venerdì 29 settembre 2006

Recensione MIAMI VICE

Recensione miami vice




Regia di Michael Mann con Jamie Foxx, Colin Farrell, Gong Li, Naomie Harris, Ciarán Hinds, Justin Theroux, John Ortiz, Luis Tosar

Recensione a cura di Jellybelly (voto: 6,5)

Nel trasporre sul grande schermo la serie TV "Miami Vice", da lui stesso prodotta, Michael Mann evita saggiamente di cadere nel citazionismo e nelle strizzatine d'occhio allo spettatore, limitandosi a mutuarne le atmosfere e la coppia di detective Sonny Crockett e Rico Tubbs, della narcotici di Miami.
I due saranno chiamati ad infiltrarsi nella banda di un influente trafficante di droga haitiano, José Yero, a seguito di un'operazione costata la vita a tre agenti dell'FBI.
Una volta nell'organizzazione, i due partner realizzeranno che Yero è in realtà un ingranaggio di un'organizzazione più vasta, il cui vertice è occupato dal boss Arcangel Montoya e dalla sua affascinate consorte cino-cubana Isabella.

Le atmosfere malsane dell'ambiente della droga in cui si trovano ad agire Crockett e Tubbs sono magistralmente rese da una regia perfetta nell'esaltarne lo squallore e l'inesorabile decadenza e dalla fotografia di Dion Beebe. Questa sottolinea con toni cupi, grigi, spesso volutamente sciatti e sgranati gli interni ed i dettagli dei territori di Yero e Montoya per poi illuminare il cuore dello spettatore con sublimi aperture di campo e riprese aeree: il grigiore di un muro incrostato lascia repentinamente il campo a distese di foreste pluviali, cascate, corsi d'acqua e motoscafi che solcano onde su cui si riflette il bagliore della luce crepuscolare.
La classe e la raffinatezza quasi sfacciata di regia e fotografia permeano ogni singolo fotogramma, proseguendo idealmente la ricerca di perfezione stilistica iniziata con "Collateral" nel 2004, sempre ad opera di Mann e Beebe: grazie all'utilizzo di macchine da presa ad alta definizione, anche un aereo che vola in un cielo nuvoloso diventa un'esperienza visiva intensa ed emozionante.

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Recensione L'ULTIMA ONDA

Recensione l'ultima onda




Regia di Peter Weir con Richard Chamberlain, Olivia Hammett, David Gulpilil, Frederick Parlsow, Nndijwarra Amagula, Walter Amagula, Vivean Gray, Malcolm Robertson

Recensione a cura di cash (voto: 10,0)

C'è un qualcosa di sublime nello scoprire che un noto regista che si tende ad adorare per taluni capolavori abbia, nei primordi della sua carriera, partorito gemme di valore ancora più grande rispetto ai film che normalmente qualificano il regista in esame come superbo. Ancor più sublime quando il soggetto in questione è l'australiano Peter Weir, assurto alla fama mondiale con film dal calibro di "Witness", "The Truman show" e "L'attimo fuggente".
Ma se fossimo capaci di celare per un sol momento il Weir gran mattatore di pubblico e fagocitatore di oscar, scopriremmo il Weir nudo, animato da una forza comunicativa di raro spessore, selvaggio come il suo cinema delle origini, sincero e profetico come non lo sarà più. Del resto il fuoco che arde maggiormente brucia più in fretta, forgiando con insolita vitalità due film tenuti insieme da un'aura mistica, sacrale.

I due film sono "Picnic ad Hangin Rock" e "L'ultima onda", due modi diversi per affrontare la medesima enunciazione e idealmente un'unica opera. Il tratto caratteristico di un Autore, ciò che lo distingue da un semplice regista, è giustappunto la presenza di un tema che anima e nutre le sue pellicole; e Weir sta al naturalismo come Miyazaki sta all'ecologismo. O perlomeno stava, perché il "grado zero" del cinema del valente australiano sta completamente in quei due film. Il resto è tuttalpiù, una nutrita salva di pellicole per compiacere più gli altri che non sè stessi; fatti i capolavori che mettono il proprio animo in pace, di solito si pensa a quello degli altri. Perché solo l'amore nei confronti della sincerità che un autore prova verso la propria idea può dar vita all'afflato plasmante un capolavoro che resisterà all'erosione che la memoria attiva. Le opere, anzi, i film insinceri saranno puniti con l'oblio.
"L'ultima onda", classe '77, sopravvivrà finché si avrà memoria di un cinema "alto", non banale, non scontato. E' purtroppo un raro caso che il medio avventore di videoteche possa conoscere questo film, anche a causa della pessima distribuzione che ha sempre avuto in suolo italico. Ma, per fortuna, la storia del cinema è costellata e composta principalmente da opere ignote ai più. Sussiste quindi la condizione per il capolavoro, ovvero la semiclandestinità; "L'ultima onda" è infatti un film che sprona all'intimità, e fa desiderare allo spettatore di rientrare nella ristretta élite che lo conosce, lo ha visionato, ed è stato in grado di apprezzarlo. Certe cose non si condividono.

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giovedì 28 settembre 2006

Recensione SCHIAVO D'AMORE

Recensione schiavo d'amore




Regia di John Cromwell con Reginald Owen, Bette Davis, Frances Dee, Leslie Howard

Recensione a cura di kowalsky

"Ho paura che accada sempre così, uno dei due che ama, l'altro che cerca di essere amato"

Primo e migliore adattamento cinematografico del romanzo omonimo scritto da William Somerset Maughan nel 1915 (deludenti le successive versioni, rispettivamente nel 1946 e nel 1964 ad opera di Edmound Goulding e Ken Hughes) "Schiavo d'amore" di John Cromwell appartiene di diritto alla tradizione dei migliori drammi hollywoodiani dell'epoca.
Il regista californiano (una carriera diseguale ma trionfale, si pensi solo a "Il prigioniero di Zenda" e "Solo chi cade può risorgere") riesce a filtrare splendidamente il clima d'angoscia del romanzo, anche nella rapida successione di eventi che sembrano ogni volta provocare la crisi interiore del protagonista.

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mercoledì 27 settembre 2006

Recensione BREAKFAST CLUB

Recensione breakfast club




Regia di John Hughes con Emilio Estevez, Paul Gleason, Anthony Michael Hall, Judd Nelson, Molly Ringwald, Ally Sheedy

Recensione a cura di Luca.Prete

Un "atleta", una "principessa", un "criminale", un "cervello" e una "svitata", è questo l'identikit dei cinque ragazzi dello Shermer High School costretti a trascorrere un sabato in punizione a scuola (dalle 7 alle 16) e a scrivere un tema dal titolo «Chi sono io»?.
C'è Bender, ragazzo problematico ed inquieto, Andy, grande sportivo, speranzoso di ottenere una borsa di studio per meriti agonistici, Brian, il secchione ma con difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto con il sesso opposto Claire, ricca e viziata a cui la famiglia non ha mai fatto mancare nulla ed Allison, ragazza piena di complessi e di fobie.

Solo tra Andy e Claire c'è una conoscenza, ma i restanti è come se, nonostante frequentassero lo stesso liceo, si fossero visti per la prima volta. Ognuno appartiene ad un proprio mondo, il quale non ha alcun punto di contatto con quello degli altri ragazzi.
Le incomprensioni e i primi litigi nel gruppo non tardano ad arrivare, soprattutto tra Claire e Bender. Il clima di tensione viene ulteriormente appesantito dalla figura del preside del liceo, il signor Vernon, il quale, etichetta i cinque studenti con cliché e preconcetti, senza concedergli la possibilità di farsi conoscere.

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martedì 26 settembre 2006

Recensione L'ULTIMO UOMO DELLA TERRA

Recensione l'ultimo uomo della terra




Regia di Ubaldo Ragona con Giacomo Rossi Stuart, Vincent Price, Emma Danieli, Franca Bettoja, Umberto Raho

Recensione a cura di kowalsky (voto: 9,0)

"Sono padrone del mondo, un mondo vuoto e silenzioso"

Richard Matheson, scrittore e sceneggiatore di fama, pubblicò nel 1954 il suo romanzo più celebre "I am legend" (Io sono leggenda), divenuto col tempo uno dei classici della letteratura fantastica del Novecento.
I rapporti dello scrittore con il cinema furono sporadici ma intensi, non soltanto per le (tutto sommato rare) riduzioni cinematografiche dei suoi romanzi, ma anche per alcune preziose collaborazioni con grandi cineasti come Roger Corman (la trasposizione cinematografica di "Il crollo di casa Usher" di Poe, cfr. "I vivi e i morti") o l'Hitchcock di "Gli uccelli".
Dai suoi romanzi sono stati tratti comunque altri film di successo, come "Radiazioni b-x - distruzione uomo" - 1957 - di Jack Arnold, e il piu' recente "Al di là dei sogni" - 1998 - di Vincent Ward. Lo stesso script di "I am legend" ispiro' un altro film di culto, "1975: occhi bianchi sul pianeta terra" di Boris Sagal.
A proposito di "I am legend" si disse che l'ispirazione dell'autore venisse esclusivamente dalla visione del "Dracula" di Tod Browning, film che lo aveva favorevolmente impressionato.

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venerdì 22 settembre 2006

Recensione NON E' PECCATO - LA QUINCEANERA

Recensione non e' peccato - la quinceanera




Regia di Richard Glatzer, Wash Westmoreland con Emily Rios, Jesse Garcia, Chalo González, David W. Ross, Ramiro Iniguez, Araceli Guzman-Rico, Jesus Castanos, Johnny Chavez

Recensione a cura di kowalsky

"Quinceanera" è una popolare festa messicana di origine azteca, che sancisce il passaggio delle ragazze dall'adolescenza all'età adulta, contemporaneamente al compimento dei 15 anni di vita.
I primi fotogrammi del film ci portano nell'atmosfera della festa, e precisamente nella comunità messicana di Echo Park, a Los Angeles.
E' un rito fastoso, dove la Quinceanera è vestita come una sposa tradizionale, con l'abito bianco, i ragazzi vestono per la prima volta di nero, e le damigelle portano un abito rosso come quello di Rita Hayworth nel celebre film "Gilda" (non a caso la Hayworth alias Cansino era di origine messicana).
La festeggiata è una ragazza bellissima, Eileen, sfoggia un meraviglioso sorriso, e inaugura le danze, i balli, i primi ammiccamenti di seduzione.

Improvvisamente, alla festa arriva Carlos, fratello di Eileen, ripudiato dalla famiglia per la sua omosessualità (o per la sua vita sregolata?), che viene letteralmente picchiato dal padre e allontanato in malo modo dalla festa.
Successivamente, l'abito bianco di Eileen servirà, con qualche rintocco, per la prossima Quinceanera, la cugina Magdalene, che però rimane "misteriosamente" incinta dal suo ragazzo, e vede sbattuta fuori di casa dal padre, un ottuso predicatore evangelico.
L'uomo ritiene la rivelazione uno Scandalo (anche perché la tradizione messicana pretende che la Quinceanera arrivi vergine alla festa per i suoi 15 anni), e Magdalene si ritrova a casa di un anziano e bonario zio in compagnia del cugino Carlos, anch'esso ripudiato dalla famiglia.
Nonostante le divergenze, i due si trovano nella stessa situazione, e non possono accusarsi di mera condotta morale in quanto entrambi hanno creato imbarazzo nella loro famiglia.
Carlos è un perdigiorno che lavora saltuariamente e compie qualche piccolo furto, quando fa la conoscenza di una coppia di vicini gay che lo invitano ad una festa, e lì finisce per rompere il meccanismo della "strana" coppia (aperta, ma a patto che tutto sia condiviso) facendo l'amore con uno dei proprietari della casa. E mentre Magdalene - un nome, un destino - viene abbandonata dal suo ragazzo, e spera di riconciliarsi col padre, la Sua festa si avvicina, ma cominciano ben altri problemi...

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Recensione HARRY A PEZZI

Recensione harry a pezzi




Regia di Woody Allen con Woody Allen, Kirstie Alley, Billy Crystal, Elisabeth Shue, Demi Moore

Recensione a cura di mirko nottoli

Harry Bloch è uno scrittore di successo, apprezzato e ammirato da pubblico e critica. Il discorso cambia per quanto riguarda la vita privata: plurisposato e pluridivorziato, traditore impenitente, puttaniere recidivo, in analisi perenne, cinico, subdolo e disincantato, con ogni rapporto famigliare in frantumi. A tutto ciò si aggiunge la sua ultima fiamma che si sposa con il suo migliore amico, insieme al cosiddetto blocco dello scrittore a condurlo definitivamente sull' orlo di una crisi di nervi.

Al 27esimo film da regista, Woody Allen si smonta. Harry infatti è sì a pezzi ma si fa anche a pezzi: è l'unico modo per tentare un'analisi e magari tirare le somme per un bilancio della sua esistenza. La decostruzione è mentale ma evidenziata subito a livello formale: montaggio nervoso che spezza le azioni sul nascere (come dichiarato dall'incipit reiterato) e trama che procede a singhiozzi senza alcun preambolo tra passato, presente e futuro, tra realtà e immaginazione.
Allen lo fa utilizzando un linguaggio più irriverente ed esplicito del solito, soprattutto nei riguardi del sesso, e con un protagonista più attivo e concreto rispetto al passato (ad esempio, nelle precedenti pellicole è raro vederlo alla guida di un'auto). Rimangono i temi di sempre, gli stessi spunti geniali (passato già alla storia il Robin Williams sfocato) e un fuoco di fila di battute che basterebbero ad un' intera filmografia.
La Chiesa - tra l' aria condizionata e il papa scelgo l'aria condizionata - Dio - non sappiamo se Dio esiste ma sappiamo che esistono le donne... e alcune di loro vanno a servirsi da "Intimo Notte" - l'Amore - le due parole più belle non sono "ti amo" ma "è benigno" - l'Ebraismo - 6 milioni di ebrei uccisi e la cosa tragica è che i record sono fatti per essere battuti - niente e nessuno è risparmiato da un Allen tagliente come non mai, che procede cavalcando ancora con più forza quell'understatement che ci fa sentire leggerissime anche le cose più pesanti. Ma attenzione a non confondere forma e contenuto, a non sottovalutare dal tono dissacratorio un discorso molto più complesso di quanto voglia farci credere. E non può mancare l'analista, del quale però il nostro eroe non sembra più succube ma, tuttalpiù, abituato.

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