mercoledì 10 novembre 2010

Recensione MAMMUTH

Recensione mammuth




Regia di Benoît Delépine, Gustave de Kervern con Gérard Depardieu, Yolande Moreau, Isabelle Adjani, Benoît Poelvoorde, Blutch

Recensione a cura di pompiere (voto: 8,5)

Una biografia lavorativa molto eterogenea (da buttafuori a becchino), di cui gli ultimi dieci anni prestati presso un'azienda produttrice di insaccati. E come riconoscimento, una festicciola squallida e disinteressata, con in più duemila pezzi di un puzzle, regalato da quegli amici "innaturali" e passeggeri che sono gli ex-colleghi di lavoro.
Il periodo da pensionato di Gérard Depardieu/Serge Pilardosse (detto "Mammuth" per la sua robusta corporatura e per il fascino davvero particolare della sua moto anni '70 di grossa cilindrata, prodotta dalla tedesca Münch) inizia così. E prosegue con i problemi alla prostata, ai quali danno il cambio una monotonia intollerabile e laconici giri a vuoto intorno al tavolo da cucina.

Inadeguato ai semplici episodi della vita, il preistorico Serge non chiama surrealmente aiuto, nemmeno quando trova un uomo senza vita disteso sul pavimento del supermercato. Mantenendo fede alla sua indole goffa e scorbutica, rimane incastrato tra due auto col carrello della spesa. Sostenuto da una smisurata Yolande Moreau (sua moglie nel film), vogliosa di attaccar briga sul lavoro e ingenuamente aggressiva verso una giovinetta sconosciuta o un addetto di call center, da una chimerica Isabelle Adjani e dalla zuccherata diversità di Miss Ming, Serge viene sommerso da uno stravagante road movie che sembra rimettere insieme proprio quei molteplici frammenti di un puzzle che si chiama Passato.

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