martedì 9 ottobre 2012

Recensione IL GENIO DELLA TRUFFA

Recensione il genio della truffa




Regia di Ridley Scott con Nicolas Cage, Sam Rockwell, Alison Lohman, Bruce McGill

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 8,0)

Ridley Scott, regista di capolavori come "Alien" e "Blade Runner", dirige un film che apparentemente non sembra voler ricalcare la stessa magnificenza al quale ci ha abituato il regista, ma semplicemente intrattenere. Da questo punto di vista, pare che la missione sia compiuta, ma c'è dell'altro, non si può non ammettere che "Il genio della truffa" (ispirato all'omonimo libro di Eric Garcia) sia un film che nasconda una bellezza e degli spunti di riflessione degni di una grande pellicola.

La storia ruota intorno alla coppia Roy e Frank, due uomini d'affari all'apparenza, geniali e spietati truffatori nella realtà. Roy è il vero protagonista della vicenda, ossessionato dalla pulizia e da alcuni "rituali" che servono a non guastargli la giornata. Un bel giorno incontra dopo 14 anni sua figlia, Angela, ragazzina ribelle e dal carattere forte. Tutto questo potrebbe distrarre Roy dal "grande colpo" che ha in mente di attuare insieme al suo socio, ma in realtà si rivelerà un grande stimolo, soprattutto quando Angela scopre il vero mestiere del padre e vuole entrare anche lei negli affari.

[...]

Leggi la recensione completa del film IL GENIO DELLA TRUFFA su filmscoop.it

lunedì 8 ottobre 2012

Recensione GIULIETTA DEGLI SPIRITI

Recensione giulietta degli spiriti




Regia di Federico Fellini con Giulietta Masina, Sandra Milo, Mario Pisu, Valentina Cortese, Valeska Gert, José Luis de Villalonga, Frederick Ledebur

Recensione a cura di elio91

"Giulietta degli Spiriti", molti faticheranno a crederlo, è uno dei film più travagliati e problematici su cui Fellini lavorò in vita. Per quanto all'epoca non ebbe molto successo rispetto al precedente "Otto e Mezzo", oggi viene visto come il suo film più sottovalutato da molti, certamente incompreso alla sua uscita.

Andando con ordine, sarebbe bene delineare COME "Giulietta degli Spiriti" ha cominciato a delinearsi nella geniale mente del regista riminese. Ebbene, se il titolo è come al solito un improvvisazione data sul momento ad un giornalista curioso (Fellini non sarà nuovo ad inventare titoli e storie completamente falsi anche mentre girava i suoi film), qualcosa scatterà effettivamente nel magma creativo di Fellini. I fasti di "Otto e Mezzo" non si sono spenti (per non parlare poi de "La Dolce Vita"), il suo nome è diventato famoso in tutto il mondo anche ai non addetti ai lavori e suo malgrado già nella storia del cinema.
È curioso notare come proprio la vita di Fellini sia diventata, successivamente alla lavorazione di "Otto e Mezzo", una sorta di corrispettivo di Guido Anselmi. C'è una caotica confusione attorno alla sua persona, una giostra di personaggi che vogliono attenzioni, sparlano, consigliano, urlano, e al centro come prigioniero c'è lui; ma se dal lato artistico vi è un furore esplosivo che non avrà più fine sino alla morte, la vita privata di Federico è in un momento drastico. Con la moglie Giulietta Masina si attraversa una crisi cui poi usciranno entrambi rinforzati ma che sul momento pare grave. Da quando lavora col marito lei ha rinunciato a ruoli di un certo rilievo ("La Notte" di Antonioni su tutti) e non certo per suo ordine ma perché stare insieme ad un marito tanto impegnato e poi all'improvviso sulla bocca di tutti ti trascina inevitabilmente in un vortice di impegni, e la carriera viene trascurata; senza dimenticare le consuete scappatelle del marito che in questo periodo verrà anche fatto seguire da un detective privato dalla Masina, avvenimento che spudoratamente inserirà nel film a venire.
Fellini le costruisce su misura il ruolo di protagonista anche come atto d'amore nei suoi confronti, e non sarà (né è stato) l'unico regalo che le farà in carriera. Sul versante lavorativo si sfaldano con "Giulietta degli Spiriti" alcuni rapporti che durano da anni: in primis con Gherardi, nominato all'oscar per scenografie e costumi; poi con un insofferente Flaiano che sempre più si dimostra astioso nei confronti di Fellini in fase di sceneggiatura, forse perché questa storia di morale borghese con spruzzate di soprannaturale non lo interessa molto.

[...]

Leggi la recensione completa del film GIULIETTA DEGLI SPIRITI su filmscoop.it

venerdì 5 ottobre 2012

Recensione L'ORGOGLIO DEGLI AMBERSON

Recensione l'orgoglio degli amberson




Regia di Orson Welles con Anne Baxter, Dolores Costello, Joseph Cotten, Tim Holt, Agnes Moorehead

Recensione a cura di atticus (voto: 8,5)

«I vecchi tempi sono andati per sempre, sono morti, quelli che contano sono i tempi nuovi», dice Eugene Morgan (Joseph Cotten), nuovo ricco della nascente industria automobilistica, durante l'ultimo ballo in casa Amberson, gloriosa famiglia di pionieri latifondisti di Indianapolis.

È la fine di un'epoca, quella a cavallo tra '800 e '900, che Orson Welles sceglie di raccontare con "L'orgoglio degli Amberson" del 1942, tratto dal romanzo Premio Pulitzer di Booth Tarkington, a solo un anno di distanza dal folgorante esordio con quel "Quarto potere" che, in un clima di scandalo e boicottaggio (il film era una sorta di biografia non autorizzata del magnate dell'editoria William Randolph Hearst), ridefinì i canoni cinematografici fino ad allora vigenti, segnando per sempre la cultura e l'arte del XX secolo.

[...]

Leggi la recensione completa del film L'ORGOGLIO DEGLI AMBERSON su filmscoop.it

giovedì 4 ottobre 2012

Recensione L'OMBRA DEL DUBBIO

Recensione l'ombra del dubbio




Regia di Alfred Hitchcock con Joseph Cotten, Teresa Wright, Macdonald Carey, Hume Cronyn

Recensione a cura di Mimmot

Il grande maestro inglese del brivido, Alfred Hitchcock, realizzò le sue opere avvicendandosi tra gli studios di Londra e quelli di Hollywood. La sua vasta filmografia, infatti, si può ripartire in due grandi periodi: il periodo inglese (dal 1935 al 1939) e quello americano (dal 1939 al 1975, interrotto brevemente allo scoppio della seconda guerra mondiale, per fugace ritorno in patria).
Indubbiamente i potenti mezzi tecnologici, organizzativi ed economici dell'industria cinematografica hollywoodiana favorirono la nascita del suo grande genio, ma a differenza di altri suoi illustri colleghi (per esempio, l'irlandese Ford e l'ungherese Curtiz) che si erano perfettamente integrati nel sistema culturale americano, egli rimase sempre visceralmente e culturalmente british, sicuro dei suoi mezzi e della sua geniale vena creativa.

"L'Ombra del dubbio", che Hitchcock diresse nel 1943, appartiene dunque al periodo americano ed anche se, con gli occhi di oggi, può apparire il meno hitchcockiano delle sue opere (ma non per questo meno capolavoro), si dice fosse il film che il regista britannico prediligeva particolarmente, al punto da ritenerlo il suo film preferito, anche perchè, secondo sua figlia, gli piaceva ambientare le sue storie nelle piccola città di provincia, e farle interpretare da personaggi assolutamente normali.
È appunto la normalità che rende particolarmente inquietante la storia di questo film e Hitchcock è talmente bravo, che riesce a rappresentare questa normalità in modo assolutamente veritiero, ricreando alla perfezione l'ambiente domestico della famiglia Newton, girando molte scene direttamente nella città di Santa Rosa, utilizzando come set una casa della cittadina e assegnando alcuni ruoli di una certa importanza ai sui veri abitanti.

[...]

Leggi la recensione completa del film L'OMBRA DEL DUBBIO su filmscoop.it

mercoledì 3 ottobre 2012

Recensione GLI EQUILIBRISTI

Recensione gli equilibristi




Regia di Ivano De Matteo con Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Maurizio Casagrande, Rolando Ravello, Rosabell Laurenti Sellers, Grazia Schiavo, Antonio Gerardi, Antonella Attili, Stefano Masciolini, Francesca Antonelli, Damir Todorovic, Daniele La Leggia, Pierluigi Misasi, Paola

Recensione a cura di kowalsky (voto: 6,5)

La crisi economica e la precarietà sociale che incide sulle famiglie italiane.
Il nuovo film di Ivano De Matteo si alimenta - pensate - nientemeno che dalla fonte del Neorealismo. E' probabile che lo stesso Zavattini non avesse immaginato un simile revival dello spirito di quest'Italia, catapultata improvvisamente in metropoli di sordide stanze in affitto gestite da altrettanto laide locatrici. Umberto D è ancora vivo, e ci appartiene.
Con una buona dose di faccia tosta, il regista tenta di appropriarsi di quel linguaggio post-boom adattando il lirismo poetico dei capolavori di De Sica al disagio impellente di questi ultimi anni, in modo che ogni amara realtà diventi strumentale ai fini di una parabola Nazionale che costringe in tutti i modi lo spettatore a guardarsi indietro. Ma oggi non esiste neanche il politico democristiano di turno che si possa indignare per il crudo affresco di una società incoraggiata al rito dell'incoscienza e del riso, vista la scarsa attendibilità della classe dirigente sopraffatta da un presidente del consiglio di un governo tecnico clamorosamente foriero di sventure tanto minuziosamente esternate.

Non c'è un obiettivo comune, ma quando sentiamo parlare il regista del suo film sembra di leggere un corsivo del Sole 24 ore. La realtà scomoda che tanto declama un cinema italiano così intransigente quanto superficiale è qualcosa di cui molti di noi conoscono già la risposta, con l'invadenza omertosa di questi lunghi mesi/anni dove la stampa nazionale si comporta con la stessa neutralità qualunquista dei politici. E quanto si pavoneggiano di avere espresso un'illuminante contesto del fattore umano, insomma di aver rivelato tanta tempistica ad assaggiare il frutto amaro gustato dalla massa popolare, loro che ne sono così laidamente distanti.
Il problema del cinema italiano è che denuncia ma anche difende, contesta ma in fondo ne è soggiogato. E in questo "sole dei morenti" della capitale - la Roma così diversa dagli attributi epici enfatizzati da troppe brutte canzoni di Antonello Venditti - è difficile credere fino in fondo quanto nell'abisso di Giulio (Valerio Mastrandrea) ci si possa riflettere, quanto si debba empatizzare con la sua condizione di miseria, o magari quanto sia vero il meccanismo della sovversione umana più autentica, la paura.

[...]

Leggi la recensione completa del film GLI EQUILIBRISTI su filmscoop.it

martedì 2 ottobre 2012

Recensione LA RICHESSE DU LOUP

Recensione la richesse du loup




Regia di Damien Odoul con Marie-Eve Nadeau, Damien Odoul

Recensione a cura di Aenima (voto: 3,0)

Luce. Tempo.
Un film, inteso come oggetto "fisico" e pertanto al di sopra delle sue costituenti contenutistiche, è il risultato di una miscelazione più o meno saggia di questi due fattori assoluti.
Non vogliamo soffermarci, in questa sede, sul ruolo che la luce gioca nella creazione dell'immagine "eterna", quanto più mi interessa analizzare il compito della seconda componente imprescindibile: il tempo.
Il cinema, si sa, è illusione di movimento; una catena di unità statiche denominate "fotogrammi" proiettate a blocchi sequenziali da 24 ogni secondo al solo scopo di ingannare lo sguardo. Se il periodo che intercorre tra la proiezione di 2 fotogrammi consequenziali è minore del lasso di persistenza dell'immagine sulla retina dell'osservatore, bhe... Et voilà!
Il tempo è anche un concetto soggettivo, lo dicono i filosofi; il suo incedere può apparire pigro o incalzante adattandosi alle situazioni in cui viene percepito... Qualora qualcuno fosse interessato a comprendere meglio questa affermazione sappiate che "La Richesse du loup" può dare una grossa mano: otto anni di riprese, un anno di montaggio; non esiste esperienza personale che possa favorire l'apertura di un dibattito... Sono tempi mostruosi, che doppiano quelli impiegati da Michelangelo per la realizzazione della Cappella Sistina.
Apperò. D'accordo leggiamo la trama: Olaf se ne è andato, inghiottito nel nulla di un futuro senza passato. Olaf non aveva amici, non aveva conoscenti. Olaf non aveva nessuno se non Marie e a Marie Olaf lascia un insolito testamento: Olaf incide una traccia del suo IO su video-nastri magnetici; lo fa nel corso degli anni, durante i suoi viaggi... Olaf crea un'enciclopedia di sé stesso. Marie è convinta che su quelle videocassette ci sia la risposta alla scomparsa del suo amato e così inizia a visionarle ossessivamente.
Ricapitoliamo: 8 + 1 anni di realizzazione... Una trama davvero interessante... Ok, lo guardiamo!

EPIC FAIL

[...]

Leggi la recensione completa del film LA RICHESSE DU LOUP su filmscoop.it

lunedì 1 ottobre 2012

Recensione SPRING BREAKERS

Recensione spring breakers




Regia di Harmony Korine con Selena Gomez, Vanessa Hudgens, James Franco, Heather Morris, Rachel Korine, Gucci Mane, Sidney Sewell, Ashley Benson

Recensione a cura di Fiaba (voto: 7,5)

Gruppo di conigliette killers in un esterno/inferno. Alla soglia delle vacanze di primavera, regno di un surplus di sballo orgiastico in nome della trinità alcool-droga-sesso, quattro amiche si autofinanziano con una rapina a mano armata e vengono successivamente arruolate (come amanti e sicari) da uno sfatto spacciatore in dreadlocks.

Nel sesto lungometraggio di Harmony Korine ribolle in sovraimpressione la tragedia del consumismo dello sguardo e del nostro rapporto con la policromatica affabulazione della volgarità. Sbattiamo contro la superficie e ci striscia addosso la lordura della patina, la nostra assuefazione fisica e (comporta)mentale all'assenza di linee direzionali. Nel magma incandescente l'unico senso che prevale è quello dell'opportunità (anche se non sappiamo di cosa), dell'attimo vibrante e mozzafiato da trangugiare tutto d'un fiato. Sotto le luci al neon luride e usurate covano ignoranza e controcultura di massa, che generano mostri perché sono mostri esse stesse. Come le protagoniste, delle quali è spinta all'estremo parossistico la carica di sub-icone teen, fuochi di paglia del degradante deragliare, loro stesse alimenti e fruitrici del consumo onanistico. Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson creano un cortocircuito che scontorna dalla pura fiction e pare uno squarcio sul loro e sul nostro futuro.

[...]

Leggi la recensione completa del film SPRING BREAKERS su filmscoop.it