mercoledì 13 agosto 2008

Recensione UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE

Recensione un ragazzo, tre ragazze




Regia di Eric Rohmer con Melvin Poupaud, Amanda Langlet, Aurélia Nolin, Gwenaëlle Simon

Recensione a cura di Mimmot

Uscito in Italia con un titolo giovanilistico da teen movie, "Un ragazzo, tre ragazze" (terzo lavoro del ciclo "Racconti delle quattro stagioni", di Eric Rohmer, il cui titolo originale è "Conte d'été" - "Racconto d'estate") rappresenta una delle opere più liriche e libere del "grande vecchio" del cinema transalpino.
Un'opera sull'universo giovanile, avido di parole e di sentimenti, in cui si sente spesso l'afflusso della poesia dell'anima, in cui si coglie l'affiorare del desiderio amoroso prima ancora che trapeli, in cui le incertezze del cuore si confondono con le intermittenze dei sentimenti; quando il caso si sostituisce alle illusioni e l'incapacità di amare non risolve i dilemmi delle emozioni.

Come quasi sempre accade nei film di Rohmer, anche in questo caso l'autore concretizza l'incoerenza e le contraddizioni, le indecisioni e l'ambiguità che caratterizzano i suoi giovani interpreti, dei quali ama esplorare gli stati d'animo e i dubbi sentimentali, che non risolve affatto ma che amplifica e materializza grazie a dialoghi splendidi, fluidi, evanescenti, come la storia e i personaggi, che la macchina da presa segue, esplora, accarezza con occhio compiacente e compiaciuto, accompagnandoli nei loro ondivaghi andirivieni e, assecondando la loro trascinante logorrea, li costringe ad andare là dove essi vogliono approdare.
Il tutto con una grazia, una leggerezza, un tatto, una fluidità, come accade solo ai virtuosi dell'immaginario e dell'immagine che si fa poesia.
Ed è questo il cinema di Rohmer, poesia!

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