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martedì 22 dicembre 2009

Recensione KEN PARK

Recensione ken park




Regia di Larry Clark, Edward Lachman con Tiffany Limos, James Bullard, Shanie Calahan, James Ransone, Stephen Jasso

Recensione a cura di ele*noir (voto: 8,5)

Non è semplice raccontare un'anonima triste vita. Figuriamoci quattro.
La via più semplice è quella del realismo, il miglior sostenitore della verità.
Ma la tristezza e la disperazione quanto la libertà e la spontaneità non sono ospiti gradite nel palco della società buonista.
La paura del turbamento e di chissà quale negativa contaminazione frenano l'interesse e la giusta voglia di capire. La censura allora viene nutrita abbondantemente di tutto ciò che può impressionare, o soltanto far curiosare in quella che, in fondo, è la realtà.
Una della tante verità della vita, in cui le sfumature generano uomini e donne fantastici nella loro bellezza come nella propria miserabilità.

"Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.
"
Fabrizio De Andrè

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venerdì 16 ottobre 2009

Recensione L'IMPERO DEI SENSI

Recensione l'impero dei sensi




Regia di Nagisa Oshima con Tatsuya Fuji, Eiko Matsuda, Aoi Nakajima, Melka Seri

Recensione a cura di pompiere (voto: 6,0)

Il film si è ispirato ad un fatto di cronaca verificatosi a Tokyo nel 1936.
Abe Sada (ex meretrice) lavora - nuova, ingenua e spensierata cameriera - nella casa al servizio del suo attuale padrone Kitzi, un bel moro con penetranti occhi scuri e due baffetti sensuali, il quale non tarda a invaghirsi delle sue forme. La passione prende molto presto il sopravvento, tra l'ossessione sessuale di lui e l'abbandonarsi ai servigi di lei.
Il loro amore, se così si può chiamare vista la precipitazione, si concretizza subito in cerimonia nuziale. I due si mantengono con i soldi guadagnati dal mestiere di accompagnatrice che lei continua ad esercitare, facendo visita a presidi e consiglieri comunali.
Sada sviluppa sempre più il suo aspetto ninfomane, al quale aggiunge anche un pizzico di mania omicida. Il suo amore è un'annientatrice smania di congiungimento e, insieme, una folle paura di isolamento. La coppia va alla ricerca del piacere più intenso, fino a che non lo trova in una pratica estrema e definitiva.

Oshima non ha timore nel mostrare elementi filmici al limite (e a volte all'interno) della pornografia: il fallo a forma di passerotto, il liquido seminale, il membro in erezione e nell'atto della penetrazione vengono mostrati senza alcuna censura (il film fu presentato, inizialmente, in una versione ridotta di circa 15'), così come l'uovo sodo che fuoriesce dalla vagina oppure i peli pubici tagliati e messi in bocca in modo così disinvolto.
Tutto ciò non esclude, purtroppo, il tedio di lunghe sequenze con poche varianti di ripresa. I particolari sono sempre i medesimi; le gioiosità e le trascuratezze del sesso mostrato all'inizio fan posto a un amplesso (e a un allestimento registico) triste, meccanico, abbozzato. Il legame iniziato con un corteggiamento quasi romantico raggiunge l'apice in una fine che è vincolo senza tempo e per di più irrimediabile.

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mercoledì 15 luglio 2009

Recensione IL GUSTO DELL'ANGURIA

Recensione il gusto dell'anguria




Regia di Tsai Ming Liang con Kang-sheng Lee, Shiang-chyi Chen, Yi-Ching Lu, Kuei-Mei Yang

Recensione a cura di A. Cavisi (voto: 8,0)

In una fredda e quasi deserta Taiwan, contrassegnata da una sempre crescente siccità che costringe i suoi abitanti a far ricorso alle angurie per abbeverarsi, si rincontrano l'attore di film porno Hisiao- Kang e l'hostess di un museo Shiang-Chyi.
Hisiao-Kang, in passato orologiaio, ora è un attore porno affermato e sta girando alcuni film proprio al piano di sopra dell'appartamento di Shiang-Chyi da lui conosciuta in passato. I due si sono, forse, sempre inseguiti e cercati e magari questo casuale incontro sarà l'occasione buona per far si che l'amore finalmente sbocci. La ragazza lavora come hostess in un museo ed è ignara della professione della sua vecchia conoscenza. I due cominciano a frequentarsi, senza quasi mai parlarsi, lasciando spazio ai gesti, agli sguardi, ai movimenti sfuggevoli.

L'acqua scarseggia e in tv viene sempre più consigliato di dissetarsi con il succo d'anguria che tra l'altro, data la siccità, costa meno dell'acqua. Ed è così che le angurie diventano "oggetti" di uso comune nelle vite dei protagonisti, tanto da venire addirittura usate come oggetti erotici nei film porno (la scena nella quale il protagonista masturba l'attrice del film nel quale sta recitando tramite un'anguria è di una sottigliezza incredibile, dato che nasconde dei significati che vanno al di là dell'utilizzo del frutto in quanto divenuto di uso comune, ma che stanno a comunicare l'inaridimento di ben altro e cioè delle passioni, che possono essere sessuali o meno, e della loro materialità). L'attore ovvia alla mancanza d'acqua andando a farsi dei bagni nelle cisterne del condominio presso il quale sta lavorando, mentre Shiang-Chyi cerca di sgraffignare quanta più acqua possibile dai bagni pubblici per farne una scorta gelosamente conservata nel bagno di casa sua.Dopo l'incontro dei due personaggi le cose non sembrano cambiare di molto. La città è sempre più silenziosa e quasi deserta, e niente sembra annunciare un miglioramento delle condizioni di Taiwan, ma soprattutto dei due incredibilmente soli protagonisti.
Uno spiraglio si apre solo quando si incontrano nel reparto porno di una videoteca, ma il ragazzo non riesce a lasciarsi andare completamente, abbandonando la sua "compagna" nel pieno della passione. Quando questa, a causa di un incidente accorso ad un'attrice porno che trova riversa in ascensore, scopre il vero mestiere del suo amico, all'inizio ne rimane sconvolta ma poi sempre più eccitata fino a giungere ad una vera e propria esplosione (anche se repressa) della passione fino allora taciuta e nascosta.

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mercoledì 21 febbraio 2007

Recensione ODISSEA SESSUALE

Recensione odissea sessuale


Regia di Gerard Damiano con Michael Gaunt, Sandy Long, Nancy Dare, Richard Bolla

Recensione a cura di kowalsky

"All'inizio nasciamo, alla fine moriamo; ciò che sta in mezzo si chiama vita"

"The Beginning, the Middle and the End" tre episodi narrativamente separati ma uniti nello stesso film. Un inizio, una fine, e, al centro di tutto, il trait d'union tra unione e separazione (definitiva?).
"Odissea sessuale" è probabilmente il film più ambizioso di Gerard Damiano, in una filmografia che conta una settantina di lungometraggi, a partire dalla fine degli anni Sessanta fino alla metà degli anni Novanta.
La carriera di Damiano è esplosa probabilmente con il classico "Gola profonda", un film che ha segnato decine di generazioni, interpretato dalla prima moglie dell'autore, Linda Lovelace, scomparsa di recente. Altri film significativi sono "The devil in Miss Jones" (1973), "The story of Joanna" (1976), "People" (1978), "Night magic" (1984) e "Giochi di coppia" (1991).

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venerdì 22 aprile 2005

Recensione A SNAKE OF JUNE - UN SERPENTE DI GIUGNO

Recensione a snake of june - un serpente di giugno




Regia di Shinya Tsukamoto con Asuka Kurosawa, Yuji Koutari, Shinya Tsukamoto, Tomoro Taguchi, Susume Terajima, Mansaku Fuwa

Recensione a cura di kowalsky

"Qualcuno mi parla di "Tetsuo - l'uomo d'acciaio" e mi chiede se per caso fosse un film degli anni settanta. E' logico: per Tsukamoto il tempo è un concetto astratto, puo' anche non esistere (ma coesistere fino in fondo se incentiva il bisogno morale di quotidianità/attualità).
Come una "scheggia impazzita" (una sorta di Alien ibernato per un paio d'anni e successivamente lordato dal ventre dell'immagine, trait d'union tra surrealismo ed estetica pulp) s'agita il Blob del più controverso regista orientale, il Cronenberg che l'Occidente non si è mai meritato. Con l'alter-ego americano (ma forse anche con un certo Dennis Cooper) Tsukamoto è ossessionato dai dèmoni che infestano la civiltà contemporanea, spettri di un mondo forzatamente moderno, e da voce a un cinema che osa prefiggersi la "ricchezza" dei parametri e della visionarietà tecnico/scenografica in un contesto di indipendenza dai grossi budget. Per molti di noi, è incomprensibile credere che "A Snake of June", col suo cut-up da Fuori Orario e la sua cifra stilistica per aficionados dei d'Essai, abbia avuto una gestazione tanto sofferta.

Come mai? Proviamo a fare un passo indietro: le ragioni per cui questo cinema velleitariamente assunto a "culto di se'" tanto quanto i film della Factory di Warhol negli anni sessanta sia oggetto di scherno invisibile sono disparate. Il cinema di Tsukamoto si spoglia interamente di ogni orpello tradizionale, diventando quel crocevia di trucco e apparenza (v. la CONCRETA rappresentazione del Noise metropolitano) che in un certo senso ha espiato i primi affronti nel lontano 1938, durante una fantomatica e celeberrima trasmissione radiofonica di Orson Welles mentre rileggeva "la guerra dei mondi" di Wells con drammatica veridicità, Il minimalismo estremo di Tsukamoto diventa anche in questo caso un'immortale b/n quasi fosse un Chaplin decisamente avverso all'uso del sonoro (ne colse la sua dimensione arcaica soltanto con "il dittatore"). E' (ovviamente) cinema sul cinema, arte che potrebbe essere ripiegata in se stessa - pensiamo solo all'incredibile e sfruttatissima inquadratura dell'occhio dal primo film di Bunuel (e Dalì), "un cane andaluso". Ma è anche la dissacrazione di una videocamera che riproduce tutto quel voyeurismo catturato dalla nostra essenza inconscia di esseri umani percio' inevitabilmente dannoso (autoindotto come un celebre film di Micheal Powell). Tutto cio' che l'occhio non vede, ma osa spiare. Nello spazio iperscrutabile di una metropoli soffocante ed ermetica quanto uno stanzino senza finestre, le vicissitudini di Rinko Tatsumi piegano quel climax di quotidiana legalità e di un certo cinema più o meno tradizionale (lo spettatore cerca, pretende che si parli solo ed esclusivamente di una donna frustata dal rapporto freddo con il marito) mettendo in campo la rivalsa del cineasta su un pubblico tendenzialmente troppo esposto alla paura per poter accettare i suoi film. E' sonica rappresentazione del mostruoso, del deforme, dell'insolito e dei tabu' popolari, brutalizzata da un soundtrack iconoclasta, e ancor di più dal rumorismo industriale di un'insostenibile aquazzone (nessun riferimento con Noe', sono metafore che a Tsukamoto non riguardano). L'acqua - elemento termico e meteorologico che incalza solenne e assordante nel film - è la stralunata deviazione acida di un'ossessione - v. la mania patologica del marito di Rinko, Shigehiko, di pulizia degli ambienti - o il compendio coreografico del gioco morboso della moglie con il suo "maniaco2".

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mercoledì 15 ottobre 2003

Recensione KEN PARK

Recensione ken park




Regia di Larry Clark, Edward Lachman con Tiffany Limos, James Bullard, Shanie Calahan, James Ransone, Stephen Jasso

Recensione a cura di Mr Black

Un giovane skater arriva in uno skatepark, accende la sua videocamera, prende una pistola e si fa saltare la testa.

Inizia così la girandola di violenza e sesso di un gruppo di teenager come tanti altri: Shawn, Claude, Tate e Peaches, autori di scene davvero crude e, se ancora esiste questo termine, scioccanti. Materiale da scandalo in questo film ce n?è davvero tanto, da far impallidire il precedente Kids, di cui hanno in comune lo stesso sceneggiatore.
Vediamo: sesso a tre, un ragazzo che si masturba soffocandosi con una cintura mentre in tv ascolta i mugolii di due tenniste, un padre violento ed alcolizzato che tenta di abusare del figlio, sessi maschili in primo piano con tanto di eiaculazione in diretta, una madre che ha una tresca con il fidanzatino della figlia, due omicidi compiuti da un ragazzo completamente nudo, un padre religioso che tenta di redimere la figlia vestendola come la madre defunta.
Questi sono tutti gli elementi necessari su cui ruota il film. Certo, da un altro lato, possiamo vederlo come un modo in cui descrivere il malessere dei teenager americani, vittime della società senza valori, con famiglie disastrate e grottesche incapaci di educarli. Ma la verità è che il film appare piuttosto "forzato" nei suoi contenuti, come se tutto fosse stato girato proprio allo scopo di fare scandalo.

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