martedì 6 dicembre 2011

Recensione ST. ELMO'S FIRE

Recensione st. elmo's fire




Regia di Joel Schumacher con Andie MacDowell, Martin Balsam, Joyce Van Patten, Mare Winningham, Andrew McCarthy, Ally Sheedy, Judd Nelson, Demi Moore, Rob Lowe, Emilio Estevez

Recensione a cura di Peter Lyman

"Jules, tesoro.. Senti, qui non c'è niente di vero, lo sai che cos'è? E' un fuoco di St. Elmo... Lampi, scariche elettriche che appaiono come dal nulla nel cielo nero... I marinai li usavano come guida, pensa! Ma nei fuochi di St. Elmo non c'è nessun fuoco e non c'è neanche St. Elmo! Se l'erano inventato... Se l'erano inventato pensando di averne bisogno per tirare avanti quando andava tutto storto, un po' come te, che ti inventi queste scene... Eh ci passiamo tutti, siamo in età di tensione..."

Sette attori protagonisti: tre direttamente da "The Breakfast Club", due agli esordi, il nuovo idolo delle ragazzine Rob Lowe e una "quasi" affermata Demi Moore.
Generazione Brat Pack per eccellenza, il cast scelto da Joel Schumacher risultò perfetto per denotare una generazione di adolescenti che, costretti ad abbandonare i momenti idilliaci che caratterizzarono il loro mondo al college, devono affrontare la realtà degli adulti: lavoro, casa, famiglia.
Sette ragazzi: ognuno di loro ha pregi, difetti e la voglia repressa di qualcosa di più. Alec, divenuto un uomo di successo in politica, è apparentemente il più responsabile e vorrebbe sposarsi con la sua fidanzata Leslie, ma quest'ultima è ancora insicura. Dal canto suo Wendy è sicura su tutto ciò che deve fare e determinata, tuttavia sembra essere afflitta da qualcosa. Kirby insegue perdutamente innamorato la dottoressa che con uno sguardo cambiò la sua vita, mentre Kevin, scrittore "maledetto", non crede nemmeno più nell'amore e a quanto pare nessuna donna lo attrae. Per Jules, sempre allegra ed esuberante, la vita altro non è che un mega party e Billy, che non riesce a trovare un lavoro stabile, sogna ancora con nostalgia le giornate passate al college, mettendo da parte ogni responsabilità e osannando i vecchi tempi negli eccessi.

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lunedì 5 dicembre 2011

Recensione L'ULTIMO TERRESTRE

Recensione l'ultimo terrestre




Regia di Gianni Pacinotti con Gabriele Spinelli, Anna Bellato, Roberto Herlitzka, Teco Celio, Stefano Scherini

Recensione a cura di K.S.T.D.E.D.

Quella italiana è al solito una situazione a se stante. Ogni qualvolta ci si ritrova davanti ad una pellicola meritevole - o tale anche solo in apparenza - risulta necessario procedere per sottrazione. Bisogna sottrarre, nello specifico, la percentuale di entusiasmo post-visione dovuta all'essersi trovati davanti una proposta insolita per il nostro cinema. Il classico "interessante, se si considera che è italiana".
È frustrante ma al tempo stesso inevitabile, perché strettamente correlato alle aspettative, che proprio in quanto tali sono ingovernabili. Si creano, settandosi su livelli molto bassi quando si tratta di un film di genere italiano, e se quest'ultimo è anche solo sufficiente vien fuori qualche complimento di troppo. È parere di chi scrive che l'esordio alla regia di Pacinotti rientri pienamente nel quadro appena descritto.

Quella raccontata è la storia di Luca Bertacci (Gabriele Spinelli).
Abbandonato dalla madre in tenera età è ancora alle prese con la gestione del trauma e delle sue conseguenze. Vive tra il suo lavoro al Bingo, qualche visita al padre e qualcun'altra alle prostitute. Innamorato della sua vicina e in attesa, come tutti, dello sbarco annunciato degli alieni sulla terra.
"L'ultimo terrestre" è Luca Bertacci.
Al netto del protagonista, infatti, si fa fatica a trovare aspetti capaci di sostenere la pellicola. Ce ne sono, ma fini a se stessi, quali alcune scelte tecniche singolarmente prese, o altre che comunque ruotano attorno al personaggio principale.
È in particolar modo la sceneggiatura a non mostrarsi interessante in termini di evoluzione: non mostra, né suggerisce, né avrà al termine un punto d'arrivo che dia una direzione. E se c'è è davvero molto debole. Sembra quasi che Pacinotti abbia investito tutto il suo impegno nel personaggio e nel risultato tecnico-estetico, non preoccupandosi di rendere interessante quanto raccontato.

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Recensione ORWELL 1984

Recensione orwell 1984




Regia di Michael Radford con Richard Burton, John Hurt, Suzanna Hamilton, Cyril Cusack, Gregor Fisher, James Walker, Andrew Wilde, David Trevena, Corinna Seddon, David Cann, Peter Frye, Roger Lloyd-Pack, Anthony Benson, Martha Parsey, Rupert Baderman

Recensione a cura di peucezia

Una sala cinematografica, immagini color ocra che si susseguono sul grande schermo, il pubblico che si incendia: siamo a Londra nel 1984, una data fittizia perché nell'immaginario di Orwell, il grande scrittore inglese da cui è tratto il film l'anno è ricavato dall'inversione di 1948, ovvero l'anno in cui lo scrittore diede alle stampe questo capolavoro distopico, con un occhio al regine nazista e l'altro a quello stalinista, lui che era socialista ma contrario ai totalitarismi di ogni colore.

Il romanzo antiutopico di George Orwell, fintamente ambientato nel futuro, è una denuncia contro il potere totalitario che mette un piede sulla libertà materiale e spirituale dei cittadini.

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venerdì 2 dicembre 2011

Recensione TWILIGHT SAGA: BREAKING DAWN - PARTE 1

Recensione twilight saga: breaking dawn - parte 1




Regia di Bill Condon con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Ashley Greene, Peter Facinelli, Michael Sheen, Anna Kendrick, Kellan Lutz, Jamie Campbell Bower, Maggie Grace

Recensione a cura di atticus (voto: 3,0)

Ci siamo! Finalmente è tutto pronto per il matrimonio dell'anno. Ma no, non William e Kate d'Inghilterra, antichi... Edward Cullen, il vampiro buono e romantico, impalma con gioia la sua mortale Bella Swan dopo tre film e qualche peripezia.
La tetra pulzella non vede l'ora di coronare il suo sogno d'amore, se non fosse che la notte fa un incubo in cui i Cullen le fanno fuori l'intera famiglia durante la cerimonia. Ma si sa, sono sciocchi nervosismi da sposina e quindi: «Sì Edward, lo voglio!» e il peggio è già passato.

Il ricevimento è un po' tedioso, si sente la mancanza di un wedding planner adeguato all'occasione, soliti saluti benaugurali degli invitati, una squinzia gelosa di Bella disserta sulla pettinatura di Edward ("bellicapelli" lo chiama, che simpatia), il papà e la mamma fanno i piagnoni, i vampiri fingono disinvoltura.
Ma ecco spuntare dalla radura selvaggia un uomo di Neanderthal: ma è Jacob, il lupacchiotto vanitoso! Bella gli salta addosso radiosa e gli confessa che ha intenzione di possedere carnalmente il suo amato vampiro nonché fresco marito durante la luna di miele; «Ti uccideràààà!» sbotta il licantropo fisicato, ma la ragazza è decisa nel suo intento e non ha intenzione di farsi rompere le uova nel paniere da nessuno.

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Recensione SUPERMAN

Recensione superman




Regia di Richard Donner con Marlon Brando, Gene Hackman, Christopher Reeve, Ned Beatty, Jackie Cooper, Glenn Ford, Trevor Howard, Margot Kidder

Recensione a cura di antoniuccio (voto: 10,0)

Ideato sul finire degli anni '30 da due studenti nordamericani (uno statunitense e l'altro canadese), già sulle pagine dei fumetti della DC Comics, Superman incarnava un misto perfetto di ideali, forza e mistero, che in brevissimo tempo fece breccia nel cuore degli americani.
Produrre, scrivere e dirigere il film su un personaggio intoccabile, costituiva una vera sfida. Il precedente creato dalla serie televisiva, resa celeberrima dall'attore George Reeves che rappresentò per i giovani dell'epoca un vero e proprio idolo, costituiva un muro insormontabile. Il rischio di un flop di quelli che rovinano per sempre una casa cinematografica era reale e per molto tempo il progetto attese in un cassetto.

Come più volte accade, per demolire antiche paure, a volte, occorre un outsider: per Superman ve ne furono due, provenienti – per l'epoca – davvero da un altro mondo; Aleksander e Ilya Salkind erano padre e figlio russi (sebbene Ilya fosse nato nel Messico), e non possedevano tutto questo timore reverenziale verso il personaggio. Si rivolsero a Richard Donner, il quale, con carta bianca, diede un taglio personalissimo alla storia da trasferire sul grande schermo.

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giovedì 1 dicembre 2011

Recensione ANONYMOUS

Recensione anonymous




Regia di Roland Emmerich con Rhys Ifans, David Thewlis, Vanessa Redgrave, Jamie Campbell Bower, Joely Richardson, Derek Jacobi, Xavier Samuel, Rafe Spall, Vicky Krieps, Edward Hogg

Recensione a cura di atticus (voto: 4,5)

Chi fu l'autore delle straordinarie opere letterarie attribuite a William Shakespeare, il più grande commediografo di tutti i tempi? Sullo sfondo della torbida Inghilterra elisabettiana si consuma l'atroce dilemma che, nei secoli, ha fatto versare fiumi d'inchiostro alle più illuminate menti del campo (tra gli altri, anche Dickens e Mark Twain).
Il mistero sul Bardo di Stratford upon Avon, sulla sua vita oscura e sulla sua produzione letteraria così repentinamente ascesa al clamore del successo popolare, ha nutrito una folta schiera di fantasiosi cospirazionisti che lo vorrebbero come mero prestanome per un gruppo di scrittori intimiditi dalla forza contestataria dei propri lavori; c'è però chi ne individua ponderati natali messinesi e chi ancora ne farebbe la copertura, studiata e lautamente pagata, di illustri politici dalla vena poetica crudelmente repressa, causa il dileggio di teatro e teatranti dell'epoca che mal si addiceva a lignaggi di rango.
Ed è proprio a partire da quest'ultima ipotesi che "Anonymous" apre il suo sipario, suggerendo uno Shakespeare lercio, infame e ignorante, di contro al defraudato autore di "Amleto" e "Machbeth", il duca di Oxford Edward de Vere, inviso a corte per una lontana passione con la giovane regina Elisabetta ed ora tormentato da un matrimonio di ripiego e da una irrefrenabile impellenza poetica destinata a rimanere celata.

Il film di Roland Emmerich, temporaneamente in ferie dai cataclismi naturali che l'hanno visto trionfare in sala negli ultimi anni, vorrebbe sfruttare l'innegabile fascino del complotto organizzato attorno ad una delle personalità letterarie più amate di sempre, mettendo l'autore (de Vere) al centro di una tipica tragedia morale shakespeariana.
Peccato che le premesse iniziali vengano subito tradite da una sceneggiatura inutilmente frammentaria e confusionaria costruita su più piani temporali, involontariamente complice di una meccanicità situazionale che trasforma il film in un assurdo polpettone in costume in cui le suggestioni teatrali si perdono in un'idea del genere più vicina agli schemi di una soap opera di grana decisamente grossa.

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Recensione TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL'INGLESE

Recensione tamara drewe - tradimenti all'inglese




Regia di Stephen Frears con Gemma Arterton, Dominic Cooper, Luke Evans, Tamsin Greig, Roger Allam

Recensione a cura di 1819 (voto: 7,5)

La campagna inglese è davvero bella, un contesto ideale per innumerevoli opere, letterarie o cinematografiche che siano. Quel paesaggio bucolico, regolare come i campi di cui è costituito o i filari d'alberi a frapporsi tra di essi, regala una certa serenità d'animo, una pace interiore difficilmente riscontrabile altrove. E' altresì vero che non siamo in una favola dei fratelli Grimm e come tutte le cose reali anche questo ambiente ha i suoi lati negativi. Il villaggio teatro dell'opera è un insieme di casette e fattorie sperduto nel nulla, quasi un mucchietto di sassi che la mano di un gigante ha lanciato nel verde sterminato. Le giornate sono scandite da azioni consuete e prevedibili, tutti si conoscono, e anche a distanza di vent'anni dalla residenza si è considerati stranieri.
E' chiaro che un luogo del genere offre un deciso contrasto interiore, un ossimoro esistenziale che nelle sue varianti più estreme ed esasperate costituisce la base nonché l'aspetto più interessante del film in questione.

Bisogna ammettere l'impegno nel descrivere la storia; non si tratta di un semplice susseguirsi di eventi, ma di uno e più intrecci tra loro collegati che costituiscono una struttura complessa e inscindibile, proprio per questo carica di fascino.
La situazione iniziale al villaggio, del cui contesto abbiamo già parlato, è quella di un gruppo di persone eterogeneo: troviamo un gruppo di scrittori - per lo più falliti - dediti alla stesura dei loro rispettivi romanzi. C'è la signora di mezza età che insegue il sogno della pubblicazione di una sua opera, la sclerotica che narra delitti lesbici, il pensionato che nel concentrarsi indossa il cappello non ammettendo disturbo, e infine Glenn, un accademico americano che vive di malinconia e scrive sì e no due parole al giorno. Tutti questi soggetti sono ospiti di Nicolas, scrittore di un certo successo e della moglie Beth, devota e abile casalinga.
Dunque, Tamara giunge in paese e già possiamo parlare di un evento, date le premesse. Non è nuova del posto, lo ha frequentato per anni e con ricordi non proprio piacevoli. E' decisa a vendere la casa appartenuta ai genitori, non sentendo più legami con quella terra.
Appena arrivata incontra Andy, il giardiniere di Beth, nonché bello del villaggio, col quale aveva avuto una fugace relazione anni orsono, giusto il tempo per rivangare ricordi quasi svaniti.
Dopo un breve periodo di permanenza, la ragazza cambia idea e si lascia trasportare dal clima favorevole, dedicandosi totalmente alla sua attività di giornalista, in questo favorita dalla tranquillità campagnola. Durante una trasferta per intervistare Ben, l'eccentrico batterista degli Swipe, teen band da poco conto, Tamara si innamora di quest'ultimo, cominciando una relazione decisamente movimentata soprattutto agli occhi dei compaesani, turbati dallo scuotersi della consuetudine. Non ha fatto però i conti con Jody, una ragazzina disposta a tutto pur di incontrare Ben, suo idolo. Nel mentre Nicolas continua spudoratamente a tradire la moglie, riservandole da bravo romanziere le scuse più assurde, che lei ingenua fatica a percepire.
Inutile dilungarsi più del dovuto, magari rovinando la sorpresa a qualcuno. Di fatto i personaggi fin qui citati avranno modo durante il corso degli eventi di reinventare le loro relazioni in maniera bizzarra e imprevedibile, disorientando lo spettatore.

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