mercoledì 19 novembre 2008

Recensione VIALE DEL TRAMONTO

Recensione viale del tramonto




Regia di Billy Wilder con William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim, Nancy Olson, Fred Clark, Lloyd Gough, Jack Webb, Cecil B. DeMille

Recensione a cura di Giordano Biagio

"Viale del tramonto", uscito nel 1950, è uno splendido film dalle venature noir in bianco e nero, scritto e diretto dal grande e indimenticabile regista austriaco Billy Wilder; sicuramente è l'opera cinematografica che con più potenza nella storia del cinema è riuscita a rappresentare il dramma e la tragedia di alcune star del muto degli anni '20, protagoniste e vittime nello stesso tempo di un successo mondiale esaltante, unico, che all'improvviso, per l'irruzione di nuove tecnologie, si dissolveva nel nulla, lasciando solo ossessioni, ricordi e dorate immagini di vita prigioniere di un passato fragile, barrato dal tempo, incapace di ricomporsi con il presente.

Negli anni '20 e '30, con il passaggio dal muto al sonoro, l'industria del cinema costringeva molti suoi interpreti a lunghe riqualificazioni professionali che non sempre erano accolte positivamente dagli attori, che si vedevano costretti ad apprendere velocemente modi di recitazione del tutto nuovi, rivoluzionari, a causa dei quali i risultati ottenuti dalle vecchie star potevano essere inferiori a quelli conseguiti da attori sconosciuti.
Le attrici di successo, orgogliose per la notorietà acquisita con i metodi tradizionali, si sentivano mortificate dal dover intraprendere un percorso formativo pieno di incognite, che portava lontano da quanto già appreso prima nell'arte cinematografica. Alcune, forse le più sensibili, decidevano di abbandonare definitivamente il cinema, scivolando inevitabilmente nel dimenticatoio o in gravi forme di paranoia.
L'anonimato in cui precipitavano certi illustri personaggi della celluloide diveniva col passare del tempo fonte di frustrazione e di patologie psichiche anche gravi, costringendo gli attori a comportamenti non del tutto razionali, a volte addirittura controproducenti perché segnati da una oscura violenza verso se stessi.
Frequenti e rumorose erano le loro uscite pubbliche sotto il segno del protagonismo, con al centro vistosi scenari, eclatanti affermazioni, scene trasgressive e scandalose, capaci in qualche modo di richiamare l'attenzione dei media e dei giornalisti su di sé, facilitando il ritorno alla notorietà.

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