martedì 11 ottobre 2011

Recensione CONSPIRATORS OF PLEASURE

Recensione conspirators of pleasure




Regia di Jan Svankmajer con Petr Meissel, Gabriela Wilhelmová, Barbora Hrzánová

Recensione a cura di Compagneros (voto: 9,5)

"Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza... quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio."
Anthony Lane - "The New Yorker"

Jan Švankmajer è un regista ceco con quasi cinquant'anni di carriera alle spalle. In Italia, nonostante una sua recente partecipazione al Festival di Venezia, è praticamente sconosciuto perché i suoi lavori non sono distribuiti in alcun modo.
"Spiklenci Slasti" è un film del 1996 ed è il suo terzo lungometraggio. Il titolo, difficile da pronunciare, dice poco, meglio quello internazionale: "Conspirators of pleasure".
Tema fondamentale è il piacere, il piacere sensuale che si raggiunge con pratiche non convenzionali. Il film è muto, o meglio, è privo di dialoghi. C'è spesso della musica in sottofondo e si possono sentire tutti i rumori degli oggetti, caratteristica tipica dei lavori di Švankmajer.

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lunedì 10 ottobre 2011

Recensione INFERNO NELLA STRATOSFERA

Recensione inferno nella stratosfera




Regia di Ishiro Honda con Minoru Tekada, Horeya Senda, Elisa Richter, Ryo Ikebe, Kyoko Anzai, Minoru Takada, Koreya Senda, Len Stranford, Harold S. Conway, Elsie Richter, Hisaya Itoh, Yoshio Tsuchiya, Kozo Nomura

Recensione a cura di Giordano Biagio

Nel 1965 una gigantesca stazione spaziale, orbitante intorno alla Terra, diventa facile bersaglio da parte di alcuni dischi volanti guidati da extraterrestri molto ostili, provenienti dallo sconosciuto pianeta Natal. La lotta è impari, la distruzione dell'astronave terrestre è scontata ed è simultaneamente accompagnata sulla terra da strani fenomeni naturalistici, nonché da eventi di tipo psicologico che chiamano in causa alcune persone.

Alcuni raggi-segnale provenienti dallo spazio agiscono misteriosamente in parecchi punti critici dei vari territori delle nazioni. Essi sembrano avere due funzioni precise, coordinate da un punto indefinito dello spazio: da una parte i raggi annullano la forza di gravità nei luoghi scelti, utilizzando la tecnica del freddo assoluto (cosa che consente di sollevare ponti ferroviari, navi, e provocare improvvisi allagamenti di città come Venezia innalzandone le acque dei canali), dall'altra essi sono in grado di rendere schiavi di un'altra volontà alcuni scienziati e tecnici. Quest'ultimi, grazie a un microchip elettronico installato nel cervello attraverso la potenza incisiva dei raggi, eseguono ordini dettati dagli extraterrestri.

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venerdì 7 ottobre 2011

Recensione IL VILLAGGIO DI CARTONE

Recensione il villaggio di cartone




Regia di Ermanno Olmi con Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Massimo De Francovich, Alessandro Haber

Recensione a cura di peucezia

Un vecchio prete, antico come l'istituzione che rappresenta, buttato come un cencio in una chiesa che sta morendo; uomini che entrano e smantellano le suppellettili del culto, impacchettano le statue, levano via l'altare, fanno scendere il Cristo crocifisso sconfitto e muto.

Comincia così il nuovo film di Ermanno Olmi girato a qualche anno di distanza da "Centochiodi" e ufficialmente suo rientro nel mondo del cinema dopo la decisione presa di un ritiro definitivo.

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Recensione SHUTTER

Recensione shutter




Regia di Banjong Pisanthanakun con Ananda Everingham, Natthaweeranuch Thongmee, Achita Sikamana, Unnop Chanpaibool, Chachchaya Chalemphol, Samruay Jaratjaroonpong, Abhijati 'Meuk' Jusakul, Binn Kitchacho

Recensione a cura di pompiere (voto: 4,5)

"Shutter" (da oggi ribattezzabile "Sciatter", all'italiana, per sottolinearne la trasandatezza di contenuti) è una storia di fantasmi, proveniente dalla Thailandia. Approcciare il genere horror con un'ennesima vicenda che racconta di spettri non è di per sé facile: lo spettatore ormai smaliziato da un'infinita lista di visioni, più o meno fantastiche, sull'argomento ha consolidato le abilità previsionali, per cui è necessario sorprenderlo, spiazzarlo con qualcosa di nuovo. Il paese di produzione e i registi sembravano promettere bene: da quelle parti c'è una cultura di genere giusta che va dalla capacità di mettere in scena la vendetta così come il terrore, l'eleganza dell'immagine unita alle visioni mostruose.

Eppure... le speranze di assistere a qualcosa di originale e spaventoso vengono disattese quasi subito. Si parte da sequenze di vita comune intervallate da altre fatte di ombre misteriose che lasciano impronte sulle foto. Si prosegue con sogni premonitori (brutta bestia quando ci sarebbe la necessità di non anticipare troppo gli elementi della storia), con analisi mediche approssimative (che neanche il mio dottore personale riuscirebbe a osteggiare), riprese di flash al buio e attività di ricerca sugli spiriti e il loro perseguitare i vivi. L'attitudine sembrerebbe puntare su di una storia leggermente "ostica": prendere le distanze dal gore e dall'azione per avere miglior fortuna con le sottigliezze psicologiche (quello che avremmo desiderato!).

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giovedì 6 ottobre 2011

Recensione DRIVE (2011)

Recensione drive (2011)




Regia di Nicolas Winding Refn con Ron Perlman, Ryan Gosling, Christina Hendricks, Carey Mulligan, Oscar Isaac, Bryan Cranston, Albert Brook, Tina Huang, Joe Pingue, Cesar Garcia, Tiara Parker, James Biberi, Jeff Wolfe, Christian Cage

Recensione a cura di pompiere (voto: 6,0)

Un giovane senza nome si interessa al basket NBA. E non per ragioni sportive. Lo Staples Center di Los Angeles, città con oltre 100.000 strade, è un ottimo rifugio per confondersi con i tifosi all'uscita della partita e per sfuggire agli inseguimenti della polizia.
Il mestiere scelto dal trentenne dalla faccia pulita è piuttosto complicato: un driver, ovvero una specie di taxista in appoggio a rapinatori che da soli non saprebbero come fuggire col bottino, e allora richiedono le sue prestazioni. Anonime (perché usare tutte le volte un cellulare differente quando il lavoro sporco lo si fa senza coprirsi il volto?), silenziose (il Nostro non parla mai), chirurgiche (cinque minuti esatti è il tempo concesso per l'attesa in auto, prima della sgommata di congedo).

Lo chauffeur compassato (che per comodità di scrittura chiameremo Ryan, come l'attore che lo interpreta) non appartiene a nessuno. Il volto rasato al culmine del disincanto lo pone, socialmente accettabile, come meccanico in un'autofficina, alle dipendenze dello sciancato Shannon (Bryan Cranston), una sorta di padre putativo pronto a difendere Ryan e a sostenerlo con i mezzi che ha a disposizione.
Le auto permettono piccoli lavori di arrotondamento, come lo stuntman nelle più pericolose scene di inseguimento dei film, o il pilota nelle corse da competizione.

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mercoledì 5 ottobre 2011

Recensione SE SEI COSI', TI DICO SI'

Recensione se sei cosi', ti dico si'




Regia di Eugenio Cappuccio con Emilio Solfrizzi, Belen Rodriguez, Iaia Forte, Fabrizio Buompastore, Totò Onnis, Gaetano D'Amore, Salvatore Marino, Roberto De Francesco, Gianni Colajemma, Pinuccio Sinisi, Manuela Morabito, Francesca Faiella, Vito Cassano, Lucia Lanzolla, Vincenzo Grassi

Recensione a cura di peucezia

Eugenio Cappuccio, dopo aver trattato garbatamente e causticamente del mondo dei tagliatori di teste con "Volevo solo dormirti addosso", torna a dirigere una pellicola dal titolo lungo e di non immediata comprensione, occupandosi del mondo dello show-biz nei suoi aspetti meno dorati.

Protagonista della storia è il personaggio di Piero Cicala (Emilio Solfrizzi), che ha cantato una sola estate (nomen omen) e ora dopo trent'anni è disilluso, stanco e intristito dall'incipiente vecchiaia e dalla non felice condizione economica.

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martedì 4 ottobre 2011

Recensione TERRAFERMA

Recensione terraferma




Regia di Emanuele Crialese con Donatella Finocchiaro, Giuseppe Fiorello, Mimmo Cuticchio, Martina Codecasa, Filippo Pucillo, Filippo Scarafia, Pierpaolo Spollon, Tiziana Lodato, Claudio Santamaria

Recensione a cura di kowalsky (voto: 6,5)

"Un dramma simbolico, sul conflitto tra turismo e immigrazione, osservato attraverso il prisma delle mutazioni antropologiche" (E. Crialese)

Per essere una dichiarazione d'intenti suona piuttosto pretenziosa, in un film tanto esposto alla semplificazione lirica delle immagini. Esiste, lo sappiamo, un confine discosto tra i diritti umani universali e il bisogno di rivendicare un senso d'appartenenza, con la duplice minaccia dello "straniero" che reclama rifugio e costringe a rivalutare la nostra coscienza.

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