lunedì 22 febbraio 2010

Recensione LOURDES

Recensione lourdes




Regia di Jessica Hausner con Léa Seydoux, Sylvie Testud, Bruno Todeschini, Irma Wagner

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 9,0)

L'asfittica distribuzione cinematografica nostrana, che penalizza di anno in anno più grevemente il cinema d'autore estero che non provenga dai soliti registi accreditati, ancora ci regala piccoli miracoli.
È sempre più raro infatti che entro le pieghe della nostra distribuzione si riescano ad insinuare film come questo "Lourdes" – ed è lecito sospettare, purtroppo, che un film di analogo valore probabilmente non si sarebbe visto da noi in sala, se non avesse potuto contare sul soggetto e soprattutto sul titolo, che promettono a chi lo distribuisce un certo risultato commerciale, sia pur di nicchia.
È poi un altro piccolo miracolo constatare come dall'Austria arrivi una nuova autrice, questa Jessica Hausner, dopo il pluripremiato (assai meritevolmente, a nostro avviso) Michael Haneke: un'autrice che come il suo connazionale raccoglie e si fa portatrice della fiaccola di un certo cinema austero, asciutto ed essenziale, un cinema che, lavorando di sottrazione, sa esaltare la potenza delle immagini e la forza delle suggestioni in esse contenute. È un cinema che segue un fil rouge tipicamente europeo, e segue una tradizione che va da Dreyer a Kaurismaki ed Haneke, passando per Bresson, Buñuel, i fratelli Dardenne.
Facendo questi nomi, abbiamo ricompreso tutti coloro cui la critica sinora ha correlato il film della Hausner: ci riferiamo in particolare a Dreyer, Buñuel e soprattutto Kaurismak, a cui lo sguardo che la Hausner dimostra in "Lourdes" di padroneggiare sembra in particolare apparentato, per quella peculiare ironia, insieme cinica e compassionevole, di cui è intrisa una messa in scena sobria e pacata, distaccata ma controllata e lucidissima.

La vicenda ruota attorno a Christine, una giovane donna affetta da sclerosi multipla, assai dolce e – cosa che mi pare non sia stata adeguatamente sottolineata altrove – molto umile anche nel momento in cui dichiara candidamente la sua invidia nei confronti di coloro che sono liberi dal tremendo handicap fisico che le impedisce l'uso dei quattro arti.
Christine si trova a Lourdes per distrazione. Se non partecipasse a questi viaggi occasionali, la sua vita sarebbe totalmente vuota. Per lei questi viaggi rappresentano le uniche occasioni per vivere. E' una donna molto sola, tremendamente sola: ma che la solitudine non ha incattivito.

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