giovedì 6 settembre 2012

Recensione PIT PONY

Recensione pit pony




Regia di Eric Till con Ben Rose-Davis, Richard Donat, Jennie Raymond, Ellen Page, Andrew Keilty

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 7,5)

Tratto da un romanzo di Joyce Barkhouse (venuta a mancare proprio nel Febbraio 2012), "Pit Pony" è una storia di coraggio e di grandi responsabilità.
Il piccolo Willie MacLean, di soli 10 anni, si ritrova dopo la morte del fratello e il ferimento del padre a causa del crollo di una miniera, ad aiutare da solo tutta la sua famiglia, lavorando duramente.

Ciò che fa Eric Till (regista del film "Luther" e "To catch a killer"), regista della pellicola dotato di grande esperienza, è quello di portare sullo schermo una storia appassionante, facendo leva sui buoni sentimenti e sui "grandi gesti".

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mercoledì 5 settembre 2012

Recensione TRAVOLTI DALLA CICOGNA

Recensione travolti dalla cicogna




Regia di Rémi Bezançon con Louise Bourgoin, Pio Marmai, Josiane Balasko, Thierry Frémont, Gabrielle Lazure, Firmine Richard, Anais Croze, Daphné Burki, Lannick Gautry, Gérard Lubin, Nicole Valberg

Recensione a cura di foxycleo

Tratto dal romanzo " Lieto evento" di Eliette Abecassis (Marsilio Editori), Rémi Bezançon porta sul grande schermo una particolare storia di vita e d'amore. La banalità e soprattutto il richiamo a un'idea di commedia americana d'altro stampo (es. "Molto incinta", "Nine months") del titolo italiano non rendono giustizia a questo film d'oltralpe.

Partendo dalla fabula della storia s'inizia con l'incontro di due giovani che si corteggiano in maniera ammiccante tramite titoli di dvd a noleggio.
Nicolas (Pio Marmaï, già visto in" La delicatesse", in" Contre toi" e in "BazarAdèle e l'enigma del faraone" e" L'amore dura tre anni") è una giovane donna in procinto di terminare la propria tesi in filosofia per approcciarsi al mondo della ricerca e dell'insegnamento.
L'incontro tra i due protagonisti è raccontato in maniera leggera così come lo sono i movimenti di macchina che ci fanno entrare nella felicità di questa coppia innamorata e spensierata che sembra vivere un rapporto di totale idillio. La bellezza del loro rapporto è l'incanto di un abbraccio, è un fiore che aprendosi lascia illuminare il suo centro. Quando la sfericità di questo abbraccio sembra essere inesauribile a chi la sta guardando, ecco che la coppia decide di mettere al mondo un bambino come coronamento dell'unione che li lega.
Senza indugiare in troppe riflessioni sul proprio futuro i due si lasciano trasportare dall'entusiasmo del momento e in breve Barbara rimane incinta.

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Recensione BUONGIORNO, NOTTE

Recensione buongiorno, notte




Regia di Marco Bellocchio con Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno, Roberto Herlitzka, Paolo Briguglia

Recensione a cura di Terry Malloy

Fornire un resoconto dettagliato di ciò che è un film come "Buongiorno, Notte" è assai arduo. Come per gli altri film di Marco Bellocchio, una delle teste di serie del cinema italiano, esso rivela una complessità stilistica e tematica così articolata da scoraggiarne un'analisi in chi si avvicina a questo suo capolavoro. Questo per la delicatezza dell'argomento trattato (il rapimento e i cinquantacinque giorni di prigionia di Aldo Moro nella Primavera del 1978), e per la profondità della sceneggiatura, e infine per la qualità tecnica della mise en scene cinematografica, la quale, lungi dall'essere mero esercizio di stile, si pone come immagine formale del discorso che sfoglia, inquieto, le pagine dello script.

E con una sceneggiatura il film inizia. "Una sceneggiatura... che strano.", dice Mariano (il capo dell'intera operazione, interpretato da Luigi Lo Cascio) rovistando fra le cose del Presidente, appena rapito.
Il problema di un film come "Buongiorno, Notte" è che è facilmente ascrivibile, catalogabile. Di solito l'etichetta di genere è "storico", ossia di una pellicola che tratta (in maniera romanzata) un fatto realmente accaduto del passato. Lo spettatore allora guarda al film come una semplice rivisitazione, vuole rivivere eventi che magari ha esperito direttamente o di cui invece ha sempre sentito parlare tramite racconti, interviste, lezioni, articoli e libri. Un fatto come quello del sequestro e dell'omicidio dell'allora Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse è bene o male un fatto verso cui ogni italiano di media cultura è spinto prima o poi a confrontarsi. Ma perché narrare eventi così tragici e ambigui? Perché dovremmo voler rivedere l'agonia di colui che in fondo, al di là del dibattito politico, è stato un grande italiano? La risposta che ci diamo è probabilmente che questo è il mandato di un cinema civile di cui Bellocchio, Bertolucci, Giordana e Pasolini sono stati i principali promotori. Un cinema sociale, storico, politico che non ha nulla da invidiare alla letteratura di analoghe tendenze, un cinema che ha dato in ogni stagione del cinema italiano risultati di grande respiro. Ma "Buongiorno, Notte" esce nel 2003, a venticinque anni dalla tragica scomparsa del deputato; questo avvalora ancor più la tesi di un'appartenenza totale del film al genere dei film "storici", portandoci a considerarlo dunque una rivisitazione di un fatto importantissimo e cruciale della storia italiana, che sconvolse l'opinione pubblica anche estera e che modificò (in parte) gli assetti politici e istituzionali del Paese. Un modo del cinema di confrontarsi con una realtà tragica e destabilizzante le coscienze, il che è avvenuto e avviene spesso in campo artistico in ogni parte del mondo. Il problema è che quella di Bellocchio, se accettiamo in linea di principio essere una rivisitazione storica del caso Moro, è sicuramente e problematicamente una rivisitazione sui generis.

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martedì 4 settembre 2012

Recensione WOMB

Recensione womb




Regia di Benedek Fliegauf con Eva Green, Matt Smith, Lesley Manville, Peter Wight, István Lénárt

Recensione a cura di pompiere (voto: 4,0)

Rebecca (Eva Green) e Tommy (Matt Smith) sono due dodicenni molto intimi: amici che condividono il fugace gesto di un frutto mangiato sotto il temporale, i giochi sul bagnasciuga, la spartizione del letto a casa del ragazzo. Lei vive col nonno e, alle novelle della sera, preferisce fantasticare da sola mentre si accarezza il grembo (il "womb" del titolo), come fosse già consapevole di un senso della maternità tutto speciale. Poi il destino incombe: Rebecca sta per partire per Tokyo, dove c'è la madre ad attenderla, e quindi dovrà dire addio al suo amore infantile...

Dramma acquitrinoso diretto dall'ungherese Benedek Fliegauf, il film sfiora in modo personale ed epidermico il tema scottante della clonazione.
Provvisto di dialoghi che hanno la pretesa di essere risolutivi, l'accadimento si fa carico di risvolti surreali che forse non gli si addicono fino in fondo. L'aria di ineluttabilità in stile "insieme per sempre" che circonda i corteggiamenti fra Tommy e Rebecca è troppo solitaria ed esclusiva, dato che allo spettatore non viene dato il tempo di entrare in empatia con i personaggi. La "cacciata" di quasi tutti gli altri soggetti coi quali interagiscono (che fine ha fatto l'autista dell'incidente? Perché i protagonisti si muovono catatonici infischiandosene della presenza altrui?) provoca irritazione e noia.
E poi, come mai Eva Green ha sempre la solita espressione indolente? Quale motivazione ha spinto il regista a tenere troppo fuori scena la bravissima Lesley Manville (nel film madre di Thomas) già vista in "Another Year" di Mike Leigh? La Green ha il gravoso compito di ricoprire un ruolo difficile e non riesce a simulare con lo sguardo quelle verità nascoste che sarebbero dovute rimanere tali per spettatori e attori, nonché quei sentimenti equivoci che la parte avrebbe richiesto, magari con addosso un po' di trucco in più.

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Recensione THE WOMAN IN THE FIFTH

Recensione the woman in the fifth




Regia di Pawel Pawlikowski con Kristin Scott Thomas, Ethan Hawke, Joanna Kulig, Samir Guesmi

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 7,0)

Sembra un film di Polanski girato alla maniera di Kieslowski. Ma cominciamo dalla trama.
Tom Ricks, interpretato da Etan Hawke in una prova molto convincente, è uno scrittore americano, un uomo dall'apparenza innocua, che si trova a Parigi (come fosse sulla luna) con lo scopo di vedere la figlioletta. L'ex moglie glielo impedisce, un'ordinanza del tribunale gli vieta anche solo di avvicinarsi, e lui riesce a scappare un attimo prima dell'arrivo della polizia.
Addormentatosi su un autobus, viene derubato di soldi e documenti. Tom preferisce nascondersi alle autorità in un albergo losco e fatiscente, piuttosto che denunciare il furto, pur di restare a Parigi per trovare il modo di rivedere la figlia. Trova un'occupazione come guardiano notturno per conto di una gang poco raccomandabile legata al gestore dell'albergo. Viene riconosciuto da un libraio come lo scrittore apprezzato che è, e accoglie il suo invito a una serata letteraria.
Nel frattempo, continua a scrivere alla figlia una lettera troppo lunga per una bambina piccola. La cameriera polacca dell'albergo si invaghisce del suo fascino mansueto e misterioso e Tom inizia a frequentare una donna di classe (Kristin Scott Thomas), affascinante e più misteriosa di lui - la donna del titolo - conosciuta alla serata letteraria.

E' un film, "La femme du cinquième" (tratto da un romanzo di Douglas Kennedy, "Margit"), in cui la lettura dell'intreccio è particolarmente inutile allo scopo di sapere cosa ha in serbo per noi la pellicola proiettata sullo schermo. Il film è girato da Pawel Pawlikowski con una padronanza davvero notevole del mezzo cinematografico. E' un film ipnotico, un film che riesce a far abbandonare allo spettatore la pretesa di un plot da svelare, e a farsi seguire nella malìa generata da suoni ed immagini. Le immagini di "La femme du cinquième" infatti rapiscono lo sguardo, trascinando lentamente come in un gorgo.

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lunedì 3 settembre 2012

Recensione IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO

Recensione il cavaliere oscuro - il ritorno




Regia di Christopher Nolan con Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, Anne Hathaway, Tom Hardy, Juno Temple, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Tom Conti, Matthew Modine

Recensione a cura di Luke07 (voto: 7,5)

"Come uomo non sono che ossa e carne. Posso essere ignorato. Posso essere distrutto. Ma come simbolo... come simbolo posso essere incorruttibile. Posso essere immortale".

"Batman Begins"

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Recensione LOVE THAT BOY

Recensione love that boy




Regia di Andrea Dorfman con Nadia Litz, Adrien Dixon, Ellen Page

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 6,5)

Una commedia romantica che porta "spudoratamente" una foglia d'acero addosso. Rigorosamente made in Canada, "Love That Boy" è un curioso, sorprendente e gradevole prodotto.

Diretto da Andrea Dorfman, il film narra le avventure amorose di Phoebe (Nadia Litz), studentessa universitaria 21enne, che cerca un fidanzato giusto per lei.
Dopo vari tentativi non andati a buon fine, Phoebe inizia a frequentare il suo vicino di casa Frazer (Adrien Dixon), un 14enne disperatamente innamorato della bella e permalosa Suzanna (Ellen Page). Dopo un'amicizia iniziale, il rapporto tra Frazer e Phoebe cambia, comincia ad essere più intimo, e i 2 si mettono insieme. Ma la differenza di età fa nascere delle incomprensioni.

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