lunedì 15 gennaio 2007

Recensione CASINO' ROYALE

Recensione casino' royale




Regia di Martin Campbell con Daniel Craig, Judi Dench, Eva Green, Cécile De France, Giancarlo Giannini, Caterina Murino, Simon Abkarian, Jeffrey Wright, Claudio Santamaria

Recensione a cura di Gabriela

Una sceneggiatura originale ispirata al romanzo "Casino Royale", pubblicato nel 1953, primo libro di Ian Fleming che racconta le avventure del più famoso agente segreto che si conosca. In questo film non troviamo il solito Bond con le sue mille battaglie vinte senza arruffarsi un singolo capello, ma l'agente che ha appena ricevuto il suo prefisso "doppio zero" con la conseguente consapevolezza di avere sempre la vita appesa ad un filo. James Bond, interpretato dal bravissimo ed espressivo Daniel Craig, è un giovane affamato, indisciplinato, ribelle, freddo, certe volte spietato, capace anche di commettere diversi errori tra cui quello di entrare in una ambasciata e di uccidere tutti pur di ottenere le informazioni che desidera.

"Casino Royale" non è il proseguimento dei capitoli di James Bond, bensì la storia della nascita dell'agente 007, diretta magistralmente da Martin Campbell. E' un prodotto cinematografico che non nega le sue origini letterarie, ma rompe con gli stereotipi cinematografici scommettendo più sull'origine dei personaggi, sulle emozioni e sulle cause che rendono più chiaro il modo di agire dei protagonisti.
I riferimenti alla saga sono numerosi. Fate attenzione a come Bond consegue la sua famosa Aston Martin o come si gioca la frase sulla sua bibita preferita. Tra l'altro non troviamo nessun gadget particolare perché, trattandosi della sua prima missione, non gode di certi privilegi. Per questo tende ad assumere le caratteristiche di un agente più umano, in carne ed ossa, che sanguina, soffre, si innamora e non obbedisce soltanto ai diktat istituzionali.

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venerdì 12 gennaio 2007

Recensione CHILDREN OF MEN - I FIGLI DEGLI UOMINI

Recensione children of men - i figli degli uomini




Regia di Alfonso Cuaron con Charlie Hunnam, Chiwetel Ejiofor, Michael Caine, Julianne Moore, Clive Owen

Recensione a cura di ferro84 (voto: 7,5)

Immaginarsi il futuro in un presente difficile risulta essere un'operazione inquietante, basti pensare al capolavoro di Orwell "1984" che nasce dopo la seconda guerra mondiale e dà il via a una letteratura di genere, che vedrà in Philip K. Dick e P.D. James degni seguaci. Dal libro si passa spesso al cinema con i vari "Fuga da..." di Carpenter fino a "Brazil" di Gilliam o "Blade Runner" di Ridley Scott.

"I figli degli uomini" rientra in questo filone ispirato dall'omonimo romanzo di P.D. James.
La storia prende inizio dal personaggio di Theo, disilluso ex-attivista politico che, su richiesta di Julian, una donna amata in passato, porterà in salvo una ragazza rimasta misteriosamente incinta, unica speranza per il futuro dell'umanità.
Il regista è Alfonso Cuaròn, che fa parte di quella nuova schiera di registi messicani, insieme ad Innaritu e Guillermo Del Toro, che in questi ultimi anni si stanno affacciando sul panorama cinematografico mondiale. Cuaròn riesce a coniugare un cinema prettamente di evasione a tematiche più impegnate come nella deliziosa commedia di qualche anno fa "Y Tu Mama Tambien" oppure dirigendo l'episodio più convincente della saga di Harry Potter, "il prigioniero di Azkaban".Con questo film Cuaron abbandona la commedia e il fantasy per dedicarsi a un film di fantascienza dimostrandosi perfettamente a suo agio a dirigere generi così diversi; addirittura le scene finali di guerra lasciano prevedere che in futuro Cuaròn possa dedicarsi a questo tipo di film senza nessuna particolare difficoltà.

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martedì 9 gennaio 2007

Recensione COMMEDIASEXI

Recensione commediasexi




Regia di Alessandro D'Alatri con Sergio Rubini, Paolo Bonolis, Margherita Buy, Stefania Rocca, Elena Santarelli, Rocco Papaleo, Michele Placido

Recensione a cura di peucezia

Quest'anno, dopo il divorzio scenico tra De Sica e Boldi, ai previsti due "cinepanettoni" proprio sotto le feste, a sorpresa, si è affiancato "Commediasexi", il terzo incomodo che proporrebbe un'alternativa "intelligente".

Le premesse per un buon successo al botteghino c'erano davvero tutte. In primis il regista Alessandro D'Alatri, partito con film di un certo impegno ("Senza Pelle", con un ottimo Kim Rossi Stuart), poi passato a tematiche più leggere con "Casomai" o "La Febbre", ma sempre con l'intenzione di fare un'analisi sulla società italiana; poi i comprimari Sergio Rubini e Margherita Buy, sempre validi nel cinema leggero come in quello impegnato; infine il debutto da protagonista del popolare conduttore televisivo Paolo Bonolis.
Questi ingredienti di per sè già sarebbero per lo spettatore garanzia di un buon prodotto, e invece...

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venerdì 5 gennaio 2007

Recensione NATIVITY

Recensione nativity




Regia di Catherine Hardwicke con Shohreh Aghdashloo, Keisha Castle-Hughes, Eriq Ebouaney, Ciarán Hinds, Oscar Isaac, Matt Patresi, Ted Rusoff

Recensione a cura di peucezia

NATIVITY

Ennesima declinazione sul tema del film cristologico questa "natività," uscita furbescamente durante il periodo dell'Avvento 2006, appartiene a una trilogia sulle adolescenti ideata dalla regista, l'americana Catherine Hardwicke, di cui conosciamo il controverso e poco artistico "Thirteen"in cui si parla di un mondo di tredicenni perverso e assai poco lontano da quello di Maria di Nazareth.

La regista, di fede protestante, è consapevole della necessità di avviare un discorso che non crei fratture fra le diverse confessioni cristiane e sceglie così di glissare sui temi più dibattuti che ruotano intorno alla sacra nascita per concentrarsi sul personaggio di Maria , giovane ragazza di duemila anni fa.
La strada scelta percorre da una parte la lettura dei vangeli di Luca e Matteo (il film infatti si apre con il sacrificio al tempio di Zaccaria, futuro genitore di Giovanni il Battista) e dall'altra cerca un realismo di stampo quasi pasoliniano.
Si assiste dunque al duro lavoro giornaliero, al giogo delle tasse e infine alle doglie del parto. La scenografia è essenziale e le riprese sono perlopiù in esterni tra Matera e il Marocco, da sempre set privilegiati dai registi di film in costume di matrice religiosa.

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Recensione A CASA NOSTRA

Recensione a casa nostra




Regia di Francesca Comencini con Luca Zingaretti, Valeria Golino, Giuseppe Battiston, Laura Chiatti, Luca Argentero, Teco Celio, Bebo Storti

Recensione a cura di gerardo (voto: 8,0)

Milano, 2006. Una manciata di storie private s'intrecciano e si confondono, si rincorrono e si allontanano l'una con l'altra, e insieme raccontano (con straordinaria efficacia) pagine di cronaca e di vita quotidiana, dipingono all'unisono una credibile Italia contemporanea. È da un po' che non succedeva nel cinema italiano.
Come suo padre Luigi negli anni '70 ritraeva lucidamente una Milano grigia e operaia, di periferia e di disperate guerre della marginalità, Francesca Comencini ci racconta con estrema sobrietà una Milano odierna ancora più cupa e notturna, sazia e disperata nel suo borghese "infinito vuoto, infinito niente".

E' un freddo nichilismo che pervade tutto il film, che muove gli uomini ed è quel che resta fino alla fine. I più deboli soccombono, i pesci piccoli pagano colpe anche per quelli più grandi, che non pagheranno mai, anzi. Prevale la logica dello sfruttamento, dove quello della prostituzione è solo il modello più evidente e tangibile, emblematico per molti aspetti, se vogliamo, ma non certo l'unico, alla base dei rapporti umani.
Anche la condizione di bisogno viene sublimata dal nichilismo e dalla voglia di avere tutto e subito, di uscire dalla frustrazione e dall'anonimato del quotidiano. Le sensibilità non sono richieste: quando un barlume di umanità (di semplice interesse per il prossimo) affiora nel grigiore dell'egoismo viene persino rifiutato, con annesso invito all'indifferenza. Talvolta la sensibilità non viene neppure riconosciuta, o meglio, non viene creduta.
Ognuno porta con sé delle ombre, delle macchie: per quelli più sensibili è sicuramente un punto debole che può far vacillare e cadere; per gli squali rappresenta, normalmente, il principio della loro forza.
Materia del film, in termini più pratici, sono gli scandali finanziari degli ultimi anni, i loro intrecci strettissimi con la politica, le intercettazioni telefoniche da parte delle forze dell'ordine. Temi che la regista di "Mobbing" tratta senza morbosità e qualunquismo, senza chiosa intellettualistica, lasciando fluire la storia senza intervenire con stucchevoli o noiose, ripetitive sovrapposizioni ideologiche.

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giovedì 4 gennaio 2007

Recensione ERAGON

Recensione eragon




Regia di Stefen Fangmeier con Jeremy Irons, John Malkovich, Edward Speleers, Djimon Hounsou, Robert Carlyle, Alun Armstrong

Recensione a cura di Jellybelly (voto: 3,0)

C'era una volta un bambino originario del Montana di nome Christopher Paolini, la cui indomita passione era il fantasy; con gli anni il bambino divenne un giovane nerd, ed all'età di 15 anni decise di dare corpo alla propria passione scrivendo un libro, "Eragon".
Il risultato fu un romanzo di rara inconsistenza, che miscelava assieme suggestioni ed atmosfere tratte dalle opere che tanto lo affascinavano: si andava dal Signore degli Anelli ad Harry Potter, passando per Star Wars e perfino Dragonheart; i genitori del ragazzo decisero comunque di autofinanziarsi la pubblicazione e distribuzione locale di cotanto libercolo, ignorando che di lì a pochi anni lo sguardo delle grandi case editrici si sarebbe posato sul libro, facendone un best-seller per palati poco esigenti.
Inevitabile che il caso editoriale in questione, abile nello sfruttare il rinato interesse nei confronti del fantasy a causa del successo di autori di ben altro spessore (leggasi J.K. Rowling), attirasse l'attenzione delle major hollywoodiane: ecco dunque che la Fox acquistò i diritti del libro per lanciarlo come film di Natale 2007.

"Eragon" altri non è che un ragazzino orfano che durante una battuta di caccia trova un uovo di drago; apprenderà di essere stato scelto dal drago per diventare il suo cavaliere e sconfiggere il perfido re Galbatorix, cavaliere rinnegato che grazie al suo oscuro potere domina le terre dell'Alagaesia con spietata ferocia. Eragon sarà accompagnato nella sua avventura da un mentore, il vecchio saggio Brom, da una banda di ribelli arroccati sulle montagne, da un'elfa di nome Arya e da un giovane dal passato misterioso chiamato Murtagh.

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Recensione ANCHE LIBERO VA BENE

Recensione anche libero va bene




Regia di Kim Rossi Stuart con Barbora Bobulova, Tommaso Ragno, Kim Rossi Stuart

Recensione a cura di peucezia

Il principe Romualdo -alias Kim Rossi Stuart- che circa tre lustri fa faceva impazzire le adolescenti italiane, ha ben presto cambiato rotta per cercare una carriera più impegnata riuscendoci anche piuttosto bene.

Nell'ultima metamorfosi il Nostro è diventato regista e, strizzando l'occhio ceruleo a un classico della cinematografia neorealista (I bambini ci guardano), ha realizzato "Anche libero va bene", storia di una famiglia molto sui generis.
Non è la prima volta che Kim interpreta il ruolo di un padre giovane alle prese con situazioni più grandi di lui: in "Le chiavi di casa" si trattava di un figlio disabile, in questa storia invece l'attore è un padre ragazzo con due figli ormai adolescenti con cui c'è uno strano rapporto di affetto ma anche di conflitto.

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