mercoledì 11 agosto 2010

Recensione THE BOX

Recensione the box




Regia di Richard Kelly con Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Gillian Jacobs, Michele Durrett, Andrew Levitas, Basil Hoffman, Lisa K. Wyatt, Jenna Lamia, Michael Zegen, Ian Kahn, John Magaro, Ryan Woodle, Scott Winters, Frank Ridley, Patrick Canty, Kevin De

Recensione a cura di pompiere (voto: 7,5)

Con Richard Kelly si vola. Aerei, sonde, viaggi ai confini della realtà, portali del tempo, misteri, fantasie... C'è sempre qualcosa che cade dal cielo: dopo il motore di un aereo è la volta di un fulmine.
Il regista dell'adoratissimo "Donnie Darko" pare aver ridotto la sua vena creativa: se è vero che il suo primo lungometraggio ha colpito per il suo estremo equilibrio tra autorialità e contenuto, la prova successiva si è rivelata col fiato corto e priva di idee.
Adesso, dopo 8 anni dal suo lavoro più conosciuto, Kelly ha il coraggio di ripresentarsi con una pellicola per niente facile, nella quale dirada la messa in mostra della sua arte oratoria e la bramosia di "apparire" senza "essere". Corre il rischio di andare fuori dal tempo, tallonando un periodo e un genere fuori moda, malgrado ciò rimanendo coerente a se' stesso.

Ed ecco, dopo Donnie, ancora un giardino, ancora un vialetto, ancora scene di vita familiare con tanto di saluti imbarazzanti (l'amore genitoriale è così fastidioso?) al figlio che va a scuola, occhiate affettuose al marito, merende preparate, giornate impostate secondo i crismi di una buona ortodossia da parte dei coniugi Lewis. Cambia il paesaggio, il riferimento temporale, il tenore di vita, il clima, ma il wormhole è rimasto lì, pronto a inglobare altri "poveri" cristi smarriti e interdetti.

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Recensione PAURA E DESIDERIO

Recensione paura e desiderio




Regia di Stanley Kubrick con Frank Silvera, Kenneth Harp, Virgina Leith, Paul Mazursky, Steve Coit, David Allen

Recensione a cura di Giordano Biagio

Per un errore di calcolo del tenente Corby (Kenneth Harp) un aereo con quattro soldati a bordo, appartenenti a un esercito non identificabile, viene abbattuto dalla contraerea avversaria. I militari si ritrovano paracadutati e vicini al fronte nemico in un località imprecisata dove scorre un fiume che attraversa il fronte nemico.
Per ritornare nelle loro unità militari, i quattro decidono di utilizzare la corrente del corso d'acqua, servendosi di una zattera costruita con tronchi ricavati dagli alberi della foresta. Durante la preparazione del piano scorgono a una certa distanza una bella ragazza che ritorna dal fiume; i quattro sono costretti a legarla ad un albero con delle cinghie militari per impedirle ogni contatto col nemico.
Uno dei quattro, Sydney (Paul Mazursky) viene messo a guardia di lei ma il militare teme che i suoi compagni non ritornino più, la paura di essere abbandonato quindi lo invade con terrore, fino al punto da essere dominato da un delirio euforizzante che lo porta a vedere in quella donna la madre, l'amica ideale, la possibile amante occasionale. La prigioniera (Virginia Leith) nel suo immaginario diventa il tutto della creazione, ventre protettivo di una impossibile rinascita.
La donna viene slegata, dopodiché fugge costringendo Sydney ad ucciderla. L'uomo, sconvolto dal gesto, impazzisce del tutto.

In seguito il sergente Mac (Frank Silvera) convince il tenente Corby a elaborare un piano per uccidere un generale, il cui comando è stato localizzato nei paraggi; l'impresa è ghiotta può portare onori e prestigi. Il piano prevede che Mac arrivi con la zattera fin dietro le spalle avversarie distraendo con le armi i soldati nemici posti a difesa del generale, Corby e Fletcher (Steve Coit) avrebbero così trovato il tempo di uccidere il generale e il suo aiutante.
Tutto procede come previsto ma prima di sparare i due si accorgono, guardando con il binocolo, che il generale e il suo aiutante hanno i loro medesimi volti, un doppio voluto da Kubrick probabilmente per sottolineare l'unanimità della ferocia che caratterizza le guerre.
L'impresa, seppur a caro prezzo, riesce e i due, impadronitisi di un aereo a due posti fermo sulla pista della zona nemica, riescono a ritornare sani e salvi tra le loro fila. Successivamente aspetteranno sulla riva del fiume l'arrivo, drammatico, della zattera con sopra Mac ferito a morte e Sydney delirante.

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martedì 10 agosto 2010

Recensione HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE

Recensione harry potter e la pietra filosofale




Regia di Chris Columbus con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Maggie Smith, Richard Harris, Alan Rickman, Ian Hart, Tom Felton

Recensione a cura di julian (voto: 7,5)

Milioni di persone in tutto il mondo staranno ancora ringraziando quel fatidico giorno del 1990, quando una giovane venticinquenne di Bristol prese un treno Manchester-Londra dopo un fallimentare tentativo di cercar casa nel paese del fidanzato.
E' durante quel viaggio infatti, interrotto bruscamente da un guasto al motore, che, nel bel mezzo della campagna inglese, è nato improvvisamente Harry Potter così come lo conosciamo oggi: un timido occhialuto maghetto orfano, solo al mondo.
Tutta la genesi del fenomeno Harry Potter è una storia troppo lunga da raccontare, ci basti solo sapere com'è andata a finire: le avventure del maghetto, scartate da ben tre case editrici, sono diventate un best seller mondiale e la squattrinata Joanne Kathleen Rowling (la ragazza di cui sopra), costretta a "scroccare" cappuccini al cognato per poter scrivere in pace, è diventata più ricca della regina d'Inghilterra.

L'altra storia, quella del film, comincia sette anni più tardi, quando la Warner Bros decide di investire la risibile cifra di un milione di dollari (considerando come andrà a finire) per acquistare i diritti del romanzo.
Quando la fama di Harry inizia ad aumentare, il progetto pian piano prende corpo; vengono fuori subito nomi grossi: l'onnipresente Spielberg non ci pensa su due volte, anzi comincia già a fantasticare, a organizzare, a farsi venire idee. La prima è quella dell'attore protagonista, che secondo i suoi programmi doveva essere Haley Joel Osment, il bimbo prodigio che avrà gloria per Il "Il sesto senso" e "A.I. - Intelligenza artificiale". Naturalmente però le decisioni non spettano affatto a lui.
Quando i produttori riferiscono a Joanne, convinti che il suo consenso sia solo una formalità, ecco che la madre del maghetto fa valere la sua autorità, alla faccia delle regole e dei trucchi di marketing: no! Joanne vuole che il cast sia composto da tutti inglesi, uno sceneggiatore inglese che sottostia alla sua volontà e ambientazioni inglesi.
Riavutisi dal colpo, i produttori riescono comunque a fare un grande acquisto: Chris Columbus, di fatto unico componente della troupe non nato nello United Kingdom; in effetti nella clausola di J.K. non si faceva menzione di regista inglese. Con un inghippo bello e buono si riesce dunque a trovare un timoniere esperto per il film, uno che ci sa fare coi bambini, sia direttamente sul set coi baby attori, sia indirettamente al cinema con i giovani ed esigenti spettatori, forte delle esperienze con "Mrs. Doubtifire" e "Mamma ho perso l'aereo".
Il lavoro sporco tocca invece a Steve Kloves, incaricato di scrivere la sceneggiatura, sempre con la vigile guida dell'autrice.

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lunedì 9 agosto 2010

Recensione OPEN WATER

Recensione open water




Regia di Chris Kentis con Blanchard Ryan, Daniel Travis, Saul Stein, Estelle Lau

Recensione a cura di Giordano Biagio

"Open water", uscito nel 2003 negli USA, è diretto da Chris Kentis, che ricordiamo volentieri nel lungometraggio "Grind" del 1997 in una coinvolgente storia drammatica dai risvolti sociali tristi.
Chris è un autore completo nel senso che segue tutta la lavorazione del film, dimostrando di essere oltre che un buon regista anche un capace sceneggiatore, nonché un montatore provetto esperto di fotografia.
Chris inoltre è un vero professionista delle immersioni subacquee, cosa che gli ha permesso di curare personalmente in "Open Water" gli aspetti più professionali delle immersioni, contribuendo a dare al film una precisione tecnica che a volte rasenta la perfezione.

"Open water" è un film della serie acquatico, un genere noto per il suo contenuto drammatico, intenso, teso, il cui esempio classico è rappresentato dal film "Lo squalo" di Spielberg, pellicole i cui finali sfociano normalmente in un parziale o totale scioglimento delle tensioni estreme messe in gioco dalla narrazione.
In questo caso, un po' a sorpresa, il finale prende vie del tutto inusuali lasciando alcuni spettatori insoddisfatti e altri - forse quelli più inclini a sviluppare sintomi nevrotici - appagati, in un certo senso ammaliati, forse sinistramente assuefatti dal grigio fascino della morte, in arrivo nel film con gli squali provenienti dal profondo habitat oceanico.

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venerdì 6 agosto 2010

Recensione LOVE ACTUALLY - L'AMORE DAVVERO

Recensione love actually - l'amore davvero




Regia di Richard Curtis con Hugh Grant, Liam Neeson, Colin Firth, Laura Linney, Emma Thompson, Alan Rickman, Keira Knightley

Recensione a cura di Luke07 (voto: 7,0)

"È opinione generale che ormai viviamo in un modo fatto di odio e avidità, ma io non sono d'accordo, per me l'amore è dappertutto. Spesso non è particolarmente nobile o degno di nota, ma comunque c'è. Io ho la strana sensazione che se lo cerchi scoprirai che l'amore davvero è dappertutto".

È targata 2003 questa brillante commedia incentrata sul tema dell'amore, ambientata nel periodo più zuccheroso dell'anno, che coincide con il Natale. Opera del neo-zelandese Richard Curtis, nomination all'Oscar per "Quattro matrimoni e un funerale", ma autore anche di successi quali "Il diario di Bridget Jones" e "Notting Hill", oltre che "padre", insieme all'attore Rowan Atkinson, del personaggio di Mr Bean.
La pellicola vede la partecipazione dell' elite del cinema britannico quali Hugh Grant, Colin Firth, Liam Neeson, Emma Thompson, Alan Rickman, Bill Nighy, Keira Knightley, Laura Linney e Rowan Atkinson, le cui storie si intrecciano proprio sotto Natale, sullo sfondo di una Londra scintillante.

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giovedì 5 agosto 2010

Recensione MARPICCOLO

Recensione marpiccolo




Regia di Alessandro Di Robilant con Anna Ferruzzo, Giorgio Colangeli, Valentina Carnelutti, Michele Riondino, Giulio Beranek, Selenia Orzella

Recensione a cura di peucezia

Uscito nel 2009 con la regia di Alessandro Di Robilant, "Marpiccolo" è un esempio di cinematografia d'impegno, squarcio di sole nel mondo dove regna solo l'apparire.
Interpreti poco noti a parte il bravo Michele Riondino (già visto tra l'altro nella trasposizione filmica del romanzo di Gianrico Carofiglio "Il passato è una terra straniera"), uso del dialetto, quasi un ritorno alle antiche tradizioni del neorealismo, vicino al docufilm e allo stile di "Gomorra", il film è ambientato a Taranto, città pugliese che ha visto in pochi anni il sogno industriale tradursi in un incubo di malattia e di morte.

Siamo a Paolo VI, quartiere periferico affacciato sull'Ilva, la grande fabbrica che avrebbe dovuto dare soldi e lavoro e che invece ha ammorbato l'aria portandosi appresso degrado e malattie.
Tiziano, il giovane protagonista di questo moderno bildungsroman ha sedici anni, è intelligente, potrebbe andare bene a scuola e la sua insegnante di lettere lo intuisce regalandogli quel "Cuore di tenebra" di Conrad che potrebbe voler dire molto, ma lui non comprende: è preso dalla voglia di affermarsi. Innamorato della sua sorellina da proteggere, legato a una madre giovanissima e sola e preso da Stella, una che abita dove l'aria è buona e le case sono luminose non come dove abita lui con l'aria pesante e quella strana polvere che si posa dappertutto.
Suo padre ci prova coi videopoker, perde tutto, scappa e Tiziano si ritrova a fare da capofamiglia.
Sua madre prova a far guerra a un ripetitore di telefonia che farebbe ancor più male a chi ormai non ha più fiato per ribellarsi, lui ruba prima al boss locale e poi è costretto a fare da esecutore per un delitto. Il riformatorio gli porterà la giusta illuminazione, la famiglia invece prende un'altra strada...

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mercoledì 4 agosto 2010

Recensione SHADOW

Recensione shadow




Regia di Federico Zampaglione con Jake Muxworthy, Karina Testa, Nuot Arquint, Ottaviano Blitch, Chris Coppola

Recensione a cura di oh dae-soo (voto: 8,0)

"Shadow" è l'opera seconda del cantante e leader dei Tiromancino Federico Zampaglione. Se già sorprese, all'uscita del suo primo film, "Nero Bifamiliare", l'escursione di Zampaglione in un mondo completamente nuovo come quello del cinema, forse è ancora più sorprendente la scelta di genere che il regista ha preso per il suo secondo film: l'horror.
In realtà scopriremo poi come Zampaglione abbia sempre avuto una fortissima passione per tale genere e radicata l'idea di cimentarsici. Scelta difficile e rischiosa, perché nell'horror il fallimento è sempre dietro l'angolo, specie in Italia, dove siamo passati dall'essere un punto di riferimento mondiale (da Bava padre fino al primo Argento) alla quasi totale mancanza di titoli e registi negli ultimi 20 anni.
"Shadow" è una boccata d'aria fresca (anzi malsana, sgradevole, quasi irrespirabile), comunque una boccata d'aria, in questa apnea ventennale del cinema horror italiano.

David, reduce americano del fronte iracheno, può finalmente coronare il proprio sogno: fare biking in un meraviglioso paesaggio naturale europeo (non meglio precisato). Qui incontrerà un'altra biker, Angeline, con la quale scatta il classico colpo di fulmine.
Purtroppo i ragazzi, saranno "prede" di due cattivissimi cacciatori che, a causa di un piccolo screzio, saranno addirittura pronti ad ucciderli. C'è qualcun altro nel bosco però, qualcuno ancora più cattivo. E per i quattro, bikers e cacciatori, comincia un vero e proprio incubo...

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