Visualizzazione post con etichetta drammatico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta drammatico. Mostra tutti i post

venerdì 21 ottobre 2016

Recensione TRACES OF SIN

Recensione TRACES OF SIN

Regia di Kei Ishikawa con Satoshi Tsumabuki, Hikari Mitsushima, Yui Ichikawa, Keisuke Koide, Wakana Matsumoto
Recensione a cura di The Gaunt
Presentato all'interno del concorso Orizzonti della 73° edizione del Festival di Venezia, il film d'esordio del giovane regista giapponese Kei Ishikawa, mostra un andamento nel quale, partendo da un'indagine giornalistica di stampo poliziesco, finisce per tratteggiare una quadro molto più ampio che coinvolge nel suo complesso uno spaccato della società giapponese.
E' la famiglia, valore fondante di molte società, ad essere al centro di Trace of sin. L'indagine di Tanaka si sviluppa inizialmente su un binario univoco, cioè mettere a fuoco le vittime di una strage domestica, ma man mano che la storia procede, il riflesso dell'indagine si riflette persino sull'indagatore stesso[...]
Leggi la recensione completa del film TRACES OF SIN su filmscoop.it

martedì 27 settembre 2016

Recensione QUESTI GIORNI

Recensione QUESTI GIORNI




Regia di Giuseppe Piccioni con Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone
Recensione a cura di kowalsky
Quattro amiche (per sempre?), quattro personalità diverse, Liliana, Caterina, Angela e Anna. Una di loro decide di partire per Belgrado, dove ha un'occasione di lavoro. Le altre tre decidono di accompagnarla, come se il VIAGGIO diventasse la fine di una stagione di vita e l'inizio di qualcosa... Il Viaggio di queste amiche invece tradisce ogni loro aspettativa[...]
Leggi la recensione completa del film QUESTI GIORNI su filmscoop.it

martedì 23 agosto 2016

Recensione IL CLAN

Recensione IL CLAN




Regia di Pablo Trepero con Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gastón Cocchiarale
Recensione a cura di The Gaunt
La storia dei Puccio è sintomatica dell'epoca vissuta dalla nazione e dal popolo argentino. I Puccio ed in primo luogo il terribile capofamiglia, Arquimedes, sono degli ingranaggi impazziti, un tragico lascito della dittatura militare che si riverberano sulla neonata democrazia con a capo il neo presidente eletto, Raul Alfonsin.
Lo sguardo sconsolato di Arquimedes Puccio durante il discorso alla televisione di Raul Alfonsin è la fine di un'epoca e soprattutto del suo lavoro. Legato a doppio filo con i servizi segreti[...]

Leggi la recensione completa del film IL CLAN su filmscoop.it

martedì 17 novembre 2015

Recensione UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS

Recensione UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS




Regia di Rodrigo Pla con Jana Raluy, Emilio Echevarria, Sebastián Aguirre, Hugo Albores, Daniel Giménez Cacho
Recensione a cura di The Gaunt
La sanità privata di per sé è una contraddizione in termini ed un'aberrazione. La salute di ogni singolo cittadino con questo meccanismo perverso è alla mercé delle compagnie di assicurazione, le cui decisioni possono essere una vera e propria condanna a morte per il malcapitato che si trova di fronte a delle cure per una qualsivoglia malattia che non vengono coperte dalla polizza. Il principio pubblico di una sanità che possa permettere a tutti di curarsi viene di fatto sottoposto alle esigenze di profitto di compagnie private, che invece di rispondere del proprio operato alla collettività in primo luogo, rispondono innanzitutto ai propri consigli di amministrazione e agli azionisti di tali società.
Temi che sono stati già trattati in documentari, il più famoso sicuramente "Sicko" di Michael Moore, che ne descrivevano i meccanismi perversi e l'assurdità di vedersi negare l'accesso a cure che potevano significare la guarigione di un malato, decretandone in svariati casi la morte dello stesso, in ragione della negazione a tale accesso. L'unico modo per usufruirne è pagare le spese di cura di tasca propria senza la copertura dell'assicurazione, ma non tutti ovviamente, anzi la maggior parte delle persone, possono permettersi di pagare cure che molte volte sono estremamente costose e capaci di affondare i bilanci di molte famiglie.
[...]
Leggi la recensione completa del film UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS su filmscoop.it

mercoledì 23 settembre 2015

Recensione NON ESSERE CATTIVO

Recensione NON ESSERE CATTIVO




Regia di Claudio Caligari con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia d'Amico, Roberta Mattei
Recensione a cura di The Gaunt
E' sempre stato a debita distanza dalle luci della ribalta Claudio Caligari. era un outsider del cinema italiano. Condizione non certo voluta, ma in un mondo dove il compromesso è condizione tristemente necessaria per lavorare, il regista originario di Arona non ci è mai sceso ed il suo minimo contributo, a livello quantitativo, di film si limita a tre lavori: "Amore tossico", "L'odore della notte" e appunto "Non essere cattivo" in poco più di trent'anni. Un film ogni 10 anni. Tre film e altrettanti, forse anche di più, concepiti e mai partoriti, ma la voglia di indipendenza a Caligari non ha mai giovato
E per una sorta di perversa coerenza anche il suo ultimo lavoro postumo è stato relegato al Fuori concorso dell'ultima Mostra del cinema di Venezia. Un destino di outsider, tipico dei suoi personaggi che vivono ai margini della nostra società. Nessuno fra stampa e pubblico nasconderà l'amarezza a posteriori di aver relegato il suo ultimo film non in competizione. Sarebbe stato certamente un grande macigno per la giuria trovarsi di fronte ad un lavoro che avrebbe scombinato i giudizi e certamente non sarebbe rimasto a mani vuote.
[...]
Leggi la recensione completa del film NON ESSERE CATTIVO su filmscoop.it

mercoledì 3 giugno 2015

Recensione YOUTH - LA GIOVINEZZA

Recensione YOUTH - LA GIOVINEZZA




Regia di Paolo Sorrentino con Michael Caine, Rachel Weisz, Jane Fonda, Harvey Keitel, Paul Dano

Recensione a cura di marcoscafu

Immerso nella cornice delle Alpi, un tanto elegante quanto silenzioso albergo ospita il famoso compositore e direttore d'orchestra Fred Ballinger (Michael Cane, "I figli degli uomini" e "Fuga per la vittoria") e il suo amico di vecchia data, il regista Mick Boyle (Harvey Keitel, "Smoke" e "Pulp fiction"), che passano in quel luogo isolato le vacanze di primavera. Ma non solo i loro dialoghi sono scena portante in questo rilassante teatro.

Attorno a loro danzano di volta in volta le storie che li accompagnano in un importante capitolo della loro vecchiaia. La figlia di Fred, Lena (Rachel Weisz, "Constantine" e "La mummia"), lasciata dal compagno e in conflitto col padre, l'attore da blockbuster Jimmy Tree (Paul Dano, "Dodici anni schiavo"), con alle spalle una carriera incentrata su un unico personaggio e in attesa di conoscere Miss Universo (Madalina Ghenea), in arrivo anche lei all'hotel, nonché partner del suo prossimo film, un emissario della Regina che tenta di convincere Fred a dirigere una sua composizione in occasione del compleanno del Principe, il grande calciatore Diego Armando Maradona coi problemi dovuti all'obesità, e la troupe di Mick concentrata alla stesura finale del suo ultimo lavoro, in attesa dell'arrivo della star, l'attrice Brenda Morel (Jane Fonda, "Sul lago dorato" e "Tornando a casa"), foriera di una decisione che scaturisce una serie di reazioni che porteranno cambiamenti considerevoli nella vita dei due amici, Fred e Mick.

[...]

Leggi la recensione completa del film YOUTH - LA GIOVINEZZA su filmscoop.it

lunedì 25 maggio 2015

Recensione ADALINE - L'ETERNA GIOVINEZZA

Recensione adaline - l'eterna giovinezza




Regia di Lee Toland Krieger con Blake Lively, Ellen Burstyn, Harrison Ford, Amanda Crew, Richard Harmon, Michiel Huisman

Recensione a cura di JackR

Nata nel 1908, Adaline (Blake Lively) smette di invecchiare all'età di ventinove anni, dopo esser stata colpita da un fulmine. Impossibilitata a nascondere a lungo l'incredibile segreto, Adaline decide infine di nascondersi, per proteggere la propria incolumità e quella di sua figlia, rinnovando periodicamente la sua identità e fuggendo qualunque legame sentimentale. Ai giorni nostri, la comparsa del giovane e affascinante Ellis (Michiel Huisman) sconvolge tutti i piani di Adaline, che sembra cedere finalmente all'amore, ma c'è ben altro ad ostacolare il lieto fine...

Nonostante l'intrigante premessa, "Adaline" di Lee Toland Krieger non convince pienamente. La versione rosa di "Highlander" riduce l'elemento fantastico dell'eterna giovinezza (pur spiegato con dovizia di dettagli scientifici nel film da un'onnisciente narratore à là Amelie) al mero "ostacolo" che separa i due amanti nei film di questo genere, e non si riesce neppure a fuggire l'abusato inseguimento finale, prodromo di ogni happy ending da commedia romantica. Una regia priva di idee mortifica delle interpretazioni convincenti: Blake Lively è credibile e sufficientemente sicura di sé nell'interpretazione di un'ultracentenaria nel corpo perfetto di una modella, Harrison Ford in versione stralunato professore di astronomia è un'aggiunta interessante al mix e Ellen Burstyn è garanzia di gravitas e qualità.

[...]

Leggi la recensione completa del film ADALINE - L'ETERNA GIOVINEZZA su filmscoop.it

mercoledì 22 aprile 2015

Recensione MIA MADRE

Recensione mia madre




Regia di Nanni Moretti con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Stefano Abbati, Beatrice Mancini, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Toni Laudadio, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Lorenzo Gioielli

Recensione a cura di JackR

Le riprese del nuovo film di Margherita (Margherita Buy) sono complicate dalle bizze dell'attore americano scritturato per il ruolo centrale (John Turturro) e da vicende personali: una storia d'amore che finisce, un rapporto difficile con la figlia adolescente (Beatrice Mancini) e su tutto la malattia della madre (Giulia Lazzarini), che si aggrava improvvisamente e la porta inevitabilmente a riflettere su se stessa.

Nanni Moretti è sempre stato in grado di bilanciare una spiccata vocazione per la commedia con un registro intellettuale molto personale (non a caso non ha fatto scuola, né ha seguito esplicitamente alcun maestro ), confezionando opere sempre ricche di contenuti e spunti, spesso esponendosi in prima persona. Come accaduto per Il "Caimano" (nel quale, pur scegliendo un ruolo marginale, chiudeva il suo "rapporto artistico" con Berlusconi iniziato in "Aprile", con l'immedesimazione della profetica sequenza finale) e per "Habemus Papam", anche in "Mia Madre" decide invece di farsi da parte e lasciare a Margherita Buy un personaggio stavolta evidentemente ispirato a se stesso, il regista importante in crisi lavorativa e personale. "Rompi almeno uno schema", suggerisce Moretti stesso, nei panni del fratello Giovanni, a Margherita, cioè a se stesso.

[...]

Leggi la recensione completa del film MIA MADRE su filmscoop.it

mercoledì 11 marzo 2015

Recensione THE GERMAN DOCTOR

Recensione the german doctor




Regia di Lucía Puenzo con Alex Brendemühl, Florencia Bado, Natalia Oreiro, Diego Peretti, Elena Roger, Guillermo Pfening, Ana Pauls, Alan Daicz

Recensione a cura di Giordano Biagio (voto: 7,5)

Patagonia 1960. Il medico criminale tedesco Josef Mengele, ex nazista, famoso scienziato, rifugiatosi in Argentina dopo la sconfitta tedesca della seconda guerra mondiale, esercita sotto mentite spoglie la professione di veterinario. Delle sue vecchie ossessioni naziste, tra le quali la credenza nella necessità della manipolazione genetica e l'informazione medica per migliorare le caratteristiche fisiche ed estetiche della razza umana, gli è rimasto nella mente molto, sufficiente per indurlo, in segreto, ad eseguire su alcune persone malate esperimenti terapeutici assai azzardati in cui i pazienti rimangono del tutto ignari dei grossi rischi provocati dal trattamento.
Nel 1960 la sottocultura nazista ben presente in Mengele continua attraverso il cinismo terapeutico a mietere vittime, in questo caso in Argentina.
Mengele conosce bene alcune nozioni di base, tecniche e metodologiche della ricerca genetica e biochimica acquisite 18 anni prima, ma è poco aggiornato sulle scoperte scientifiche più recenti, inoltre è affetto da una sorta di ideologismo-mistico strutturale, nevrotico, patologico, che invade tutta la sua psiche sconfinando nella paranoia, due aspetti che tendono a fargli sopravvalutare nell'immediato la portata della terapia che potrebbe mettere in atto con l'ausilio delle sue nozioni.

Il pericolo di essere riconosciuto nella sua vera identità lo costringe nelle relazioni alla prudenza: Mengele imposta un dialogo con le persone del tutto banale e compiacente, il suo aspetto interiore è sempre freddo, lucido, dominato da disistima e odio verso le etnie in parte diverse dalla sua come ad esempio quella argentina.

[...]

Leggi la recensione completa del film THE GERMAN DOCTOR su filmscoop.it

lunedì 29 dicembre 2014

Recensione THE IMITATION GAME - L'ENIGMA DI UN GENIO

Recensione the imitation game - l'enigma di un genio




Regia di Morten Tyldum con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Mark Strong, Rory Kinnear, Charles Dance, Allen Leech, Matthew Beard, Matthew Goode, Tuppence Middleton, Steven Waddington, Hayley Joanne Bacon, Tom Goodman-Hill, Hannah Flynn, Matthew Beard, Ancuta Breaban, James Northcote, Victoria Wicks, Bartosz Wandrykow, Alex Lawther, Leigh Dent, Grace Calder, Lese Asquith-Coe, William Bowden, Jack Bannon, Luke Hope, Alexander Cooper, Joseph Oliveira, Joseph Oliveira, Guna Gultniece, Lauren Beacham, Nicola-Jayne Wells

Recensione a cura di JackR

Il professor Alan Turing, genio matematico esperto di crittografia, è arruolato dall'esercito britannico per far parte di una task force che deve trovare la chiave del funzionamento di Enigma, il codice crittografico impiegato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il codice cambia tutti i giorni e l'elevato numero di combinazioni rende praticamente impossibile decifrarlo prima che esso cambi e invalidi tutto il lavoro fatto. L'approccio di Turing è radicale: per battere una macchina occorre una macchina, che sia programmabile e in grado di scorrere le combinazioni a velocità impossibile per il cervello umano. Il progetto visionario di Turing incontra resistenze enormi, e la sua difficoltà a interagire con le altre persone e con i superiori complica ulteriormente la vita al geniale matematico, che nasconde un drammatico segreto.

Seguendo pedissequamente il format del biopic all'americana, la vita e le opere di Alan Turing vengono rielaborate, condensate e stravolte a fini drammatici al punto che della verità storica (per tacer di quella biografica) resta davvero poco. L'artificio del cinema in fondo è questo: trasmettere autenticità attraverso la costruzione di una finzione, ma in "The Imitation Game" si va oltre, arrivando a distorcere persino i fatti elencati (sempre come si conviene) in sovrimpressione a fine film, quando si afferma che il lavoro di Turing accorciò la durata del conflitto mondiale di circa due anni, con buona pace del contributo di tutte le altre centinaia di persone che lavoravano sulla crittografia in quel periodo.

[...]

Leggi la recensione completa del film THE IMITATION GAME - L'ENIGMA DI UN GENIO su filmscoop.it

martedì 23 dicembre 2014

Recensione DUE GIORNI, UNA NOTTE

Recensione due giorni, una notte




Regia di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 8,0)

Il cinema dei fratelli Dardenne si è sempre contraddistinto per l'intima sostanza etica racchiusa sotto una scorza di impegno civile. Il loro tema fondamentale, centrale sin dai tempi del bellissimo esordio del 1996 "La promessa", è il tema della Scelta.
La Scelta che implica responsabilità, impegno morale. Se i contesti in cui i registi ambientano i loro film sono spesso stati di degrado sociale e la società verso la quale hanno sempre puntato l'obiettivo è quella dei ceti più umili, il loro interesse non sta nel denunciare le iniquità sociali, i soprusi dei più forti, che pure ci sono sempre, nel loro cinema. Ma spesso i più forti rimangono ai margini (come anche in questo loro ultimo film), decentrati rispetto al cuore del problema, la Scelta.

Ci si imbatte nella scelta morale qualunque sia la condizione economico-sociale in cui ci troviamo. E se la sorte ci ha già vessato, non ci si può sottrarre per questo di certo all'obbligo di scegliere. In "Due giorni, una notte", di fronte alla Scelta si trovano tutti i colleghi di Sandra. E' quasi un sondaggio, il film, condotto attraverso interviste che implicano una scelta diretta, concreta, immediata.
Al posto di ciascuno dei colleghi ci potremmo essere noi. E, a ogni tappa di questo calvario, ci chiediamo come reagiremmo noi; se avremmo il coraggio di rinunciare al bonus in ciascuna delle diverse condizioni umane che ci vengono presentate, in cui quel denaro è più o meno indispensabile.
In apparenza, siamo chiamati a identificarci con Sandra, ma nel profondo l'identificazione che i fratelli ci chiedono è con le sue controparti. Se avessimo il coraggio di accettare la sfida che ci viene lanciata, cosa ci diremmo, messi di fronte allo specchio? L'interrogativo è lanciato, come un seme, a germinare nel cuore di ognuno. Sta a noi raccoglierlo o meno.

[...]

Leggi la recensione completa del film DUE GIORNI, UNA NOTTE su filmscoop.it

lunedì 22 dicembre 2014

Recensione ADDIO AL LINGUAGGIO

Recensione addio al linguaggio




Regia di Jean-Luc Godard con Kamel Abdeli, Héloise Godet, Zoé Bruneau, Richard Chevallier, Jessica Erickson

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 9,0)

Jean-Luc Godard, maestro della Nouvelle Vague, impertinente e impenitente genio della sperimentazione visiva e intellettuale, sforna a 84 anni un provocatorio "Addio al linguaggio" che, anziché opera di chiusura e addio come da titolo, è film che apre e scardina. A cominciare da un uso del 3D che, se non potrà certo essere preso a modello e imitato alla lettera, dimostra però quante possano essere le possibilità celate e ancora da inventare (in-venio, rinvenire) di questa tecnica e dunque, per esteso, del linguaggio cinematografico tutto.

"Addio al linguaggio" (che, sia chiaro, non ha una trama: come tutta o quasi l'opera o quasi di Godard dai tardi anni '60 in poi, è antinarrativo per statuto) è film tutto incentrato sui temi del doppio e della separazione.
La pellicola ha un'idea centrale molto forte che potremmo forse definire "dialettica priva di sintesi", nel senso di tramonto delle possibilità comunicative. Genialmente, Godard si avvale della tridimensionalità per spiegare il concetto (ribadendolo continuamente attraverso gli ostacoli che pone alla visione).
Tutto è doppio. Anzitutto lo sguardo. Che è la sintesi della diversa prospettiva di 2 occhi. Da lì nasce la tridimensionalità. E, dunque, la profondità. Ecco: la sintesi. Godard vuole affermare che la sintesi è divenuta difficoltosa, se non impossibile: perciò scinde tutto, lasciando i suoi doppi separati, privi di sintesi.
Tutto è scisso - a partire dallo sguardo - in "Addio al linguaggio". Il film è costellato di doppi; ogni doppio è un contrasto, una dicotomia, una sovrapposizione e una scissione. L'eventuale ricongiunzione è affidata a un cane (al cui latrato si sovrappone, prima dei titoli di coda, il vagito di un bambino: ennesima sovrapposizione/scissione).

[...]

Leggi la recensione completa del film ADDIO AL LINGUAGGIO su filmscoop.it

giovedì 18 dicembre 2014

Recensione L'AMORE BUGIARDO - GONE GIRL

Recensione l'amore bugiardo - gone girl




Regia di David Fincher con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Kim Dickens, Emily Ratajkowski, Tyler Perry, Patrick Fugit, Carrie Coon, David Clennon

Recensione a cura di JackR

Nel giorno del suo quinto anniversario di matrimonio, Nick Dunne (Ben Affleck) scopre che sua moglie Amy (Rosamund Pike) è scomparsa e in casa ci sono segni di effrazione e di violenza. Mentre la giustizia fa il suo corso, il processo mediatico emette la propria sentenza, condannando Nick, che non riesce a dimostrare la propria estraneità ai fatti. Non tutto è come sembra, ma il confine tra verità e apparenza è molto labile...

Qualcosa non torna. Lo suggeriscono i racconti dei protagonisti, troppo discordanti, lo suggerisce la nostra esperienza con i thriller, lo suggerisce la stupefacente colonna sonora di Trent Reznor, che distrae, turba e aliena lo spettatore, portandolo ad ascoltare gli effetti sonori dietro la melodia - a cercare la verità dietro le immagini e le parole. Lo suggerisce l'intenso inizio, che mostra una deserta provincia americana che ha visto tempi migliori e si avvia verso una lenta e inarrestabile decadenza. "L'Amore Bugiardo", (terribile titolo italiano di "Gone Girl") ultima fatica di David Fincher, è un cattivo e (viene da credere) divertito affondo a tutto ciò che connota la nostra epoca fatta di immagine e promozione di sé. Complemento ideale di "The Social Network", Fincher ci mostra l'altro lato della medaglia dell'epoca social: siamo quello che proiettiamo all'esterno, ma il povero Zuckerberg non è l'unico colpevole. La kafkiana vicenda di Nick Dunne, sospettato numero uno della scomparsa della moglie Amy è un incastro poco credibile, ma sarebbe superficiale cercare nell'intreccio il valore del film. Quando Fincher decide di rivelare cosa è realmente successo ad Amy non lo fa certo per rispettare i canoni dello storytelling di genere: non siamo al gran finale, ma circa a metà film. Destrutturando lo schema del racconto giallo, "L'Amore Bugiardo" sfugge alle semplici classificazioni da videoteca: c'è un cinismo divertito da black comedy, c'è un solido intrigo, c'è una critica spietata ai mass media (ma soprattutto alle masse), c'è il racconto di un amore iniziato bene e finito in un matrimonio che non sopravvive ai cambiamenti: la coppia ideale di scrittori di New York diventa una coppia di estranei disoccupati del MidWest. Tutto è collegato: il giallo della scomparsa è il fil rouge che consente a Fincher di analizzare tanti elementi senza dimenticare la visione d'insieme. Non siamo impermeabili alle condizioni esterne: crediamo di manipolare l'ambiente scegliendo quali elementi di noi condividere, ma "L'Amore Bugiardo" ci mostra come sia l'ambiente stesso a scegliere cosa far emergere, a seconda delle circostanze.

[...]

Leggi la recensione completa del film L'AMORE BUGIARDO - GONE GIRL su filmscoop.it

venerdì 12 dicembre 2014

Recensione MOMMY

Recensione mommy




Regia di Xavier Dolan con Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément, Patrick Huard

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 8,0)

"Mommy" è il quinto film dell'enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan (autore a tutto tondo, che i film se li scrive e spesso - non in questo caso - li interpreta).  "Mommy" - prima opera di Dolan a esser distribuita in Italia - si è aggiudicato il Gran Prix della giuria all'ultimo festival di Cannes, ex aequo con "Adieu au language", l'ultima, sperimentale provocazione (in 3D) di un autore che giovane lo è rimasto dentro: l'ottantaquattrenne Jean Luc Godard. Ma se Godard, che non ha mai smesso di sperimentare, lo fa sorvegliando le sue creazioni con il piglio rigoroso dell'intellettuale, la peculiarità di Dolan sta nel suo irrefrenabile temperamento emotivo. Una foga priva di freni e di pudore, avida di vita. Il cinema di Dolan è al contempo ingenuo e geniale, specialmente nell'uso delle musiche, in un'accondiscendenza alla cultura visiva delle clip video che invece di apparire kitsch risulta squisitamente genuina.

Con "Mommy", Dolan, classe 1989, raccontando del tormentato rapporto con la propria madre Diane da parte di un quindicenne affetto da deficit di attenzione, Steve, è tornato sulla materia del suo primo film - scritto a 16 anni e diretto a 20 - "J'ai tué ma mère" (2009). Fu il suo esordio alla regia, e lì vi recitava anche, nelle vesti del protagonista. Nocciolo del film, scopertamente autobiografico, era il rapporto edipico tra un sedicenne e sua madre. Se nel film d'esordio Dolan decise appunto d'interpretare il ruolo del figlio, adesso opta per un distacco maggiore con il personaggio, lasciato alla straordinaria verve di Antoine Olivier Pilon. Il ruolo della madre, invece, a sottolineare senza remore la linea di continuità fra i due film, è affidato ad Anne Dorval, la medesima attrice che fu la madre in "J'ai tué ma mère".

[...]

Leggi la recensione completa del film MOMMY su filmscoop.it