martedì 19 febbraio 2008

Recensione CLOVERFIELD

Recensione cloverfield




Regia di Matt Reeves con Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel, Odette Yustman

Recensione a cura di ferro84 (voto: 7,0)

Se la mancanza di idee è alla base della crisi del cinema degli ultimi anni, è possibile che nelle nostre sale approdi un prodotto realmente innovativo? Sopraffatti come siamo dalle nuove tecnologie e dall'overdose di effetti speciali, è sempre più difficile poter apprezzare un prodotto che sappia piacevolmente impressionare.
La sperimentazione è stata confinata in un certo cinema indipendente soprattutto europeo, ma se parliamo di "Cloverfield" il discorso cambia: dietro l'apparenza di un classico disaster movie si cela un film realizzato con tecniche del tutto originali sia nella produzione che nell'operazione di maketing che lo ha preceduto.

"Cloverfield" trasporta sul grande schermo gran parte delle innovazioni che la televisione americana ed in parte europea (Italia esclusa, ovviamente) hanno prodotto negli ultimi anni. Alla base della pellicola c'è una rivisitazione delle tecniche del racconto per immagini; gli sceneggiatori di serial televisivi sono riusciti a dimostrare che non è importante cosa si racconta, bensì "il come": serie del calibro di "Dottor House", "I Soprano", "Desperate Housewives", "Ally McBeal", "Lost" o "Alias" dimostrano che è possibile riproporre vecchie formule - le vicende di un ospedale, di uno studio legale o di una famiglia mafiosa - semplicemente proponendo un nuovo linguaggio, intrigando il pubblico con personaggi complessi e ricchi di sfaccettature.
In questo campo J.J. Abrams rappresenta sicuramente la figura più rappresentativa e incisiva di questo rinnovamento: ad Abrams dobbiamo infatti serie come "Alias" e "Lost", quest'ultimo diventato, grazie ad un sapiente dosaggio di marketing azzeccato e sceneggiatura sapiente, un prodotto capace di stimolare la curiosità del pubblico diventando un vero e proprio fenomeno di costume paragonabile al "Twin Peaks" di Lynch e Frost.

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lunedì 18 febbraio 2008

Recensione SENTIERI SELVAGGI

Recensione sentieri selvaggi




Regia di John Ford con John Wayne, Jeffrey Hunter, Vera Miles, Natalie Wood, Dorothy Jordan

Recensione a cura di Gardner (voto: 10,0)

"Sentieri selvaggi" è una storia solo apparentemente semplice, tratta dal romanzo di Alan Le May e sceneggiata da Frank S. Nugent.
Alla fine della guerra civile, in compagnia di un giovane mezzosangue, Ethan Edwards si mette alla ricerca di una nipotina, rapita da una tribù di Comanci.

Sullo sfondo della Monument Valley si snoda uno dei western più densi e misteriosi di J. Ford a livello figurativo, ed uno dei più complessi su quello narrativo, nella sua mescolanza di elementi tragici inframezzati da momenti di taglio umoristico.
John Wayne è qui alle prese con il più ambiguo dei personaggi fordiani, una figura di loner tormentato che rivela come anche l'universo del regista, in apparenza così trasparente, abbia i suoi segreti e i suoi abissi insondabili. Ethan Edwards va alla ricerca di se stesso più che della nipotina Debbie, come per trovare una tranquillità interiore e purgarsi del selvaggio odio razziale da cui sembra ossessionato.

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venerdì 15 febbraio 2008

Recensione SIGNORINA EFFE

Recensione signorina effe




Regia di Wilma Labate con Filippo Timi, Valeria Solarino, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino, Clara Bindi

Recensione a cura di gerardo (voto: 7,5)

La crisi dell'industria, tra la fine degli anni '70 e i primi '80, passo successivo alla crisi petrolifera e alla stagflazione di qualche anno prima, è il segno di un cambiamento strutturale nelle politiche e negli assetti sociali del capitalismo occidentale. La produzione arranca anche per effetto della saturazione dei mercati e del conseguente calo della domanda, mentre tutti i sistemi politici occidentali, in particolar modo quelli europei, impostati dal dopoguerra su un capitalismo "socialdemocratico", che tende alla protezione delle fasce sociali più deboli attraverso i meccanismi redistributivi del Welfare State, vengono ora messi in discussione a favore di un liberismo più estremo e soppiantati da un conservatorismo che punta l'indice contro la spesa pubblica e incentiva l'iniziativa privata come unica risorsa propulsiva per la società. La prima conseguenza di questa mutazione socio-politica è la disoccupazione di massa.

Torino, settembre 1980. La FIAT annuncia un taglio di 14.496 operai sulle linee di produzione. È mobilitazione generale.
Emma (Valeria Solarino) è un neocolletto bianco, impiegata nel settore informatico (ai "calcolatori") della FIAT e laureanda in matematica. Ha una storia con Silvio (Fabrizio Gifuni), ingegnere e dirigente FIAT, futuro yuppie degli immediati anni a venire. Sergio (Filippo Timi) è un operaio della catena di montaggio di Mirafiori, tra quelli che rischiano seriamente il proprio posto di lavoro. Le storie - simboliche - dei tre protagonisti sono destinate ad incrociarsi, e a scontrarsi, nei 35 giorni di sciopero lungo i quali si snoda il film.

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mercoledì 13 febbraio 2008

Recensione IL SETTIMO SIGILLO

Recensione il settimo sigillo




Regia di Ingmar Bergman con Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Nils Poppe, Max von Sydow, Bibi Andersson, Inga Gill, Maud Hansson

Recensione a cura di Giordano Biagio (voto: 10,0)

"Il settimo sigillo", uscito nel 1956, è unanimemente riconosciuto da pubblico e critica come uno dei film più coinvolgenti e celebri degli anni cinquanta, una vera e propria icona del pensiero di un'epoca.
Il film di Bergman, infatti, nonostante la sua vocazione artistica ed autoriale, ha goduto di uno straordinario successo di pubblico, superando a pieni voti anche il giudizio dei media, sempre attenti al primo impatto che un film ha con gli spettatori. Sia la stampa occidentale che le maggiori reti televisive lo hanno quindi sostenuto a più riprese promuovendone per molto tempo la visione in luoghi di tradizione laica e religiosa.

Il cavaliere Antonius Block, di ritorno nella propria terra dalle crociate, trova ad attenderlo la Morte. Riuscirà a ritardare il proprio ineluttabile destino impegnandola in un'estenuante partita a scacchi, che nessuno dei due può permettersi di perdere; il tutto sullo sfondo di una Svezia martoriata dalla peste e dalla superstizione.

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martedì 12 febbraio 2008

Recensione UNA CANZONE PER BOBBY LONG

Recensione una canzone per bobby long




Regia di Shainee Gabel con John Travolta, Scarlett Johansson, Gabriel Macht, Brooke Allen, David Jensen

Recensione a cura di Debora P.

Dopo aver appreso della morte di sua madre, una ragazza di nome Pursy (Scarlett Johansson) decide di andare sulle tracce di quella donna che in realtà fu poco presente nella sua vita. Facendo leva solo su un vago ricordo, Pursy vuole ricostruire quell'immagine materna nella sua mente e nel suo cuore. Durante questo "viaggio" si imbatterà in un ex professore di letteratura, il bisbetico Bobby Long (John Travolta).
Inizialmente non scorrerà buon sangue tra i due e la ragazza sarà addirittura costretta a condividere con lui lo stesso tetto, finchè scopre che l'ex coinquilino di Bobby, Lawson, sta addirittura redigendo una biografia su questo burbero.
Bobby Long è spregiudicato e volgare; perché scrivere un libro su di lui?

"Una canzone per Bobby Long", film dell'esordiente regista Shainee Gabel, non lascia spazio al sorriso. Dall'inizio alla fine prevale un unico sentimento: la solitudine. Osservando i personaggi con cura si potrà notare come per esempio Bobby Long, dopo la morte della sua più cara amica, si "getti fra le braccia" dell'alcool; ma anche come la ragazza Pursy, bisognosa di affetto e calore familiare, decida di vivere insieme all'arrogante letterato nonostante non sopporti i suoi modi di fare. Anche la colonna sonora prettamente blues fa da cornice alla malinconia, in particolar modo quando John Travolta si esibisce in grande stile con la chitarra, riuscendo a creare un'atmosfera magica che avvolge completamente lo spettatore. Non si dimentichi poi che nel film appare anche il cantautore americano Grayson Capps, figlio dell'autore del romanzo "Off magazine street" dal quale questo film è tratto. Capps ha aiutato l'attore del celebre "Grease" a trovare l'accento da bluesman, indispensabile per interpretare al meglio quel genere di pezzi.

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venerdì 8 febbraio 2008

Recensione SUICIDE CIRCLE

Recensione suicide circle




Regia di Shion Sono con Ryo Ishibashi, Akaji Maro, Masatoshi Nagse, Saya Hagiwara

Recensione a cura di ele*noir

Per la regia di Shiono Sono, "Suicide Circle" è un progetto estremamente delicato della produzione nipponica. Il Giappone ci ha più volte posto davanti a scene drammatiche, fortemente crudeli e sconvolgenti, ma in questo caso ci troviamo in un piano molto diverso; definire il film come sconvolgente e impressionante suonerebbe come un eufemismo poco azzardato e decisamente non lusinghiero.

L'occhio osservatore del pubblico è posto davanti all'indecifrabile scelta del suicido da parte di numerosi gruppi di ragazzi, sotto lo sguardo atterrito degli "altri", coloro che "non lo fanno". La polizia indaga, sospetta elaborati piani d'organizzazione ma è difficile capire le motivazioni e la progettazione di un gesto tanto estremo. I personaggi, a gruppi o singolarmente, prendono temporaneamente l'attenzione della regia e raccontano di sè, cercando di svelare qualcosa in più su quel pensiero, il suicidio, che tuona e brucia sugli eventi ma che non si osa guardare in faccia. L'unico vero protagonista è il suicidio.

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giovedì 7 febbraio 2008

Recensione SCUSA MA TI CHIAMO AMORE

Recensione scusa ma ti chiamo amore




Regia di Federico Moccia con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Veronica Logan, Luca Angeletti, Ignazio Oliva, Francesco Apolloni, Davide Rossi

Recensione a cura di Jellybelly (voto: 3,0)

E' piuttosto raro che uno scrittore riesca ad esprimere la propria poetica con eguali risultati anche al cinema, nelle vesti di regista: il caso più celebre è quello di Pier Paolo Pasolini, il più recente quello di Federico Moccia.
E già la semplice dissonanza insita in un simile blasfemo accostamento dovrebbe far riflettere.

Storia curiosa, quella del portentoso autore di capolavori immortali quali "Tre metri sopra il cielo", "Ho voglia di te", "Scusa ma ti chiamo amore" e "Cercasi Niki disperatamente": figlio del regista Giuseppe che, dietro lo pseudonimo di Pipolo ed in coppia col collega Franco Castellano, fu il principale responsabile della tracimazione sul grande schermo del Re degli Ignoranti (al secolo Adriano Celentano), Federico Moccia ha condotto per anni una vita dietro le quinte, in qualità di autore di programmi televisivi dal profondo tasso culturale come "Ciao Darwin". Nel 1992 scrive il suo primo libro, il già citato "Tre metri sopra il cielo", avente per oggetto il difficile amore tra una ragazzina della Roma bene ed un coattello di borgata. Il romanzo, scritto in modo dilettantesco e tronfio di un infantilismo disarmante, viene giustamente scartato da tutte le case editrici, ma l'ostinato Federico ne pubblica comunque 2.500 copie a proprie spese. Grazie al passaparola degli zelanti adolescenti romani, il libro si impone all'attenzione delle grandi case editrici che, notato il fenomeno, decidono di approfittarne: pubblicato da Feltrinelli, "Tre metri sopra il cielo" diventerà un bestseller e farà di Federico Moccia una delle più moleste voci del panorama letterario italiano.

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