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lunedì 28 settembre 2015

Recensione IL GIOVANE FAVOLOSO

Recensione IL GIOVANE FAVOLOSO




Regia di Mario Martone con Elio Germano, Isabella Ragonese, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Edoardo Natoli, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi
Recensione a cura di peucezia
Un film su Leopardi lo aspettavano in molti. Il poeta italiano più rappresentativo dell'Ottocento e, dopo Dante, il più amato dagli italiani, come recitava un vecchio slogan, meritava che il cinema si occupasse di lui.
Mario Martone, dopo "Noi credevamo", interessante, poco celebrativo ed originale affresco di un Risorgimento (ai più quasi ignoto), riprende la felice vena e, avvalendosi di una fotografia superba che valorizza volti e ambienti (sia gli interni - che abbondano a causa della scarsa propensione del poeta recanatese a uscire - sia esterni) e di una scenografia che, figlia di Visconti, sembra ispirarsi a quadri dell'epoca, partorisce questo "Il giovane favoloso" dando un corpo e una voce a Giacomo Leopardi.
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mercoledì 17 dicembre 2014

Recensione YVES SAINT LAURENT

Recensione yves saint laurent




Regia di Jalil Lespert con Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Nikolai Kinski, Marie de Villepin, Astrid Whettnall, Alexandre Steiger

Recensione a cura di Giordano Biagio (voto: 8,0)

Parigi, 1957. Yves Saint Laurent ha 21 anni, è uno stilista di moda che ha già dimostrato alcune sue qualità artistiche ricevendo apprezzamenti da persone competenti e molto influenti; un giorno viene chiamato con sua grande gioia e sorpresa a prendere il posto del defunto noto stilista Christian Dior.
Lo attendono elaborazioni di progetti sulla moda in cui è in assoluto l'ideatore e uno dei protagonisti dello stesso marketing. Il successo pieno non tarda ad arrivare, già l'uscita della prima serie di modelli lo pone all'attenzione della grande moda parigina che rappresenta un'importante trampolino di lancio per affermarsi in tutto il mondo occidentale. Il notevole interesse suscitato lo incoraggia a proseguire sul binario innovativo delle sue rivoluzionarie scoperte stilistiche proposte al pubblico con aggressività seduttiva.

Le opere di Yves Saint Laurent interessano soprattutto l'abbigliamento femminile, prospettano una sua combinazione in forme stilistiche nuove che rompono con una certa lunga tradizione che concepiva il modo di vestire femminile separato dalla strada e immerso esteticamente in un mondo, che seppur vario e ricco di invenzioni, rimaneva completamente chiuso a sé.
Yves Saint Laurent immette nella moda più storicamente femminilizzata, lineamenti estetici presi dal modo di vestire maschile, oppure da etnie diverse, o dalla strada con tutti i suoi riverberi stilistici emessi da classi molto diverse, anche povere. Inoltre Yves Saint Laurent omaggia grandi artisti come Mondrian e Picasso, prendendo spunto dalle loro opere per disegnare modelli cromaticamente e formalmente di grande interesse compositivo che ben si abbinano con le altre forme estetiche presenti nella modernità.

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mercoledì 10 dicembre 2014

Recensione GRACE DI MONACO

Recensione grace di monaco




Regia di Olivier Dahan con Nicole Kidman, Tim Roth, Paz Vega, Frank Langella, Roger Ashton-Griffiths, Parker Posey, Milo Ventimiglia, Derek Jacobi

Recensione a cura di Giordano Biagio

A metà degli anni '50 il principe Ranieri III, sovrano del Principato di Monaco, vede crescere la sua preoccupazione per le cattive condizioni economiche e sociali del proprio paese che sembra non avere più un futuro; il famoso Principato con 10.000 abitanti residenti, quasi nulla produce e quasi nulla esporta, vive di commercio turistico, rendite immobiliari e finanziarie, e spende molto in servizi, ha, gestito dalle banche, un buon mercato finanziario basato su prestiti e compra vendita di titoli di borsa che sono frutto della funzione di paradiso fiscale svolta di fatto dal Principato.
L'orfanotrofio è privo di manutenzione, praticamente al collasso, le scuole e l'ospedale sono privi di fondi, i servizi pubblici carenti.
Inoltre il governo monegasco è periodicamente pressato dal Presidente francese Charles De Gaulle, che insiste nel chiedere una soppressione della libertà fiscale di cui godono i capitali provenienti dalla Francia.

Il Principe decide quindi di fare qualche riforma in grado di rilanciare un'economia diversa; l'idea principale è di promuovere nel mondo un'immagine del suo piccolo stato del tutto nuova: non più smodatamente gioiosa e sognante, ma laboriosa e densa di raffinatezze culturali, non solo divertente e ricca di comodità per pochi, ma impegnata a risolvere al proprio interno problemi sociali di giustizia e solidarietà, il tutto favorendo, attraverso una maggiore penetrazione dei media tra la popolazione locale e internazionale, un'identificazione con la vita e la morale della famiglia regale, quest'ultima basata sull'unità, l'amore dovuto, e su valori tradizionali cristiani come l'impegno verso il prossimo e la sacralità del matrimonio. Si vuole dare della famiglia una immagine più bella che rimanda a virtù e responsabilità pienamente valorizzati dal Principato e non disgiunti da forme comportamentali eleganti. Inoltre il Principato vuol proporre a tutto il paese scelte religiose libere e laiche mantenendo il potere statale al di sopra di ogni credo e ideologia integraliste.

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martedì 30 settembre 2014

Recensione LE DUE VIE DEL DESTINO

Recensione le due vie del destino




Regia di Jonathan Teplitzky con Colin Firth, Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Jeremy Irvine, Hiroyuki Sanada, Sam Reid

Recensione a cura di peucezia

Gli appassionati del genere bellico avranno sicuramente visto e apprezzato il mitico "Il ponte sul fiume Kwai," tratto da un romanzo autobiografico di Pierre Boulle e imperniato sulla costruzione di una tratta ferroviaria tra Birmania e Thailandia da parte di prigionieri delle armate del Commonwealth e degli Stati Unit,i durante la seconda guerra mondiale, nel breve periodo che vide in superiorità il Giappone.

Scopo della pellicola: sottolineare le condizioni disumane in cui vivevano i prigionieri di guerra, che tentavano malgrado tutto di mantenere viva la loro forza d'animo.

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giovedì 18 settembre 2014

Recensione AMATA IMMORTALE

Recensione amata immortale




Regia di Bernard Rose con Gary Oldman, Jeroen Krabbé, Isabella Rossellini, Johanna ter Steege, Valeria Golino

Recensione a cura di peucezia

Ispirato a una lettera d'amore misteriosa indirizzata a una donna senza nome indicata come "amata immortale" e rinvenuta tra i carteggi del grande Ludwig van Beethoven alla sua dipartita, il film inizia appunto con la morte del musicista e con la ricerca febbrile da parte del suo amico ed amministratore Anton Schindler della donna a cui l'artista avrebbe scritto una lettera tanto appassionata.

Tra scene in flashback e altre successive alla morte di Beethoven, l'intento della pellicola è di dare una panoramica della vita del musicista tedesco, sempre scontroso e controcorrente, che tuttavia seppe lasciare un segno tra le donne che ebbero la ventura di conoscerlo e che fu profondamente e morbosamente legato al nipote, figlio di un suo fratello deceduto per tubercolosi ancor giovane.

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lunedì 10 marzo 2014

Recensione SAVING MR. BANKS

Recensione saving mr. banks




Regia di John Lee Hancock con Emma Thompson, Tom Hanks, Annie Rose Buckley, Colin Farrell, Ruth Wilson, Paul Giamatti, Bradley Whitford, B.J. Novak, Jason Schwartzman, Lily Bigham

Recensione a cura di JackR

Londra, 1961: Pamela Lyndon Travers (Emma Thompson), sebbene riluttante all'idea di vedere la propria opera snaturata dal trattamento Disney, acconsente a una visita di cortesia a Los Angeles per discutere ancora una volta la cessione dei diritti di "Mary Poppins" con Walt Disney (Tom Hanks) e la squadra composta dallo sceneggiatore Don DaGradi e i compositori Robert e Richard Sherman. L'approccio disneyano non impressiona e non convince la Travers, irremovibile nel voler proteggere la sua visione originale.

La genesi del film e quella del romanzo si intrecciano narrativamente, mentre la storia (ben nota) della guerra di nervi tra Disney e la Travers si alterna con quella, molto meno nota, dell'infanzia della scrittrice, segnata dalla tragica scomparsa dell'adorato padre, che la Travers sublimerà anni dopo nel suo celeberrimo libro per ragazzi.

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martedì 18 febbraio 2014

Recensione THE BUTLER - UN MAGGIORDOMO ALLA CASA BIANCA

Recensione the butler - un maggiordomo alla casa bianca




Regia di Lee Daniels con Forest Whitaker, John Cusack, James Marsden, Jane Fonda, Robin Williams, Alan Rickman, Lenny Kravitz, Alex Pettyfer, Jesse Williams, Liev Schreiber, Minka Kelly, Nelsan Ellis, Terrence Howard, Cuba Gooding Jr., Vanessa Redgrave, Mariah Carey, Melissa Leo

Recensione a cura di peucezia

Uscito in Italia all'inizio dell'anno il film si inserisce in quel filone di cinema impegnato che mostra all'America del secondo mandato di Obama il peccato originale della segregazione razziale.

Protagonista della storia è Cecil Gaines ispirato alla figura di Eugene Allen, in servizio alla casa Bianca per un trentennio. Bambino, sul finire degli anni venti, vive con madre e padre nelle piantagioni del Sud, dove la vita sembra essersi fermata a metà ottocento, quando era ancora in vigore la schiavitù. Il padre del piccolo Cecil viene ammazzato senza pietà, né motivazione dal figlio del padrone della piantagione e il bambino finisce a casa sua come "negro di casa". Adolescente Cecil lascia i luoghi natii e, dopo aver lavorato in un albergo del sud come cameriere. si trasferisce a Washington ed entra nello staff della servitù della casa Bianca.

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venerdì 4 ottobre 2013

Recensione DIANA - LA STORIA SEGRETA DI LADY D.

Recensione diana - la storia segreta di lady d.




Regia di Oliver Hirschbiegel con Naomi Watts, Naveen Andrews, Douglas Hodge, Geraldine James, Juliet Stevenson, Charles Edwards, Cas Anvar, Laurence Belcher

Recensione a cura di peucezia

Diana, inquadrata di spalle è a Parigi e sta preparandosi per uscire ma sembra quasi che "senta" che sta per accadere qualcosa; è così per poi tornare al 1995 con l'abusato mezzo del flashback che inizia la pellicola, biopic su lady Diana Spencer, principessa di Galles e madre del futuro re William, in realtà basato essenzialmente su una biografia romanzata di Kate Snell.

"Diana - La storia segreta di Lady D." enfatizza l'idea di una principessa triste, prigioniera del suo ruolo in una gabbia dorata, con decine di domestici ma fondamentalmente sola. Le prime sequenze della storia sono lente con abbondanza di primi piani e di inquadrature minuziose sullo sfarzo elegante della residenza della giovane principessa, nonché sugli abiti di Diana, copie esatte dell'abbigliamento della vera lady D.
La seconda parte della vicenda scade nel sentimentale puro perché focalizza in maniera assoluta l'incontro e la successiva relazione sentimentale che Lady D. intrecciò con il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan. In questa love story travagliata il regista (il tedesco Oliver Hirschbiegel) inserisce in sottofondo la delicata canzone di Jacques Brel "Ne me quitte pas", giochi e corse sull'erba e un pizzico di tendenza stalker da parte della Diana in crisi e un'ironia angloteutonica che vede al cancello di Kensington in servizio 24 ore su 24 sempre le tre solite ammiccanti guardie.

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lunedì 12 novembre 2012

Recensione IL CASANOVA DI FEDERICO FELLINI

Recensione il casanova di federico fellini




Regia di Federico Fellini con Donald Sutherland, Tina Aumont, Cicely Browne, Carmen Scarpitta, Clara Algranti, Daniela Gatti, Margareth Clementi, Olimpia Carlisi, Silvana Fusacchia, Mario Cencelli, Chesty Morgan, Leda Lojodice, Sandy Allen, Clarissa Mary Roll, Daniel Emilfork

Recensione a cura di elio91 (voto: 10,0)

Il Casanova è Federico Fellini? Vale la pena chiedersi questo, visti i legami autobiografici che da sempre questo autore ha inserito nella sua opera, in maniera esplicita. Se lo aveste chiesto a lui all'epoca della produzione del film (1974-75) probabilmente vi avrebbe cacciato via infuriato. È strano il rapporto che ha legato Fellini a questa sua creatura: sin dal titolo si esplicita che questo Casanova non è un film biografico del "seduttore" veneziano, non segue la storia della sua vita né le duemila pagine di tomi che lo hanno reso famoso; al contrario, è la caricatura di Fellini sul Casanova, ovvero come in passato la Roma (titolo dell'omonimo film) era quella secondo Fellini cosi anche il Casanova è una sua proiezione sul personaggio di cui, inizialmente, sapeva praticamente poco o nulla se non i vari stereotipi sullo sciupafemmine impenitente.
Casanova invece nelle sue memorie, vale la pena ricordarlo, parlava pochissimo di conquiste femminili e più di vicissitudini avventurose: nella sua vita fece di tutto e diventò qualunque cosa, da evaso celebre a massone, da esorcista a giocatore d'azzardo.
Si deve a Laforgue, autore tanto ammirato e usato da Carmelo Bene, il revisionismo concentrato maggiormente sul lato seduttorio. Sta di fatto che Fellini covava in segreto la voglia di fare un film su questo personaggio da decenni, e quando ne ebbe la possibilità non se la fece sfuggire, tralasciando ancora una volta il "Mastorna" che si porterà dietro come uno spettro incompiuto e di cui potremo ritrovare le tracce in ogni suo film.

La gestazione del film fu travagliata: costi altissimi, screzi con il produttore De Laurentis prima con cui il progetto assumerà la forme embrionale, e Grimaldi poi con cui giungerà alla nascita, e in primis incomprensioni di Fellini con la sua stessa creatura. Fellini odiava visceralmente il Casanova. Cominciò a rendersene conto parlandone con i giornalisti in maniera feroce, criticandone i lati che lo avevano reso una sorta di prototipo del maschio italiano infantilmente legato ad un'idea di donna e di conquista e di frustrazioni sessuali. Un odio, quello verso il Casanova, esagerato tanto da scatenare un caso mondiale e curioso durante la lavorazione del film: un autore che si ribella contro il suo stesso personaggio. Fellini neanche lesse la storia della sua vita, ma non ne aveva bisogno; d'altronde aveva fatto un mediometraggio su Poe (Toby Dammit) magnifico senza bisogno di leggerlo. Eppure le ripercussioni cominciarono a farsi notare anche quando, una volta scelto l'attore che lo interpreterà, il regista sfogherà la sua rabbia verso di lui. Davvero una sorta di transfert psicologico in piena regola. Chiedendosi il perché di questo accanimento forse si possono scovare motivi, neanche a dirlo, autobiografici: si sa che Fellini criticava il maschio italiano cosi ansioso di conquiste femminili, ma il dongiovannismo affliggeva anche lui in maniera spaventosa viste le continue scappatelle dalla moglie, le relazioni, quasi l'ossessione per il femminile che assume toni spesso e volentieri grotteschi e mostruosi.
"Casanova di Federico Fellini" era, in fondo, una caricatura di quest'ultimo inconscia, come sottolinea il sempre puntuale Kezich. Ma Fellini se ne rese conto, forse, e alla fine riuscì ad entrare in contatto con l'anima di sé stesso e del Casanova, quasi "perdonandolo". D'altronde non si poteva fare un film cosi inizialmente, vero, caricaturale verso il protagonista, ma che poi assume via via connotati sempre più empatici e struggenti in profonda partecipazione con la sua solitudine.

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venerdì 25 maggio 2012

Recensione MARILYN

Recensione marilyn




Regia di Simon Curtis con Michelle Williams, Kenneth Branagh, Julia Ormond, Eddie Redmayne, Dougray Scott, Judi Dench, Pip Torrens, Emma Watson, Geraldine Somerville, Michael Kitchen, Miranda Raison, Toby Jones, Philip Jackson, Robert Portal, Jim Carter, Victor McGuire

Recensione a cura di JackR

"Even when you died, and the press still hounded you
all the people had to say was that Marylin was found in the nude"
(Elton John, Candle In The Wind)

1956: Marylin Monroe (Michelle Williams) viene scelta per il ruolo della protagonista da Sir Lawrence Olivier (Kenneth Branagh) per la trasposizione cinematografica di "The Sleeping Prince". Il giovane aiuto regista Colin Clarke (Eddie Redmayne), al suo primo incarico nel mondo del cinema, è l'unico che riesce a stabilire un contatto umano con Marylin, finendo inevitabilmente per innamorarsene. Mentre il comportamento poco professionale di Marylin mette a dura prova la pazienza del regista e del resto del cast, Colin e Marylin vivono un'intensa, inattesa settimana.

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lunedì 13 febbraio 2012

Recensione J. EDGAR

Recensione j. edgar




Regia di Clint Eastwood con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Josh Lucas, Lea Thompson, Ed Westwick, Armie Hammer, Dermot Mulroney, Judi Dench, Jeffrey Donovan, Stephen Root

Recensione a cura di Fiaba (voto: 7,5)

La maschera bianca di un morto celebre - in verità quella che indosserà celando(si) la verità - e lunghi fucili ordinatamente sistemati (armi di difesa contro un Nemico purché sia). Ha i tratti somatici del cinema di Clint Eastwood "J. Edgar", che con questi oggetti significanti comincia la sua ricognizione/(raf)figurazione di Hoover, lo storico imperatore del Federal Bureau, poi conosciuto come (e fortificato in) FBI, che stroncò bolscevichi e radicali rimpatriandone la maggior parte, risolse il caso Lindbergh, avvallò il maccartismo e perseguitò comunisti e pantere nere, attraversando indenne il governo di otto presidenti americani, da Wilson a Nixon.

Persona(ggio), dunque, respingente, che tentò per tutta la sua vita (più appropriato definirla la sua missione, il suo incarico) di tenere in piedi il baluardo scricchiolante della bandiera americana,la sua madre patria, con un invasato patriottismo che giunse a farne l'asettico mitizzatore della propria figura, auspicante di divenire eroe nazionale mentre per tutta la vita rimaneva a guardare i veri, iconici idoli dal suo balcone. Ma Hoover fu anche il geniale stratega in grado di creare un canale di centralizzazione tramite un'organizzazione di vasi comunicanti, di captare (poi tramutandola in ossessione di controllo) l'essenzialità dell'informazione, di mettere i bastoni fra le ruote al Ku Klux Klan, di attutire la criminalità nel paese. E tuttavia era molto più di un furbo ispettore federale, o molto meno, J. Edgar, nemico dell'inadempienza politica, che considerava segno di slealtà persino un abbigliamento inappropriato, che si faceva intorno terra bruciata di qualsiasi contrasto di pensiero, che era solo ancor più che solitario, e sul quale troneggiava dominante, limitando la sua personalità, l'altera Madre Padrona dalle parole taglienti come lame spietate ("meglio un figlio morto che un figlio gerbera" dichiara nel buio affilato una spaventosa Judi Dench). Da lei Hoover era totalmente soggiogato, e la sua morte su pellicola dà adito alla cannibalizzazione di un momento alla "Psycho" che la bravura di Leonardo DiCaprio rende dolorosissimo: quando arriva a diventare la madre, pur di fustigare e castigare per l'ennesima volta la propria debolezza, e strapparsela forzandosi addosso le catene materne.

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giovedì 2 febbraio 2012

Recensione THE IRON LADY

Recensione the iron lady




Regia di Phyllida Lloyd con Anthony Head, Meryl Streep, Jim Broadbent, Harry Lloyd, Richard E. Grant, Olivia Colman, Ronald Reagan, Roger Allam, Nicholas Farrell, Julian Wadham

Recensione a cura di atticus (voto: 7,0)

Una vecchia signora incofanata, intenta a consumare pacatamente la sua colazione, sgrida il marito goloso che imburra troppo i suoi toast. Lei è l'ormai ottantenne Margaret Thacher (Meryl Streep), ex Primo Ministro inglese dal '79 al '90, prima donna d'occidente a ricoprire una simile carica nella storia dell'ultimo secolo, uno dei personaggi più discussi, influenti, odiati e idolatrati non solo in ambito politico ma anche nel sociale e nella cultura dell'età contemporanea; lui è Denis (Jim Broadbent), il compagno di una vita morto già da anni.

Nel labirinto straniante di una demenza senile implacabilmente progredita fino al delirio, si ripercorrono le tappe fondamentali di una ascesa al potere caparbia ed inarrestabile: da semplice figlia di un droghiere, Maggie scala con determinazione la montagna del pregiudizio, sfidando generi e classi sociali ed imponendosi nel 1970 come Ministro dell'Istruzione, in un universo politico fino ad allora dominato dagli uomini.
Ma è con il triplice mandato di Primo Ministro britannico che la Thatcher stravolgerà assetti ed istituzioni, in nome di un conservatorismo votato al capitalismo più selvaggio che produrrà violenti dissensi e clamorose approvazioni. In oltre dieci anni di potere, passerà alla storia come la "lady di ferro". E in quel di Chester Square a Londra, oggi, rimane una vecchia stanca e svanita, in lotta con i suoi demoni.

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mercoledì 23 giugno 2010

Recensione IL CASO MATTEI

Recensione il caso mattei




Regia di Francesco Rosi con Gian Maria Volontè, Luigi Squarzina, Peter Baldin, Franco Graziosi

Recensione a cura di Giordano Biagio

Il film inizia con una pala meccanica in primo piano che affonda i suoi denti in una spessa melma di fango alla ricerca dei resti dell'aereo di Mattei.
L'aereo a reazione del Presidente dell'ENI, di ritorno dalla Sicilia, precipita in una sera piovosa del 27 Ottobre del 1962 nella zona di Bascapè nel pavese, in aperta campagna, dopo che il pilota Bertuzzi aveva appena ricevuto dai controllori di volo di Linate l'autorizzazione all'atterraggio, previsto dopo un minuto e mezzo circa dalla chiusura della comunicazione radio.
Muoiono in tre, il pilota, l'ingegner Enrico Mattei e il giornalista americano Mc Hale. I resti dell'aereo vengono trovati sparpagliati lungo un raggio di 400 metri senza che si sia mai potuto capire, dalle testimonianze e dalla ricostruzione dei fatti, se il velivolo sia esploso in volo o nell'impatto con il terreno.

Attraverso il film di Francesco Rosi uscito nel 1972, molto ben documentato e ricco di invenzioni sceniche e narrative di pregio, lo spettatore prende conoscenza delle numerose ipotesi sul tragico fatto e si rende pure conto di come le cause dell'incidente non possono a tutt'oggi che essere del tutto misteriose, anche dopo le nuove perizie del 1995 effettuate a 33 anni di distanza.
Dal film si prende nota che poche sono le cose certe: il carrello ancora chiuso, gli alberi non danneggiati dall'impatto dell'aereo che fanno supporre che qualcosa di molto grave - come un'esplosione o un cedimento strutturale della carlinga - sia probabilmente avvenuto ad alta quota, le numerose minacce di morte ricevute da Mattei per telefono e per lettera nei giorni precedenti l'incidente, uno strano sopraluogo all'interno dell'aereo di Mattei, fermo nell'aeroporto di Catania in Sicilia, effettuato da due meccanici sconosciuti e un ufficiale con falsa identità che fanno pensare ad un possibile intervento manipolativo su parti del piccolo velivolo.
Inoltre la scomparsa del giornalista De Mauro nel '70, proprio mentre raccoglieva notizie per il regista del film Francesco Rosi sui due ultimi giorni di Mattei in Sicilia, e la grande ostilità delle compagnie petrolifere delle Sette Sorelle nei confronti della politica internazionale di Mattei sul petrolio.

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