martedì 8 febbraio 2011

Recensione GANGSTER STORY

Recensione gangster story




Regia di Arthur Penn con Warren Beatty, Faye Dunaway, Michael J. Pollard, Gene Hackman, Estelle Parsons, Denver Pyle, Dub Taylor, Evans Evans, Gene Wilder

Recensione a cura di amterme63 (voto: 8,5)

Una delle tante contraddizioni degli Stati Uniti d'America è quella di essere una delle nazioni più severe e punitive nei confronti del crimine e allo stesso tempo avere verso la figura del criminale un'attenzione particolare, quasi una venerazione, tanto da trasformarlo a volte in fonte di mito.
L'immaginario collettivo proietta in queste figure estreme e ai limiti del vivere sociale tutte le proprie frustrazioni e i propri desideri repressi. Non c'è da meravigliarsi quindi se il criminale è una delle figure che appare più spesso sullo schermo delle sale cinematografiche, addirittura fin dalla nascita di questa arte (vedi "The Great Train Robbery").

Il modo con cui viene rappresentato il criminale nei film, l'atteggiamento riservato nei suoi confronti è una preziosa testimonianza dell'atmosfera culturale di un dato periodo storico. Non c'è niente di meglio quindi per conoscere i sentimenti collettivi dell'America degli anni '60, che guardare il capolavoro di Arthur Penn "Gangster Story", meglio conosciuto con il suo titolo originale di "Bonnie and Clyde", uscito nel 1967.
Questa però non è l'unica ragione per riesumarlo alla memoria del presente. Si tratta di un film tecnicamente di grande qualità, dalla sceneggiatura appassionante e senza una sbavatura, interpretato da attori sfolgoranti nella loro gioventù, bellezza e bravura, dotato di una fotografia affascinante (vincitrice di un Oscar), pieno di ironia, sentimento, azione.
Insomma, una serata in compagnia di questo film è senz'altro una serata culturalmente ed esteticamente appagante.

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lunedì 7 febbraio 2011

Recensione THE HEIR - L'EREDE

Recensione the heir - l'erede




Regia di Michael Zampino con Alessandro Roja, Guia Jelo, Davide Lorino, Tresy Taddei, Maria Sole Mansutti

Recensione a cura di K.S.T.D.E.D.

Con "L'Erede", la produzione italiana, intesa in senso lato, torna a scontrarsi con il cinema di genere, dal quale negli anni si è allontanata fino al punto di non essere più in grado di riproporlo, tranne alcuni casi isolati, in maniera convincente. A mettersi in gioco in tal senso questa volta è il regista italo-francese Michael Zampino, che dopo essersi formato professionalmente a New York, oltreché in Italia, e dopo aver ricevuto riconoscimenti per i suoi corti e per le sue sceneggiature, decide nel 2005 di fondare la casa di produzione "Panoramic Film", attraverso la quale più tardi dirigerà questo suo primo lungometraggio.

L'idea alla base della sceneggiatura, nonché punto di partenza della storia raccontata da Zampino, nasce da un avvenimento realmente accaduto. Il regista, infatti, in seguito alla morte del padre, ereditò una villa nel Centro Italia, di cui non era a conoscenza. Allo stesso modo, il protagonista del film Bruno (Alessandro Roja), radiologo milanese, riceve in eredità una vecchia villa sugli Appennini, completamente immersa nella vegetazione. Preso possesso della casa, Bruno fa la conoscenza degli unici vicini presenti, Paola (Guia Jelo), e i suoi due figli, Giovanni (Davide Lorino) e Angela (Tresy Taddei), e fin da subito la convivenza si rivelerà, tra sospetti, minacce e paure, tutt'altro che serena.

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Recensione HUNGER

Recensione hunger




Regia di Steve McQueen con Helena Bereen, Larry Cowan, Liam Cunningham, Michael Fassbender

Recensione a cura di K.S.T.D.E.D.

Da qualche anno a questa parte il cinema britannico è in palese fermento. Ha proposto e continua a proporre pellicole di indubbia qualità, riconoscibili nello stile, potenti nel comunicare e caratterizzate da una particolare predisposizione all'essere ignorate. Ai vari Crowler, Meadows, Wright e Iannucci si è aggiunto, due anni fa, Steve McQueen. Già noto per le sue opere non cinematografiche - ha al suo attivo mostre di fotografie e sculture, nonché relativi riconoscimenti - il regista nel 2008 si cimenta nel suo primo importante lungometraggio e crea un'opera priva di difetti, vincendo l'European Film Awards per la miglior rivelazione. Anche quel giorno le case di distribuzione erano assenti.

Il soggetto scelto per "Hunger" dal regista britannico è la storia di Bobby Sands, protagonista di una delle parentesi più note della lotta per l'indipendenza della Repubblica Irlandese: Irlanda del Nord, 1976-1981, nella prigione "Maze" di Long Kesh, ai detenuti militanti dell'IRA non viene riconosciuto dal governo britannico lo status di "prigioniero politico". A questo rifiuto seguono proteste di varia natura da parte dei prigionieri, da quella delle coperte a quella dello sporco, finanche a quella della fame. Sarà Bobby Sands (Michael Fassbender), leader dei militanti IRA all'interno della prigione, a proporre e a dare personalmente inizio alla stessa. Morirà di inedia 66 giorni dopo.

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venerdì 4 febbraio 2011

Recensione VALLANZASCA - GLI ANGELI DEL MALE

Recensione vallanzasca - gli angeli del male




Regia di Michele Placido con Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna, Paz Vega

Recensione a cura di peucezia

Michele Placido, coadiuvato dall'attore protagonista Kim Rossi Stuart in qualità di co-sceneggiatore, si rimette alla regia per un'altra storia nera dell'Italia degli ultimi trenta-quarant'anni dopo "Prima linea" e "Romanzo criminale". Stavolta si tratta dell'autobiografia di Renato Vallanzasca (detto il bel René per l'aspetto gradevole), bandito milanese che spadroneggiò intorno alla metà degli anni Settanta, conquistando contemporaneamente i cuori di centinaia di casalinghe frustrate attratte dalla perversione del male.

Il vero bandito Renato Vallanzasca nasce a Milano nel 1950. A otto anni finisce al minorile per aver tentato di liberare una tigre dalla gabbia di uno zoo ed è per questo affidato a una zia che vive al Giambellino, il quartiere reso noto da Gaber per le imprese criminose del Cerruti Gino.
Ben presto il ragazzo si farà strada nella mala milanese detta "ligèra", tanto da arrivare a contrapporsi al boss dei boss di Milano, Francis Turatello.
Il suo exploit criminoso, che lo vede protagonista di efferate rapine spesso conclusesi con l'assassinio di tutori dell'ordine, si ha a metà anni Settanta, in pieni anni di piombo, periodo particolarmente "caldo" che contrappone banditi e terroristi egualmente impegnati a creare un clima di angoscia unitamente alla crisi economica e ai movimenti operaio e studentesco.

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giovedì 3 febbraio 2011

Recensione 1975: OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA

Recensione 1975: occhi bianchi sul pianeta terra




Regia di Boris Sagal con Charlton Heston, Rosalind Cash, Anthony Zerbe, Paul Koslo

Recensione a cura di Giordano Biagio

In una Los Angeles deserta, senza vita, con cadaveri in putrefazione ad ogni angolo di strada, corre veloce su un'automobile di lusso Robert Neville (Charlton Heston), ex ufficiale medico, apparentemente l'ultimo uomo sano sopravvissuto ad un sterminio batteriologico legato a un conflitto mondiale, provocato dalla entrata in guerra della Cina contro la Russia due anni prima, nel 1975.
L'uomo, uno scienziato rimasto in vita grazie a un vaccino sperimentale da lui stesso prodotto, che considerava in principio di dubbia efficacia, vive, attrezzato tecnologicamente di tutto il necessario, in un appartamento signorile situato all'ultimo piano di un principesco palazzo.
Di giorno Neville gira per i negozi abbandonati della città, reperendo ciò che gli piace o gli serve, oppure guarda per l'ennesima volta, in un fatiscente cinema del centro, il film "Woodstock", che riprende con le telecamere il famoso festival concerto rock, pop, di tre giorni, tenuto nel 1969 negli Stati Uniti.
Un festival cult quello di Woodstock, organizzato da una moltitudine di giovani promotori di una cultura innovativa, di grande spessore ideale, ispirata a principi di libertà, di antiautoritarismo ed emancipazione da tabù sessuali.

Ma l'obiettivo principale di Neville, che si aggira per la città armato di mitra, è di scovare il luogo dove si rifugiano di giorno i componenti del gruppo religioso denominato la Famiglia, fotofobici con occhiali scuri dall'aspetto albino, suoi nemici. Una congrega di credenti mal sopravvissuti al disastro batteriologico capeggiata da Matthias (Anthony Zerbe), deciso ad uccidere Neville perché evoca, con la sua capacità di sopravvivenza vitalizzata dall'uso delle tecnologie ancora attive nella città, l'aspetto più negativo di una società che ha portato l'uomo alla distruzione.
Neville subisce gli attacchi di Matthias di notte, al rientro dal suo giro diurno.

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mercoledì 2 febbraio 2011

Recensione SIMON KONIANSKI

Recensione simon konianski




Regia di Micha Wald con Jonathan Zaccaï, Popeck, Abraham Leber, Irène Herz, Nassim Ben Abdeloumen

Recensione a cura di A. Cavisi

Simon, 36 enne alla deriva, separato con un bambino piccolo e senza un lavoro fisso, è costretto a tornare a vivere con suo padre, ebreo di tradizione, fissato con la Shoah e molto opprimente. Alla sua morte, il ragazzo cercherà di esaudire il suo ultimo desiderio: essere seppellito accanto al primo amore della sua vita, della cui esistenza il figlio non sapeva nulla. Partirà, insieme al figlioletto e agli zii petulanti, in un viaggio in auto per portare a termine la sua missione.

Carinissima avventura on the road, "Simon Konianski" si fa apprezzare soprattutto per lo statuto dei suoi personaggi (a partire dall'irresistibile protagonista) poiché è caratterizzato nel migliore dei modi e interpretato stupendamente da Jonathan Zaccai. Eterno sfaccendato, ossessionato dalla figura della compagna che l'ha lasciato per un uomo più prestante, padre amorevole ma poco responsabile, disoccupato, ipocondriaco e cavia per medicinali vari in cambio di pochi soldi, Simon è il perfetto centro di questa storia attorno al quale ruotano poi le altre figure che si correlano a lui in un modo o nell'altro.

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martedì 1 febbraio 2011

Recensione BAD GUY

Recensione bad guy




Regia di Kim Ki-duk con Cho Jae-hyun , Seo Won, Kim Yun-tae, Choi Duk-moon

Recensione a cura di ele*noir (voto: 7,0)

Una ragazza aspetta il suo fidanzato seduta su una panchina mentre un uomo la scorge e inizia a fissarla avidamente. Quest'ultimo, preso da un incontenibile raptus, le si avvicina, la stringe a sé e la bacia, nonostante la resistenza della ragazza. Il disprezzo e la paura della donna non basteranno ad allontanare da sé quello sconosciuto, che ha ormai deciso di cambiarle per sempre la vita.

Kim Ki-Duk è un regista noto per il suo modo particolare e personalissimo di sposare poesia e crudeltà. "Bad Guy" potrebbe infatti essere inquadrato abbastanza efficacemente dentro questo binomio, la cui visione può comunque disturbare e apparirci quasi incompleta. Ciò che attenderà lo spettatore è una visione gretta della vita, una realizzazione umana molto vicina all'annullamento di se stessi e delle proprie speranze, perché tutti i personaggi in qualche modo falliscono. Ma questo quadro degradato e privo di risposte non ha una vera ragion d'essere: è così e non ci sono alternative. E' probabilmente questa chiave di lettura che turberà e irriterà il pubblico: non c'è nessuna redenzione, non c'è niente che si possa cambiare (in meglio).
L'articolazione della storia dipende da questa visione. E' come assistere al graduale appiattimento di una vita che viene stravolta e cambiata, finché colei che ne è vittima non finisce per abituarcisi; il fulcro su cui ruota la vicenda è la vita della giovane studentessa. Lei non è la protagonista ma l'oggetto sul quale ogni azione si fonda. E si potrebbe scandire la storia, che resta comunque poco definibile, in tappe precise in cui le sensazioni e gli umori della ragazza fungono da spinta alle reazioni del suo carnefice e di altri personaggi minori. Si passa dal rifiuto al dolore, dalla rassegnazione all'accettazione, consapevole e attiva di una nuova vita.

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