lunedì 25 febbraio 2008

Recensione THE NEW WORLD - IL NUOVO MONDO

Recensione the new world - il nuovo mondo




Regia di Terrence Malick con Colin Farrell, Joe Inscoe, Jamie Harris, Michael Greyeyes, Jason Aaron Baca, Q'Orianka Kilcher, Eddie Marsan, Christian Bale

Recensione a cura di dario carta

"The New World" comincia alle prime luci dell'alba del XVII secolo, alle porte della colonizzazione delle Americhe da parte degli Europei, quando la popolazione del Nord America era costituita da coloro i quali sa sarebbero stati chiamati in seguito "Indiani d'America".
Nel 1607 tre vascelli inglesi sbarcano sulle coste della Virginia con a bordo 103 marinai; come membri della Virginia Company,hanno l'incarico di fondare una nuova colonia, alla frontiera del Nuovo Continente.
All'approccio delle prime bellissime immagini, che hanno lo scopo di presentare allo spettatore una Terra Promessa in tutte le sue forme di naturalistico splendore, fatto di cristallini specchi di acqua marina, macchie di vegetazione vergine e la revenziale e timorosa curiosità dei nativi, contrasta stridente la successiva inquadratura di un uomo alle porte del suo destino di condannato all'impiccagione.
Ma nonostante l'accusa di ammutinamento, John Smith (Colin Farrell), trova il condono del capitano Christopher Newport (un grande Christopher Plummer) per i meriti e la sua abilità nel condurre le esplorazioni; l'incipit si conclude così con una inattesa chiusura di quadro, che caratterizzerà l'intero montaggio a seguire.

Questa è l'introduzione del bel film "The New World", diretto dal meticoloso e precisissimo Terrence Malick ("La rabbia giovane" 1973, "I giorni del cielo" 1978, "La sottile linea rossa" 1998).
Ecco riassunti in pochi minuti i connotati della pellicola,che troveranno svolgimento nel successivo sviluppo di 144 minuti di un dramma umano inserito in un teatro ove la Natura gioca maestra.
I doni di questa terra sono subito presentati ("Qui le benedizioni della terra sono elargite a tutti; nessuno deve crescere povero; qui c'è un buon terreno per tutti") e la descrizione fotografica è splendida: chi guarda ne è rapito e decide di essere lì anche lui, a scoprire quella nuova terra.
Il successivo incontro tra i colonizzatori e la tribù dei Powhatan è incantevole, immerso com'è nei suoni del vento e dei colori di una realtà incontaminata, tanto da ricordare certi aspetti del predecessore "Balla coi lupi", in cui in primo piano è il tentativo di innesto di due civiltà di differenti caratteristiche.
Ma non tarda il momento in cui si appalesa la tendenza dell'uomo a prevaricare la libertà altrui e, in contromisura, l'anelito innato alla difesa della propria libertà.
L'accondiscendente curiosità ed accettazione degli Algonquini si trasforma in paura ed ostilità, a difesa delle proprie realtà.
Anche in questo caso, come già accadde al John Dunbar di Costner, Smith viene trascinato nel villaggio allo scoperto ed indifeso di fronte alle manifestazioni di questo popolo, tra clamori e danze, canti e grida, ma nel silenzio della paura più viscerale per un destino minaccioso.
Quando la vita del capitano sta per concludersi per mano di un guerriero, la giovane principessa Pocahontas, figlia del capo Wahunsunacock, interviene a salvezza del prigioniero.

[...]

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