martedì 31 marzo 2009

Recensione GRAN TORINO

Recensione gran torino




Regia di Clint Eastwood con Clint Eastwood, Cory Hardrict, John Carroll Lynch, Geraldine Hughes, Brian Haley, Dreama Walker

Recensione a cura di ferro84 (voto: 7,5)

La Ford Torino, nata nel 1968, fu una delle automobili di punta del gruppo Ford, e deve il suo nome all'ambizione degli americani di fare di Detroit la Torino d'America: come la Fiat ha rappresentato per l'Italia il motore, il simbolo e l'orgoglio della vita produttiva di una nazione, analogamente la Ford, insieme alla General Motors, è diventata emblema del cuore pulsante e produttivo degli Stati Uniti.
Ma in presenza di una delle più grandi crisi economiche che la storia ricordi, anche la mitica industria automobilistica segna il passo; la Detroit della grandi industrie non c'è più, e gli operai abbandonano i grandi quartieri dormitorio delle periferie lasciandole alle nuove comunità orientali. Quel simbolo di produttività diventa l'emblema di un'America in decadenza, impaurita dalla nascita di nuove superpotenze (Cina su tutte) e incapace di aprirsi al mondo.

Ma cosa rimane oggi della storia e della cultura americana? Cosa rimane dei valori che hanno unito un popolo e che su questi ha saputo costruire la propria identità?
A queste domande Clint Eastwood cerca una risposta, confermandosi non solo come un grande autore, ma anche come uno stakanovista della macchina da presa, riuscendo a confezionare ben quattro film in due anni.
Magari si può accusare il suo cinema di essere classico, eccessivamente attento a non urtare la sensibilità del suo pubblico, ma resta il fatto che questo grandioso cineasta è riuscito a coniugare quantità ad alta qualità, qualcosa che almeno per il cinema odierno risulta essere unico.

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Recensione A PROVA DI ERRORE (1964)

Recensione a prova di errore (1964)




Regia di Sidney Lumet con Henry Fonda, Dan O'Herlihy, Walter Matthau, Dom DeLuise

Recensione a cura di A. Cavisi (voto: 9,0)

Dopo aver avvistato un oggetto volante non identificato, gli aerei dell'esercito americano vengono mandati a controllare l'anomalia. Un guasto alle apparecchiature elettroniche, però, farà in modo che uno dei bombardieri proseguirà in direzione Mosca, senza possibilità di essere fermato. Il presidente degli Stati Uniti sarà costretto a scendere a durissimi compromessi per evitare la nascita di un conflitto, giungendo ad una soluzione agghiacciante ma molto probabilmente inevitabile.

Straordinaria pellicola del grandissimo regista che è stato e che continua ad essere Sidney Lumet, "A prova di errore" nasconde nella sua apparente staticità un'azione non indifferente, costituita da una serie di interessantissime riflessioni sul rapporto uomo-macchina, sulla guerra e il modo di idearla e condurla, sulla differenza tra uomo-privato e uomo-politico, sui rapporti tra potenze nemiche, sulla diplomazia, il patriottismo e via di questo passo.

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Recensione CRASH

Recensione crash




Regia di David Cronenberg con James Spader, Holly Hunter, Elias Koteas, Deborah Unger, Rosanna Arquette, Peter MacNeill, Cheryl Swarts

Recensione a cura di Anna Maria Pelella

Il regista pubblicitario James Ballard (James Spader) vive in maniera insolita l'esperienza di un incidente d'auto e scopre, in seguito ad esso di aver associato il piacere sessuale agli scontri automobilistici. James inizia una relazione atipica con la dottoressa Helena Remington (Holly Hunter), che nello stesso incidente ha perduto il marito e riesce nel contempo a contagiare la moglie Catherine (Deborah Unger) in un delirio da sessualità terminale che si esprime attraverso scambi di coppia. In uno di questi l'uomo subisce il fascino di Vaughan (Elias Koteas), che ha l'hobby delle ricostruzioni di famosi incidenti ed il cui sogno è l'incontro attraverso un frontale con Elizabeth Taylor.

È passato abbastanza tempo dall'uscita di questo film perché le incitazioni al rogo in nome della pubblica morale siano state se non dimenticate, per lo meno superate da urla originate da più recente indignazione. Ora possiamo dire che in definitiva Cronenberg ha solo fatto un gran lavoro: non è per niente facile tradurre in immagini i deliri di uno dei più controversi scrittori del secolo e Ballard è ancora adesso un cantore disilluso delle infinite possibilità di deriva umana.
Certo rappresentare una sessualità iperattiva dietro i vetri del prolungamento fallico per eccellenza, l'auto, deve essere sembrato davvero troppo a tutti gli adoratori dell'ultimo modello in commercio. Ma è proprio qua che Ballard e Cronenberg si incontrano e celebrano lo stato terminale delle ambizioni consumistiche, che non portano la felicità come promesso dagli spot, ma a volte possono condurre ad un apice eiaculatorio che si fa materia attraverso l'impatto, "Crash" per l'appunto. E se nel libro le parole erano forti, e lo sono ancora, di certo le immagini non sono da meno, quindi le rappresentazioni di famelici amplessi, come quelle di feticistiche riproduzioni di incidenti o le fantasie voyeuristiche messe in atto con una freddezza che richiama il metallo, non sono altro che il fine ultimo di chi deve per forza richiamare l'attenzione su un pericolo, quello poi avveratosi della progressiva meccanizzazione dell'io che si fa negazione della morte, attraverso il mancato riconoscimento della paura e la celebrazione della velocità come fine ultimo, ma per correre dove, poi nessuno lo sa.

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lunedì 30 marzo 2009

Recensione TWO LOVERS

Recensione two lovers




Regia di James Gray con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas, John Ortiz, Samantha Ivers, Jeanine Serralles

Recensione a cura di Jellybelly (voto: 5,0)

Attorno a determinati film, vuoi per calcolo pubblicitario, vuoi per il traino di festival più o meno attendibili ed ispirati, si crea un interesse tale da giustificare le migliori aspettative; quando però tali aspettative non vengono ripagate, la delusione è ancora più cocente.
È questo il caso di "Two lovers", arrivato nelle sale forte di una nomination alla Palma d'Oro al Festival di Cannes 2008 (riconoscimento poi vinto dal bellissimo "La classe", di Cantet) e di una ai Cesar come miglior film straniero, e preceduto da un certo tam tam mediatico a causa di una scena di nudo della protagonista Gwyneth Paltrow.
A conti fatti, tanto rumore per nulla.

La storia è quella di un trentenne in crisi da post-abbandono, Leonard Kraditor (Joaquin Phoenix), che i genitori vorrebbero sistemare con la figlia di una loro coppia di amici, Sandra, ma che invece si innamora della bella ma fatua ed incostante vicina di casa, Michelle (Gwyneth Paltrow).
Alla fine si confonderanno piacere ed amore, calcolo e passione, razionalità e fuochi di paglia: "ed è una morte un po' peggiore".

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Recensione PULGASARI

Recensione pulgasari




Regia di Chong Gon Jo, Shin Sang-ok con Chang Son Hui, Ham Gi Sop, Ri Jong-uk, Gwon Ri, Yu Gyong-ae, Ro Hye-chol, Tae Sang-hun, Kim Gi-chon, Ri In-chol, Riyonun Ri, Pak Yong-hok

Recensione a cura di bungle77 (voto: 6,0)

Corea del Nord, anni '70.

Siamo in un regime totalitario, che rievoca fantasmi di orwelliana memoria, sotto l'egemonia di Kim II Sung; suo figlio Kim Jong Il, futuro dittatore del paese, è Ministro della Propaganda del Partito.
Si narra che sia un grande appassionato di cinema, fan di Elizabeth Taylor e Sean Connery, si dice abbia una videoteca con più di 10.000 titoli. Questo futuro dittatore si prende anche la briga di scrivere un libro sull'importanza del cinema, in cui teorizza come necessaria "una trasformazione rivoluzionaria della pratica della regia" affinché questa diventi lo strumento principale della Propaganda e, attraverso i film, si trasformi la gente del popolo in veri comunisti.
C'è però un problema che gli impedisce di raggiungere il suo fine: in Corea del Nord non c'è una scuola cinematografica con registi all'altezza del compito. Bisogna assolutamente risolvere questa situazione diventata ormai insostenibile.
Niente di più semplice: nella vicina Corea del Sud c'è un'industria cinematografica molto florida con tanti bravissimi registi; perché non rapirne uno dei migliori, tanto a loro a che serve? Uno in più, uno in meno, non fa differenza.
Detto fatto, il proattivo Kim manda i suoi simpatici scagnozzi nel Sud a rapire il famoso regista sudcoreano Shin Sang-ok e sua moglie, l'attrice Choi Eun-hee. Shin è autore di una ventina di film di successo, definito in patria l'Orson Welles del cinema asiatico; la notizia del suo rapimento fa scalpore a sud, mentre a nord non se ne sa nulla.

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Recensione I'M A CYBORG BUT THAT'S OK

Recensione i'm a cyborg but that's ok




Regia di Chan-wook Park con Su-jeong Lim, Rain

Recensione a cura di Anna Maria Pelella

Cha Young-goon lavora in una fabbrica. Un giorno, mentre segue le indicazioni di un nastro registrato sulle procedure della catena di montaggio si conficca i cavi elettrici nel polso, convinta in questo modo di ricaricarsi. Nulla di strano dal momento che lei è un cyborg, notizia appresa di prima mano dalla sua stessa nonna, che mentre l'ambulanza dell'ospedale psichiatrico la portava via, le ha lanciato un messaggio nel quale le rivelava lo scopo della sua vita. In ospedale incontra molti personaggi assai particolari, tra cui Park ll- sun, un giovane elettrotecnico affetto da una strana forma di sociopatia e la cui madre è fuggita portandosi dietro tutti gli spazzolini elettrici di casa…

Ok, ci siete ancora? Se siete arrivati fin qua vuol dire che il plot originalissimo della prima commedia di Chan-Wook Park vi ha intrigato.
Ed è proprio questo che succede a chi si accinge a vedere questo delizioso film: si rimane intrigati fin dal primo fotogramma e l'incanto continua tra alti e bassi fino alla fine delle quasi due ore di film.

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venerdì 27 marzo 2009

Recensione DIVERSO DA CHI?

Recensione diverso da chi?




Regia di Umberto Carteni con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Antonio Bazza, Giuseppe Cederna, Rinaldo Rocc

Recensione a cura di JackR

Piero (Luca Argentero), consigliere comunale gay, arriva inaspettatamente secondo nelle primarie del partito di centro-sinistra per la carica di sindaco di Trieste. Causa improvvisa dipartita del primo classificato, Piero si ritrova ad essere il candidato sindaco; come vice-sindaco viene scelta, per ragioni di equilibri interni alla coalizione, Adele (Claudia Gerini), rigida esponente della corrente centrista. La campagna elettorale cominicia nel peggiore dei modi, con un muro contro muro tra Piero e Adele, il primo concentrato su temi cari al mondo gay, la seconda tutta volta a tutelare gli interessi ed i valori della "famiglia tradizionale". Quando i due giungono ad una tregua, grazie al provvidenziale intervento di Remo (Filippo Nigro), compagno di Piero, la strana coppia comincia a funzionare e a recuperare punti nei sondaggi, trovando una sintonia sempre maggiore, non solo a livello politico...

"Diverso da chi?" di Umberto Carteni è una commedia brillante, basata su un insolito triangolo sentimentale lui-lei-l'altro in cui però è un uomo ad essere conteso. Non manca qualche vago spunto di riflessione sui pregiudizi e le ipocrisie che tuttora, anche inconsciamente, ci pervadono quando si tratta di identità sessuale, e nel film vengono anche brillantemente ribaltati a più riprese, seppure con intenti comici, ma va notato che evidentemente dal momento in cui il triangolo si forma e diventa il tema dominante del film, facendo diventare la campagna elettorale una sottotrama (di fatto risolta nei titoli di coda), "Diverso da chi?" assume un carattere definito di commedia sentimentale e in tal senso può essere giudicato positivamente. Il ritmo si mantiene sempre alto, con continui ribaltamenti e colpi di scena, salvo una deriva un pò melensa nel finale, che in ogni caso poteva essere anche peggiore o più scontato.

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Recensione LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

Recensione le lacrime amare di petra von kant




Regia di Rainer Werner Fassbinder con Margit Carstensen, Hanna Schygulla, Irm Herrman, Eva Mattes

Recensione a cura di pompiere (voto: 10,0)

Nel 1972 Fassbinder decise di adattare per il grande schermo un lavoro teatrale dal titolo "Le lacrime amare di Petra von Kant", scritto da lui e messo in scena l'anno prima.
La storia si svolge tra le quattro mura della camera da letto di Petra, una ricca disegnatrice di moda che vive con una segretaria tuttofare di nome Marlene. Tra le due donne si intuisce subito che esiste un rapporto di subordinazione e di servilismo, Marlene è oltretutto invaghita della sua padrona. A rendere la vicenda ancora più complicata sarà l'arrivo di Karin, una ragazza di origine proletaria risoluta e priva di soggezioni...

È interessante notare come, all'inizio del film, Petra si ponga subito in una posizione di comando rimproverando aspramente Marlene per aver aperto senza troppo riguardo le tendine della finestra e averla svegliata. Morbidissimo è al riguardo il carrello in arretramento di Fassbinder che svela pian piano l'enorme affresco di un Correggio occupante un'intera parete della camera di Petra e la protagonista soavemente assopita.
Petra viene dipinta in poco tempo come una donna indolente e ambigua: lascia parlare a vuoto sua madre al telefono, mentre si distrae bevendo la spremuta d'arancia mattutina e indossando una delle innumerevoli parrucche per improvvisare qualche sfacciato passo di danza con Marlene sulle note di "Smoke gets in your eyes".
Con l'arrivo dell'amica Sidonie il quadro caratteriale di Petra si arricchisce di ulteriori sfumature; attraverso i lunghi dialoghi intrapresi con la conoscente, apprendiamo del matrimonio fallito di Petra e della sua durata limitata. In quel periodo, favoleggia la padrona di casa, non sono mai esistiti litigi né rimpianti, tutto è stato costruttivo e vorrebbe far credere all'amica di aver vissuto quell'esperienza con la massima intensità e passione, senza alcuna freddezza. La paura di mostrarsi debole evidentemente è troppo insidiosa per la sua credibilità e per la sua fiera autonomia.
Durante queste sequenze appare evidente la matrice teatrale della pellicola; Fassbinder racchiude spesso le protagoniste all'interno di inquadrature dove i manichini usati dalla disegnatrice di moda restano ai lati dello schermo, quasi avessero preso il posto dei drappeggi di un palco di teatro.
A questo punto Petra si rivela come una persona molto dura, amara, che privilegia l'intelletto alle emozioni, sempre più soffocate e negate. Tanto è vero che anche la comprensione, la bontà e la compassione di Sidonie vengono rifiutate.

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Recensione A BIG BANG LOVE, JUVENILE

Recensione a big bang love, juvenile




Regia di Takashi Miike con Ryuhei Matsuda, Masanobu Ando, Shunsuke Kubozuka

Recensione a cura di Anna Maria Pelella

Due giovani giungono contemporaneamente in prigione. Il più giovane, Jun, è barista in un bar gay, in cui ha conosciuto l'uomo che ucciderà. Il secondo, Shiro è un delinquente di vecchia data, che in passato aveva stuprato la moglie del direttore del carcere, la quale in seguito al fatto si era suicidata. Tra i due ragazzi nasce uno stranissimo rapporto di natura inizialmente affettiva, ma con forti connotazioni proiettive che porteranno a conseguenze disastrose.

In questo insolito e riuscitissimo lavoro Miike decide per una rappresentazione circolare degli eventi, scelta che gli vale una menzione a parte per l'originalità ed un'altra per la maestria registica che questa richiede. I fatti narrati sono in realtà assai semplici, ma noi avremo modo di accorgerci di questo solo alla fine, quando i giochi saranno fatti, le proiezioni ritirate e finalmente il non detto ci verrà mostrato.

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giovedì 26 marzo 2009

Recensione THE READER - A VOCE ALTA

Recensione the reader - a voce alta




Regia di Stephen Daldry con Kate Winslet, Ralph Fiennes, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, David Kross, Karoline Herfurth, Linda Bassett, Hannah Herzsprung, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Kirsten Block, Volker Bruch, Matthias Habich

Recensione a cura di Francesca Caruso

Il film è tratto dal premiato romanzo di Bernhard Schlink "A voce alta" e racconta la storia di una vita partendo dal tempo presente e poi facendo un salto nel passato del protagonista, delineando tre tappe fondamentali della sua vita.
L'azione si svolge nella Germania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il quindicenne Michael si sente male e si accascia a terra, viene aiutato da Hanna, una donna che ha il doppio dei suoi anni. Dopo alcuni mesi ripresosi dalla malattia, Michael va a trovare Hanna per ringraziarla. I due si sentono subito attratti l'un l'altra e iniziano una relazione piena di passione e fatta di tante letture dei classici della letteratura mondiale. Michael legge per lei, ma quanto potrà durare questo idillio?

Il regista Stephen Daldry, acclamato per i film "Billy Elliot" e "The Hours", si è messo dietro la macchina da presa per raccontare non solo una storia d'amore, ma soprattutto come la seconda generazione di tedeschi affronta i crimini dei genitori e il senso di colpa che ne deriva. Pone il problema di come continuare dopo quello che è avvenuto durante l'orrore dell'Olocausto. Ciò che i realizzatori si sono proposti di mantenere è il rispetto per le vittime dei crimini di guerra nazisti, e che il termine perdono non sarebbe mai stato menzionato. Mostra come una nuova generazione venga a patti con il passato.
Il regista inoltre non ritrae le guardie dei campi di concentramento come orchi orribili o cattivi oltre misura, ma piuttosto mostrandoli come lavoratori normali. Mette in primo piano le persone comuni che hanno commesso questi crimini, a volte persone che non si rendevano conto appieno della gravità dei loro gesti, eseguendo rigorosamente ciò che gli veniva ordinato come fosse un lavoro qualsiasi. La figura di Hanna (Kate Winslet) ravvisa questo tipo di persona, sembra essere fuori dal mondo. Hanna è una trentaseienne che lavora su un tram, ma anni dopo si viene a sapere che è stata una guardia nei campi di concentramento. Nasconde un segreto che pur di non essere scoperto la spingerà ad assumersi una responsabilità maggiore, divenendo il capro- espiatorio delle altre "colleghe". Il crimine di cui Hanna si è macchiata è delineato in modo tale che da un lato si cerca di comprenderla e dall'altro la si condanna in modo netto, percorrendo una linea sottile tra le due posizioni.

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Recensione L'ESORCISTA

Recensione l'esorcista




Regia di William Friedkin con Linda Blair, Jason Miller, Ellen Burstyn, Max Von Sydow

Recensione a cura di Marco Iafrate

L'interesse che l'uomo ha sempre manifestato per il demoniaco ha fatto si che numerosi studiosi dedicassero a questo mistero gran parte della loro vita. Sono stati promossi convegni, pubblicato numeri monografici di riviste teologiche sull'argomento, scritto articoli su rotocalchi e giornali, dedicato trasmissioni televisive con interviste e dibattiti sulla questione. L'interesse per l'occulto ha spesso sovrastato le paure irrazionali dell'uomo portandolo a cercare di scoprire i suddetti misteri con pratiche come la magia, lo spiritismo, l'esoterismo ecc. in un disperato quanto discutibile tentativo di "esorcizzare" la paura innata che egli ha nei confronti del male, del dolore, della morte.

Tutti più o meno sappiamo che la possessione altro non è che l'aggressione da parte di forze demoniache a noi sconosciute a danno di un soggetto umano fino a renderlo del tutto inibito, e di conseguenza incapace di disporre delle proprie funzioni psichiche; e tutti più o meno conosciamo la pratica messa in atto dalla chiesa per far si che una persona sia protetta contro l'influenza del maligno o sottratta al suo dominio se posseduta.
Ora, se è vero che la letteratura mondiale ha da sempre apertamente parlato di possessioni maligne, fin dai testi sacri, descrivendo minuziosamente soggetti posseduti dal demonio o stregati da qualche perverso sortilegio, a far entrare definitivamente nell'immaginario collettivo di milioni di persone la figura dell'esorcista è stata senza ombra di dubbio l'omonima pellicola di William Friedkin, uno dei film horror più famosi di tutti i tempi.

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Recensione A DOPPIA MANDATA

Recensione a doppia mandata




Regia di Claude Chabrol con Jean-Paul Belmondo, Antonella Lualdi, Madeleine Robinson

Recensione a cura di A. Cavisi

Una famiglia borghese si dirige verso la rovina a causa dell'arrivo di una giovane e affascinante donna che si stabilisce nella villa accanto.

Grande ritratto di una determinata fetta di società, non privo di denunce e di accuse ben precise, "A doppia mandata" (terzo film del regista francese Claude Chabrol), è un bellissimo affresco di tutte le debolezze e le piccolezze umane, portate allo scoperto da un personaggio molto particolare e, nemmeno lui, esente da difetti. Trattasi del ragazzo interpretato da Jean-Paul Belmondo (sempre in grado di dare vita a personaggi straordinari e indimenticabili, basti ricordare il successivo Michel di "Fino all'ultimo respiro"), che ci tiene a convincere il suocero a lasciare sua moglie per scappare con la sua amante, presentatagli proprio da lui.

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mercoledì 25 marzo 2009

Recensione LA VERITA' E' CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

Recensione la verita' e' che non gli piaci abbastanza




Regia di Ken Kwapis con Ginnifer Goodwin, Scarlett Johansson, Jennifer Aniston, Ben Affleck, Jennifer Connelly, Drew Barrymore, Justin Long, Bradley Cooper, Kevin Connolly, Wilson Cruz, Leonardo Nam, Cory Hardrict, Corey Pearson

Recensione a cura di pompiere (voto: 5,0)

Siete uno di quelli che appena aprono la pagina di un giornale vanno subito a leggere l'oroscopo? Al mattino accendete la radio solo per conoscere cosa vi riserva la giornata grazie alle previsioni astrali? Fremete in continuazione a causa delle pene amorose?
Niente paura, il sito americano del film "La verità è che non gli piaci abbastanza" mette a disposizione un quiz dove potrete finalmente conoscere il vostro destino sentimentale, potrete sapere subito se il partner a cui state puntando è quello che fa per voi.

Ma allora a cosa serve andare a vedere il film? Già, bella domanda...
Non promettiamo di poter dare una risposta.

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