martedì 10 febbraio 2009

Recensione TI AMERO' SEMPRE

Recensione ti amero' sempre




Regia di Philippe Claudel con Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Grevill, Frédéric Pierrot, Claire Johnston, Catherine Hosmalin, Jean-Claude Arnaud, Olivier Cruveiller, Lise Ségur, Mouss, Souad Mouchrik, Nicole Dubois

Recensione a cura di Francesca Caruso

Dopo il grande successo ottenuto con i suoi romanzi, Philippe Claudel si cimenta nel suo primo lungometraggio, di cui è anche sceneggiatore, realizzando un lavoro di qualità, un film intenso, intimo, lacerante, speranzoso e ottimista al tempo stesso.
Il regista mette sotto la lente d'ingrandimento la ricostruzione di un rapporto tra due sorelle: Juliette uscita di prigione dopo una detenzione di quindici anni, viene accolta in casa dalla sorella minore Léa, che vive insieme a suo marito Luc, al suocero e alle loro bambine. Juliette, respinta per tutti quegli anni dalla propria famiglia, inizialmente sente il vuoto intorno a lei, sentendosi, intimamente, ancora in prigione. Léa cercherà di trovare qualsiasi spiraglio per ricomporre il rapporto spezzato e riprendere il percorso della vita insieme.

Claudel ha voluto realizzare una pellicola che mostrasse la complessità della vita; non c'è solamente la storia di due sorelle che cercano di riavvicinarsi, ma vengono cristallizzate numerose tematiche che fanno parte del vivere quotidiano di ognuno di noi. Il ritorno alla vita di una donna che è morta dentro, l'isolamento, i diversi modi in cui ci si può approcciare ad una persona che esce dal carcere, una famiglia apparentemente perfetta che mostrerà le sue debolezze, il confronto fra due donne su segreti inconfessabili e taciuti per troppo tempo, la malattia, il sentimento di inadeguatezza che si prova nel momento in cui ci sente sconfitti e la speranza che le situazioni possano evolvere al meglio.
Philippe Claudel ha raccontato la storia in modo tale che lo spettatore si ponga delle domande su temi delicati; "l'opera d'arte può servire ad aprire un dibattito", ha dichiarato. Il regista si è interessato molto ai danni collaterali che la situazione di Juliette ha creato, delineando non dei semplici personaggi ma degli esseri umani, ognuno con un diverso bagaglio di sofferenze: tutti in momenti differenti hanno subito delle sconfitte, provato dei vuoti esistenziali, delle perdite affettive. Claudel parla con i suoi personaggi di come a volte si rimanga ingabbiati nel passato o traumatizzati da un evento, ma di contro mostra la loro forza e la loro capacità di resistere, di ricominciare ad avere fiducia nella vita.

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