giovedì 23 ottobre 2008

Recensione IL CUORE ALTROVE

Recensione il cuore altrove




Regia di Pupi Avati con Neri Marcorè, Vanessa Incontrada, Sandra Milo, Giulio Bosetti, Nino D?Angelo

Recensione a cura di disamistade

No, mi spiace caro Ovidio, ma la "flava puella" non esiste, forse non è neppure mai esistita. Lo capisce senza neanche particolare rammarico Nello (Neri Marcorè), un romano professorino di greco e latino che si trasferisce nella Bologna anni '20 (città immancabile, considerando il regista) alla sua ricerca. Certo che, a ben guardare il nostro protagonista, prototipo del "timido" per eccellenza, si accontenterebbe di una brava moglie, cosa importa se ricca o povera, bella o brutta, vedente o non vedente. Ma sfortuna vuole che un giorno incontri piuttosto una Lesbia catulliana e, prendendola per la sua "Musa malata" per dirla alla Baudelaire, si accontenti dell'amaro retrogusto di un amore che sa di ultima spiaggia per lei e di dono celeste per il quale ringraziare sempre e comunque per lui. E, infatti, nella loro storia d'amore è forse solo lui ad imparare qualcosa, se non altro ad amare anche con il corpo una donna. La nostra bellissima non vedente invece inizialmente sembra potersi redimere ed in qualche modo elevare grazie all'impacciato professore, ma con il procedere del film diviene evidente che la ragazza, frutto di una bellezza deviante e di una società bene più cieca di lei, è persa. Infatti, ed in realtà ce lo aspettavamo tutti, diviene l'ennesima protagonista della storia di sempre, dove la bella, dopo una parentesi fugace di possibile autenticità, lascia il fidanzato brutto e non abbastanza ricco, per un più distinto (eufemismo scambiato per sinonimo di benestante) medico svizzero, il cui unico merito e di averle salvato la vista, trascurando - ovviamente - l'anima.

Certo è che, comunque, tutte le donne di questo film buona figura non fanno, tutte sempre così prive di personalità propria.
Uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dalla madre di Nello, che concede al marito un benevolo quanto rassegnato consenso alle sue continue scappatelle sessuali. L'apoteosi del degrado, poi, si raggiunge nella prima cieca che il nostro Marcorè incontra, che, oltre ad essere brutta e sprovvista di alcun fascino è pure sputacchiante.
L'unica che potrebbe in qualche modo salvarsi è l'amante di Nino D'Angelo; infatti, superando la sua eccessiva libertà di costumi, sembra la più autentica: incantata e sedotta dalle frasi latine, insegue le infatuazioni e il sesso senza falsi pudore, rimanendo sempre più o meno consapevole che "al fondo del bicchiere del piacere c'è il vuoto" (Hegel).

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