martedì 20 maggio 2008

Recensione CONTROL

Recensione control




Regia di Anton Corbijn con Sam Riley, Samantha Morton, Craig Parkinson, Joe Anderson, Alexandra Maria Lara, Harry Treadaway, Toby Kebbell, Tim Plester

Recensione a cura di quadruplo (voto: 8,5)

Existence-well what does it matter
I exist on the best terms I can
The past is now part of my future
The present is well out of hand

L'esistenza allora che importanza ha?
Io esisto meglio che posso
Il passato fa parte ora del mio futuro
Il presente è inafferrabile

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venerdì 16 maggio 2008

Recensione RACCONTI DA STOCCOLMA

Recensione racconti da stoccolma




Regia di Anders Nilsson con Oldoz Javidi, Bahar Pars, Mina Azarian, Cesar Sarachu, Lia Boysen, Peter Engman, Simon Engman, Bibi Andersson, Reuben Sallmander, Per Graffman, Nisti Stêrk

Recensione a cura di kowalsky (voto: 7,0)

Stoccolma, capitale della Svezia, è una città molto particolare: dall'entrata - non del tutto indolore - nell'Unione Europea ha visto l'allentamento delle restrizioni riguardo le concessioni di licenze per bar e ristoranti (notizia particolarmente interessante solo se si fa riferimento a uno dei tre episodi del suddetto film) e, contemporaneamente, un numero notevole di residenti stranieri e di comunità etniche. In effetti se pensiamo alla Svezia, pensiamo a Bergman collocando il cinema dei paesi nordici tutt'al più alla metafisica del finlandese Kaurismaki, che già di suo aveva raccontato una società alla deriva fin dagli esordi, ben diversa dagli stereotipi di luoghi perfetti di cui è intessuta la tradizione nordica (ma in particolare la stessa Svezia).

"Racconti da Stoccolma" sembra quasi una risposta alle kitchen stories del cinema indipendente Usa (non a caso "Kitchen stories" è uno dei titoli più originali e suggestivi del recente cinema nordico), con un'occhio particolare a Inarritu e al suo cinema "a incastro" - soprattutto "Babel" - di cui Nillson riproduce una certa enfatizzazione tecnica votata in questo caso più alla metafora e alla didascalia che alla funzione reattiva e a tratti retriva della spettacolarizzazione formale del "messaggio". A dire il vero, anche "Babel" di Inarritu finisce per mascherare dietro le enormi potenzialità del messaggio un certo qualunquismo che finisce per diventare puro manierismo. Probabilmente il cinema più pericoloso e dannoso è quello di titoli come "Ai confini del paradiso", "Sotto le bombe", e via dicendo, tutte opere formalmente perfette ma che per ragioni misteriose "devono passare sempre per l'esaltazione dei media e vincere qualche premio": film di cui è tassativamente proibito parlar male (è antitetico alla massa ed è poco cool), che ti obbligano a parteggiare per una serie di motivazioni (sociali?) non certo pertinenti ad assolvere le intenzioni dei cineasti.

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giovedì 15 maggio 2008

Recensione FASTER PUSSYCAT, KILL! KILL!

Recensione faster pussycat, kill! kill!




Regia di Russ Meyer con Stuart Lancaster, Susan Bernard, Lori Williams, Haji, Tura Satana

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,5)

Il cinema indipendente americano non può non includere un cineasta, a suo modo particolare, come Russ Meyer.
La sua passione per il cinema si manifestò fin da giovanissimo, quando vinse un premio per giovani registi dilettanti; successivamente, durante la Seconda Guerra mondiale, fu aggregato in Europa al seguito del Generale Patton, realizzando filmati durante la sua avanzata verso la Germania nazista: materiale molto interessante, visto che fu usato come riprese di repertorio anche nella omonima pellicola di Franklin J. Schaeffner "Patton, generale d'acciaio".
Dopo la guerra si indirizzò verso produzioni commerciali, perlopiù filmati industriali, che affinarono la sua tecnica documentarista e che furono per Meyer un'ottima palestra di lavoro per un genere che lo stesso regista apprezzava.
Il primo approccio verso i "nudies" (film a carattere erotico) avvenne nei primi anni '50 con fotografie di pin-up in pose molto osè ed i primi cortometraggi, con protagoniste avvenenti spogliarelliste.
L'esperienza non fu tra le più felici, anche se redditizia: il regista si discostava nettamente dalla filosofia di questo tipo di film. Si trattava sopratutto di pellicole molto banali con storielle sempliciotte, utili soltanto a stuzzicare l'appettito dell'americano medio benpensante, senza che quest'ultimo si scandalizzasse eccessivamente per ciò che aveva visto. Meyer invece premeva per un approccio molto scanzonato e divertente, ma inserendo al contempo, spingendo molto sul grottesco e sulle fantasie morbose, anche una certa dose di violenza.
Ovvio che tali pellicole erano ritenute troppo oltraggiose per i produttori del tempo, intimoriti da prodotti potenzialmente invendibili, così Russ Meyer si dedicò alla sua carriera di fotografo dove si fece un nome molto importante fino ad essere nientemeno che il fotografo dei paginoni centrali di Playboy, la rivista di Hugh Hefner.
Dopo il suo debutto cinematografico vero e proprio nel 1959 con "The immoral Mr. Tease", si entra nel periodo migliore della carriera del regista americano, con una serie di film girati in bianco e nero.
"Lorna" fu il primo di questa serie, continuando con "Mudhoney", "Motorpsycho" e appunto "Faster, Pussycat! Kill! Kill!".

Tre provocanti ballerine, Varla, Rosie e Billie, scorrazzano sulle deserte strade americane con le loro automobili sportive. Un ragazzo, con la sua fidanzata, si ferma vicino alle loro auto e le sfida per una corsa. Sconfitto in maniera scorretta da Varla, il ragazzo prova a difendere la sua donna aggredita dal trio. Lottando con lei il giovane non ha speranza ed è ucciso; Linda invece, la fidanzata, viene rapita dalle tre.
Ad una stazione di benzina le ragazze si accorgono di un vecchio paralitico e del suo grande figlio scemo, entrambi molto ricchi; con una scusa riescono ad entrare nella loro fattoria, ma il carattere difficile dell'anziano, armato di fucile, le mette in guardia. L'uomo intuisce che la giovane è loro vittima e nonostante non ci sia fiducia, decide ugualmente di invitarle tutte a pranzo, con il secondo scopo di poter dare la ragazza proprio al grande figlio scemo. Poco dopo Linda riesce a fuggire, e nel deserto incontra un uomo al quale racconta la verità. Questo la riporta alla fattoria perché l'uomo è Kirk, il secondo figlio dell'anziano paralitico.
La giovane sequestrata riesce però a fuggire nuovamente, inseguita dal vecchio, dai suoi figli e da Varla.
Dopo diverse peripezie, la povera Linda riuscirà però ad avere la meglio sui propri aguzzini ed a fuggire via.

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martedì 13 maggio 2008

Recensione JUNO

Recensione juno




Regia di Jason Reitman con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons

Recensione a cura di peucezia (voto: 7,5)

Trionfatore al Festival del Cinema di Roma e preceduto da una campagna che col vero senso del film ha ben poco a vedere, "Juno" resta comunque un discorso a se stante ben lontano dal genere "mamma è bello" che ultimamente spopola negli Stati Uniti, ed anzi non manca una velata ironia nei confronti del movimento pro-life, rappresentato nella storia da una ragazzina goffa e un po' sciocca di etnìa nipponica.

Nome allegorico quello della protagonista: regina delle dee, moglie di Giove, prima tra tutte ma spesso tradita ed ingiuriata, carattere forte: la Juno del film un po' assomiglia alla divinità mitologica da cui prende il nome: anticonformista, amante della musica alternativa, lingua affilata, la giovane adolescente si trova da subito a combattere con gli altri, a cominciare dal venditore di test di gravidanza, ironico e disinteressato.
Eppure che questa gravidanza a sedici anni non deve e non può essere un dramma si vede dall'inizio: titoli di testa con un'allegra canzone country e tanto colore, Juno come un cartone animato si scola litri di succo per il suo test della verità.

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Recensione 4 MESI, 3 SETTIMANE E 2 GIORNI

Recensione 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni




Regia di Cristian Mungiu con Adi Carauleanu, Luminita Gheorghiu, Vlad Ivanov, Anamaria Marinca, Alexandru Potocean, Laura Vasiliu

Recensione a cura di Marco Iafrate (voto: 8,0)

Telecamera fissa, una stanza, il disordine è imperante, una ragazza seduta su un letto disfatto fuma nervosamente, lo sguardo intimorito, accanto una valigia aperta, di fronte a lei un'altra ragazza. Le due stanno dialogando, l'atmosfera appare soffocante; a contrastare questo grigiore da dietro una finestra in fondo alla stanza cadono lievi dei fiocchi di neve; la ragazza in piedi esce dalla stanza, ci troviamo in un istituto, precisamente nella casa dello studente. Fuori il grigiore non cambia, un corridoio lungo e buio, altre stanze; in alcune si vendono prodotti cosmetici e pacchetti di sigarette a mo' di mercato nero, docce e bagni in comune, stesso senso di oppressione. La ragazza dopo un breve giro fa rientro nel suo alloggio, l'altra sta preparando la valigia, parlano di un problema da risolvere e su come gestire una somma di denaro. Quello che si evince è che il problema riguarda la ragazza che fumava nervosamente e che appare psicologicamente più fragile; l'altra, apparentemente più sicura, sembra intenzionata a risolverlo: prende dei soldi, indossa una giacca ed una sciarpa ed esce di nuovo dalla stanza.

4 mesi, 3 settimane e 2 giorni è il tempo che separa la bellezza di una gioia naturale dall'angoscia di un dolore paralizzante, è un interludio tra la possibilità di una nascita e la certezza di una morte.

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venerdì 9 maggio 2008

Recensione LA RAGAZZA DEL LAGO

Recensione la ragazza del lago




Regia di Andrea Molaioli con Valeria Golino, Toni Servillo, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Fabrizio Gifuni, Fausto Maria Sciarappa, Heidi Caldart

Recensione a cura di GiorgioVillosio

In un piccolo paese del Friuli, un Commissario di polizia viene chiamato ad indagare su un presunto rapimento ed un omicidio. Risolverà il caso senza clamori, grazie ad un'indagine precipuamente psicologica degli inquisiti.

Quanto sarebbe sbagliato ridurre questa opera prima di Andrea Molaioli all'ambito di genere, del noir o del giallo poliziesco; vero che si tratta dell'indagine su un delitto (in realtà più d'uno), ma ne "La ragazza del lago" il giallo costituisce solo un'occasione per raccontare ben altro, frugando approfonditamente nelle pieghe più profonde dell'umano, in una disperante ricerca su mali e dolori dell'esistenza.
L'indagine del commissario Sanzio, incaricato delle indagini, senza i clamori ed i sensazionalismi tipici dei media odierni, non ha nulla dello scoop giornalistico ma sembra, al contrario, la ricerca minuziosa di un perito settore, che fruga scientificamente nei visceri della nostra interiorità, scoprendo le radici di una sofferenza drammatica di tutti, per volere di un fato crudele.
Purtroppo, nel condurre questa metaforica autopsia, il "medico incaricato" non riesce a mantenere il dovuto distacco, ma viene coinvolto emotivamente dalla vicenda e dai suoi personaggi, dimostrandosi così umano e credibile nella misura in cui, come tutti noi, proietta nel lavoro e nei rapporti le sue stesse sofferenze; il quale processo diventa infine, socraticamente, lo strumento migliore anche per conoscere il mondo esterno.

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Recensione HARRY TI PRESENTO SALLY

Recensione harry ti presento sally




Regia di Rob Reiner con Billy Crystal, Meg Ryan, Carrie Fisher, Bruno Kirby, Steven Ford, LIsa Jane Persky, Michelle Nicastro

Recensione a cura di Debora P.

Alla fine degli anni '80 Hollywood aveva già sfornato una grossa quantità di commedie sentimentali, fra l'altro tutte di discreto successo: basti pensare a film come "Tootsie", "Senti chi parla" o "Un pesce di nome Wanda"; proprio quando si stava per voltare pagina e dare il benvenuto agli anni '90, ecco l'ultima grande produzione che elegantemente chiudeva un periodo di enorme prosperità cinematografica del genere commedia. Siamo nel 1989 quando esce nelle sale "Harry ti presento Sally".

La trama del film è basata principalmente su un unico quesito: un uomo e una donna possono essere amici? Harry Burns, interpretato dall'attore comico Billy Crystal, è convinto che l'amicizia tra due persone di sesso opposto non sia assolutamente possibile, mentre Sally Albright, ruolo che portò al successo Meg Ryan, crede nel contrario.
E' con questa discussione che inizia il viaggio che li condurrà da Chicago a New York per iniziare la loro vita post-universitaria. Non sarà solo un viaggio su strada, bensì un viaggio dentro i loro sentimenti, durante il quale si conosceranno, si porranno delle domande sulla vita, sull'amore e sull'amicizia, e insieme cercheranno delle risposte. Arrivati a New York e congedati, non sanno che questa intima esplorazione proseguirà quando il caso, o forse il destino, vorrà farli incontrare di nuovo.

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