lunedì 20 novembre 2006

Recensione TOTO' E CAROLINA

Recensione toto' e carolina




Regia di Mario Monicelli con Totò , Anna Maria Ferrero, Arnoldo Foà, Maurizio Arena, Tina Pica, Gianni Cavalieri, Castellani, Fanny Landini

Recensione a cura di peucezia

La pellicola, apparsa sugli schermi nel 1955, è passata alla storia a causa delle censure e degli innumerevoli tagli che ritardarono di due anni l'uscita riducendone la durata in maniera esponenziale.
Al giorno d'oggi tanto accanimento nei confronti di Totò appare assurdo ed anacronistico ma all'epoca lo stesso ministro della Difesa Mario Scelba scese in campo per ordinare, oltre che i tagli, il divieto di esportazione, poi caduto nel 1958.

Quali erano le tematiche tanto esplosive da scomodare un ministro di un dicastero così importante per la nazione? (nota volutamente ironica). Innanzitutto non andava a genio il ruolo interpretato da Totò: quello di un agente di polizia. Antonio De Curtis, attore sicuramente geniale, amatissimo dal pubblico, non incontrava la medesima fortuna negli ambienti di potere né tantomeno tra i critici cinematografici che oltre a stroncare impietosamente ogni sua interpretazione, lo consideravano poco più di un giullare di corte.
Per questo motivo, in una Repubblica che sta ancora muovendo i suoi primi passi e che cerca di ricostruire una sua dignità anche attraverso le forze dell'ordine, il Totò poliziotto - povero diavolo che non cerca la gloria ma solo un aumento di stipendio per tentare di sbarcare il lunario - il Totò che si lascia convincere da una stramba vecchina (Tina Pica) a giocare al lotto, il Totò pavido, ignorante e un po' cialtrone, non dava certamente lustro al paese.

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Recensione UOMINI & DONNE

Recensione uomini & donne




Regia di Bart Freundlich con David Duchovny, Julianne Moore, Billy Crudup, Maggie Gyllenhaal, Eva Mendes, Dagmara Dominczyk, Justin Bartha

Recensione a cura di Pasionaria (voto: 5,0)

L'infelice traduzione italiana del film "Trust the man" in "Uomini e donne" per un momento richiama alla memoria il becero programma televisivo della De Filippi. Sebbene fortunatamente il film non riproponga gli squallidi stereotipi sentimentali dell'omonimo talk show, cui il titolo italiano rimanda; nondimeno ricalca i raffinati quadretti intimi e le pennellate d'intelligente ironia sulla coppia del grande cinema alleniano, cui chiaramente il film s'ispira.
L'argomento è lo stesso: l'incomunicabilità fra uomo e donna, tema intorno al quale in ogni campo dell'arte e della conoscenza si è predicato, irriso, almanaccato. Purtroppo sull'argomento dell'incomprensione fra i sessi l'originalità latita, perciò anche stavolta parafrasando Remarque: "niente di nuovo sul fronte occidentale", dato il banale susseguirsi di situazioni viste, ascoltate, lette migliaia di volte.

La commedia, presentata dai trailer come una fresca ventata di trovate brillanti con allusioni sessuali umoristiche, millantate da un sottotitolo italiano quanto mai inopportuno (tutti dovrebbero venire... almeno una volta), tradisce le premesse, scivolando nella solita analisi di trentenni in crisi d'identità e di quarantenni annoiati dalla quotidianità di coppia, con l'aggravante di un finale ridondante che affoga nella melassa. La storia s'immerge così profondamente nel mieloso happy end, da far pensare ad un voluto e simpatico dileggio verso certe commedie romantiche non solo hollywoodiane. Ma, riflettendo sul titolo originale, Trust the man (fidati del tuo prossimo) coerente all'intreccio del film, il dubbio presto si dilegua e diventa chiaro che il finale non vuole essere affatto ironico.

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venerdì 17 novembre 2006

Recensione BACIAMI PICCINA

Recensione baciami piccina




Regia di Roberto Cimpanelli con Neri Marcoré, Vincenzo Salemme, Elena Russo

Recensione a cura di peucezia

Diretto dal regista abbastanza sconosciuto ai più Roberto Cimpanelli (a dire il vero, nel 1996, da lui fu diretto l'originale "Un inverno freddo freddo"), "Baciami piccina" è un onesto omaggio a un cinema d'altri tempi, lontano per avvenimenti e stile.
Road movie, viaggio iniziatico, allegoria del passaggio dal torpore di sentimenti e ragione alla maturità, il film vede come protagonista a tutto tondo il giovane e un po' ingenuo carabiniere Umberto Petroni alias il camaleontico Neri Marcorè. L'attore è indubbiamente capace di un grande eclettismo, passa con disinvoltura da Alberto Angela ad Albino Luciani e sembra avere il giusto physique du rôle per i personaggi cinematografici del passato grazie all'aria svagata da ragazzo perbene di altri tempi.
Coprotagonista graffiante, iperattivo, iperpresente e logorroico il napoletano Vincenzo Salemme, attore uscito dalla solida scuola di Eduardo, qui nel ruolo del truffatore da strapazzo ex attore, personaggio di diretta discendenza dal mattatore Gassman e dai due guitti Totò e Nino Taranto.
Tra i due la dimessa Elena Russo, fidanzatina del carabiniere, silenziosa e poco presente, come la propaganda fascista imponeva alle donne, il cui unico e giusto ruolo risultava essere quello di spose e madri esemplari.

Il viaggio dei tre parte in una giornata particolare, il sette settembre 1943 vigilia dell'armistizio, tragico capovolgimento di una guerra esausta.
Nel cammino verso la consapevolezza i tre si imbattono in un'umanità dolente o boriosa (il commendatore interpretato da Marco Messeri, da sempre caratterista sanguigno, da buon toscano). Il richiamo al film interpretato da Alberto Sordi "Tutti a casa è inevitabile, anche in quella pellicola, il protagonista in principio tenace e stolido esecutore di ordini si trasforma via via fino a giungere alla maturità di una scelta di vita, ma se Sordi procedeva verso Sud in una fuga folle e disperatissima, il carabiniere Marcorè è fermamente deciso a raggiungere Venezia per tradurre agli arresti il suo prigioniero e mentore Salemme.

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venerdì 10 novembre 2006

Recensione BABEL

Recensione babel




Regia di Alejandro Gonzalez Inarritu con Cate Blanchett, Brad Pitt, Gael García Bernal, Mahima Chaudhry, Mahima Chaudhry, Kôji Yakusho, Shilpa Shetty, Lynsey Beauchamp

Recensione a cura di maremare (voto: 7,5)

Also sprach Inarritu

Il film
Babel è l'ultima parte di una trilogia cominciata con "Amores perros" e "21 Grammi". Nel primo film la prospettiva era locale, era quella del mio Paese, nel secondo mi muovevo in un territorio estraneo e in questo ultimo capitolo la mia visione del mondo è più globale. Babel è la conclusione naturale alla mia trilogia ma è anche un'occasione per riferire del mio auto-esilio negli States. Io sono un cittadino del Terzo mondo che vive nel Primo mondo dove i rapporti con gli altri non sempre sono facili. Ogni sei mesi devo rinnovare il mio permesso di soggiorno e conosco le tensioni e tutte le pressioni che ci sono dietro a questa condizione.

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Recensione FARGO

Recensione fargo




Regia di Joel Coen, Ethan Coen con Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi, Peter Stormare, Kristin Rudrüd, Harve Presnell, Tony Denman

Recensione a cura di Lakshman

La provincia americana. È questo ciò che ci vogliono raccontare i fratelli Joel e Ethan Coen in "Fargo". La famosa e malsana provincia americana, lontana dalle grandi, celebrate e multietniche metropoli che vediamo tutti i giorni in televisione.
Nella tranquilla, sconosciuta e innevata cittadina del North Dakota che dà il nome alla pellicola, invece, si consumano crimini efferati e si tramano piani diabolici. Il film, ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, narra del rapimento di una donna architettato dal marito per poter chiedere un lauto riscatto al ricco suocero. Rapimento che però non andrà per il verso giusto.

La trama è abbastanza semplice ma la storia serve solo come sfondo e come pretesto alla rappresentazione del male, incarnato in questo caso dall'attore William H. Macy che interpreta Jerry, protagonista e mente del piano. Un male che si presenta sotto le spoglie dell'uomo della porta accanto, in apparenza marito perfetto e padre ideale , dalla faccia per bene e dall'onesta rispettabilità, in realtà mosso solamente dalle sete di dollari che lo porta ad architettare trame che avranno conseguenze tragiche.
Ma l'ambiguità di questo piano non sfuggirà alle ligie forze dell'ordine incarnate qui dalla poliziotta incinta Marge, interpretata dall'attrice Frances McDormand.

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giovedì 9 novembre 2006

Recensione IL GIORNO + BELLO

Recensione il giorno + bello




Regia di Massimo Cappelli con Fabio Troiano, Violante Placido, Carla Signoris, Marco Giuliani, Max Bruno, Giuseppe Antignati, Marco Manetti, Shel Shapiro, Giorgio Colangeli, Claudia Zanella, Luce Caponegro, Ariella Reggio, Patrizia Loreti

Recensione a cura di peucezia

Primo lungometraggio di Massimo Cappelli, il film si occupa di un tema spesso usato ed abusato nella cinematografia: la preparazione al giorno delle nozze, "il giorno più bello" appunto. La "variante" sta nel fatto che i futuri sposi in questione Leo e Nina (Fabio Troiano e Violante Placido, tra l'altro coppia anche nella vita reale), sono due giovani d'oggi, apparentemente anticonformisti e tra l'altro conviventi già da tempo. L'idea iniziale di un matrimonio anticonvenzionale si sposta via via verso una cerimonia fin troppo conformista e classica portandosi via antiche certezze.

Anche se non originalissimo in quanto a soggetto, il film di Cappelli gioca molto sull'ironia e su situazioni paradossali pur nella loro apparente normalità. La base del film è fondamentalmente teatrale, i protagonisti e i loro comprimari fanno appello fino in fondo alle loro capacità dialettiche.
Il film non è basato su azione o mimica, ma è decisamente "parlato". Spiccano in quanto a inventiva verbale l'amico e collega di Leo alias Marco Giuliani e il pirotecnico padre Tito, un ex militante di estrema sinistra fattosi frate che fulmina i suoi fedeli con prediche infarcite di citazioni dal "Capitale" di Marx. Un posto a sé lo merita Shel Shapiro, ovvero il padre della protagonista, ex hippy e barricadero ma anche a suo modo amante della tradizione, mentre Carla Signoris si limita ad alcune insipide battute riservando evidentemente la sua verve alle partecipazioni televisive accanto al marito Maurizio Crozza.

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mercoledì 8 novembre 2006

Recensione LA SCONOSCIUTA

Recensione la sconosciuta




Regia di Giuseppe Tornatore con Xenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber, Clara Dossena, Angela Molina, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino

Recensione a cura di Carlo Baldacci Carli (voto: 7,5)

Il premio oscar Giuseppe Tornatore ritorna dietro alla macchina da presa dopo un'assenza durata sei anni. Questa volta ci racconta una storia dura, cupa e violenta, ma intrisa di una malinconica indulgenza. "La Sconosciuta", contrariamente a quanto asserito da certa parte della critica che lo ha definito un thriller o un noir, è un film drammatico che affronta tematiche di mali umani e sociali.
Si consiglia la lettura di quanto segue solo a chi abbia visto il film, poiché è inevitabile per una corretta analisi rivelare alcuni dei suoi principali colpi di scena.

Il film può essere suddiviso in quattro parti, ognuna delle quali presenta tematiche e scelte di regia differenti. Queste, in alcuni casi, sono differenze sottili, in altri invece sono così eclatanti da creare sconcerto.

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