lunedì 24 settembre 2012

Recensione L'INTERVALLO

Recensione l'intervallo




Regia di Leonardo Di Costanzo con Alessio Gallo, Francesca Riso, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster

Recensione a cura di kowalsky (voto: 7,5)

"Un canto di sfida può essere confuso con un canto d'amore"
Questa frase, attribuita al personaggio maschile, Salvatore, è un po' facile chiamarla l'incantesimo che spezza la routine, però è altrettanto necessario soffermarsi sulle modalità del film, su quell'ingenuo richiamo ai nostri sogni che possono sembrare qualcosa di impossibile. Solo il bisogno di esprimerli dà voce al pensiero conglobato nella mente di ognuno di noi. I due protagonisti recitano a soggetto un'esperienza come una sorgente di vita. Ragazzi, non attori (Francesca Riso e Alessio Gallo), scelti dal regista tra 200 volti della periferia di Napoli, messi davanti a una rappresentazione temporale e quotidiana ambientata nell'ex-ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi.

E' il racconto di due adolescenti, Salvatore e Veronica, con due ruoli diversi imposti, ma in fondo accostati da un destino comune. Sono entrambi chiusi per ore all'interno di un edificio abbandonato, con il compito di sorvegliarsi l'un l'altro.
In realtà lei è la prigioniera e lui un improvvisato carceriere, su commissione del capo clan della zona, il boss Bernardino. Lui gestisce con il padre un chiosco di bibite, che gli viene sequestrato affinché possa occuparsi esclusivamente di lei; lei ha avuto la colpa di essersi innamorata di un membro del clan rivale, e per questo dovrà pagare forse con la vita la sua offesa.

[...]

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