martedì 9 novembre 2010

Recensione IN A BETTER WORLD

Recensione in a better world




Regia di Susanne Bier con Ulrich Thomsen, Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Bodil Jørgensen, Camilla Gottlieb

Recensione a cura di Stefano Santoli (voto: 7,5)

Ancora una volta, in un film della danese Susanne Bier (autrice di "Dopo il matrimonio", 2006, e "Non desiderare la donna d'altri", 2004 – brutto titolo italiano di un film che si chiamava "Fratelli", e da cui è stato tratto un remake americano nel 2009, appunto intitolato "Brothers") ritorna il "sud del mondo", a rappresentare l'altra faccia della realtà: quella in cui la dimensione dei conflitti e della violenza è più intensa e sovraesposta. In essa ci vien dato di specchiarci, messi di fronte a un contesto dove non esistono filtri, per meglio intendere la nostra, di realtà, che di filtri invece ne ha sin troppi.

Anton (Mikael Persbrandt) è un chirurgo che lavora in Africa presso un ospedale da campo.
Nella sua Danimarca, è in crisi con la moglie Marianne (Trine Dyrholm), e ha un figlio adolescente – Elias – che, timido e impacciato, è la vittima prescelta dai bulli della scuola.
Elias viene incitato a reagire da un nuovo compagno di classe, Christian, che ha da poco perduto la madre, e cova un sordo rancore verso il padre, dalla severa morale protestante, rancore amplificato dalla convinzione che questi (interpretato da Ulrich Thomsen – forse il volto più noto del cinema danese) gli abbia malignamente mentito, nell'assicurargli la guarigione della madre.
Christian incita Elias alla rivalsa. La spirale di vendetta si estende a 360 gradi, e si fa sempre più pericolosa.
I genitori non capiscono in tempo e sottovalutano quello che si verifica di nascosto da loro, ad opera di due ragazzini perbene, apparentemente innocui, già segnati da frustrazioni profonde.

[...]

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