martedì 11 settembre 2012

Recensione PROMETHEUS

Recensione prometheus




Regia di Ridley Scott con Michael Fassbender, Noomi Rapace, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce, Ben Foster, Logan Marshall-Green, Kate Dickie, Sean Harris, Rafe Spall, Benedict Wong

Recensione a cura di Giordano Biagio

In un tempo non ben definito, oltre 35.000 anni fa, un disco volante con a bordo un equipaggio appartenente a una evoluta specie umanoide, arriva sulla Terra dirigendosi in una zona del nostro pianeta particolarmente ricca d'acqua. Nei pressi di una magnifica e gigantesca cascata, un componente della nave spaziale, molto alto e dai lineamenti del viso ben squadrati, sta per compiere un rito del tutto speciale, ha un'aria solenne e una semisfera in mano contenente un misterioso infuso biologico. L'umanoide getta via il saio che lo ricopre dalla testa in giù e ingerisce la sostanza provocando la graduale distruzione del suo corpo. Quando la massa corporea si accascia sul terreno senza vita rotola pesantemente sul bordo del precipizio finendo nell'acqua della cascata. Il disco volante a quel punto si allontana. L'episodio dell'extraterrestre si rivelerà straordinariamente importante perché con quel gesto ha creato le condizioni per la nascita dell'uomo sulla terra.

Nel 2089 la coppia di archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) scopre tra alcune rocce montane di una zona alpina sconosciuta, una cavità che li conduce a uno strano disegno raffigurante un umanoide la cui mano indica, su una mappa stellare, la posizione della luna di un pianeta. Per la dottoressa Shaw quel disegno non ha meno di 35.000 anni e potrebbe trattarsi di un invito, rivolto ai terrestri, a raggiungere la luna indicata. La scoperta della mappa stellare, simile a diverse altre portate in luce precedentemente, avvalora un'ipotesi affascinante. Sembra trattarsi di un messaggio di extraterrestri. Le mappe sono state rinvenute in luoghi diversi, sedi di differenti culture mai giunte a contatto tra di loro.

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Recensione PROJECT NIM

Recensione project nim




Regia di James Marsh con Bob Angelini, Bern Cohen, Renne Falitz, Bob Ingersoll, Stephanie LaFarge

Recensione a cura di JackR

Il Progetto NIM, avviato nel 1973 dal professor Herbert Terrace della Columbia University, consisteva nell'allevamento di un cucciolo di scimpanzé come se fosse un bambino per insegnargli il linguaggio dei segni. Lo scopo del progetto era verificare la capacità degli scimpanzé di apprendere un linguaggio complesso e formulare frasi di senso compiuto per comunicare.

Il progetto venne gestito in maniera arbitraria e dilettantesca, con l'unico Nim a fare le spese di metodologie poco rigorose che lo videro prima crescere in un ambiente di hippy e poi strappato alla famiglia per essere affidato ai ricercatori. Quando Terrace chiuse il progetto, per Nim iniziò il calvario: dapprima chiuso in uno zoo con altri scimpanzé, poi spedito a fare da cavia in un laboratorio farmaceutico ed infine portato in una riserva a vivere gli ultimi anni della sua vita.

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lunedì 10 settembre 2012

Recensione KILLER JOE

Recensione killer joe




Regia di William Friedkin con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Thomas Haden Church, Gina Gershon, Juno Temple, Marc Macaulay, Scott A. Martin, Kylie Creppel, Danny Epper, Edward J. Clare

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 8,0)

"Killer Joe" è la seconda collaborazione a distanza di pochi anni tra William Friedkin e Tracy Letts, dopo la felice esperienza di "Bugs", thriller alquanto anomalo, dal solido impianto teatrale che tuttavia non ha avuto un grande riscontro di pubblico.
Come per "Bugs", anche "Killer Joe" è un adattamento di una pieces teatrale dello stesso Letts, il quale ha scritto anche la sceneggiatura per il suo passaggio su grande schermo, particolare che senza dubbio ha facilitato la riuscita qualitativa di quest'opera. In effetti ci sono elementi comuni fra queste due opere, tanto che "Killer Joe" sia una versione su  scala più ampia dello stesso "Bugs".

Certamente non raggiunge lo stesso parossismo, la stessa angoscia claustrofobica di una singola stanza, ma mostra un'umanità assurda e grottesca rimanendo su binari di assoluto realismo e credibilità nell'ambientazione e nei personaggi che ci vengono mostrati.
Il contesto in questo senso acquisisce una sua importanza fondamentale perchè diviene il reale motore della storia. Una storia di estrema emerginazione sociale ed economica in primo luogo, fatta da edifici fatiscenti e squallidi prefabbricati adibiti ad abitazioni tese a sottolineare la precarietà dei personaggi, costretti a sbarcare il lunario fra piccoli lavori malpagati e vivere di espedienti illegali, quali lo spaccio di droga e in generale di piccola criminalità da due soldi. Sono il gradino più basso della scala sociale, chiusi nel proprio universo senza via d'uscita verso una condizione migliore. C'è solo un modo per evadere da tutto questo, quello più semplice ed immediato: il denaro.
Fin qui il contesto descritto sembra un quadro delle periferie romane del sottoproletariato pasoliniano, ma Friedkin prende decisamente una strada molto diversa, usando il realismo d'ambiente, con una rielaborazione di generi cinematografici diversi dove predomina il carattere della commedia nera.

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Recensione JAY AND SILENT BOB... FERMATE HOLLYWOOD!

Recensione jay and silent bob... fermate hollywood!




Regia di Kevin Smith con Jason Mewes, Kevin Smith, Ben Affleck, Jason Lee, Will Ferrell, Matt Damon, Shannon Elizabeth, Eliza Dushku

Recensione a cura di pompiere (voto: 5,0)

Un'ordinanza restrittiva chiesta da Dante e da Randal vieta a Jay (Jason Mewes) e a Silent Bob (Kevin Smith) di sostare davanti all'emporio e al videonoleggio dove erano soliti trascorrere le giornate. Gli sbandati gestori già visti in "Clerks" ne hanno abbastanza delle mattane dei due spacciatori e grazie al provvedimento giurisdizionale ottengono il loro congedo. Jay e il taciturno Bob, una volta "per strada", vengono a sapere che si sta girando una pellicola ispirata a una coppia che in qualche modo li rappresenta: "Bluntman & Chronic", fumetto underground per il quale la Miramax ha investito i capitali produttivi. Gli amiconi partono così dal New Jersey alla volta di Hollywood nel tentativo di bloccare il lavoro e mettere a tacere tutti i denigranti pareri di perfetti sconosciuti ricevuti via Internet.

Kevin Smith, apprezzatissimo autore indie, tenta di rinverdire il successo del suo film d'esordio cercando di far risaltare quei personaggi che, nella precedente fatica cinematografica, erano più ai margini rispetto a Dante e Randal. Ma dal passo del teppista a quello di un civile primitivo il cambiamento è breve. In "Fermate Hollywood!" non troviamo traccia di quelle battute sarcastiche e pungenti che caratterizzavano il debutto. Qui crescono solo erba da spacciare ai ragazzini e stupide barzellette oscene che non si vergognano della smaccata ingenuità, di chiappe e cosce al vento e di un linguaggio scurrile che non punge e non fa sempre ridere.

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venerdì 7 settembre 2012

Recensione APPARTAMENTO AD ATENE

Recensione appartamento ad atene




Regia di Ruggero Dipaola con Laura Morante, Gerasimos Skiadaresis, Richard Sammell, Vincenzo Crea, Alba De Torrebruna

Recensione a cura di peucezia

Girato in esterni nel centro storico di Gravina di Puglia, ridente cittadina della Murgia barese, nel "ruolo" del quartiere ateniese della Plaka, il film "Appartamento ad Atene", opera prima del regista romano Ruggero De Paola, è ispirato al romanzo omonimo uscito nel 1945.

La storia è ambientata durante la seconda guerra mondiale nella capitale greca. La famiglia Helianos è formata da quattro persone: il padre è un colto e tranquillo editore di libri scolastici, caduto in disgrazia a causa della guerra; la madre Zoe (Laura Morante) è una tipica casalinga dedita alla famiglia e ai figli; i bambini,ambedue in età prepubere, Alexandros detto Alex, dodici anni con il corpo di un decenne per le privazioni alimentari provocate dalle ristrettezze economiche e Leda, una ragazzina di età compresa tra gli undici e i tredici anni. Un'ombra sull'apparente serenità degli Helianos è rappresentata dalla morte in guerra del primogenito che è spesso ricordato malinconicamente dai due genitori.

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Recensione CATCHING HELL

Recensione catching hell




Regia di Alex Gibney con Moises Alou, Steve Bartman, Bill Buckner, Bob Costas, Alex Gibney, John Kass, Matt Liston, Jim Litke, Steve Lyons, Vin Scully, Dan Shaughnessy, Scott Turow, Michael Wilbon

Recensione a cura di JackR

Secondo la leggenda, il protrarsi dell'incredibile striscia negativa dei Chicago Cubs, che non vincono le World Series di baseball dal 1908, è dovuto alla maledizione lanciata sulla squadra dal proprietario del  Billy Goat Tavern (lo stesso del celebre sketch di John Belushi), Bill Sianis, che nel 1945 viene fatto allontanare dallo stadio a causa dell'odore della sua capra. Nel 2003 finalmente i Cubs hanno l'occasione di accedere alle World Series. La squadra c'è, ci sono due partite in casa da giocare contro i Florida Marlins e i Cubs sono già in vantaggio per 3 a 2. Gara sei parte bene, all'ottavo inning i Cubs sono avanti 3 a 0. Pochi out ancora e la storia del baseball cambierà. Poi accade l'inverosimile: su una palla che stava andando in foul, il pubblico ostacola Moises Alou, che - prendendo la palla al volo - avrebbe eliminato un altro battitore. In particolare, sebbene siano in molti a disturbare Alou, è uno solo a toccare la palla: Steve Bartman, ventiseienne grande tifos o dei Cubs. Le telecamere indugiano impietosamente sull'attonito Bartman, i media non fanno che mostrare la scena da ogni angolo. Per Bartman è l'inizio di un incubo.

Istintivamente, l'intero stadio avverte che è l'inizio della fine. Incredibilmente, e senza alcun nesso causale tra l'incidente di Bartman e l'andamento della gara, i Cubs si fanno segnare otto punti nello stesso inning e perdono gara sei. L'isteria collettiva ha un solo obiettivo: Bartman, che deve essere scortato fuori dallo stadio per evitare il linciaggio, nonostante ci sia ancora gara sette da giocare. Come da copione, anche gara sette, due giorni dopo, va ai Marlins e la maledizione continua.

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giovedì 6 settembre 2012

Recensione LA FAIDA

Recensione la faida




Regia di Joshua Marston con Tristan Halilaj, Sindi Laçej, Refet Abazi, Ilire Vinca, Çelaj, Çun Lajçi

Recensione a cura di pompiere (voto: 7,0)

Un cavallo da traino rimorchia Mark (Refet Abazi) e suo figlio Nik (Tristan Halilaj, nel film non ancora diciottenne). Percorrendo quotidianamente il sentiero che fende un terreno particolare, l'animale conduce i padroni fino al punto in cui i due sono costretti a scendere dal calesse per rimuovere dal confine alcune pietre messe lì da Sokol, l'attuale proprietario immobiliare. Il percorso è una scorciatoia utile a non far stancare troppo l'equino, ma Sokol non è dello stesso parere e, durante una sosta al bar del paese, stuzzica Mark rivendicando esosamente i diritti di pertinenza.
Quello che all'apparenza nasce come un attrito facilmente conciliabile, precipita nel dramma quando Sokol viene verosimilmente ucciso da Mark e si trasforma in una lotta tra famiglie che si rifanno a vecchi codici "civili" balcanici che, al giorno d'oggi, sembrano aver perso il senso della misura. L'onore si paga con la vita, il desiderio d'amore con qualche revolverata di avvertimento.

Siamo nell'attuale Albania, l'ambiente è quello di una realtà basata su una vita ai limiti dell'autosostentamento agricolo. La famiglia di Nik abita in una casa in costruzione (il primo piano è un cantiere aperto) probabilmente abusiva, e vive alla giornata grazie alla vendita del pane e al lavoro della madre. Ci sono quattro figli da mantenere tra i quali Rudina (Sindi Lacej), la sorella sedicenne di Nik, più lungimirante e sagace di lui.
I maschi anziani sono come un crocevia di strade chiuse. Legati a ruoli sociali che vengono dal passato, scelgono e decidono i destini delle vite altrui, si sostituiscono al ruolo formativo della scuola, all'educazione nei confronti di una vita moderna. Testardi, seguono alla lettera le vetuste norme del Kanun che prevede il diritto alla vendetta da parte della famiglia di Sokol, la quale può così uccidere qualsiasi parente, purché maschio, del presunto assassino (fuggito non si sa dove).

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