William Houston, Eddie Marsan, Gabrielle Scharnitzky, Paul Anderson, Shonn Gregory, Affif Ben Badra

Recensione a cura di Fiaba

Si aprono le vorticose danze di questo sequel a 100 all'ora con l'Irene Adler di Rachel McAdams, ambasciatrice portatrice di pena per conto dell'oscuro Moriarty. Il nemico di turno ha la faccia malmostosa di Jared Harris (talentuoso bazzicatore delle serie tv americane, una su tutte "Fringe"), cervello criminale da mad man, causa potenziale di una crisi d'Europa e ambita conseguenza di un traffico d'armi infallibili, giocatore di scacchi come ogni superkattivo che si rispetti.

Quella che era la protagonista femminile del film precedente ha, stavolta, breve vita sullo schermo, cede il passo ad una meno incisiva e molto folkloristica Noomi Rapace/Simza, zingara scaltra e seducente solo nelle note di sceneggiatura. Tuttavia, della Adler non si esclude un ritorno (dopotutto plausibile in un mondo caleidoscopico dove Holmes sopravvive ad una – letterariamente leggendaria - caduta in un dirupo, che per Arthur Conan Doyle sarebbe stato un amaro dejà vu); anche se come coprotagonista ci basta e avanza Jude Law, l'affascinante dottore (entrambi nella coppia sono interscambiabili braccio e mente), estremamente a suo agio nel ruolo brillante e baffuto di Watson.

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martedì 22 novembre 2011

Recensione LE AVVENTURE DI TINTIN: IL SEGRETO DELL'UNICORNO

Recensione le avventure di tintin: il segreto dell'unicorno




Regia di Steven Spielberg con Daniel Craig, Cary Elwes, Jamie Bell, Simon Pegg, Andy Serkis, Nick Frost, Tony Curran, Mackenzie Crook, Toby Jones, Daniel Mays

Recensione a cura di JackR

"Le Avventure di Tintin - Il Segreto dell'Unicorno" è un film che solleva nello spettatore più accorto molti dubbi e lo obbliga sostanzialmente a considerare la propria opinione su vari aspetti della tecnica cinematografica contemporanea e dell'industria del film in generale, prima di emettere un giudizio.
Steven Spielberg, Peter Jackson, il 3D, l'animazione, la performance capture, l'opera originale di Hergè, i compromessi delle trasposizioni in film di opere concepite per altri media: solo una riflessione su ciascuno di questi aspetti, presi uno per uno, consente di formulare un giudizio su un film che nasce dalla loro convergenza e che offre un'occasione più unica che rara per analizzare lo stato del cinema di intrattenimento, in particolare quello americano. Anticipando la conclusione della nostra riflessione, "Le Avventure di Tintin" è un capolavoro mancato, perchè, sebbene quasi ineccepibile dal punto di vista tecnico, sostanzialmente non cerca la chiave per risuonare in tutte le fasce di pubblico.
E' un film per ragazzi: non per cinefili, non per spettatori occasionali, forse nemmeno (necessariamente) per fan del fumetto.

Andiamo in ordine cronologico: i fumetti di Hergè. Pubblicati tra il 1929 ed il 1986, i ventitré libri (più uno incompleto) di Tintin hanno venduto centinaia di milioni di copie e sono stati tradotti in decine di lingue, dando luogo a diverse trasposizioni radiofoniche, animate e cinematografiche prima di quella di Spielberg, oltre che a numerosi studi letterari e qualche polemica (sterile) sul presunto razzismo di Hergè per la sua rappresentazione spesso ingenua delle altre culture.

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giovedì 9 dicembre 2010

Recensione SOGNANDO L'AFRICA

Recensione sognando l'africa




Regia di Hugh Hudson con Kim Basinger, Eva Marie Saint, Vincent Perez, Daniel Craig

Recensione a cura di Giordano Biagio

Kuki Gallmann (Kim Basinger), 25 anni, è una nobile veneziana divorziata, ha un figlio piccolo, Emanuele, con cui vive a Venezia.

Una sera, dopo una festa con amici, durante il ritorno a casa la donna perde il suo compagno di vita in un incidente stradale, mentre lei e gli altri passeggeri rimangono solo feriti. Nella convalescenza Kuki incontra Paolo (Vincent Perez), un uomo intelligente ma egoista ed infantile, a cui piace solo divertirsi, vivendo senza prendersi alcuna responsabilità e ripiegando psicologicamente in un mondo più sognato che reale, sempre spensierato.

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mercoledì 19 maggio 2010

Recensione ROBIN HOOD

Recensione robin hood




Regia di Ridley Scott con Russell Crowe, Cate Blanchett, Scott Grimes, Kevin Durand, Mark Strong, Alan Doyle, Matthew Macfadyen, Danny Huston, William Hurt, Max von Sydow, Oscar Isaac, Eileen Atkins, Léa Seydoux, Bronson Webb, Robert Pugh

Recensione a cura di Fulvio Baldini aka peter-ray

A distanza di quasi vent'anni dall'ultima rappresentazione cinematografica del famigerato arciere fuorilegge, Ridley Scott ha sentito la necessità di girare un altro film che ritraesse le gesta di questo nobile ladro, figura per metà storica e per metà leggendaria, ma la domanda che tutti si sono posti è: c'era bisogno davvero di un altro Robin Hood?

Recitato dall'ormai consolidato e fedele Russel Crowe, Robin Longstride (Hood), arruolato come arciere nell'esercito di Riccardo Cuor di Leone, inizia a scrivere la propria leggenda grazie alla morte dello stesso Re sul campo di battaglia. I soldati incaricati di riconsegnare la corona alla regina d'Inghilterra vengono sorpresi e uccisi in un'imboscata in territorio francese; trovandosi nel mezzo, Robin e i suoi tre compagni riescono a mettere in fuga il nemico. Un soldato del Re di nome Robert Loxely chiede a Robin di riportare la sua spada al Padre nella città di Nottingham. In segno di rispetto per l'uomo che gli stava morendo tra le braccia, Robin promette di riconsegnare la spada, ma le sue vere intenzioni sono quelle di approfittare della situazione per ritornare incolume in Inghilterra insieme ai suoi compagni di crociata.
Spacciandosi per i soldati del Re e in possesso della sua corona, diviene un gioco da ragazzi avere libero accesso alle navi che li avrebbero riportati in patria, ma durante il viaggio Robin nota delle scritte sull'impugnatura della spada di Robert che lo turbano, e sente di conseguenza il bisogno di seguire il suo istinto che gli suggerisce di non sfidare troppo la fortuna e di mantenere la promessa fatta a Robert, mettendosi in cammino per la città di Nottingham al fine di riconsegnare la spada a suo padre.

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giovedì 6 maggio 2010

Recensione CACCIA A OTTOBRE ROSSO

Recensione caccia a ottobre rosso




Regia di John McTiernan con Sean Connery, Alec Baldwin, Scott Glenn, Sam Neill, James Earl Jones, Joss Ackland, Richard Jordan, Peter Firth, Ivan Yurevich, Tim Curry, Courtney B. Vance, Stellan Skarsgård, Jeffrey Jones, Timothy Carhart, Larry Ferguson, Fred Dalton Thompson

Recensione a cura di A. Cavisi

Un sommergibile russo, in grado di non farsi captare da nessun sonar perché assolutamente silenzioso, capitanato dal comandante Marko Ramius, sta navigando verso le coste statunitensi... ma quali sono le intenzioni del comandante? Disertare, attaccare l'America in connivenza con i Russi o preparare un attacco privato nei confronti degli Stati Uniti?

Un thriller fantapolitico che ha come punti di forza l'abile utilizzo di un mezzo narrativo come la suspance e l'accattivante caratterizzazione di ciascun personaggio.

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giovedì 15 aprile 2010

Recensione 20000 LEGHE SOTTO I MARI

Recensione 20000 leghe sotto i mari




Regia di Richard O. Fleischer con Kirk Douglas, James Mason, Paul Lukas, Peter Lorre, Robert J. Wilke

Recensione a cura di Giordano Biagio

Capolavoro di fantascienza del 1954 con buon successo di pubblico, firmato Richard Fleischer, regista di grande compostezza visiva, fornito di un talento e di una ricercatezza scenica rari, noto per la sua originale capacità narrativa in grado di imprimere ai suoi film un ritmo insolito, sorprendente, di grande effetto, arricchito da improvvisi colpi di scena e da ingegnosi risvolti mozza fiato.

Fleischer riesce a stimolare costantemente la curiosità degli spettatori e a dare scorrevolezza al racconto grazie a uno sviluppo della narrazione basata sul principio del dire il più possibile per immagini, con un grande lavoro di sintassi e ortografia visive, che rilasciano scene sempre vive, altamente comunicative, in un certo senso ciarliere ma silenti nello stesso tempo, mai inerte, un metodo registico gravosissimo ma che diventa una preziosa penna per raccontare; essa si abbina felicemente a un significato più di insieme del film, ben formulato, a volte enigmatico, temporaneamente ermetico, ma mai oscuro che inventa un piacere di base filmico di grande valore storico.
Le intonazioni più emotive delle sue scene si spingono sempre verso l'alto, e sono supportate da affabulazioni scelte con maestria, ben sostenuti da grandi interpretazioni e da sceneggiature di alta professionalità che non lasciano spazio a complicazioni cerebrali o a improvvisi sfilacciamenti fantasiosi del filo narrativo.

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martedì 23 marzo 2010

Recensione PERCY JACKSON E GLI DEI DELL'OLIMPO - IL LADRO DI FULMINI

Recensione percy jackson e gli dei dell'olimpo - il ladro di fulmini




Regia di Chris Columbus con Rosario Dawson, Pierce Brosnan, Uma Thurman, Catherine Keener, Sean Bean

Recensione a cura di matteoscarface

É di moda a Hollywood, negli ultimi anni, riportare il fantasy al cinema, pescando da qualsiasi best seller letterario che abbia un numero di lettori e appassionati quantificabile in almeno una manciata di milioni sparsi per il globo, tale da giustificare un investimento rapido e possibilmente indolore in questo genere ormai prosciugato e rischioso.

Parlare di "fantasy" inteso come tutto ciò che può essere ricondotto all'accezione di "fantastico/puramente immaginativo/irreale/ciò che è concepito dalla mera fantasia" e via citando, e dunque in contrapposizione al reale, è come incamminarsi per una selva oscura, vasta e indefinita. Tanto vasta e indefinita come può esserlo la nebulosa della creatività e della capacità intellettiva umana.
Il fantasy così inteso racchiude perciò tutto lo scibile che il pensiero umano può concepire, di sicuro con dei limiti, ma molto vasti.
Se invece ci si vuol riferire a quel determinato genere nato in letteratura tanto tempo fa (con Jules Verne? Con Robert E. Howard? Con Swift? La Bibbia?) ed esploso, cinematograficamente parlando, nove anni fa con "Il Signore degli Anelli", il campo si restringe alquanto.

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