mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione MY SON, MY SON, WHAT HAVE YE DONE

Recensione my son, my son, what have ye done




Regia di Werner Herzog con Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Brad Dourif, Udo Kier, Michael Peña, Michael Shannon, Irma P. Hall, Grace Zabriskie, James C. Burns, Noel Arthur, Braden Lynch, Candice Coke, Jenn Liu, Julius Morck, Stefan Cap

Recensione a cura di pompiere (voto: 8,0)

Anche i giganti hanno cominciato da piccoli. Poi da minuscoli batuffoli irrisori, se non favoriti nel loro processo di crescita, corrono il rischio di trasformarsi in sub-adulti. Laddove i nani del 1970 ("Auch Zwerge haben klein angefangen") erano per Werner Herzog l'esuberanza della realtà vista in bianco e nero, personalità moleste di dromedari, rivoluzionari e fomentatori crudeli, sconvolgenti briciole affette da isteria, il loro Intero degli anni Zero ha la personalità quasi insignificante dipinta da Michael Shannon in un lavoro interpretativo di sottrazione.

Il gigante è un enorme batuffolo rosa, circondato da suppellettili di colore rosa, da pink flamingos da cortile a loro modo trasgressivi (mai come le icone eccentriche di John Waters), da rappresentazioni degli stessi animali sparse per tutta casa: fenicotteri rosa che si confondono con pareti rosa, che poggiano su cuscini rosa, su foulard, su piatti, su piccoli grandi oggetti rosa. Terrine, lampade, tutto è romanticamente, spiritualmente e claustrofobicamente abbellito. Ma il gigante Brad, trentenne stagionato, ha visto soffocare le sue velleità sportive cestistiche e sente il bisogno urgente di una scoperta/riconciliazione con la figura paterna che non ha mai conosciuto, insabbiata anch'essa dal maestoso dominio di dolore della madre. La quale gira intorno alla sagoma del figlio come fa la macchina da presa con alcuni dei personaggi, annusandone l'odore, pretendendone l'attenzione.

[...]

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