mercoledì 30 dicembre 2009

Recensione LA MAGGIORE DISTANZA POSSIBILE

Recensione la maggiore distanza possibile




Regia di Lin Jing-jie con Kwai Lun-mei, Mo Zi-yi, Jia Xiao-guo

Recensione a cura di Anna Maria Pelella

Il tecnico del suono Xiaotang viene licenziato per la sua incapacità ad arrivare in orario sul set, e decide di mettersi in viaggio.
Durante il percorso continua a registrare suoni che poi invia per posta alla sua ex ragazza, ma lei ha cambiato indirizzo e i nastri arrivano alla nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia con un uomo sposato. Ascoltando le registrazioni si stabilisce un legame che spinge la donna a mettersi in viaggio per cercare i luoghi dei suoni che le sono stati recapitati. Nel frattempo lo psicologo Acai si mette in viaggio per cercare una donna che frequentava anni prima e che nel frattempo si è sposata...

"La maggiore distanza possibile" è quella a portata dell'orecchio, oltre la quale i suoni e le persone scompaiono. Xiaotang, tecnico del suono licenziato dal set su cui lavora, continua le sue registrazioni e, nell'intento di comunicare con la sua ex ragazza, gliele spedisce per posta. Solo che lei non abita più là e le audiocassette finiscono nelle mani della nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia, in realtà già finita, con un uomo sposato. Lo psicologo Acai, che tiene poco in conto le sue emozioni e parte di queste le usa per infierire sui pazienti, si mette in viaggio per attraversare più che il paese, la depressione che lo minaccia assai da vicino. I tre si sfioreranno, i due uomini avranno anche modo di incontrarsi e parlare del loro dolore, ma la distanza permane.

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