venerdì 12 dicembre 2003

Recensione SESSO, BUGIE E VIDEOTAPE

Recensione sesso, bugie e videotape



Regia di Steven Soderbergh con James Spader, Andie McDowell, Peter Gallagher, Laura San Giacomo

Recensione a cura di Marta Florio AKA Baba o'Riley

"Con lo scenario adatto, le donne possono tutto" scrisse, a ragione, Oscar Wilde. E qual scenario più adatto, ad una donna, se non quello di una squallida e monotona vita coniugale, inconclusa ed inappagante, all'improvviso sconvolta dall'arrivo di un inaspettato e surreale personaggio, che con la sua sola presenza, ridesta sopite emozione, pizzica corde da tempo dimenticate, con ingenua perversione e sconsolata bellezza?

E' quello che accade all'incantevole e sessualmente frustrata Andy Mc Dowell, nei panni di Ann, la giovane sposina di un avvovato in carriera (Gallagher) che, respinto nei propri intimi desideri, cerca conforto tra le braccia della volgare e decisamente più sensuale cognata (San Giacomo), e accoglie in casa un vecchio compagno di scuola, (un ottimo e decisamente intrigante James Spader) che dotato di una delicata bellezza, di una mistica aura di sensualità celata, di uno spontaneo erotismo, e di una macchina da presa, mette in crisi la vita della coppia e sconvolge l'esistenza della timida Ann, travolta in un turbinio di emozioni e azioni a lei così poco familiari.

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martedì 9 dicembre 2003

Recensione IL CORVO

Recensione il corvo




Regia di Alex Proyas con Brandon Lee, Michael Wincott, Ernie Hudson, Rochelle Davis

Recensione a cura di Mr Black

Tratto da un fumetto disegnato da James O'Barr, "Il corvo" (The Crow) è l'ultimo film di Brandon Lee, figlio del mitico Bruce, simbolo delle arti marziali a cui si ispirano tutta una serie di pellicole moderne che hanno preso come punto di riferimento il cinema di Hong Kong.
È possibile che, proprio per questo motivo, il film sia stato al centro dell'attenzione più per la misteriosa morte dell'attore (come lo era stata in passato quella del padre) durante le riprese, che non per la storia in sé.

Ad ogni modo ci troviamo davanti ad una storia dark molto bella, ben girata e con degli attori, anche se di maniera, che interpretano il loro ruolo in modo impeccabile. La trama non è molto originale, visto che ci troviamo davanti ad una vendetta portata a termine dal protagonista a cui hanno ammazzato la fidanzata.
Il finale poi lo si può intuire facilmente: i cattivi muoiono ad uno ad uno, il buono vince anche se con le consuete difficoltà. Inoltre non ci sono colpi di scena a rendere tesa la pellicola, oltre al fatto che la storia del nostro chitarrista-zombie viene svelata molto presto, senza lasciare in sospeso nessun particolare.

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Recensione PARIS, DABAR

Recensione paris, dabar




Regia di Paolo Angelini con Guido Cristini, Gabriella Sportelli, Letizia Caciagli, Osvaldo Caracciolo, Michele Zaniboni

Recensione a cura di Hans

Il film è geniale: la storia è una maratona di 4 ore in giro per Bologna in cui i partecipanti devono bere il più possibile senza "stracciare". Il regolamento della gara è dettagliatissimo, i protagonisti sembrano davvero (e molto probabilmente lo sono) raccolti dal marciapiede di fronte alla stazione.

Esilaranti i racconti dei personaggi: perle di vita vera, così lontani ma allo stesso tempo così vicini a chi assiste attonito allo svolgersi degli eventi.
Impareggiabili i flash back: uno dopo l'altro danno forma ad una storia che apparentemente sembra tutta lì, pronta da prendere, e che invece si fa cercare, aspettare, in un crescendo che sembra all'apparenza ingiustificato, ma che col senno di poi si rivela allo spettatore metafora dell'ubriacatura.
I dialoghi sono al limite dell'assurdità, ma nulla, e lo si capisce piano piano, è assurdo, nulla lasciato al caso.

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Recensione IL RISOLUTORE

Recensione il risolutore




Regia di F. Gary Gray con Vin Diesel, Larenz Tate, Timothy Olyphant

Recensione a cura di Mr Black

Davvero un passo falso per la nuova star dell'action movie Vin Diesel! Dopo le prove abbastanza convincenti di xXx, Pitch Black e Fast and Furious, in cui Diesel si è più volte messo in mostra come il nuovo Bruce Willis (anche se deve ancora dimostrare di saper recitare, come ha già fatto lo stesso Willis), questa pellicola è un esempio di come il repertorio di questo attore sia piuttosto limitato, una volta che decide di seguire i passi falsi di cineasti di questo genere cinematografico (Seagal, Norris, Van Damme, per citarne alcuni).

In questo film infatti Diesel abbandona la sua carta vincente, l'ironia, sostituendola con la rabbia che si porta dentro per l'assassinio della moglie, andando così ad accostarsi a film del genere quali "Il giustiziere della notte". Ma, se Charles Bronson è adatto alla parte di giustiziere che lo ha reso noto al grande pubblico, di Diesel non si può dire altrettanto e non risulta per niente convincente.

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Recensione PIAZZA DELLE CINQUE LUNE

Recensione piazza delle cinque lune




Regia di Renzo Martinelli con Donald Sutherland, Giancarlo Giannini, Stafania Rocca, F. Murray Abraham, Aisha Cerami

Recensione a cura di Pietro Salvatori

"Per avere una buona idea bisogna essere del tutto vuoti" diceva uno scrittore russo del '900. E nel fare un film a sfondo politico-sociale, soprattutto se attiene una drammatica e sanguinosa vicenda quale il sequestro e il delitto Moro, essere del tutto vuoti di argomentazioni precostituite diventa difficile.

L'espediente per attualizzare la vicenda risiede in una pellicola che un sedicente brigatista consegna a un magistrato appena in pensione. Pellicola che scatenerà una nuova spirale di paura e violenza intorno alla figura del "presidente", spirale che raggiungerà suo compimento, ma non sua catarsi, in Piazza delle cinque lune.
Il caso Moro è di per sè una storia tragica e per esprimere quella grandezza che è insita nelle tragedie non ha davvero bisogno di montature. Martinelli, a differenza del suo bel Porzus e del suo meno bello ma valido Vajont, non riesce a svuotarsi, e porta ostinatamente avanti per tutto il film la tesi, anzi, la teoria, del "delitto di Stato". Teoria che consiste essenzialmente nel vedere la mano di forze occulte dell'establishment politico-istituzionale italiano nella gestione e nel progredire delle vicende del '78.

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venerdì 5 dicembre 2003

Recensione LUDWIG

Recensione ludwig




Regia di Luchino Visconti con Helmut Berger, Romy Schneider, Umberto Orsini, Trevor Howard, Silvana Mangano, Volker Bohnet

Recensione a cura di Marta Florio AKA Baba o'Riley

Prima metà del diciannovesimo secolo. Giovane e bellissimo, il principe Ludwig sale al trono di Baviera. L'infelice amore per l'affascinante cugina Elizabeth, e l'altrettanto infausta passione per il geniale compositore Richard Wagner, porteranno il giovane Ludwig ad un lento processo di decadimento fisico e morale. Rinchiuso nei suoi castelli, costruiti sotto sua pressante e febbrile richiesta, trascorrerà gli ultimi anni della sua breve e tormentata esistenza nel più totale isolamento, morbosamente incline ad ogni sorta di piacere, vittima della propria follia degenerativa, spaventato ed attratto dalla perversione del proprio desiderio e dell'annientamento del proprio Io frantumato, mentre il consiglio di corte trama alle sue spalle.Rinchiuso in una clinica psichiatrica, dopo essere stato deposto e dichiarato insano di mente, egli si affogherà nel lago del parco, durante una passeggiata notturna.

Acclamato dalla critica, mai realmente capito ed amato, Ludwig è uno dei massimi capolavori di Visconti. Come in La morte a Venezia, l'apparato filmico è imperneato su quattro elementi portanti: la parabola di decadimento graduale ed inesorabile, che ha il suo apice nella morte del protagonista; il triofalismo scenografico, monumentale e a tratti barocco; una sessualità apertamente perversa e una sensibilità mistica e conturbante, di cui vengono sottolineati i tratti grotteschi e morbosi, che fungono da canali per evidenziare il desiderio acuto di una vitalità e di una passionalità incontenibili e distruttive.

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mercoledì 26 novembre 2003

Recensione LOLITA

Recensione lolita




Regia di Stanley Kubrick con James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Gary Cockrell, Jerry Stovin, Diana Decker, Lois Maxwell

Recensione a cura di Marta Florio AKA Baba o'Riley

Quando nel 1955, Vladmir Nabokov descrive Lolita come "la più bella ninfetta che Priapo potesse escogitare", così "infantile ed infinitamente adescante" emerge sottile nella sua luminosità, il sublime ritratto di una creatura quasi immortale, capace con un suo gesto di catturare il desiderio degli uomini, di invadere la loro mente con la possessione erotica, ma ben lontana dal più vago accento di volgarità: "vorrei descrivere il suo viso, il suo modo di fare... e non posso, perché quando mi è vicina il desiderio mi acceca...". Niente a che vedere con la moralità corrotta, con la perversione, con il solo sesso. E' la storia di un uomo che si innamora del suo desiderio, e di una bambina che lotta combattuta tra la propria sensualità travolgente, un'infantile curiosità per il gioco erotico e il proprio complesso edipico, la cui normalizzazione è stata lasciata scoperta dalla morte del padre.

Sette anni più tardi, lo stesso desiderio, lo stesso proibito amore per il bello, lo stesso commovente pathos, la stessa purezza di sentimento, viene potentemente sprigionata dalla pellicola di Kubrick.

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