venerdì 2 luglio 2010

Recensione TOY STORY 3 - LA GRANDE FUGA

Recensione toy story 3 - la grande fuga




Regia di Lee Unkrich con Tom Hanks, Michael Keaton, Joan Cusack, Tim Allen, John Ratzenberger

Recensione a cura di FrancescoManca (voto: 9,0)

Nel 1995, John Lasseter diede vita con il suo "Toy Story" ad una vera e propria rivoluzione cinematografica, dimostrando che anche i giocattoli, esattamente come gli umani, possiedono un'anima e dei sentimenti. Il film fu uno strepitoso successo di pubblico e critica, e rappresentò per l'epoca un autentico fenomeno mediatico e culturale, grazie all'originalità della sua storia e alla realizzazione tecnica oltremodo superba. Fu il primo film ad essere prodotto dai Pixar Animation Studios, oggi divenuti il principale punto di riferimento per l'intero cinema d'animazione.
Quattro anni più tardi, lo stesso Lasseter realizzò l'attesissimo sequel che, analogamente al primo episodio, riscosse un ottimo successo sia tra i più piccini che tra i più grandi, ma non suscitò evidentemente lo stesso entusiasmo del suo predecessore.
Ora, a quindici anni di distanza da "Toy Story" e ad undici dal sequel, si appresta ad uscire nelle sale italiane il terzo, e probabilmente anche ultimo, capitolo della saga dei giocattoli più amati a livello mondiale.

"Toy Story 3" ha il suo epicentro nuovamente nella casa di Andy, il giovane ragazzino che con i suoi giocattoli ha passato l'intera infanzia, accudendoli come fossero persone dotate di emozioni, cosa che, a sua insaputa, sono davvero.
Nel frattempo, però, Andy è notevolmente cresciuto e si appresta ad andare al college ed a lasciare la propria casa per un bel po' di tempo.
Pur non dedicandogli più neanche la minima attenzione, si accorge di essere ancora affezionato ai suoi vecchi giocattoli, e decide così di metterli tutti in un sacchetto e di conservarli in soffitta, ad eccezione di Woody, da sempre il suo giocattolo preferito, che vuole portare con sé.
Tuttavia, per un malaugurato errore, il sacchetto in cui aveva depositato tutti i giocattoli viene scambiato da sua madre per spazzatura e messo sulla strada in attesa di essere portato via. Fortunatamente i giocattoli riescono a salvarsi, ma dal momento che si sentono profondamente delusi e insoddisfatti dal comportamento del loro padroncino, decidono tutti insieme di recarsi all'asilo Sunnyside, dove la madre di Andy sta portando altri giocattoli obsoleti e inutilizzati.
Woody, l'unico contrario alla loro scelta, tenta in un primo momento di fuorviarli dalla loro idea cercando di convincerli che, in realtà, Andy non voleva buttarli via ma si era trattato solamente di un errore. I suoi amici, compreso il suo inseparabile compagno d'avventure Buzz Lightyear, non ne vogliono sapere, e arrivati al Sunnyside sperano di trovare qualcuno che si prenda cura di loro esattamente come ha fatto Andy per tutti questi anni. Non sanno, però, che quel posto è tutto il contrario di quel che sembra…

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Recensione TOY BOY

Recensione toy boy




Regia di David Mackenzie con Ashton Kutcher, Anne Heche, Hart Bochner, Sebastian Stan, Margarita Levieva

Recensione a cura di foxycleo

Da qualche anno è esplosa la moda dei "toy boy"; a dare il via al nuovo trend sono state le star di Hollywood, seguite a ruota dalle soubrette di casa nostra e anche dalle bellone di paese.
Nata quasi come una pratica che legittimava il tradimento femminile si è trasformata ben presto anche in attuazione di coppie di fatto e di matrimoni.
Il ragazzo giovane che intrattiene rapporti e relazioni con donne più mature spesso sfrutta e viene a sua volta sfruttato: le donne possono divertirsi con muscoli potenti e visetti d'angelo, portarli in giro per fare invidia alle "amiche" e farsi fotografare per ritornare all'apice di un successo ormai sfuocato; i ragazzi-giocattolo guadagnano in notorietà, passano dall'essere un belloccio qualsiasi all'essere fermato, riconosciuto, fotografato e soprattutto mantenuto ad uno standard di vita molto alto. I toy boy vengono rivestiti da capo a piedi come veri bambolotti, a seconda delle varie occasioni mondane, vengono ingioiellati, profumati e spesso messi alla guida di costose auto. Siamo nell'era di Ken e della mamma di Barbie. Siamo nell'era della totale perdita dell'innocenza e della volontà di abbandonare l'idea di parità nella coppia, quella per cui si è combattuto, almeno a parole, per anni.

La commedia del 2009 firmata David Mackenzie ritrae questo aspetto piuttosto recente della società, in particolare nella ricca Beverly Hills. Faccia pulita, sorriso malizioso, modi gentili, sguardo innocente e furbo allo stesso tempo, fisico atletico e look originale: si presenta così Nikki, il protagonista di questo film. La sua andatura emana sicurezza, ma fin dalle prime scene e dalle prime battute scopriamo qualche crepa in questa esteriore corazza. Nikki non è il solito ragazzo viziato nato e cresciuto in una villa delle colline del West Hollywood o di Santa Monica; è un giovane che viene da un altro stato alla ricerca di un po' di fortuna e di ricchezza. Il giovane protagonista sembra sentirsi a proprio agio tra party esclusivi e persone appartenenti all'upper class e l'ambiente stesso sembra offrirgli una calorosa ospitalità.
Nikki sarà ben accolto da giovani ragazze smaniose di divertirsi senza inibizione, ma soprattutto, e queste sono le tipologie femminili da lui ricercate, dalle cosiddette "couguar women": signore di mezza età avvenenti che si accompagnano a uomini più giovani e affascinanti. Vivrà periodi più o meno lunghi soggiornando in splendide ville con piscina, idromassaggio, camerieri, guardaroba straripanti di abiti glamour e partecipando agli eventi più esclusivi della contea.
Il nostro avventuriero però capirà presto di non essere l'unico a giocare con i sentimenti e si ritroverà più spaesato che mai, cercando di dovere reinventare la propria realtà per continuare a soggiornare in uno dei luoghi più sognati da ogni essere umano al mondo. Nikki scoprirà i veri sentimenti e si sentirà a sua volta usato proprio nel momento in cui tenterà di mettersi in gioco, nonostante tutto riuscirà, con apparente calma, a rimettersi in piedi e ricercare quella felicità che in America è un diritto nazionale.
Nikki è un po' il ragazzo di confine tra il sognatore e il predatore, ed alla fine farà la propria scelta di vita.

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giovedì 1 luglio 2010

Recensione MONA LISA SMILE

Recensione mona lisa smile




Regia di Mike Newell con Julia Roberts, Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Ginnifer Goodwin, Dominic West, Marcia Gay Harden, Marian Seldes

Recensione a cura di Marco Felici (voto: 7,0)

Un collegio americano a cavallo fra 1953 e 1954. Preside e insegnanti votati ad una tradizione intransigente e penosamente austera. Un docente che giunge e si ribella, con metodi innovativi e tesi a sviluppare la coscienza degli studenti.
Non sorprende quindi che la critica maggiore e il maggior fattore di svalutazione del film siano proprio l'incredibile somiglianza con "L'attimo fuggente" di Peter Weir.

Questo, in realtà, dovrebbe solo far piacere.

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mercoledì 30 giugno 2010

Recensione A PROPOSITO DI STEVE

Recensione a proposito di steve




Regia di Phil Traill con Sandra Bullock, Thomas Haden Church, Bradley Cooper, Ken Jeong, DJ Qualls, Katy Mixon, Howard Hesseman, Beth Grant

Recensione a cura di pompiere (voto: 6,5)

Mary Horowitz (Sandra Bullock) è una donna che soffre di vertigini parossistiche benigne. La sua figura ondeggia pericolosamente quando l'autobus parte prima che sia riuscita a sedersi, ed è altrettanto instabile quando tenta di evitare accuratamente l'approssimarsi dei cani. Trova invece soddisfazione nel vedere la gente che fa i cruciverba creati da lei, adora alcune espressioni tipiche francesi, vive con gli apprensivi genitori e… non ha neppure un fidanzato. E' consueto tutto ciò!? Il Popolo reclama normalità.
Pertanto ecco montare una nevrosi, già presente in embrione, che si manifesta con un'intensa iperattività della Sig.ra Mary, ed esplode in sproloqui ininterrotti riguardanti qualsiasi cosa, informazione o dettaglio che possa avere a che fare con i cruciverba, senza alcuna pietà per le orecchie altrui.

Cinematograficamente, quella che ne viene fuori è un'opera che disorienta perché sarcasticamente incoerente e mirabilmente assurda. Immeritatamente candidata al Razzie Award come Peggior Film, e vincitrice dei premi per la Peggiore Attrice (Sandra Bullock) e per la Peggiore Coppia sullo schermo, "All about Steve" mostra quantomeno il coraggio di un'interprete, nel caso anche produttrice, la quale attinge a piene mani dall'autoironia, "aggregato" evidentemente incomprensibile ed estraneo a un certo tipo di pubblico.

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Recensione TETSUO - UOMO D'ACCIAIO

Recensione tetsuo - uomo d'acciaio




Regia di Shinya Tsukamoto con Tomoroh Taguchi, Kei Fujiwara

Recensione a cura di Luca Davide Valtolina

"Trasformiamo il mondo in una massa d'acciaio. Facciamolo arrugginire, così che si sbricioli nel cosmo".

Questo anatema, urlato in conclusione da un grottesco e metallico carro armato a due teste, sintetizza la logorante follia che accompagna e consuma l'inerme spettatore per tutta la durata dell'opera di Shinya Tsukamoto.

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martedì 29 giugno 2010

Recensione FUOCO CAMMINA CON ME!

Recensione fuoco cammina con me!




Regia di David Lynch con Sheril Lee, Ray Wise, Kyle MacLachlan, Kiefer Sutherland, Chris Isaak, Harry Dean Stanton

Recensione a cura di Zero00 (voto: 6,5)

Quando l'8 Aprile del 1990 fu trasmesso dalla ABC, per la prima volta in America, l'episodio pilota della serie "Twin Peaks" (in Italia "I Segreti di Twin Peaks") degli autori/registi David Lynch e Mark Frost, qualcosa cambiò in modo radicalmente nel mondo della televisione: mai, fino a quel momento, era stato proposto per la Tv un prodotto tanto particolare, ambizioso e di tale caratura artistica.
Proprio per questo la sconclusionata e prematura fine della serie, dopo appena due stagioni e trenta puntate, lasciò perplessi i più accaniti fan e chi non era ben a conoscenza dei fatti o delle dinamiche televisive.
Quel che di fondamentale successe è che, contro il parere degli ideatori stessi, a poche puntate dall'inizio della seconda stagione, venne data risposta a quella domanda che per così tanto tempo aveva assillato gli spettatori di tutto il mondo: "Chi ha ucciso Laura Palmer?".
La scelta non solo si rivelò controproducente ma ammazzò letteralmente lo show : Lynch, deluso, se ne allontanò per dedicarsi ad altro, mentre gli ascolti calarono in maniera vertiginosa, spingendo l'emittente a sopprimere il serial.
Insomma, fine della giostra e fine dei giochi. Ma non per tutti.

Lynch non si rassegnò a dire addio ai verdi boschi del nord-ovest degli Stati Uniti o a liberarsi senza rimpianti dei personaggi e delle dinamiche che, puntata dopo puntata, aveva costruito. Ma, soprattutto, non riuscì ad abbandonare le tematica che più gli erano care e che avevano fatto da vero motore all'intera vicenda: chi era in realtà Laura Palmer? Quali erano i rapporti che la legavano a una cittadina come Twin Peaks, ai suoi abitanti e soprattutto, al suo carnefice?
Tutto questo portò il regista ad una delle scelte più criticate e sofferte della sua carriera, quella di girare un prequel: "Twin Peaks: Fire Walk with Me", in Italia conosciuto con il titolo "Fuoco cammina con me".

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lunedì 28 giugno 2010

Recensione TAMARA, FIGLIA DELLA STEPPA

Recensione tamara, figlia della steppa



Regia di Jacques Tourneur con Gregory Peck, Tamara Toumanova, Alan Reed, Hugo Haas

Recensione a cura di Giordano Biagio

Questo importante film hollywoodiano del francese Jacques Tourneur è uscito nel 1944, quando l'evoluzione degli schieramenti militari nella seconda guerra mondiale vedeva sorprendentemente insieme contro il nazismo nazioni capitaliste come gli Stati Uniti e comuniste come l'Unione Sovietica, paesi che, messe da parte le divisioni ideologiche, lottavano per un unico principio etico, quello della libertà dei popoli dall'invasione degli eserciti con ideologie razziste e totalitarie, che tanti scempi stavano compiendo in Europa e nel mondo in quel momento.

"Tamara la figlia della steppa ("Days of Glory") è un film di guerra che esalta anche valori più specifici e nobili, come quelli propri dei partigiani, legati alla difesa della propria nazione contro dittature interne ed esterne; il suo autore è famoso per film come "Il bacio della pantera" (1942) e "Le catene della colpa" (1947) due ottimi film, il primo situabile tra l'horror e il thriller, quindi con un alto contenuto fantastico tale da rasentare la fantascienza, il secondo un noir vecchio stile, indimenticabile, di alta drammaticità, restaurato dalla Rai, del quale esiste una versione anche a colori.

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