martedì 10 maggio 2005

Recensione MILLIONS

Recensione millions




Regia di Danny Boyle con Daisy Donovan, Enzo Cilenti, James Nesbitt, Alexander Nathan Etel, Lewis Owen McGibbon, Kolade Agboke

Recensione a cura di GiorgioVillosio

"Millions"... la sola parola fa sognare, ai tempi d'oggi... e soprattutto negli States, dove il culto del denaro si è sovrapposto ad ogni forma di religione, sostituendosi sostanzialmente ai miti tradizionali dell'uomo: successo e potere!
Non a caso, diremmo, il film ha avuto un successo strepitoso proprio in America, più che da noi o nella natia Inghilterra. Evidentemente il dissacrare simbolicamente il Dio Denaro scuote fortemente le coscienze di chi, per abitudine e cultura, tende a venerarlo; quasi per esorcizzarne il potere e il carisma, in tanti versi perverso. E quasi per nascondere il peccato dell'insano desiderio!
Nel vecchio continente, il film convincerà assai meno, soprattutto per i toni didascalici e infantili; e, in effetti, Millions si presenta come una fiaba moraleggiante, contrapponendo il candore nativo del piccolo interprete, alla più smaliziata sensibilità del fratello maggiore, ed infine al machiavellico pragmatismo di tutti i grandi. Il tutto partendo da una considerazione aprioristica, che cioè il denaro sia sempre sporco e figlio del Male; e, non è un caso che il denaro piovuto dal cielo sui due bambini, in una valigia, sia la refurtiva di una rapina sul treno. Peraltro che il denaro sia cosa vile e criminosa è concetto fortemente radicato nel pensiero del vecchio mondo, sui due fronti estremi: quello della religione cattolica, per cui è più facile che un cammello passi attraversala cruna di un ago... piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli, e quello opposto della filosofia marxista, che asserisce tout court che la proprietà ha origine dal furto! Ma secondo altri, come già sostenevano i ricchi romani per autoalibizzarsi, pecunia non olet! e quindi tanto varrebbe riempirsi le tasche, e spendere il più possibile, come vuole la neo-religione del consumismo!

Dunque la contrapposizione tra la visione cattolica colpevolistica e quella protestante-calvinista del denaro elevato a segno della grazia divina, con cui questa si manifesta all'uomo in terra, diventa il perno concettuale del film, come forma di reazione nostrana al dilagare della prepotenza dei ricchi di oltreoceano; e con una conseguente presa di coscienza in chiave pauperistica e spiritualeggiante, oggi assai di moda (è ben altra cosa, ma si pensi a "Cuore Sacro" di Ozpetek, coi suoi simbolismi francescani!). Di qui il meccanismo del racconto: il piccolo che trova il denaro è ancora candido e ingenuo (... l'uomo nasce buono ma la società lo rende cattivo...!!!), mentre il fratello maggiore, per pochi anni in più, è già sulle tracce dei grandi. Gli adulti, padri e fidanzata, abbozzano, ma in pratica si venderebbero l'anima per non perdere il denaro; mentre sullo sfondo si agita la losca figura del ladro che attenta nel buio alla ricchezza dei bambini, come il malvagio nel teatro dei pupi. E proprio in questa visione ironica, da palcoscenico infantile, sta la legittimazione del film di Boyle, con personaggi emblematici del bene e del male, invenzioni fantasiose come il finto ingresso dell'Inghilterra nella CEE (da cui i pochi giorni residui per spendere il malloppo in Sterline con l'avvento dell'Euro), e trovate scenografiche divertenti, come la casa di cartone dei bimbi sconquassata ad ogni passaggio del treno (belli i colori e le scene surreali!).
Il tutto condito da una serie di osservazioni simboliche del comportamento umano che stimolano discrete risate, come nel caso del fratello maggiore che se la tira da boss.

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