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lunedì 10 ottobre 2016

Recensione LYCANTHROPUS

Recensione LYCANTHROPUS

Regia di Paolo Heusch con Herbert Diamonds, Mary Dolbeck, Lucy Derleth, Anne Marie Avis, Barbara Lass, Curt Lewens, Marta Marker, Maurice Marsac, Joseph Mercer, Grace Neame, Mary McNeeran, Patricia Meeker, Maureen O'Connor, Luciano Pigozzi

Recensione a cura di Giordano Biagio

Una ragazza di un collegio di rieducazione femminile viene trovata uccisa, assalita si pensa dai lupi, nei dintorni boscosi dell'istituto. Le indagini portano a scoprire una fangosa storia di ricatti. La studentessa non sarà l'unica vittima di violenza. Il bel finale del film svelerà una sorpresa egregiamente costruita nella sceneggiatura.

Horror gotico di fascino cult, è la terza pellicola per Heusch (suo pseudonimo, Richard Benson) noto per il suo esordio col film La morte viene dallo spazio, del 1958. La sceneggiatura di Licantropus è firmata da Ernesto Gastaldi che si sceglie lo pseudonimo Julian Berry[...]

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mercoledì 30 luglio 2014

Recensione THE SACRAMENT

Recensione the sacrament




Regia di Ti West con Joe Swanberg, AJ Bowen, Gene Jones, Kentucker Audley, Amy Seimetz, Donna Biscoe, Millie Wannamaker

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,0)

Ti West, classe 1980, è un autore abbastanza sconosciuto ai più e più noto agli appassionati del cinema horror, di cui il nostro sicuramente conosce a menadito il genere e dove è verosimile ipotizzare che sia cresciuto fin dalla più tenera età a pane e horror. Sconosciuto ai più perché le sue pellicole non hanno mai trovato una distribuzione italiana adeguata e dire che, dato lo stato attuale di crisi del cinema horror, un regista come West meriterebbe qualcosa in più di una striminzita distribuzione home video o semi clandestina proveniente dalle ampie lande del web.
Indubbiamente West è un regista particolare, quasi di nicchia anche nell'ambito del genere horror in cui fino adesso è stato confinato, ma possiede abbastanza personalità per imporre il proprio stile e nei limiti del possibile, capace di non farsi influenzare da fattori esterni e puramente commerciali (solo beghe contrattuali impedirono a West di ritirare il proprio nome dal sequel di "Cabin Fever", da lui disconosciuto dopo estenuanti vicissitudini produttive).

Fin dai suoi esordi il regista americano ama in maniera particolare giocare con i generi, a volte seguirli, altre sovvertire i suoi cliché e giocare molto sulle aspettative dello spettatore, come nello splendido "House of the Devil", esempio lodevolissimo nel ricreare quelle atmosfere inquietanti tipiche degli horror anni settanta e decennio successivo.
Ma è con "The Innkeepers" che West alza molto la posta in gioco e, sia pure nelle sue imperfezioni che dietro ad un gioco citazionistico di "Shining", scopre le proprie carte di un cinema ingannevole e sfuggente, che dietro la maschera apparente di una tipica ghost story da film horror, nasconde la sua vera natura di thriller psicologico molto raffinato e da un certo punto di vista realistico. Un film che si fonda sulla forza della suggestione psicologica, ai limiti del plagio, dove la protagonista viene manipolata dalla sua stessa immaginazione. E gli spettatori con lei.
Suggestione e manipolazione sono alla base di "The sacrament", film presentato nella sezione Orizzonti della 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, creando una certa freddezza alla sua proiezione come se ci si trovasse di fronte a qualcosa che sembra una cosa ma che in realtà non è.

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lunedì 14 aprile 2014

Recensione OCULUS

Recensione oculus




Regia di Mike Flanagan con Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, Katie Parker, Kate Siegel, Miguel Sandoval

Recensione a cura di marcoscafu

Kaylie e Tim hanno una promessa da mantenere. Una promessa fatta da piccoli. Distruggere quello specchio che, 10 anni prima, è stato la causa della follia dei loro genitori. La notte in cui i coniugi Russell morirono segnò infatti la vita dei due fratelli, in particolar modo del più piccolo, Tim, che si ritrovò la mano armata della pistola del padre. Da quella tragedia, per 10 anni, il ragazzo rimase in cura dallo psicologo del carcere ed ora i suoi fantasmi sono spariti, lasciando posto alla certezza di essere stato lui, di suo pugno, ad uccidere il genitore, senza alcun intervento di forze maligne.

Kaylie, durante i 10 anni di detenzione del fratello, ha cercato di non perdere mai di vista lo specchio, fino a poterlo riavere tra le mani per mantenere la promessa. Ma convincere Tim che ormai ha una visione estremamente concreta di quella notte, non è semplice.
I due ragazzi, nella vecchia casa dei genitori e davanti al misterioso oggetto, iniziano ad avere prove tangibili della versione di Kaylie dopo ore di registrazioni con telecamere e computer collegati in rete. Piante appassite di colpo, luci fulminate e soprattutto l'incredibile filmato di loro due che, in stato di totale incoscienza, muovono oggetti a difesa dello specchio.
Il piano di Kaylie che già ne conosce i trucchi è comunque studiato nei minimi particolari: una sorta di àncora appesa al soffitto, azionata da un timer, allo scadere del tempo previsto lo frantumerà in mille pezzi. Tim inoltre non può più negare l'evidenza, inizia a ricordare e rivivere in maniera anche fisica la notte di 10 anni prima, e si convince ad aiutare la sorella a distruggere lo specchio.
Ma ormai, forse, è già tardi.

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martedì 3 dicembre 2013

Recensione CIMITERO VIVENTE

Recensione cimitero vivente




Regia di Mary Lambert con Michael Lombard, Dale Midkiff, Fred Gwynne, Brad Greenquist, Denise Crosby

Recensione a cura di carsit (voto: 7,5)

Quando si parla di horror, è impossibile non imbattersi nella figura di Stephen King.
King è notoriamente un prolifico autore che deve la sua notorietà per moltissimi romanzi, i quali hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.
King non ha introdotto variazioni o grandi novità all'interno di questo genere, ma è riuscito ad offrire una sua particolare qualità che spesso manca nelle storie d'orrore: lo spessore psicologico dei personaggi che si muovono nella vicenda. L'autore riesce a dare vita ai suoi protagonisti; sono caratterizzati in maniera così sopraffina e realistica che potrebbero benissimo esistere.
Questo fattore non è da trascurare o da sottovalutare, e non a caso King è uno scrittore di successo.
L'autore del Maine delinea personalità praticamente perfette, ed attraverso queste riesce spesso a far passare anche interessanti approfondimenti su temi notoriamente difficili da trattare (per esempio: infanzia, violenza sui bambini, schizofrenia, sesso, morte).
Proprio sull'ultimo tema "Pet sematary" trova il suo cardine principale e riesce a proporre anche alcune idee molto interessanti.

L'incipit iniziale è molto semplice:
Louis Creed, un medico, si trasferisce nel Maine perché ha accettato un'offerta di lavoro in una scuola. Con lui ci sono la moglie Rachel, ed i figlioletti Ellie e Gage.
La casa non ha nessun tipo di infestazioni e/o maledizioni particolari, come si potrebbe erroneamente pensare. Conosceranno Jude Mitchell, un simpatico anziano che abita a cinquanta metri da loro e con cui instaureranno una solida e genuina amicizia.
Eppure in questo luogo c'è un elemento disturbante, c'è un qualcosa di inquietante che ambisce la morte dei vivi e che non tarderà a manifestarsi. Quando Victor Pascow (uno studente della scuola) morirà tragicamente per un incidente, Louis sarà costretto a confrontarsi con una realtà più grande di lui. E sarà Jude il portavoce di questo oscuro segreto: dietro la loro casa, ad un paio di chilometri di distanza, risiede un cimitero, "Pet sematary" viene chiamato, e gli abitanti del villaggio seppellivano i loro animali quando questi incontravano la morte.
Ma secondo una leggenda, un'indefinita e pericolosa entità (il Wendigo, mitica creatura dei nativi americani) ha donato al cimitero il potere di resuscitare i morti quando questi sono seppelliti nel luogo maledetto. Per Louis è molto difficile credere ad una leggenda di questo genere, ma molto presto dovrà ricredersi.

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lunedì 25 novembre 2013

Recensione AUTOPSY

Recensione autopsy




Regia di Adam Gierasch con Ashley Schneider, Eric F. Adams, Michael Bowen, Jenette Goldstein, Arcadiy Golubovich, Ross Kohn

Recensione a cura di carsit (voto: 5,0)

"Autopsy" è un film che può essere preso come rappresentante dell'horror che si è fatto prepotentemente largo negli ultimi 10-15 anni.
L'horror, come ogni genere cinematografico, subisce continui cambiamenti ed evoluzioni che comportano variazioni del prodotto sul mercato.
Nel passato l'horror veniva presentato attraverso location molto suggestive, inquietanti e contornate da una trama con una lentezza dosata, atta ad aumentare il climax di terrore, che spesso esplodeva nelle sequenze finali.
"Amityville horror" di Rosenberg, "La casa dalle finestre che ridono" di Avati, " Profondo rosso" di Argento sono tutti esempi di questa categoria di pellicole.
Con il progredire del tempo si è percepito un cambiamento di registro abbastanza evidente, essendosi affacciato il genere del torture-porn, uno stile di film che ha come tematica principale quello dello splatter.
Esempi lampanti sono "Hostel" di Roth, "Martyrs" di Laugier, "Saw - l'enigmista" di Wan. In questo genere la trama diventa quasi accessoria, un elemento secondario, un qualcosa in più, non necessario ai fini del film.
Il regista, attraverso effetti speciali più o meno buoni, cerca di disgustare e lasciare sgomento lo spettatore attraverso scene di forte impatto visivo.
Autopsy rientra proprio in quest'ultima categoria.
Cosa funziona e cosa è da rivedere in questo film ?

"Autopsy", fin dalle prime battute, propone un gruppo di teenager che vivono la loro vita e, tra feste, sballi e divertimenti vari, il gruppo di ragazzi non ha motivo di annoiarsi.
L'incipit iniziale è in verità parecchio confusionario e poco chiaro, dato che i protagonisti vengono presentati attraverso sequenze di fotografie e di brevi video, frammentati da una regia "videoclippara" che rende poco chiaro il tutto, ma questo in fin dei conti non è realmente importante, perchè la trama risulta essere un qualcosa di non indispensabile (come detto prima ).
Il film ha il grandissimo pregio di non perdersi in lungaggini e preamboli francamente inutili, dato che i cinque ragazzi saranno presto coinvolti nell'incubo (da questo momento è possibile leggere SPOILER).

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giovedì 17 ottobre 2013

Recensione LA CASA DI CRISTINA

Recensione la casa di cristina




Regia di Gavin Wilding con Allison Lange, Brad Rowe, Brendan Fehr, John Savage

Recensione a cura di carsit (voto: 4,5)

E' noto a tutti oramai che il panorama horror offre continuamente film su film, spesso simili fra loro, e purtroppo con risultati parecchio altalenanti. Un sottogenere dell'horror, più precisamente il teen-horror, ha vissuto sulla cresta dell'onda soprattutto negli anni '80, regalandoci villain indimenticabili entrati nell'immaginario collettivo: inutile citare Leatherface, Freddie Krueger, Jason Vhoores ed altre icone di questo genere. "La casa di Cristina" subisce l'influenza anche di un altro sottogenere, che potremmo ricondurre a quello della casa infestata.

Ma andiamo con ordine.

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lunedì 14 ottobre 2013

Recensione SCARY OR DIE

Recensione scary or die




Regia di Bob Badway, Michael Emanuel, Igor Meglic con Domiziano Arcangeli, Corbin Bleu, Shannon Bobo, Bob Bouchard, Andrew Caldwell, Alexandra Choi, Charles Rahi Chun, Erik Contreras

Recensione a cura di dubitas

"Scary or die" è un film horror diretto da Michael Emanuel (stesso regista di "Maneater"), diviso in 5 episodi, con ognuno una trama e una tematica differente. Pur molto simile a "Racconti della cripta", mantiene comunque elementi innovativi che lo distinguono dal panorama attuale.

Nel primo episodio, "The crossing", due xenofobi depravati sequestrano alcuni stranieri del posto (precisamente messicani), li radunano in una zona di confine e infine li uccidono senza pietà. Il tutto sotto gli occhi di una ragazza ingenua che, pensando di fare una vacanza insieme ai suoi "2 amici", si ritrova coinvolta in un spettacolo orribile e sanguinolento, dove non c'è scampo per nessuno. All' improvviso emergono dalle terre degli zombi (dall'aspetto romeriano) per vendicarsi con i loro aguzzini.
Scene gore e qualche litro di sangue non bastano a vivacizzare un episodio, "The crossing", che di per sé appare lento e poco spaventoso.Qualche elemento stilistico, come la location oppure il make up degli zombie, riesce a dare un effetto migliore, ma non sufficiente.

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giovedì 10 ottobre 2013

Recensione OLTRE I CONFINI DEL MALE - INSIDIOUS 2

Recensione oltre i confini del male - insidious 2




Regia di James Wan con Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Lin Shaye, Barbara Hershey, Steve Coulter, Leigh Whannell, Angus Sampson, Andrew Astor, Hank Harris

Recensione a cura di marcoscafu

Sono passati due anni da quando Josh Lambert (Patrick Wilson, "Watchmen" e "Hard candy"), con l'aiuto della medium Elise Rainier (Lin Shaye, "Tutti pazzi per Mary" e "Nightmare - Dal profondo della notte"), è riuscito a riportare dal mondo degli spettri il figlio Dalton.

Quella che sembra la nuova vita della sua famiglia, senza più brutti sogni, nè suoi, nè del piccolo, non è però come i protagonisti la immaginano. Tornati nella casa della madre di Josh, Lorraine (Barbara Hershey, "Il cigno nero" e "Un giorno di ordinaria follia"), in modo così da poter chiudere definitivamente con gli spaventosi avvenimenti passati, gli oggetti iniziano da subito a prendere vita, ed è stavolta la moglie, Renai (Rose Byrne, "28 settimane dopo" e "X-Men - L'inizio"), ad accorgersene per prima. Il pianoforte che suona da solo, il bambino piccolo trovato fuori dalla culla, fino ad una vera e propria "presenza" vista dentro casa.

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mercoledì 28 agosto 2013

Recensione FEAR ITSELF: LA COMUNITA'

Recensione fear itself: la comunita'




Regia di Mary Harron con Brandon Routh, Shiri Appleby, Barbara Tyson, John Billingsley

Recensione a cura di dubitas (voto: 6,5)

Il settimo episodio della serie americana "Fear itself" s'intitola proprio "Community", una sorta di horror (diretto da una regista, Mary Harron) che parla della permanenza di una coppia ( Bobby e Tracy ) nella nuova "comunità" in cui ha deciso di spendere il resto della sua vita.
La comunità è una specie di piccola città suburbana americana dove ogni membro deve rispettare delle regole per garantire il benessere e la serenità all'interno della stessa. Gli abitanti sembrano cordiali e i due fidanzatini interpretati da Brandon Routh e Shiri Appleby non ci mettono molto per fare amicizia con i loro vicini di casa (Phil e Debra).

Eppure la sensazione di trovarsi in una sorta di "prigione" diventa via via sempre più forte. Scoprono di essere spiati e monitorati da una comissione (composta dai membri più "alti" della comunità) e che ogni violazione delle regole viene condannata con gravi punizioni e umiliazioni. Una donna, ad esempio, sospettata di aver tradito l'uomo, viene legata ad un palo e lapidata con vari oggetti (per fortuna non pietre o cose pesanti).

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lunedì 26 agosto 2013

Recensione INBRED

Recensione inbred




Regia di Alex Chandon con Jo Hartley, Seamus O'Neill, James Doherty, Mark Rathbone

Recensione a cura di dubitas (voto: 7,5)

Quattro delinquenti adolescenti si dirigono, seguiti dalle loro due guide, in un città dello Yorkshire per lavorare insieme e imparare a stare uniti in gruppo.
Il viaggio si dimostra subito un buco nell'acqua, infatti i ragazzi sembrano annoiati e infastiditi dall'atmosfera stranamente malata della loro meta "turistica". Appena entrati in un locale-bar, si accorgono che qualcosa non va negli abitanti locali. Si renderanno conto troppo tardi di trovarsi in una gabbia di mostri e sadici torturatori, capeggiati da un perverso pagliaccio di spettacolo.

Non è la prima volta che Alex Chaldon si dedica alla produzione di film horror. Esattamente dieci anni prima di "Inbred", il regista britannico ci provò con "Cradle of Fear" (2001), con risultati purtroppo pessimi. "Inbred" invece è di tutt'altra pasta, nonostante poco conosciuto qui in Italia. E' un horror non convenzionale, che miscela perfettamente lo humor britannico all'elemento gore e splatter. Uno di quei torture porn, insomma, che si fa prendere poco sul serio.

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giovedì 22 agosto 2013

Recensione L'EVOCAZIONE - THE CONJURING

Recensione l'evocazione - the conjuring




Regia di James Wan con Vera Farmiga, Patrick Wilson, Mackenzie Foy, Ron Livingston, Lili Taylor, Hayley McFarland, Shanley Caswell, Joey King, Sterling Jerins, Shannon Kook, John Brotherton, Steve Coulter

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 7,0)

La vera storia dei coniugi Warren (Edward e Lorraine), i due più grandi cacciatori di fantasmi - o i due più grandi ciarlatani - della storia delle investigazioni paranormali americane, alla fine è sempre una questione di punti di vista.

1971, Harrisville, Rhode Island. Carolyn e Roger Perron si trasferiscono, con figli al seguito, in una nuova abitazione. Sin dall'inizio cominceranno ad accadere fatti strani e inquietanti: forti rumori, odori sgradevoli, ombre che si nascondono dietro le porte, il cane che ha un comportamento inusuale, strani lividi sul corpo della signora Perron, la costante sensazione della presenza di qualcuno.
Di lì a poco il susseguirsi di fenomeni poltergeist porteranno la famiglia Perron a credere che una forza misteriosa e maligna abbia preso possesso della loro casa. L'unica soluzione possibile pare sia quella di chiamare Ed e Lorraine Warren, detective dell'occulto che già in passato hanno avuto a che fare con fenomeni simili.

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lunedì 29 luglio 2013

Recensione RED STATE

Recensione red state




Regia di Kevin Smith con John Goodman, Michael Angarano, Melissa Leo, Jennifer Schwalbach Smith, Kyle Gallner, Michael Parks, Gary Sievers

Recensione a cura di dubitas (voto: 6,5)

Ci sembra strano che Kevin Smith, famoso regista di commedie come "Clercks", "Dogma" e Jersey Girls, diriga un horror movie. Ed in effetti non è proprio così.
"Red State" non è proprio un horror, ma un action movie con alcuni elementi horror e altri da commedia, che si mescolano perfettamente dando vita ad un prodotto interessante ed originale, ma con alcuni difetti (che poi analizzeremo).

Trevis (Michael Angarano), Jarod (Kyle Gallner) e Billy-Ray (Nicholas Braun), tre adolescenti colpiti da una tempesta ormonale, si danno incontro con una donna di facili costumi in un camper in mezzo al bosco. Fortuna vuole che durante il tragitto si scontrino con l'auto di uno sceriffo, il quale darà loro la caccia infuriato e desideroso di giustizia.
Appena entrati nella piccola abitazione, vengono costretti a bere della birra, una miscela esplosiva di sonniferi o droga che li porta ad addormentarsi nel giro di pochi minuti. Proprio così, verranno portati attraverso gabbie animalesche nella villa di Albin Cooper (Michael Parks), un pastore fanatico religioso che predica contro l'omosessualità e la fornicazione, spinto da un reverenziale timore verso Dio. Al suo seguito ci sono vari proseliti, che lo vedono come una guida spirituale, l'unico in grado di risvegliare in loro la fede divina. Dopo un martellante e pedante discorso contro gli omosessuali, che definisce come dei malati in grado di diffondere i peggiori costumi nella società, utilizza i suoi ostaggi come agnelli sacrificali, uccidendoli ad uno ad uno nei modi più atroci (una pistola in tempia per intenderci). Un gruppo di poliziotti irrompe nella villa ed inizia una sparatoria alla "call of duty": terroristi fanatici dotati di artiglieria pesante contro sceriffi locali, chi vincerà la "guerra"?

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martedì 23 luglio 2013

Recensione THE PACK

Recensione the pack




Regia di Franck Richard con Yolande Moreau, Émilie Dequenne, Philippe Nahon, Matthias Schoenaerts, Benjamin Biolay, Ian Fonteyn, Brice Fournier, Georges Lini, Philippe Résimont, Nicolas Leroy, Mathieu Bouteligier, François Doms, Benoît Vivien

Recensione a cura di dubitas (voto: 4,5)

Una ragazza (Émilie Dequenne) mentre fa i conti con dei depravati motociclisti che la pedinano per la strada, incontra un uomo molto promettente (Benjamin Biolay), che la aiuta a salvarsi dal pericolo e la conduce in una desolata locanda gestita da una vecchia e corpulenta donna (Yolande Moreau), chiamata "signora Pack".
Scongiurato il pericolo dei motociclisti, che decidono di darsi alla fuga dopo le minacce ricevute dalla Pack, la protagonista perde di vista il suo compagno e si mette a cercarlo per tutta la notte. Fin quando viene stordita e rinchiusa in una cella, proprio dall'uomo che l'aveva salvata, figlio della barista. I due si riveleranno dei pazzi squilibrati che praticano torture e omicidi, vivendo fuori legge senza possibilità di essere scoperti. Poi però ecco l'aggiunta di altri villains: un'orda numerosa di mostruose creature in cerca di sangue, al servizio delle quali lavorano i due pazzi sopraccitati: una specie di hobbits pelle-ossa con facce deturpate che mutilano con i loro morsi gli arti delle povere vittime catturate dalla signora Pack.

Franck Richard ci mette poco per rivelare la sua passione per il cinema del passato ed infarcisce la sua pellicola di stereotipi ed elementi topici dell'horror, creando una serie di richiami con "The Descent", "Calvaire" e "Frontiers". La nazionalità franco-belga inoltre fornisce ottime aspettative in merito, se pensiamo ad esempio a piccoli gioielli prodotti proprio in questo paese ("Martyrs", "A l'interieur"), che hanno riscosso successo in tutta Europa. Peccato che l'opera del cineasta al suo esordio sia davvero lontana dalla bellezza e dal fascino delle pellicole a cui fa riferimento. C'è poco, se non nulla, da salvare; colpa di una sceneggiatura paragonabile ad un formaggio emmenthal: gustoso sì, ma pieno di buchi. Un paragone per dire che la storia non è costruita con un filo logico, infatti sequenze, fatti, conseguenze si snodano senza una vera e propria ragione. Alleanze, discrepanze, colpi di scena, interventi imprevedibili di personaggi risultano così illogici, poco curati e incomprensibili.

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venerdì 19 luglio 2013

Recensione THE HUMAN CENTIPEDE

Recensione the human centipede




Regia di Tom Six con Akihiro Kitamura, Dieter Laser, Andreas Leupold, Ashley C. Williams, Ashlynn Yennie

Recensione a cura di dubitas (voto: 7,0)

Questa è la volta dei Paesi Bassi, coadiuvati dal Regno Unito, ormai confermatosi all'altezza del genere con pellicole come "Eden lake". Una grande occasione per i due paesi di sfornare un prodotto avvincente e innovativo, che possa turbare e scioccare il pubblico europeo.
Diretto dal regista olandese Tom Six, cineasta alle prime armi ancora poco popolare (ma molto talentuoso), "The human centipede" sarà così apprezzato da vincere il premio di miglior film e miglior attore (Dieter Laser) nella categoria horror all'Austin Fantastic Fest, al Ravenna Nightmare Film Fest e al Sainte Maxime International Horror.

Due giovani ragazze, in viaggio attraverso la Germania, sono vittime di diverse disavventure il giorno in cui progettano di andare a ballare in discoteca. Le ruote della loro macchina si fermano improvvisamente a causa di un guasto ed il tempo si fa improvvisamente brutto, tanto che inizia a piovere a dirotto. Spaesate e disorientate chiedono aiuto ad un passante, un locale pervertito e volgare in cerca di "sesso", ed infine decidono di bussare ad una casa del posto, sperando di poter trovare un telefono per chiamare il servizio taxi. Ma non sanno che entrare in quella casa sarà l'errore più grande della loro vita: ad accoglierle c'è il Dr.Heiter (si legge "Haiter"), un sadico neo-nazista che esercita illegalmente la sua professione di "chirurgo in pensione", eseguendo operazioni macabre e inquietanti sui suoi poveri pazienti. Il suo recente progetto (mostrato con delle slide) è quello di creare un centopiedi unendo 3 corpi umani (vivi) attraverso ano-bocca.

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