mercoledì 6 luglio 2005

Recensione IL MIO GROSSO GRASSO MATRIMONIO GRECO

Recensione il mio grosso grasso matrimonio greco




Regia di Joel Zwick con Nia Vardalos, John Corbett, Lainie Kazan, Michael Constantine, Andrea Martin, Joey Fatone

Recensione a cura di GiorgioVillosio

Secondo me il pubblico ne ha abbastanza di un certo americanismo, di film spettacolari imperniati su violenza, spettacolarità fine a se stessa, inseguimenti in auto, e tanti, tanti effetti speciali. E ne ha abbastanza perché questo tipo di cinema è l'espressione di un mondo nevrotico e schizzato, che mira a dipingere una realtà essenzialmente loro, non necessariamente dell'universo intero. Realtà fatta di violenza, aggressività vincente, sperequazioni tra ricchi e poveri, forti e deboli, bianchi e neri (o "colorati" in genere); nei fatti diametralmente opposta alla sostanza delle cose, molto più sfumata e rispettosa dell'"umano" e delle sue naturali debolezze.
Vero, peraltro, che con il suo strapotere e la sua ricchezza la cultura yankee arrivi a colonizzare buona parte del mondo, e sempre di più. Ma altrettanto vero che non riesca a sopprimere del tutto le tradizioni popolari di genti molto più antiche, di origine indoeuropea, ad esempio; le quali invece mirano faticosamente a salvaguardare costumi e tradizioni antiche, anche per uno spirito di (auto)conservazione che giunge dal profondo.
Prova evidente di quanto detto, anche e soprattutto nella situazione politica attuale, dove la guerra in Iraq, come già quella del Vietnam, non sembra potersi vincere con il solo uso della forza; almeno fino a quando non si arriverà, in qualche modo, a creare una sintonia effettuale con la precedente civiltà del Paese ospitante. Fino a quando, cioè, arroganza e spocchia del prepotere non lascino spazio alla più doverosa tolleranza, nel rispetto della diversità della tradizione e dei costumi delle genti.

La premessa per introdurre, nel bene e nel male, il discorso sul fortunato film di Joel Zwich.
La facile commedia "Il mio grosso grasso matrimonio greco" ha fatto in America una vera fortuna; costato solamente 5 milioni di dollari alla produzione, ne ha incassati, solo nel primo anno, oltre 200, stabilendo un raro record. Che deve fare riflettere, nell'ottica sopra esposta; che cosa può essere piaciuto, a livelli da record, in una storia così semplice e banale? Che è poi quella di una famiglia di poveri immigrati greci, rimpannucciatisi economicamente in una sola generazione, e che danno in sposa ad una americano DOC la loro unica figliola; bruttina, peraltro, non certo platinata e smagliante come di prammatica nel cinema holliwoodiano.

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