venerdì 13 aprile 2012

Recensione FUGA DI MEZZANOTTE

Recensione fuga di mezzanotte




Regia di Alan Parker con Brad Davis, Randy Quaid, John Hurt, Bo Hopkins

Recensione a cura di Peter Lyman (voto: 10,0)

"Midnight Express" sta letteralmente ad indicare un'espressione in codice che, nel gergo dei detenuti, significa evadere di prigione. Con queste parole William Hayes intitola il libro che racconta la sua esperienza nel carcere di Sagmalcilar, a Istanbul. Nell'ottobre del 1970, Hayes, allora studente universitario, venne arrestato all'aeroporto per il possesso di hashish e, di conseguenza, fu condannato a quattro anni e mezzo di prigione.
Dopo peripezie tra carcerieri violenti e processi inconcludenti, Hayes riuscì finalmente a evadere nel 1975 e a superare il confine con la Grecia, per fare poi ritorno negli Stati Uniti.

Due anni dopo il ritorno di William Hayes in America, la Columbia affidò all'esordiente regista Alan Parker la trasposizione cinematografica della storia autobiografica di Hayes, divenuta un'eccellente sceneggiatura grazie a un ancora poco noto Oliver Stone e un meraviglioso film grazie alla grande interpretazione degli attori protagonisti.
La trasposizione sul grande schermo della dura esperienza di William Hayes fu soggetto di molti dibattiti riguardo la veridicità dei fatti riportati sulla pellicola: Hayes infatti sembra abbia smentito, come lo stesso Oliver Stone, riguardo alcuni aneddoti come l'uccisione del "kapo" Rifki e le varie violenze subite dalle guardie turche che il film riporta. Oltre a ciò, nonostante sia ambientato a Istanbul, il film fu girato quasi interamente a Malta e furono aggiunti e/o tolti aneddoti in ogni caso non fondamentali per capire e apprezzare l'opera di Parker-Stone.
Nonostante le forti critiche da parte della Turchia, offesa dalla rappresentazione dello stereotipo turco idealizzato come una "persona cattiva", questo ormai cimelio cinematografico fu un grande successo e servì a lanciare regista, sceneggiatore e attori. Il film vinse due premi Oscar, "miglior sceneggiatura non originale" a Oliver Stone e "miglior colonna sonora" a Giorgio Moroder. Di minor pregio poi i vari Golden Globe a Brad Davis & Co.

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giovedì 12 aprile 2012

Recensione POKER GENERATION

Recensione poker generation




Regia di Gianluca Mingotto con Andrea Montovoli, Piero Cardano, Francesca Fioretti, Francesco Pannofino, Lina Sastri, Emanuela Rossi, Claudio Castrogiovanni, Eros Galbiati, Emanuela Postacchini, Naomi Assenza

Recensione a cura di marcoscafu (voto: 4,0)

Tony e Filo sono due fratelli molto diversi tra loro, in tutto, tranne che nella loro comune passione: il poker.

Tony (Andrea Montovoli, "Il papà di Giovanna"), il maggiore, è un fanatico di film sulla mala americana ed è il classico sciupafemmine.

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Recensione BATMAN

Recensione batman




Regia di Tim Burton con Jack Nicholson, Michael Keaton, Kim Basinger, Jack Palance, Robert Wuhl

Recensione a cura di HollywoodUndead (voto: 10,0)

Per la trasposizione cinematografica del personaggio più dark della storia del fumetto, ci voleva il regista più dark del cinema, Tim Burton.

Il film di Burton ha un inizio dal sapore epico che da il via alla pellicola in maniera accattivante grazie alla bellissima theme di Danny Elfman, il tutto trova la sua massima espressione nei fotogrammi finali dei titoli di apertura del film, dove abbiamo lo stemma di Batman che invade tutto lo schermo e la musica di Elfman che sfocia nella sua cadenza finale.

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mercoledì 11 aprile 2012

Recensione ROMANZO DI UNA STRAGE

Recensione romanzo di una strage




Regia di Marco Tullio Giordana con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Alessio Vitale, Claudio Casadio, Omero Antonutti, Giorgio Tirabassi, Stefano Scandaletti, Denis Fasolo, Giorgio Marchesi, Thomas Trabacchi, Arturo Gambardella, Mich

Recensione a cura di The Gaunt (voto: 6,0)

"Oggi, la difficoltà di combattere il comunismo in Italia dipende quasi esclusivamente dal fatto che i comunisti non si vedono. Essi sono tanto onnipresenti, quanto invisibili... non vedrete mai un distintivo comunista all'occhiello. Questo per significare, per sottolineare, quasi, che i comunisti intendono conquistare lo Stato, attraverso una lenta opera di saturazione interna."
Estratto dell'intervento di Pino Rauti al convegno studio politico-militare, avvenuto all'Hotel Parco dei Principi a Roma dal 3 al 5 Maggio 1965 organizzato dall'Istituto Alberto Pollio.

A differenza di altri paesi europei la spinta del '68 in Italia non subiva quell'effetto di leggero riflusso avvenuto in Francia o in Germania, al contrario fu la scintilla che diede la spinta quella sete di rinnovamento politico-sociale del paese. Conservatori e riformisti si trovarono quindi a fronteggiarsi, con modalità differenti, perchè anche all'interno di questi stessi schieramenti le differenze erano sostanziali sia in termini teorici, sia nelle metodologie.
La particolarità dell'Italia era quella di trovarsi in una posizione di difficile equilibrio non solo interno, ma anche a livello internazionale. Una nazione fortemente legata all'Occidente, membro fondatore della CEE e soprattutto inquadrata sotto l'ampio ombrello della NATO con una posizione strategica di primaria importanza all'interno del quadrante mediterraneo.
Allo stesso tempo però l'Italia aveva il partito comunista più forte di tutta l'area occidentale, una sinistra extra parlamentare forte e organizzata con rapporti spesso persino conflittuali con le stesse linee ufficiali del partito.

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Recensione LEZIONI DI CIOCCOLATO 2

Recensione lezioni di cioccolato 2




Regia di Andrea Maria Federici con Luca Argentero, Hassani Shapi, Nabiha Akkari, Angela Finocchiaro, Vincenzo Salemme

Recensione a cura di peucezia

Dopo il successo al botteghino del primo "Lezioni di cioccolato", seppur a distanza di tempo, Mattia e il suo amico-avversario egiziano tornano sul grande schermo.

La regia è affidata a un altro giovane esordiente, Alessio Maria Federici e, a parte i due antagonisti e il comprimario Vito, viene data un'aggiustatina al cast con l'innesto di Vincenzo Salemme e Angela Finocchiaro e della bella Nabiha Akkari, già partner di Checco Zalone in "Che bella giornata".

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martedì 10 aprile 2012

Recensione LEZIONI DI CIOCCOLATO

Recensione lezioni di cioccolato




Regia di Claudio Cupellini con Luca Argentero, Violante Placido, Neri Marcorè

Recensione a cura di peucezia

Prima regia di Claudio Cupellini, "Lezioni di cioccolato" si distingue per originalità nel panorama del genere commedia.

Protagonista della vicenda è Mattia (Luca Argentero), trentenne geometra umbro, titolare di un'impresa edile ma fondamentalmente afflitto da una pericolosa sindrome di Peter Pan: non sopporta i legami sentimentali duraturi e sul lavoro è votato al risparmio più totale in cambio di un maggiore e cospicuo guadagno.
La cosa gli si ritorce contro quando per non aver montato i ponteggi di sicurezza causa un grave incidente a un suo operaio extracomunitario (l'attore africano Hassani Shapi, di casa nel nostro paese per la partecipazione a numerose pellicole).
Ricattato dal suo dipendente, Mattia si ritroverà così a partecipare come allievo a un prestigioso corso per maestri cioccolatai.

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Recensione QUEI FIGURI DI TANTI ANNI FA (1978)

Recensione quei figuri di tanti anni fa (1978)




Regia di Eduardo De Filippo con Pupella Maggio, Marina Confalone, Luigi Uzzo, Eduardo De Filippo, Luca De Filippo

Recensione a cura di elio91 (voto: 8,0)

Atto unico scritto nel 1929, rappresentato per la televisione per ben due volte da Eduardo nei suoi atti unici in bianco e nero del 1956 e nella versione più aderente al testo teatrale del 1978, quella che prenderemo in riferimento.

"Quei figuri di tanti anni fa" risente ancora tantissimo delle influenze scarpettiane del padre naturale di Eduardo ed è al centro di un episodio non raro di censura ad un suo testo, questa volta da parte del governo fascista. Se infatti da un lato prevale l'aspetto farsesco della vicenda, esaltata ancora di più dalla versione a colori appartenente al quarto ciclo delle sue commedie, dall'altro la censura fascista creò non pochi problemi alla commedia costringendo l'autore a retrodatarla di trent'anni: con il governo fascista al potere era impensabile rappresentare, anche solo comicamente, una bisca clandestina; le persone dovevano essere convinte dell'estirpazione totale di questi covi malfamati e quindi nella farsa di Eduardo diventano una vicenda ambientata nel passato.
Questo per fortuna non intacca il valore dell'atto unico che ha poche velleità sociali rispetto agli standard eduardiani, pur non eliminando del tutto da sé le metafore cardine del proprio teatro: il contrasto gioco/realtà, il linguaggio della non comunicazione tra delinquenti e ingenui, la sorella di uno dei giocatori disperata, l'ambiente camorristico sgominato nel finale da una banda di agenti di polizia, travestiti anch'essi da donne.

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