lunedì 31 maggio 2004

Recensione PRIMO AMORE

Recensione primo amore




Regia di Matteo Garrone con Vitaliano Trevisan, Michela Cescon

Recensione a cura di Dulcinea

"Primo amore". Perché "Primo amore"? Chi ha una minima conoscenza dei fatti di cronaca che il film narra si sarà chiesto il motivo di questo titolo, da essi apparentemente tanto distante.
La distanza però non è tale se nel concetto celeste di amore si fanno entrare le debolezze umane, le ossessioni e il disequilibrio (de)generato dal possesso.

Sullo sfondo il Veneto del più grande amore letterario, che di shakespeariano ha però solo il connubio fra passione e tragedia. Nelle immagini due vittime. Sonia è una bella ragazza, serena e sorridente, martire manifesta di un sentimento gioioso che si scopre deviato. Vittorio è ombroso, concentrato su se stesso, malato, il persecutore impietoso che subisce un carnefice ancora più feroce: la sua mente.
Si incontrano, verosimilmente attraverso una specie di annuncio, e si poggiano l'uno sull'altro, divengono l'uno il progetto dell'altro. Lei creta nelle sue mani, lui tiranno da assecondare nella insana speranza di poter essere così fonte di guarigione.

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venerdì 28 maggio 2004

Recensione SOTTO IL SOLE DELLA TOSCANA

Recensione sotto il sole della toscana




Regia di Audrey Wells con Diane Lane, Raoul Bova, Sandra Oh, Lindsay Duncan, Vincent Riotta, Roberto Nobile, Claudia Gerini, Valentine Pelka

Recensione a cura di peucezia

Il titolo potrebbe evocare atmosfere intimiste alla Bertolucci che hanno reso protagonista uno scorcio di Toscana nel suo celebre "Io ballo da sola" ma sin dalle prime sequenze il film smentisce la prima benevola impressione nei suoi confronti.

La protagonista assoluta del film in scena praticamente dalla prima all'ultima sequenza è una scrittrice trentacinquenne, Frances (il film è tratto tra l'altro dal romanzo omonimo di Frances Meyers). All'inizio appare bella, famosa e realizzata affiancata dall'amica di origine asiatica e gay (siamo a San Francisco) Patti, poi a causa improvviso divorzio, ha un crollo psicologico che rischia di annientarla. A questo punto Patti e la sua compagna (a che servono gli amici? Gli americani, anzi le americane sono molto solidali tra loro) regalano alla depressa Frances un viaggio in Toscana...
Già dall'arrivo in Italia sembra di essere tornati indietro all'epoca dei film della Hollywood sul Tevere, la Toscana è piena di suore, preti con la tonaca, ragazze in shorts anni 70 (a proposito in che anno siamo? C'è ancora la lira! O gli americani ignorano dell'adozione dell'euro?), caprette e pastorelli, i passanti sono a occhio nudo dei figuranti istruiti alla bisogna e la bella americana è subito circuita da un nugolo di bellimbusti accecati dalla straniera di turno.
Ma il tripudio dei luoghi comuni e degli stereotipi è ancora agli inizi. Gli inglesi che intendono acquistare la villa di "Bramasole" sono spocchiosi e non suscitano la simpatia dell'anziana proprietaria, i fenomeni atmosferici in Toscana sono sempre molto esagerati e anche chi dovrebbe lavorare seriamente (l'agente immobiliare interpretato da un ingessato Vincent Riotta o la direttrice della banca- "comparsata" o cameo per bontà dei suoi estimatori- di Claudia Gerini) lo fanno con lassismo, perché gli italiani amano godersi la vita come dice la sosia di Anita Ekberg, assurda caricatura di una dolce vita ormai putrefatta.
Fellini è citato anche in un paio di immagini femminili che vorrebbero richiamare la Gradisca di "Amarcord" ma che in realtà cadono nel patetico.

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giovedì 27 maggio 2004

Recensione TROY

Recensione troy




Regia di Wolfgang Petersen con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom, Diane Kruger, Sean Bean, Brian Cox, Peter O'Toole, Brendan Gleeson, Saffron Burrows

Recensione a cura di MiaWallace

Di questo film si può dire di tutto, eccetto che non sia bello. Gli americani saranno degli spreconi, dei megalomani, dei consumisti e quant'altro, ma non si può dire che non sappiano fare i film.
Troy è ben diretto, ben recitato e con una scenografia e una qualità di costumi e ambientazione davvero spettacolare.
L'appagamento estetico che si prova durante le tre ore, scorrevoli e piacevoli, di durata della pellicola è innegabile. C'è oggi una tendenza a rispolverare tematiche della storia (o leggenda) classica e farne grandiosi kolossal, dai costi smisurati e dagli effetti speciali da brivido. L'abbiamo vista già con il successo de "Il gladiatore" di Ridley Scott, e presto uscirà un nuovo kolossal americano su Alessandro Magno.

L'unica grande pecca di questi film è il fatto che non siano didattici, attendibili, che non rispecchino la storia o i poemi epici ai quali sono ispirati. Ma questo già si sapeva, anche nel caso si Troy. Il regista Peterson aveva profusamente detto e ridetto che si trattava di un film liberamente ispirato alla guerra di Troia.
Tuttavia, com'era prevedibile, si è scatenato un putiferio di critiche e di indignazioni riguardo all'infedeltà storica e alle molte incongruenze che il film presenta rispetto all'Iliade di Omero e ai miti collegati agli eroi (ad esempio Agamennone non muore certo per mano di Briseide, ma in una congiura ordita dalla moglie Clitemnestra al suo ritorno dalla guerra). Si potrebbe andare avanti ad enumerare tutte le novità registiche, le invenzioni che non combaciano con quanto abbiamo letto sui libri, ma non è questa a mio avviso l'ottica con la quale va giudicato il film. Per altro si sono voluti concentrare in 3 ore 10 anni di guerra, e si è voluta mettere in scena una storia della città di Troia, che dunque non comprende soltanto l'Iliade, in quanto è risaputo che il poema termina con la resa del cadavere di Ettore a Priamo, e manca dunque tutta la parte della caduta di Troia (con l'episodio del cavallo) che verrà narrata da Ulisse ad Alcinoo, nell'Odissea.

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Recensione LA PASSIONE DI CRISTO

Recensione la passione di cristo




Regia di Mel Gibson con James Caviezel, Maia Morgenstern, Monica Bellucci, Hristo Jivkov, Hristo Shopov, Rosalinda Celentano, Francesco Cabras, Claudia Gerini, Sergio Rubini, Romuald Andrzej Klos

Recensione a cura di fromlucca

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Il film di Mel Gibson è decisamente un film per arrivare ai grandi numeri.
Oggi i linguaggi che colpiscono molto le masse sono improntati su immagini o di sesso o di violenza. Sul sesso già aveva detto Scorsese con la sua "Passione" (e forse "peucezia" con la sua recensione, magari ci dirà qualcosa sulle altre rappresentazioni filmiche del Gesù).

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mercoledì 26 maggio 2004

Recensione SECRET WINDOW

Recensione secret window




Regia di David Koepp con Johnny Depp, John Turturro, Maria Bello, Timothy Hutton, Ving Rhames, Charles Dutton

Recensione a cura di Logan

Il film comincia con una scena che rappresenta tra le più classiche scoperte di tradimento: una stanza di motel; una moglie (Maria Bello nella parte di Amy) al proprio interno con l'amante (Timothy Hutton nei panni di Ted); il classico marito (Johnny Depp nei panni di Mort Rainey) con pistola in pugno. Nella scena successiva, trasorsi i classici sei mesi, si ritrova il tradito in casa da solo con un cane e addosso una vestaglia strappata della ormai ex moglie, trattasi di uno scrittore di discreta fama in preda al classico blocco, probabilmente causato dai problemi coniugali. In una di queste giornate poco proficue e passate a dormire e a mangiare patatine viene disturbato da un insolito visitatore, Shooter (Jonh Turturro), che lo accusa di avergli copiato un suo racconto, e che successivamente lo vuole obbligare a cambiare il finale della sua storia. Lo scrittore lo prende inizialmente per un pazzo, ma Shooter continua a tormentarlo con atti al di fuori della legalità. Mort dapprima chiede aiuto al vecchio sceriffo della cittadina che sembra però più interessato a finire il proprio mezzopunto piuttosto che indagare sullo straniero, dopodichè si rivolge a un amico investigatore di città che lo aveva già aiutato in passato. Una girandola di eventi porta al coinvolgimento anche della ex moglie e del proprio compagno.

Il film è tratto da un romanzo di Stephen King, "Finestra segreta, giardino segreto", e girato dallo stesso sceneggiatore David Koepp, purtroppo però questo non è servito a farne un buon film.
Nonostante il tutto si svolga in una casa di campagna persa tra i boschi di una cittadina anonima americana (molto Kinghiane tutte le scenografie), manca di tensione e di colpi di scena, che per un thriller sono indispensabile, persino il finale è per gran parte di esso intuibile, specialmente dalla prima apparizione di Shooter.

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martedì 25 maggio 2004

Recensione JESUS OF MONTREAL

Recensione jesus of montreal


Regia di Denys Arcand con Lothaire Bluteau, Catherine Wilkening, Johanne-Marie Tremblay, Remy Girard, Robert Lepage, Gilles Pelletier, Yves Jacques, Denys Arcand

Recensione a cura di fromlucca

E' decisamente interessante questo film del 1988 di Denys Arcand, regista canadese premiato con l'Oscar 2004 a Hollywood.

In questo film si racconta del giovane attore Daniel Coulombe ("colomba" di pace, vuole suggerirci il regista?), da poco tornato in Canada, che è regista e attore di una sacra rappresentazione della Passione di Gesù, allestita nel parco di un santuario diretto da padre Leclerc. Gli attori da lui reclutati derivano dalle storie più variegate, se li rapportiamo poi al soggetto religioso che vogliono rappresentare.
Se pur possiamo definire questo film come drammatico, non mancano le pennellate di umorismo, ed è sicuramente memorabile l'ingaggio nella compagnia di Remi Girard (attore caro al regista, che ritroveremo in "Il declino dell'impero Americano", e ne "Le invasioni Brabariche"): egli sta facendo il doppiatore di film pornografici e in piano sequenza la cinepresa lo segue con panoramiche frenetiche da destra a sinistra e viceversa, per un risultato comico della messa in scena.

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lunedì 24 maggio 2004

Recensione L'IMBALSAMATORE

Recensione l'imbalsamatore




Regia di Matteo Garrone con Ernseto Mahieux, Elisabetta Rocchetti, Valerio Foglia Manzillo

Recensione a cura di Taxidriver

Il produttore Domenico Procacci (presente in tutti i film di Muccino ma anche in Radiofreccia, Velocità Massima, Respiro) ha dimostrato di avere grandissimo fiuto e può vantare un'altra grande scoperta: il regista Matteo Garrone. L'imbalsamatore è stato un film accolto molto bene dalla critica, ha raccolto molti premi, è stato presentato a Cannes e ha anche vinto un David di Donatello per la sceneggiatura nel 2003. E' un film particolare, recitato con impegno, lento, introspettivo, un viaggio interiore attraverso le spiagge campane via via verso la fitta nebbia cremonese.

Peppino Profeta (Ernesto Mahieux, della scuola di Merola, ci regala una recitazione sopra le righe, riuscendo a dare ritmo, vitalità e intensità al personaggio) fa il tassidermista, si guadagna da vivere imbalsamando animali, realizzando qualche "lavoretto" per la camorra e vivendo una vita piatta e monotona. La sua strada si incrocia con quella del giovane Valerio (un esordiente Valerio Foglia Manzillo, ex-modello che con la sua interpretazione certo non lascia segni indelebili), amante degli animali e desideroso di imparare l'arte dell'imbalsamatore. Tra i due nascerà una profonda e sincera amicizia, un legame intensissimo che li porterà a condividere insieme ogni tipo di esperienza, a costruire un solido e viscerale rapporto di fiducia e di complicità. Lo spettatore vive insieme a loro, partecipa alle loro vite, cresce insieme alle loro emozioni ma percepisce anche qualcosa di oscuro, di misterioso, di contorto che aleggia tra di loro e che fa da filo conduttore per tutto il film. I due personaggi, proprio attraverso il contatto quotidiano con la morte riescono a percepire il vero significato della vita, fatto di spensieratezza e di sorrisi. L'uno diventa dipendente dall'altro, la loro stabilità trova certezza nella loro simbiosi viscerale ed emotiva. Questa unione però verrà inesorabilmente scissa da una donna, Deborah (Elisabetta Rocchetti, anche lei esordiente e non certo esaltante), la quale regalerà un figlio a Valerio portandolo via per sempre da Peppino. Il finale, inevitabile e scontato, arriva come un fiume in piena che, rotti gli argini, sradica tutto ciò che incontra davanti la sua strada.

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