giovedì 26 febbraio 2009

Recensione TONY MANERO

Recensione tony manero




Regia di Pablo Larraín con Alfredo Castro, Amparo Noguera, Héctor Morales, Paola Lattus, Elsa Poblete

Recensione a cura di Anna Maria Pelella

Cile, 1978. Raul Peralta è ossessionato dal personaggio di Tony Manero.
Va continuamente a vedere "La febbre del sabato sera" e fa di tutto per comporre una pista da ballo come quella del film nel locale dove si esibisce con alcuni personaggi che tentano di emulare la coreografia originale.

L'America, oltre ad essere l'esportatore ufficiale della democrazia nel mondo, è anche la nazione dove pare davvero che tutto possa accadere. Nello specifico che il commesso di un negozio di vernici possa veramente essere una divinità per qualche ora il sabato notte.
Il commesso in questione è divenuta un'icona al punto tale che la febbre del sabato sera ha contagiato milioni di persone in tutto il mondo, nei lontani anni settanta. In paesi con problematiche meno evidenti tutto questo ha generato soltanto un certo numero di giovanotti imbrillantinati e vestiti di bianco, che il sabato sera si sfinivano sulle piste delle discoteche, col fine neanche tanto segreto di avere lo stesso successo di Travolta con le donne.
Ma nel Cile della dittatura è possibile che le icone positive, di un paese di cui sono evidenti soltanto i lati buoni e possibilisti, abbiano una presa a livello individuale tanto forte da annullare la personalità di chi sceglie di somigliare a un personaggio che in realtà non esiste.

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