lunedì 8 novembre 2004

Recensione NEL MIO AMORE

Recensione nel mio amore




Regia di Susanna Tamaro con Licia Maglietta, Urbano Barberini, Vincent Riotta, Damiano Russo, Alessia Fugardi, Chiara Lucisano, Sara Franchetti

Recensione a cura di mavic

Per il debutto nella regia Susanna Tamaro gioca in casa e si affida al suo racconto "L'inferno non esiste", tratto dal libro Rispondimi. Il film e' un vero e proprio manifesto programmatico del pensiero della scrittrice, calibrato su tempi lenti e che lasciano affiorare la bellezza del creato come antidoto al dolore. La pellicola e' ambientata in Friuli, terra d'origine della Tamaro: Stella (Licia Maglietta) e' una donna che ancora giovane ha provato tutta la gamma della sofferenza umana, ad inizio film la sua famiglia e' distrutta, il figlio 15enne Michele morto, la figlia, con la quale il rapporto non e' mai stato sereno, partita per l'Inghilterra, il marito appena morto d'infarto. E' a questo punto della sua vita che Stella decide di ritornare nella casa avita dei genitori, cercando un lenimento al suo tormento di donna e alla sensazione di fallimento esistenziale. Il film ripercorre in flashback tutta la vicenda, e sappiamo così che l'inferno può esistere se in una famiglia non alligna l'amore e la comprensione; Stella e il marito Fausto (Urbano Barberini) non hanno saputo dall'inizio costruire l'amore, e il rapporto si deteriora quando Fausto non accetta il secondogenito, temendo di non esserne il padre. La tragedia e' dietro l'angolo, Michele muore in un incidente causato involontariamente dal padre, e l'inquadratura dall'alto della regista incornicia una scena da compianto sul Cristo morto, con la mater dolorosa che stringe al petto il figlio ormai esanime. Nel suo ritorno alla vita Stella sarà decisivamente aiutata da un amico di Michele alquanto misterioso, che solo nel finale svelerà la sua vera natura.

Tecnicamente molto curato, si avverte la continua ricerca della giusta composizione dell'immagine, il film presenta uno svolgimento a tesi, che inevitabilmente finirà per compiacere alcuni spettatori e scontentarne altri, procede per affermazioni apodittiche ("e' la bellezza che ci lega al mistero", "dovremmo cercare di essere il bene più che farlo") e si chiude, senza sorprese, con l'esaltazione dell'unica verità che ci rende liberi, la fede. Come al solito mirabile l'interpretazione della Maglietta, che regge da sola tutto il film con il volto segnato, mentre Urbano Barberini e' un po' sopra le righe nei suoi continui accessi d'ira che francamente paiono a volte artificiosamente eccessivi, vedi la tirata un po' spiccia su un Gesù privo di nerbo che non seppe evitare la Crocifissione.

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mercoledì 20 ottobre 2004

Recensione I CENTO PASSI

Recensione i cento passi




Regia di Marco Tullio Giordana con Luigi Lo Cascio, Paolo Briguglia, Lucia Sardo, Luigi Maria Burruano

Recensione a cura di Pasionaria (voto: 9,0)

Il film tratta la storia vera di Peppino Impastato, un ragazzo di Cinisi, vicino a Palermo, fatto saltare in aria dalla mafia il 9 maggio del 1978, il medesimo giorno in cui fu ritrovato a Roma il cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Un fatto di tale gravità ovviamente oscurò in parte l'omicidio del giovane comunista siciliano, cui i maggiori quotidiani italiani dedicarono brevi trafiletti. La sua morte per anni fu attribuita al suicidio, solo ultimamente si è riconosciuto mandante dell'assassinio, il boss mafioso Tano Badalamenti (morto in carcere lo scorso inverno) e il fatto è tornato di attualità.

Con il suo film Marco Tullio Giordana ha offerto un notevole e meraviglioso contributo affettivo al sacrifcio del giovane Impastato, raccontando con sensibilità la scelta coraggiosa di un ragazzo (vissuto in anni ideologicamente impegnativi) di lottare apertamente contro la mafia. Il tema della mafia è trattato da Giordana in modo originale e unico rispetto alla filmografia classica di questo genere.

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venerdì 1 ottobre 2004

Recensione IT

Recensione it



Regia di Tommy Lee Wallace con John Ritter, Tim Curry

Recensione a cura di Travis barker

Tratto dall'omonimo best-seller del "re" Stephen King, "IT" fu un grande successo in home video nell'ormai lontano 1991, quando la Warner Bros lo editò diviso in due videocassette. Il film-tv fece storcere il naso a molti, kinghiani incalliti e non, in quanto privo di alcuni passaggi presenti nell'opera letteraria. Dopotutto il film di Wallace, pur soffrendo dell'evidente differenza che c'è tra l'ottima prima parte e la poco esaltante seconda, va ad inserirsi tranquillamente nell'elenco dei riusciti titoli del "cinema della memoria", tratti dagli scritti del maestro del Maine, tra i quali regna sovrano l'intoccabile "Stand by me - Ricordo di un'estate" (col quale IT ha più di un punto in comune, sia per quanto riguarda l'idea di partenza, che i contenuti).

Pennywise, sfruttando difetti, ricordi e tormenti interiori che i protagonisti hanno nel passaggio che li porta lentamente dalla fanciullezza all'adolescenza, si avvicina a loro e tenta di portarli alla morte. Ad esempio si manifesta a Ben attraverso il ricordo del padre morto, mentre per avvicinarsi a Richie (il Seth Green abituario del cinema horror, interprete di "Ticks - Larve di sangue" e "Giovani diavoli") fa uso dell'immagine del lupo mannaro visto in "I was a teenage werewolf", del quale il ragazzo ha paura. King, dato l'anno in cui è stato scritto il libro (il 1986), s'ispirò probabilmente al Freddy Krueger della serie "Nightmare", costruendovi intorno una storia che ricorda sia "Il Corpo", racconto appartenente alla raccolta Stagioni Diverse e che ha ispirato il film "Stand by me - Ricordo di un'estate", che "I Goonies" (non a caso Eddie soffre di asma, come il Mickey della pellicola di Richard Donner).

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giovedì 30 settembre 2004

Recensione THE CHRONICLES OF RIDDICK

Recensione the chronicles of riddick




Regia di David Twohy con Vin Diesel, Colm Feore, Thandie Newton, Judi Dench, Alexa Davalos, Karl Urban, Nick Chinlund, Chris Astoyan, Keith David

Recensione a cura di Logan

Se avete visto "Pitch Black" sarete sicuramente entusiaste di correre a vederne il seguito... se proprio volete un consiglio, non fate come il sottoscritto che ormai alla soglia dei 30 si illude ancora che il seguito di un film che ha apprezzato sia superiore o almeno pari al precedente.
Non vorrei essere troppo drastico in questa recensione, perché comunque la pellicola la ritengo buona sotto certi punti di vista, ma è meglio cominciare a rinfrescarci un po? la memoria.

Innanzi tutto vi ricordate la piccola protagonista Jack (camuffata da ragazzo) del primo film? La ritroviamo diversi anni dopo ormai donna, ospite di un pianeta prigione; e ricordate Riddick il killer palestrato che la salvava dai terribili alieni? Ritroviamo anch?egli in fuga di pianeta in pianeta dai cacciatori di teste; invece l?altro superstite Iman (Keith David) ha ben pensato di metter su famiglia su un tranquillo pianeta. Tranquillo pianeta che ha ormai le ore contate a causa dell?imminente invasione della flotta dei Necromonger, una civiltà guidata da Lord Marshall, che tende a sottomettere alla propria religione tutti i pianeti che si trova sulla propria strada.

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venerdì 24 settembre 2004

Recensione MARE DENTRO

Recensione mare dentro




Regia di Alejandro Amenabar con Javier Bardem, Belén Rueda, Celso Bugallo, Joan Dalmau, Lola Dueñas, Francesc Garrido

Recensione a cura di fromlucca

"Gran film": queste le mie parole quando sono uscito dal cinema.
Con una grande regia di Amenábar, giustamente premiata a Venezia. Bello il montaggio (eseguito dallo stesso regista), con attacchi in dissolvenza significativi tra volto e volto, molta profondità di campo nelle inquadrature con l'operatore che cambia il fuoco sull'oggetto protagonista della scena, e un inizio che ricorda moltissimo il capolavoro "Quarto potere". Nel film di Orson Welles, siamo all'esterno della residenza del protagonista, per progressivamente andare attraverso una finestra, verso la morte. E' la camera di Charles F. Kaine, sdraiato e deceduto, con l'ingresso in campo di un infermiera, a coprire il suo corpo. In "Mare dentro" si parte indagando dall'interno di una camera, con un piano sequenza (...alla Orson Welles), si introduce un personaggio simil "infermiera", si passa al protagonista sdraiato Sampedro, e si esce dalla finestra, per cominciare un lungo percorso: al contrario di "Quarto Potere", si sta giusto iniziando ad andare verso la morte, che non è invece punto di partenza del film, come in Welles.

Questo film sul difficile tema dell'eutanasia, con molti altri temi inclusi (la Chiesa, il cosa c'è dopo la morte, l'amore...), non sarà certo un film ottimistico per un handicappato che lo vede, ma credo e spero che non prenda posizione sul mondo del tetraplegico: il protagonista sottolinea fortemente che è una sua decisione, non si fa portavoce del mondo degli handicappati.

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martedì 21 settembre 2004

Recensione EAST IS EAST

Recensione east is east



Regia di Damien O'Donnel con Om Puri, Jordan Routledge, Linda Basset, Archie Panjabi, Emil Marwa

Recensione a cura di peucezia

Il film di produzione inglese, uscito nel 1999, fa parte del filone della commedia etnica avendo come protagonisti i membri di una famiglia anglo-pakistana.
Siamo nei primi anni Settanta in un sobborgo londinese abitato perlopiù da emigrati di varie etnie (la storia si apre infatti con una processione di stampo cattolico). Il capofamiglia George Khan (Om Puri) soprannominato Gengis dai figli per la sua severità, vorrebbe che i suoi sette ragazzi mantenessero le usanze della sua terra, il Pakistan, ma deve combattere con le idee dei ragazzi ben decisi invece a farsi una vita seguendo usi e costumi della terra d'adozione e con la moglie inglese Ella (Linda Bassett, già vista in "Mary Reilly", una singolare trasposizione della storia del dr. Jekyll e mr. Hyde).

Trasposizione cinematografica di una commedia di successo, la pellicola mantiene le caratteristiche proprie della farsa rinunciando forse a quelli che potrebbero essere i suoi punti di forza e cioè il conflitto generazionale e le differenze culturali tra due diverse etnìe.

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martedì 3 agosto 2004

Recensione LA FINESTRA DI FRONTE

Recensione la finestra di fronte




Regia di Ferzan Ozpetek con Giovanna Mezzogiorno, Raoul Bova, Massimo Girotti, Filippo Nigro, Serra Ylmaz

Recensione a cura di peucezia

A un anno di distanza da "Le fate ignoranti" Ozpetek propone "La finestra di fronte" il cui titolo sembra mutuato da un classico del cinema "La finestra sul cortile" di Alfred Hitchcock.
In effetti nel film c'è anche un elemento "giallo" ma in realtà le tematiche affrontate dal regista sono ben altre.

La protagonista assoluta della storia è Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) una giovane donna sposata e madre di due figli.
Giovanna trascina giorno per giorno la sua esistenza preda di apatia e disillusione, ha un lavoro che non le piace e con suo marito (Filippo Nigro, già visto ne "Le fate ignoranti" in un ruolo minore) la passione e l'amore hanno lasciato il posto a un ménage monotono e stanco.
La possibilità di svolta esiste ed è rappresentata da due personaggi: il vicino di casa che ha la finestra di fronte (un Raoul Bova versione Clark Kent - la montatura degli occhiali è decisamente superata!) e l'anziano privo di memoria incontrato per strada (Massimo Girotti, a cui peraltro è dedicato il film, nella sua ultima interpretazione prima della scomparsa).

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