venerdì 5 dicembre 2003

Recensione LUDWIG

Recensione ludwig




Regia di Luchino Visconti con Helmut Berger, Romy Schneider, Umberto Orsini, Trevor Howard, Silvana Mangano, Volker Bohnet

Recensione a cura di Marta Florio AKA Baba o'Riley

Prima metà del diciannovesimo secolo. Giovane e bellissimo, il principe Ludwig sale al trono di Baviera. L'infelice amore per l'affascinante cugina Elizabeth, e l'altrettanto infausta passione per il geniale compositore Richard Wagner, porteranno il giovane Ludwig ad un lento processo di decadimento fisico e morale. Rinchiuso nei suoi castelli, costruiti sotto sua pressante e febbrile richiesta, trascorrerà gli ultimi anni della sua breve e tormentata esistenza nel più totale isolamento, morbosamente incline ad ogni sorta di piacere, vittima della propria follia degenerativa, spaventato ed attratto dalla perversione del proprio desiderio e dell'annientamento del proprio Io frantumato, mentre il consiglio di corte trama alle sue spalle.Rinchiuso in una clinica psichiatrica, dopo essere stato deposto e dichiarato insano di mente, egli si affogherà nel lago del parco, durante una passeggiata notturna.

Acclamato dalla critica, mai realmente capito ed amato, Ludwig è uno dei massimi capolavori di Visconti. Come in La morte a Venezia, l'apparato filmico è imperneato su quattro elementi portanti: la parabola di decadimento graduale ed inesorabile, che ha il suo apice nella morte del protagonista; il triofalismo scenografico, monumentale e a tratti barocco; una sessualità apertamente perversa e una sensibilità mistica e conturbante, di cui vengono sottolineati i tratti grotteschi e morbosi, che fungono da canali per evidenziare il desiderio acuto di una vitalità e di una passionalità incontenibili e distruttive.

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