giovedì 19 ottobre 2006

Recensione LADY IN THE WATER

Recensione lady in the water




Regia di M. Night Shyamalan con Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Andrew Aninsman, Bob Balaban, J. Bloomrosen, John Boyd, Shaun Brewington, Rich Bryant

Recensione a cura di Carlo Baldacci Carli

M. Night Shyamalan (Manoj Nelliyattu Shyamalan) questa volta ha voluto raccontarci una favola della buonanotte. Egli ha infatti dichiarato che il soggetto di "Lady in the Water" nasce da una storia che narrava alle proprie figlie prima di dormire.

E' doveroso premettere che, come sempre accade nella campagna promozionale italiana di una nuova pellicola diretta da Shyamalan, i trailer sono fuorvianti e presentano ogni nuovo lavoro di questo regista come il film più terrificante del millennio. Questa discutibile e mendace scelta pubblicitaria spesso trae in inganno il pubblico che, non trovandosi poi ad assistere effettivamente ad un film horror né a un thriller, resta inevitabilmente deluso. E ciò arreca danno al film, pregiudicandone le sorti, e dimostra una totale mancanza di rispetto nei confronti dello spettatore.
Ciò detto, si deve aggiungere che ogni prodotto dovrebbe essere giudicato in base a quello che promette di essere. Si potrebbe dire, dunque, che se lo scopo di Shyamalan era quello di conciliare il sonno, allora l'obiettivo è stato perfettamente raggiunto.

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lunedì 16 ottobre 2006

Recensione NUOVOMONDO

Recensione nuovomondo




Regia di Emanuele Crialese con Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Charlotte Gainsbourg, Filippo Pucillo, Aurora Quattrocchi, Isabella Ragonese

Recensione a cura di martina74 (voto: 9,0)

"Sono fortemente contrario alla politica delle 'porte aperte'. È arrivato il momento in cui chiunque abbia a cuore il futuro della nostra nazione deve preoccuparsi di questa poderosa ondata di immigrati. A meno di qualche seria iniziativa, l'ondata avvelenerà le sorgenti stesse della nostra vita e del nostro progresso. Ospitiamo nelle nostre città più grandi un numero enorme di stranieri tra i quali proliferano il crimine e le malattie."
È il pensiero, risalente al 1905, di un funzionario di Ellis Island, ma potrebbe essere perfetto nella bocca di un Bossi odierno: i movimenti migratori scatenano in ogni periodo storico le reazioni più disparate nella popolazione ospitante ed evidentemente poco, nonostante i cent'anni passati da quella frase, è cambiato nella testa delle persone.

"Nuovomondo", raccontando la storia di una famiglia di migranti, rappresenta in modo incantevole non solo le vicende di molti tra i venti milioni di persone che dal 1890 al 1980 lasciarono l'Italia per gli Stati Uniti, ma riesce a far emergere con nitida chiarezza e uno stile asciutto la speranza, la frustrazione e la disperazione di coloro che arrivano ogni giorno sulle nostre coste, in cerca della loro America.

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Recensione AMERICAN DREAMZ

Recensione american dreamz




Regia di Paul Weitz con Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Chris Klein, Judy Greer

Recensione a cura di peucezia

Secondo Andy Warhol ognuno di noi ha diritto ad avere quindici minuti di notorietà, ma i quindici minuti durano poco e invece quello che conta davvero è avere imperituro successo.
Per il successo si può fare qualsiasi cosa: vendere il proprio corpo (e i recenti scandali ci possono dire qualcosa), mettere in piazza segreti e vergogne di famiglia, arrivare a perdere la propria vita.
I protagonisti di "American Dreamz" seguono alla lettera questo imperativo categorico: avere successo a tutti i costi, non importa se sentimenti e persone ne vengono travolti o calpestati.

Cinico e spietato è Martin Tweed, presentatore di un programma che potrebbe essere la versione stelle e strisce (quindi peggiore al cubo) del già pessimo "Amici": volto di Hugh Grant, a cui il superamento della boa dei quaranta ha donato un'espressione facciale che ne fa il "bastardo" per eccellenza, altrettanto cinica risulta essere Sally, una concorrente della sua trasmissione, al secolo la brava Mandy Moore, viso da Barbie e mentalità da arrampicatrice sociale, cinico è il consigliere del presidente USA (un irriconoscibile Willem Dafoe con il trucco da Dick Cheney).
Il programma di Tweed (ricalcato su American Idol, programma USA seguitissimo) sfrutta i casi umani per fare audience e loro, le vittime, stanno al gioco, obnubilate dalla possibilità di arrivare al vertice. Ma c'è anche chi, pur essendo al vertice, rischia di venirne scalzato a causa di un "calo di popolarità": è il caso del presidente degli Stati Uniti (uno strepitoso Dennis Quaid, "physique du rôle" perfetto per interpretare il suo inebetito personaggio).

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venerdì 13 ottobre 2006

Recensione THE NAKED CITY

Recensione the naked city




Regia di Jules Dassin con Barry Fitzgerald, Howard Duff, Dorothy Hart, Don Taylor

Recensione a cura di kowalsky (voto: 9,0)

"The Naked City" non è solo il titolo di uno dei più grandi manifesti hardcore della musica sperimentale contemporanea fagocitati nell'inquietante progetto di un musicista affascinante come John Zorn, ma è anche il titolo di un vero e proprio classico del noir cinematografico americano.
Un film che ha fatto giustamente storia, come dimostra la celebre serie di telefilm che ne ha preso il nome, dove Howard Duff (che nel film ha un ruolo non certo da "cittadino rispettoso della legge") rivestiva i panni di un poliziotto.

«Questo non è un film come gli altri» avverte la voce fuori campo, e non si fatica a crederlo.
Innanzitutto, è uno degli omaggi più disincantati e poetici alla città di New York (ribattezzata appunto "Naked City"), alla gente che vi vive e lavora, ad ogni ora del giorno e/o della notte, a coloro che si guadagnano il pane dopo il crepuscolo ("anche una nave può sentirsi stanca o solo un uomo chiede riposo al sonno?"), o che di notte pensano a divertirsi: la mdp inquadra un giovane (Howard Duff per l'appunto) che sarà il principale indiziato del delitto di una bellissima mannequin soffocata e successivamente annegata nella vasca di casa.

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Recensione THE BLACK DAHLIA

Recensione the black dahlia




Regia di Brian De Palma con Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Aaron Eckhart, Mia Kirshner, Noel Arthur, Judith Benezra, Mike Starr, Fiona Shaw

Recensione a cura di Simone Bracci

L'intensità della messa in scena ammalia lo sguardo. Col suo ultimo lavoro Brian De Palma si conferma un maestro nel portare sul grande schermo il noir d'autore... e che autore.
Addirittura James Ellroy, dal cui romanzo è stata trasportata abbastanza fedelmente la storia della Dalia Nera, The Black Dahlia, vecchio caso tutt'ora irrisolto che ha ossessionato lo scrittore per oltre quarant'anni. Ellroy vedeva analogie nel caso dell'attricetta brutalmente uccisa nella Los Angeles degli anni quaranta, con quello di sua madre, anch'essa assassinata.

Proprio qui entra in scena l'impianto filmico, De Palma ci trascina in un mondo di perdizione e ormai antichi valori, quella Hollywoodland, così cambiata nei decenni, ma rimasta la stessa nel profondo dell'anima.
Le atmosfere torbide che accompagnano la voce off del detective Bleichert, raccontano in immagini una città nella quale si consumano crimini efferati e violenze d'ogni sorta, richiamo alla nascita di una metropoli degna di Howard Hawks che si sente al centro del mondo e attorno a cui tutto ruota in modo disincantato.

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martedì 10 ottobre 2006

Recensione UN AMERICANO A ROMA

Recensione un americano a roma




Regia di Steno con Alberto Sordi, Maria-Pia Casilio, Giulio Calì, Ilse Peterson, Rocco D'Assunta, Carlo Delle Piane, Anita Durante

Recensione a cura di peucezia

"Maccarone, m'hai provocato e io me te magno". Con questa frase Nando Morioni, alias Santi Byron, alias Albertone Sordi, passa alla storia della commedia all'italiana. Già apparso come personaggio secondario nel film corale "Un giorno in pretura" (1953), Moriconi, eterno bambinone, torna da protagonista e mattatore assoluto in una pellicola che ha fatto epoca e che ha consacrato un giovane attore di talento a stella di prima grandezza.

Siamo nei primi anni Cinquanta, un'Italia che a fatica si sta scrollando di dosso le macerie della Seconda Guerra Mondiale e che sta venendo lentamente conquistata da mode e modi d'oltreoceano. Il personaggio inventato da Sordi è il simbolo di questa lenta e poco subliminale seconda campagna d'Italia: parla un inglese totalmente inventato, una sorta di gramelot che fa di lui un personaggio buffonesco ma anche un perdigiorno, un buono a nulla capace solo di lamentarsi. Indossa un paio di jeans attillatissimi, suscita l'interesse di una sprovveduta camerierina (Maria Pia Casilio) e i dolori e le angosce dei suoi genitori (la mamma è Anita Durante, una celebre attrice del teatro romanesco). Moriconi è l'antitesi dell'italiano che si rimbocca le maniche per contribuire al bene del suo paese: infatuato di un'America fatta di film western e canzonette sogna di andare a Kansas City, ma ignora che il "sogno americano" di cui va cianciando è fatto soprattutto di sudore e sacrificio.

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giovedì 5 ottobre 2006

Recensione GLI SPIETATI

Recensione gli spietati




Regia di Clint Eastwood con Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris, Jaimz Woolvett

Recensione a cura di Carlo Baldacci Carli

"Gli Spietati" è un film che ha avuto una lunga gestazione. Le sue origini risalgono alla metà degli anni settanta da un soggetto originale dell'allora sconosciuto David Webb Peoples. Questo autore divenne celebre alcuni anni dopo, per aver scritto la sceneggiatura di "Blade Runner" insieme con Hampton Fancher.
La sceneggiatura de "Gli Spietati" fu notata per primo da Francis Ford Coppola, che ne acquistò un diritto d'opzione. Coppola però era reduce dal travagliato "Apocalypse Now" (1979), si era scontrato con l'immeritato insuccesso di "Un Sogno Lungo un Giorno" (1982) e aveva in lavorazione due progetti per lui assai importanti: "I Ragazzi della 56ma Strada" ("The Outsiders") e "Rusty il selvaggio" ("Rumble Fish"), entrambi del 1983 e anch'essi sdegnati dal pubblico e dalla critica. Probabilmente per queste ragioni e tenuto conto anche della lavorazione del film "Cotton Club" (1984) nel 1983 Coppola rinunciò all'opzione sulla sceneggiatura di Peoples. Il copione arrivò così a Clint Eastwood che, entusiasta, ne acquistò immediatamente i diritti. Il contratto prevedeva che il film uscisse nel 1985, ma ciò non avvenne a causa di ragioni che furono spiegate solo in seguito (come ad esempio il fatto che il protagonista William Munny sarebbe stato più affascinante se di qualche anno più vecchio e quindi con il volto più vissuto) e che non sono troppo convincenti (dato che nel soggetto originale William Munny doveva essere un quarantenne precocemente invecchiato a causa della sua vita dissoluta, mentre Eastwood aveva già passato i sessant'anni).
In qualsiasi caso nel 1991 Clint Eastwood comincia la lavorazione del film radunando un cast artistico di prima grandezza: Richard Harris, Gene Hackman, Morgan Freeman. Il prodotto sarà un capolavoro, candidato a nove Premi Oscar e vincitore di quattro: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista (Gene Hackman), miglior montaggio (Joel Cox).

"Gli Spietati" è il tredicesimo western interpretato da Eastwood e la sua sedicesima regia. Si tratta di un film crepuscolare, venato di cinismo e di atmosfere noir, più simile a una tragedia shakespeariana che non ad un western. Il titolo originale "Unforgiven" sembra voler richiamare una pellicola del 1960 diretta da John Huston e intitolata "The Unforgiven", tradotto in italiano come "Gli Inesorabili", ma in realtà con essa non ha niente a che vedere.

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