venerdì 19 febbraio 2010

Recensione ZABRISKIE POINT

Recensione zabriskie point




Regia di Michelangelo Antonioni con Mark Frechette, Daria Halprin, Rod Taylor, Paul Fix, Bill Garaway

Recensione a cura di Mimmot

L'idea di girare un film in America, che sposasse senza riserve la causa dei giovani non omologati dal "sistema", incentrato sulle vicende personali e particolari di una giovane donna e di un ragazzo, era venuta ad Antonioni durante una delle sue permenenze negli Stati Uniti.
Ma è stata la scoperta di un luogo chiamato Zabriskie Point, nel cuore della Death Valley, la Valle della Morte, il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti, che ha fatto concretizzare l'idea e ha gettato le basi di quello che, a ragione, può essere definito l'espressione massima di un autore al culmine della sua percezione creativa, sui temi e le contraddizioni del nostro tempo, in un paese come l'America che è il luogo dove si concentrano allo stato puro alcune verità essenziali, ma anche il paese dove si dilata metaforicamente la realtà che configura il dramma esistenziale di molti.

Certo con "Zabriskie Point", Antonioni non esaurisce tutto quello che può essere detto sull'America, sui giovani e sulla società dei consumi, sulle tradizioni americane e sulla faticosa ricerca del nuovo.
"Zabriskie Point" è una storia semplice che parla di cose complesse, è una favola e una fantasticheria, un sogno e una profezia, un'astrazione e un'utopia, per cercare di dipanare il filo di un discorso che si sviluppa attorno ad una realtà difficile e violenta, che quotidianamente assedia la vita delle nuove generazioni e invalida sul nascere le loro speranze di cambiamento delle strutture della società.
Il film non si incentra tutto attorno alla vicenda di Daria (Daria Halprin) e Mark (Mark Frechette) - i due giovani, sconosciuti protagonisti - e di qualche altro soggetto più o meno sistemato all'interno di questo tipo di mondo.
E in parte non è neppure un film sulla contestazione giovanile, che a quel tempo scuoteva l'America e non solo l'America. Ma è un film che, pur partendo da un meeting studentesco, segue un itinerario completamente diverso, per parlare di libertà individuale e di libertà assoluta.
Il sogno, impossibile, di chi fugge dal denaro, dal consumismo, dall'establishment, dal potere, e lo annienta solo nell'immaginazione.

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